Recensioni

Comics&Science: The Quantum Photonic Issue

Cosa succede nella città di OrbiTown dove le particelle e i fotoni si incontrano continuamente? Come interagisce il mondo esterno con OrbiTown ed i suoi abitanti? A cosa può servire conoscere meglio il modo in cui si comportano  gli abitanti di OrbiTown?

Queste risposte, che forse troveremo in questo numero speciale di Comics&Science, sono oggetto di quella strana scienza che si chiama fotonica, che ci fa un po’ pensare ai robottoni che quelli come me, che appartengono alla cosiddetta Generazione X, vedevano in TV da bambini, ma che in pratica è una scienza molto complessa.

Bisogna dire che non è la prima volta che Comics&Science si occupa dell’infinitesimamente (non so se si dice) piccolo. Nel primo numero della serie regolare del 2018, The Light Issue, con l’aiuto di Zerocalcare, si è parlato dei sincrotroni, delle particelle elementari e della luce che questi strani apparecchi producono.

Stavolta si scende ancora, andando ancora più nel micro e cercando di capire come si studiano queste dimensioni e che applicazioni hanno ricerche che spesso associamo alla fisica di base, ma che sempre di più trovano il modo di entrare nella vita di tutti.

Ne abbiamo anche parlato di persona qualche tempo fa, in particolare a Lucca Comics&Games 2025 con le interviste fatte per Radio Incredibile, con uno dei protagonisti scientifici del The quantum photonics issue, ovvero Fabio Chiarello, ricercatore dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie (appunto!).

In quella stessa occasione abbiamo anche intervistato il disegnatore Mattia Di Meo, che aveva lavorato a un altro numero della rivista, mentre lo sceneggiatore Adriano Barone è all’esordio nella collana, ma ha delle credenziali di una certa rilevanza.

Sappiamo, però, che avere a che fare con la scienza, per quanto affascinante, e soprattutto con la meccanica quantistica, non è sempre facile.

Bisogna dire che i due autori sono stati bravissimi a inserire metaforicamente tantissimi elementi della fotonica nel fumetto, e bisogna leggere i redazionali per cogliere tutte le citazioni scientifiche (chissà se qualche easter egg scientifico gli autori se lo saranno tenuto per sé).

Comunque la storia è molto semplice: c’è un fotone di nome Ray che cerca di capire cosa sta succedendo a OrbiTown, piccolo mondo chiuso i cui abitanti sono particelle. Il mondo ricorda un po’ la realtà virtuale di film come Tron, e si mescola a elementi più scientifici, come i banchi ottici. Ray alla fine scoprirà che il problema sono i ricercatori che stanno osservando quello che “succede in citta” (cit.).

Il problema è che quando i fenomeni sono quantistici, osservare, ovvero interagire, può avere effetti diciamo piuttosto decisivi.

Come ci spiegano i ricercatori del CNR-INO (Istituto Nazionale di Ottica) e di altri enti nei numerosi redazionali.

Gli effetti su Ray sono proprio quasi inspiegabili e la tranquillità a OrbiTown torna solo quando i ricercatori tolgono l’occhio dal loro strumento di misura… Oppure bisogna indagare i legami a distanza, come l’ormai famigerato entanglement.

Perché è importante studiare e far capire questi fenomeni che sembrano tanto lontani?

Perché in realtà lontani non lo sono affatto. E prima di pensare ad applicazioni futuribili o fantascientifiche, nello stesso fumetto compaiono alcuni disegni che hanno davvero dimensioni di pochi micron (un millesimo di millimetro) e che sono stati disegnati, su indicazione di Mattia, direttamente sui wafer nella camera pulita. Come ci raccontano gli autori nell’ormai tradizionale intervista che segue le pagine disegnate, volevano addirittura realizzare tutto il fumetto usando questa tecnica, poi hanno deciso altrimenti “dopo alcuni inciampi”. Questo ci sottolinea come queste tecniche siano, per gli esperti, quasi all’ordine del giorno.

La storia è quindi semplice. Gli abitanti di OrbiTown, in particolare Ray, cercano di capire cosa sta succedendo alla loro città dopo una specie di terremoto. Ed emergerà che il problema è proprio nella interazione tra OrbiTown e il mondo esterno. Per fortuna alla fine tutto tornerà normale ma sarà servito a capire che c’è una forte interazione tra il mondo microscopico delle particelle e quello macroscopico dei ricercatori.

La storia scritta da Barone nasconde tra le righe (o sarebbe meglio dire forse negli spazi bianchi) tantissima fisica e i concetti base della fotonica, tra sdoppiamenti, sovrapposizioni e cambi improvvisi di temperatura.

Mattia Di Meo interpreta benissimo la storia, con un tratto divertente e sbruffone quanto basta. I colori sono accesi e molto netti, con poche sfumature. Caratterizzano tutto l’ambiente e alla fine anche i personaggi.

In qualche modo, anche questa modalità grafica rappresenta l’argomento scientifico di cui si parla. In fondo nella meccanica quantistica, proprio per definizione, le grandezze non possono assumere valori qualsiasi. Quindi neppure i colori possono avere decine o centinaia di sfumature. Quindi l’uso dei colori è adatto alla storia.

In effetti, anche se è un campo un po’ diverso, ma sempre all’interno della meccanica quantistica, lo studio delle forze all’interno degli atomi si chiama proprio cromodinamica.

La resa grafica da parte di Mattia è davvero molto ben fatta e divertente, grazie anche alla sceneggiatura di Adriano, che lo ricolma di assist interessanti dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista artistico troviamo davvero tantissime situazioni che possono essere interpretate con disegni che divertano il lettore.

Oltre ai redazionali, torna anche la storia in due pagine di Davide La Rosa, che stavolta ci parla del Principio di Pauli e di altri fenomeni strani come l’annichilazione. Lo fa con la solita verve e infarcendo le vignette di citazioni e battute.

Ovviamente la fa da padrone il gioco tra il  principio di esclusione di Pauli e il più goliardico Effetto Pauli.

I redazionali sono al solito molto interessanti: i ricercatori dell’INO ci parlano dei calzini di Bertlmann; Fabio Chiarello intervista il nostro fotone, che ci spiega un po’ quello che gli succede nella storia e non solo; Caterina Amendola del Politecnico di Milano ci dice come le tecniche che vengono dalla fisica avanzata possono essere usate per studi medici; Francesco Todisco ci parla un po’ della giornata media del ricercatore in questo settore.

Chiude Gabriele Bianchi di OrgoglioNerd.it, che sottolinea come spesso la parola quantico o quantistico siano usate anche a sproposito, come vediamo in tanta pseudoscienza. Ma scienziati (e scrittori) seri, come Isaac Asimov, hanno giocato con queste modalità.

I-PHOQS è una istituzione di ricerca creata dal CNR e dal Politecnico di Milano, con le opportunità offerte da Next Generation EU per occuparsi di fotonica, con il supporto degli istituti del CNR già impegnati in questo settore (il capofila è proprio l’INO).


Titolo: Comics&Science – The Quantum Photonics Issue
Editore: CNR Edizioni
Testi: Adriano Barone
Disegni: Mattia Di Meo
In collaborazione con I-PHOQS
Formato: 16,8×24 cm
Volume: 48 pagine brossurate, colore
Prezzo di copertina Edizione fuori commercio
ISBN:
978-88-8080-852-7
Data di uscita: Marzo 2026

 

 

About The Author


Scopri di più da Dimensione Fumetto

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

Commenta!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi