Settimana Canicola Bambini 3 – Il fumetto italiano nasce per bambini: il Corriere dei Piccoli

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola presenta la terza Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori. Gli articoli delle precedenti Settimane Canicola Bambini sono disponibili nei menu di navigazione in fondo alla pagina o cliccando qui.

In questo primo articolo: una breve introduzione alle nobili origini del fumetto per bambini in Italia, nato come strumento per i più alti scopi morali e culturali.


In Italia il fumetto è probabilmente, di tutte le arti, quella che soffre maggiormente il peso di una gran quantità di stereotipi e ridicolizzazioni che quasi 130 anni di storia continuativa, Premi Pulitzer, analisi intellettuali, fiere e convegni e mostre d’arte, risultati commerciali superlativi e qualunque altro pregio morale, culturale o economico non è ancora mai riuscito a cancellare del tutto. Fra tutti, lo stereotipo che certamente si è diffuso di più e più in profondità, e che di conseguenza fatica più di tutti a morire, è quello che vuole il fumetto come una forma comunicativa facile e generalmente esclusiva per bambini, e di conseguenza leggera, superficiale, sciocca. I famosi “giornaletti”.

Fotografia di bambini che leggono “Topolino”.
Bambini che leggono Topolino. Generazioni di italiani hanno imparato a leggere e affinato il proprio vocabolario grazie a questa meritoria rivista.

Ignorando a pie’ pari ogni dimostrazione o giustificazione sul valore dell’arte del fumetto, essendo lapalissiana, ormai superflua e soprattutto già ampiamente trattata in maniera imparagonabilmente migliore di come si potrebbe fare in questa sede, quello che qui ci interessa è tentare di capire le ragioni dell’abbinamento del fumetto con l’infanzia.

Un abbinamento tutto italiano e per nulla scontato: altre realtà storiche e geografiche dimostrano che il fumetto è un medium perfettamente fruibile da tutte le età e da tutte le fasce sociali; l’esempio più lampante è quello del Giappone, che può vantare una forte cultura visuale di base, dove il fumetto è così socialmente accettato da essere incluso nei programmi dei locali corsi di laurea in Lingue e in Letteratura, ma anche solo la vicina Francia è emblematica quanto alla vastità anagrafica dei lettori di fumetti.

A questo si aggiunge il fatto puntualmente dimostrato che, prima del debutto “ufficiale” del fumetto (immagini a stampa, in sequenza logica, separate fra loro e caratterizzate da giustapposizione di parole in specifici spazi) avvenuto con Yellow Kid nel 1895, quello che oggi chiameremmo il “linguaggio del fumetto” era già ampiamente diffuso da millenni nelle belle arti, certo non un argomento espressamente per bambini.

Infine, il fumetto è uno scoglio semiotico più arduo da interpretare rispetto alla prosa. Come sostiene Liliana Cupido, curatrice dell’associazione culturale e casa editrice Canicola, il linguaggio del fumetto è molto più complesso da decodificare rispetto a quello della scrittura testuale, poiché quest’ultimo prevede solo l’abbinamento grafema/suono che genera dunque le parole, un processo mentale che già i bimbi in età prescolare sono in grado di compiere, mentre invece il fumetto non solo richiede la suddetta capacità di comprendere il testo, ma anche la capacità comprendere le immagini, e di abbinare il significato del testo con il significato delle immagini, e infine di abbinare il ruolo di una vignetta con l’altra. In breve, leggere un fumetto mette in moto un processo gestaltico estremamente più complesso di quello richiesto dalla lettura di un testo in prosa.

Dettaglio di una tavola da "l piccolo aiutante smarrito" di Carol McGreal & Pat McGreal e Marco Rota. Fonte: https://twitter.com/20ennipaperoni/status/1597190095173406727
Una sequenza di fumetto tratta da Il piccolo aiutante smarrito scritta da Carol McGreal & Pat McGreal e disegnata da Marco Rota. Lo scorrere del tempo è spezzato fra le tre vignette, ma il cervello del lettore capisce che non si tratta di tre immagini distinte, bensì di tre istanti, ovverosia di tre componenti singole di uno sviluppo unico e conseguenziale; eppure, questo processo mentale non è automatico, non è scontato, non è ovvio, è effettivamente un lavoro di elaborazione visuale che compie il cervello per cercare un ipotetico senso agli input visivi fornitigli dagli occhi. Per proporre un paragone con il cinema, si tratta esattamente dello stesso processo mentale di “ricostruzione dell’immagine” che costituisce il nucleo de L’uccello dalle piume di cristallo, nel quale (senza spoiler per chi non ha visto il film) il protagonista assiste a una scena chiarissima ed esattamente di fronte a lui, ma passa l’intera durata della narrazione a cercare di elaborare le componenti singole dell’azione unica per comprenderne la dinamica: decodificare un’immagine non è mai un’operazione banale.

Perché dunque questo medium trasversale, antichissimo e complesso viene ridotto da molti a passatempo infantile?

 

Paola Lombroso e la nascita del Corriere dei Piccoli

L’abbinamento nostrano fumetti = bambini potrebbe trovare una sua possibile origine nel mondo in cui sono arrivati i fumetti in Italia, ovvero con il Corriere dei Piccoli. Mentre altre nazioni hanno conosciuto i fumetti in primis come mezzo di satira (come appunto Yellow Kid negli USA), di intrattenimento per adulti (come in Giappone, che a inizio Novecento iniziò a importare striscie comiche anglofone) o di critica sociale (come erano i Mumin di Tove & Lars Jansson in Finlandia), la stampa italiana ha visto i suoi primi fumetti nel Corriere dei Piccoli, l’inserto settimanale domenicale per bambini che ha accompagnato il Corriere della Sera dal 1908 al 1995, cioè per oltre 87 anni (!) prima con il quotidiano , poi come rivista indipendente, e poi ancora dal 1972 al 1984 anche come doppia rivista (Corriere dei Piccoli e Corriere dei Ragazzi), ma sempre all’interno del gruppo editoriale Rizzoli.

Fotografia di Paola Lombroso. Fonte: https://www.leggoscrivo.com/la-storia-della-donna-che-creo-il-corriere-dei-piccoli-e-di-come-venne-discriminata-perche-donna/L’idea per il giornale nacque della giornalista Paola Lombroso, figlia del criminologo Cesare Lombroso e moglie del crimonologo Mario Carrara: donna di cultura, mente brillante, spirito libero, pedagogista appassionata, benefattrice instancabile, personalità cosmopolita, attivista socialista e femminista, Lombroso notò questa nuova forma editoriale proveniente dagli USA, dove veniva chiamata comics, e ne intuì l’enorme potenziale educativo basato sul fatto che la narrazione per immagini avrebbe potuto colpire l’attenzione anche dei bambini analfabeti (un problema gigantesco all’inizio del Novecento) instradandoli verso la lettura dei corrispondenti testi e dunque verso la scolarizzazione.

Lombroso vide dunque nei comics, al tempo chiamati in italiano «storie illustrate» (la prima menzione nota della parola “fumetto” risale al 1938 ed è un neologismo di Antonio Rubino, importantissimo fumettista proprio per il Corriere dei Piccoli), uno strumento didattico di rara potenza e pensò sì di importarli in Italia, ma in una forma del tutto inedita: non come una pubblicazione di puro intrattenimento (come le coeve riviste anglofone e francofone a cui si ispirò), ma come un vero giornale serio, rigoroso, con rubriche letterarie e scientifiche, scritto e disegnato dai migliori autori per adulti che prestassero la propria opera all’arricchimento intellettuale dei piccoli lettori. Un’idea ancora oggi originalissima e avanguardista, fondamentalmente la stessa su cui si basano anche esperienze contemporanee come La Revue Dessinée (che però non ha target infantile), con la non banale differenza che stiamo parlando di un progetto del 1908.

Dopo un iniziale rifiuto dal quotidiano Il Secolo, il Corriere della Sera accettò la proposta radicale di Lombroso, ma affidò la direzione della nuova pubblicazione non a lei bensì a Silvio Spaventa Filippi, già giornalista della redazione di Via Solferino, di idee politiche e sociali meno estreme e soprattutto uomo.

La prima pagina del primo numero del "Corriere dei Piccoli" a confronto con una tavola da "Buster Brown" di Richard Felton Outcault.
La prima pagina del primo numero del Corriere del Piccoli del 27 dicembre 1908 (a sinistra): la «storia illustrata» lì pubblicata è la versione italiana di una tavola del fumetto statunitense Buster Brown di Richard Felton Outcault (a destra) pubblicata il 27 gennaio 1907 sui quotidiani della syndacate statunitense American-Examiner. Per lungo tempo si è ignorata la fonte usata per la pubblicazione italiana, perché anche se il Corriere comprava regolarmente opere straniere da localizzare in italiano, per la legge del tempo non era tenuta a specificare autore, titolo ed edizione originale; la scoperta si deve ad Alberto Brambilla e Carlotta Vacchelli che nel 2018 hanno curato una mostra sul Corriere dei Piccoli in occasione del centodecimo anniversario della sua fondazione.

Benché estromessa dal ruolo di direttrice, Lombroso venne comunque assegnata alla rubrica della posta di Zia Mariù, che divenne il cuore pulsante del Corriere dei Piccoli, luogo di scambio intellettuale coi lettori e punto di partenza del successivo progetto di Lombroso, le Bibliotechine rurali, ovvero biblioteche per le scuole povere con libri donati dai bambini ricchi o finanziati da aste, eventi, raccolte-fondi e persino l’incredibile richiesta ai piccoli lettori di mandare un dono invece di ricevere un dono il giorno del loro compleanno: un’idea radical chic organizzata dagli eponenti della gauche caviar? Forse, ma di straordinario valore sociale e portata avanti per decenni.

 

Come fu, come non fu…

Anche se meno combattivo e pur et dur di Lombroso, Spaventa Filippi fu comunque un uomo di stampo progressista che diresse un Corriere dei Piccoli relativamente molto avanti con gli anni durante la sua lunga direzione (dal 1908 fino alla morte nel 1931). Il manifesto della sua idea di giornale per i bambini è l’editoriale del primo numero, che riportiamo integralmente di seguito.

Come fu…

picci amici nostri, che già vi raccogliete intorno a noi con un’attenzione grave e fiduciosa della quale non son sempre capaci tutti i nostri innumereveli amici grandi, voi avete il diritto di sapere subito come fu e come non fu che il Corriere della Sera ha pensato a voi.

Prima di tutto, il Corriere ha pensato a voi per amore di giustizia. Quante volte avrete udito i più grandi di casa dirvi con severità: – Sta’ zitto, Fifì, sta’ fermo Fufù, ché sto leggendo il giornale? – Pareva che il giornale fosse un loro privilegio e che bisognasse avere una certa età e una certa importanza per ricevere puntualmente un gran foglio ben piegato, fitto di molte e anche di troppe parole, aprirlo in fretta, sedersi sotto la luce più chiara e nella poltrona più comoda e impedire agli altri la minima parola e il minimo gesto per ascoltare soltanto quelle parole che procedevano in tante colonne serrate e nere sulla pagina bianca. Non diciamo che adesso voi abbiate il diritto di comandare agli altri il silenzio e l’immobilità quando v’arriverà, con le sue belle figure, le sue storie meravigliose e le sue notizie molto importanti il Corriere dei Piccoli. Ma è certo che anche voi adesso potrete, accanto al babbo e alla mamma o al fratello che già si vanta d’avere i baffi, mettervi con qualche solennità sotto la luce più chiara a leggere il vostro giornale. E questa è giustizia.

Non basta: voi non avete mai chiesto al babbo o alla mamma di ficcare il naso nelle pagine colossali del Corriere grande, ma adesso invece è molto probabile che la domenica sera il babbo vi chieda: – Fifì, che cosa racconta il tuo giornale? Fufù, lasciami vedere le figure del tuo Corriere. – E voi avrete una bella occasione per mostrare la vostra generosità col concedergli il vostro giornale, come si dice, in seconda lettura. Leggendolo, egli vi sorriderà e vi sembrerà tanto più vicino a voi. Perché il Corriere dei Piccoli avrà su quell’altro il vantaggio di dare soltanto notizie piacevoli, tanto piacevoli, vedrete, che un giorno, quando sarete grandi anche voi, ripenserete a questo giornale con un dolce rimpianto e, se una copia ve ne tornerà allora fra le mani, non saprete staccarvene.

Conoscete la storia di Puccettino che quando ebbe tolto all’Orco gli stivali di sette leghe si mise per guadagnar danari a correre il mondo al servizio del re? Se la conoscete, sapete che Puccettino di danari ne guadagnò molti con tutto quel correre, ma in fondo non era felice che quando poteva cavarsi gli stivali miracolosi e riposarsi nella capanna di suo padre in fondo al bosco. Così sono i grandi. Essi hanno gli stivali di sette leghe e devono correre il vasto mondo affannosamente, ma son felici solo quando a casa loro se ne liberano e si riposano, come tanti Puccettini, leggendo il Corriere dei Piccoli… Leggendolo e, pare, scrivendolo. Infatti, appena abbiamo chiesto ai più celebri dei nostri scrittori, poeti, romanzieri, scienziati, storici, giornalisti, di preparare qualche cosa per questo mini-Corriere, molti hanno risposto di sì con entusiasmo. Non ve ne insuperbite: i buoni artisti sono quelli che in fondo al cuore sono rimasti sempre un poco ragazzi, ed è proprio questo che li distingue dagli altri uomini. Essi vi diranno i loro pensieri più chiari, i loro sogni più luminosi, le loro speranze più liete.

E accanto alle loro pagine vi offriremo anche le più belle pagine scritte da stranieri pei bambini del loro paese, perché noi vorremmo che, anche giovani come siete, voi amaste, più di quello che spesso facciamo noi grandi, i vostri compagni lontani e sentiste che solo i cattivi e i deboli vivono in sospetto ed in odio, ma i forti e i buoni – cioè i lettori dei Corriere dei Piccoli – possoro amare chiunque è degno d’amore, perchè non hanno paura di niente e di nessuno.

Tutto questo non riusciremo a farlo subito. I bambini appena nati non sanno leggere; i giornali appena nati non sanno sempre farsi leggere. Abbiate pazienza e restate attorno a noi. Vi troverete in buona compagnia: questo lo vedrete subito, nell’altra pagina.

Ed ecco «come fu e come non fu» che al Corriere della Sera è nato anche questo bambino. È nato oggi: trattatelo con garbo, ragazzi, voi che siete più grandi di lui, e vogliategli bene almeno quanto egli ve ne vuole. Pensate che è venuto al mondo con una sola speranza: quella di piacervi.

Al di là della prosa squisita e delle immagini vivaci che caratterizzano questo bellissimo editoriale, col senno di poi è sorprendente, quasi incredibile, persino commovente leggere su un giornale per bambini del 1908 un così forte messaggio di apertura culturale.

Quanto sono meravigliose le parole «vorremmo che voi amaste i vostri compagni lontani e sentiste che solo i cattivi e i deboli vivono in sospetto ed in odio, ma i forti e i buoni possoro amare chiunque è degno d’amore, perchè non hanno paura di niente e di nessuno»? Che poesia, che calore nel cuore, che senso morale tuttora attualissimo.

Vignetta da "Quadratino" di Antonio Rubino. Fonte: https://flashbak.com/antonio-rubino-cartoons-for-corriere-dei-piccoli-frank-sidebottom-hitler-youth-and-quadratino-362477/antonio-rubino-%22quadratino%22-comic-corriere-dei-piccoli-1910-panel/
Fino alla seconda guerra mondiale il Corriere dei Piccoli ha pubblicato «storie illustrate» sia straniere sia italiane, ma tutte avevano la caratteristica della griglia fissa composta da vignette regolari con immagini a colori senza nuvolette e sottostanti didascalie in rima, un pattern grafico peculiarissimo e riconoscibilissimo ideato dal succitato Antonio Rubino, che disegnò anche il logo storico della testata. Le storie importate dall’estero avevano le nuvolette, che venivano dunque rimosse graficamente, e le vignette pure editate e tagliate per incastrarsi bene nella griglia della pagina; le storie italiane invece erano realizzate fin dal principio secondo le caratteristiche richieste. Questo primo periodo del Corriere dei Piccoli, durato fino all’avvento del fascismo, ha visto il fiorire di autori assolutamente eccezionali e, non essendo fumettisti per formazione, provenienti da settori altri come il giornalismo, la letteratura, le belle arti eccetera: fra questi ci sono Attilio Mussino col suo Bilbolbul (oggi molto problematico, ma non di meno artisticamente valido e storicamente significativo come prima opera originale della storia del fumetto italiano), Sergio Tofano con l’iconico Signor Bonaventura, e soprattutto Antonio Rubino, autore di opere tutt’oggi geniali come Quadratino (nell’immagine), che in ogni storia s’imbatte in disavventure che non gli consentono mai a mentenere intatta la sua testa quadrata, quasi una sorta di padre matematico di Palla rossa e Palla blu di Maicol & Mirco. Come hanno dichiarato le curatrici Liliana Cupido e Roberta Colombo, questo primo pionieristico periodo del Corriere dei Piccoli, in cui autori non per bambini hanno scritto e disegnato per bambini, è stato fra le fonti d’ispirazione per l’ideazione della collana Canicola Bambini.

Purtroppo le fondamenta progressiste del Corriere dei Piccoli con Spaventa Filippi direttore e Lombroso/Zia Mariù attivista cominciarono a indebolirsi abbastanza presto: nel 1912 Lombroso lasciò i gruppo Rizzoli in accesa protesta contro la posizione benevola assunta dal Corriere della Sera nei confronti del colonialismo italiano in Libia, col tempo i contenuti ospitati furono sempre più asserviti alla politica del tempo (fascismo incluso, dopo la dipartita di Spaventa Filippi nel 1931), e dal 1938 con la promulgazione delle leggi razziali il Corriere dei Piccoli divenne letteralmente una pubblicazione di regime. Che vergogna per un giornale ideato proprio dalla moglie di uno dei pochissimi docenti universitari che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo.

La situazione si ribaltò completamente dal 27 maggio del 1945, quando al grido di «Sbalilliamoci!» il Corriere dei Piccoli (temporaneamente rinominatosi Giornale dei Piccoli) tornò sui suoi passi e anzi portò avanti un convincente processo di depurazione dal precedente ventennio che partiva dalla ri-educazione dei giovani. All’interno di questa rinascita, e proprio per segnalare nettamente lo stacco col passato, si colloca la scelta di pubblicare dal 1947 finalmente non più «storie illustrate», ma veri fumetti con le nuvolette: da qui parte la grande scuola del fumetto italiano del dopoguerra, con autori come Altan, Grazia Nidasio, Hugo Pratt, accompagnati da rubriche in prosa con testi di Dino Buzzati, Gianni Rodari e molti altri, che hanno reso il Corriere dei Piccoli una pubblicazione di altissima qualità.

 

Un grande giornale per piccoli (e grandi) lettori

Il Corriere dei Piccoli è stato per quasi 90 anni un fiore all’occhiello dell’editoria italiana: nato da un’idea al tempo rivoluzionaria e totalmente inedita nel mondo di un giornale che divertisse ed educasse insieme, e che fosse leggibile dai bambini ma anche dai grandi, ha prodotto negli anni opere identitarie della letteratura fumettistica italiana; retrospettivamente, persino gli anni durante il ventennio fascista hanno rappresentato, sotto una prospettiva storica, un interessante laboratorio di propaganda tramite il soft power delle «storie illustrate» per bambini.

Forse è stato proprio il tacco dello stivale fascista a calpestare il Corriere dei Piccoli fino a farlo diventare un mero strumento della propaganda dell’ONB: al di là degli ovvi problemi ideologici che questo ha comportato, c’è stata anche la perdita del tono inizialmente impostato da Lombroso, ovvero essere un giornale leggibile dai piccoli ma non per questo infantile o sciocco o “da bambini”, anzi scritto da autori maturi e per rendere più maturi i bambini stessi; di conseguenza si è perso anche il doppio target iniziale composto da bambini e adulti «in seconda lettura». Non a caso dopo la seconda guerra mondiale il Corriere dei Piccoli ha riacquistato credibilità e successo di vendite proprio grazie alla pubblicazione non di storielle semplici e bambinesche, ma anzi dei grandi capolavori per adulti del fumetto italiano maturo.

Illustrazione da "Valentina mela verde" di Grazia Nidasio.
Fra il 1972 e il 1984 al Corriere dei Piccoli si affiancò una rivista parallela intitolata Corriere dei Ragazzi: in questo modo fu possibile pubblicare sulla prima testata storie adatte per bambini fino alla scuola elementare e sulla seconda per ragazzi dalle scuole medie in su. Nei suoi 12 anni di pubblicazione il Corriere dei Ragazzi ha pubblicato capolavori: da Bonvi ad Alfredo Castelli, da Benito Jacovitti a Sergio Toppi fino ad arrivare a Milo Manara, tutti i grandi maestri di quel periodo hanno lasciato una traccia sul Corriere dei Ragazzi. Fra i vertici c’è stato certamente Valentina mela verde di Grazia Nidasio (nell’immagine), una storia di formazione narrata con una sensibilità psicologica rara, uno stile grafico stupefacente, e un’attenzione alla società del tempo degna di un saggio accademico; la serie generò uno spin-off intitolato Stefi e pubblicato sul Corriere dei Piccoli.

In conclusione, la falsa credenza tutta italiana secondo cui i fumetti siano “una cosa da bambini” potrebbe essere nient’altro che l’ennesima eredità tossica lasciata dal fascismo a questo Paese: i fumetti possono invece essere una cosa PER i bambini, una forma letteraria alta e complessa che sviluppi la loro alfabetizzazione letteraria e visuale e dunque possa favorire la loro capacità di leggere i fenomeni del mondo.

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Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello, ma non sono morto 500 anni dopo di lui solo perché sto aspettando che torni la cometa di Halley.

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