Recensioni

Icaro: Moebius e Taniguchi insieme

Coconino Press non si fa scappare l’occasione di pubblicare in volume in Italia quest’opera congiunta di due maestri del fumetto, Moebius e Jiro Taniguchi che, pur in origine geograficamente lontanissimi, hanno dato vita a un’opera armonica e omogenea.

Icaro è un’opera pubblicata a puntate sul magazine Morning tra luglio e ottobre 1997, poi rielaborata in volume intorno all’anno 2000, ma già con una lunghissima gestazione, pensata e ripensata più volte, come lo stesso Moebius ha dichiarato nell’intervista a Numa Sadoul, in cui ha raccontato un po’ anche la storia editoriale e la difficile produzione degli episodi prima e del volume poi.

L’intervista è lunga e dettagliata, compresa fra quelle pubblicate nel libro Dr Moebius and Mr. Gir, una decina d’anni prima della morte. Anche Taniguchi ha raccontato la sua esperienza con l’opera in una intervista, riportata sempre in appendice, concessa a Benôit Peeters e pubblicata in L’homme qui dessine.

Da entrambi gli autori sembra emergere una certa indipendenza nel lavoro, quasi l’opera fosse stata separata in due parti, con punti di contatto relativamente scarsi.

Lo evidenzia bene Taniguchi: «Il progetto era senza dubbio frutto di un sogno troppo grande. Io ero teso, preoccupato per il risultato e a disagio con diversi aspetti della sceneggiatura, a cominciare dalla lunghezza. A poco a poco, è come se il mio corpo si fosse indurito e così la mia mente. Se uno legge l’albo, percepisce una sorta di rigidità, di mancanza di libertà…»

In effetti nonostante la grande potenzialità, anche nel tema e nell’ambientazione, l’intera opera sembra andare con il freno tirato. Dai riferimenti sessuali che forse Gir voleva più espliciti anche graficamente, alle manipolazioni successive che hanno reso l’opera meno “naturale” e apparentemente più “costruita”.

La storia in nuce è potente: un bambino naturalmente capace di volare, dotato di questo potere dalla nascita, che viene tenuto segregato per studiarne le caratteristiche e metterlo a disposizione dei potenti di turno. Ovviamente a un certo punto qualcuno mette in discussione la propria umanità, riflettendo sul trattamento riservato a questo bambino, prima, e al ragazzo, poi, che non ha mai lasciato gli spazi dove è stato rinchiuso.

Ancora una volta però emerge un male diffuso, anche nel cuore degli uomini; un male che tante volte autori così sensibili hanno sfiorato nelle loro opere e che si sente anche in questa: ingordigia e brama cieca di potere.

I temi sono tanti e si intrecciano in quest’opera: il punto di vista di un uomo dotato di un potere unico e come vive questo suo essere speciale; il tema del diverso; la prevaricazione e la necessità di potere, che porta a schiacciare anche gli altri fino a ridurli a nulla; la capacità dell’uomo di imparare cose nuove e di essere resiliente; l’insensibilità che nasce dal ricevere ordini che consentono di vessare altri uomini; la follia dell’ambizione e l’innamorarsi della propria presunta superiorità intellettuale.

Jean Giraud mette in tavola i suoi temi caratteristici, dalla trasformazione, esteriore ed interiore, alla ricerca di senso. Lo fa però utilizzando una storia verosimile, ma davvero con troppi sospesi, e con troppe linee lasciate aperte.

Nella storia c’è qualche incongruenza o incompletezza: ad esempio la linea narrativa dei terroristi, che dalla nascita di Icaro alla seconda parte della storia passa dalla generazione delle provette alle scarpe di vetro, sembra non trovare una chiusura finale; oppure il fatto che i personaggi adulti non invecchino (in particolare Midori, il Direttore della struttura di ricerca e il Generale).

Non ho capito neppure l’iniziale sensualità che però poi non trova ulteriori riscontri e resta un episodio isolato.

Il finale è catartico, ma non basta.

Graficamente è lo stile che riconosciamo in tutte le opere di Taniguchi, ma si sente un po’ il respiro corto, quella mancanza di libertà citata dallo stesso autore.

La storia non prende e il tratto del maestro non basta a far decollare all’opera, nonostante l’usuale cura nei dettagli, la maniacale attenzione ai particolari, la fedele riproduzione di ambienti ed edifici realmente esistenti, in questo caso i paesaggi urbani di Hatakeyama Naoya e un centro di ricerca sulle isole Yaeyama.

Talvolta le figure diventano un po’ macchiettistiche, si irrigidiscono anche loro, perdendo un po’ di spessore, cosa strana per il maestro, che in quegli anni lavora sulle sue storie di avventura, come I cani degli dei, e sulle sue opere più intimiste, Ai tempi di papàQuartieri lontani.

In alcuni passaggi e personaggi la delicatezza e la ricerca di Taniguchi si percepiscono, ma a volte prevale una modalità più “pratica”, quasi nello stile di Otomo. È visibile nei momenti più fantascientifici, quando vengono usate le armi contro Icaro o nella rappresentazione delle apparecchiature del centro di ricerca.

Lo stile grafico però è riconoscibile, con grande uso delle splash page, a volte anche doppie, e la gabbia mai preordinata, al servizio della storia, i passaggi di inquadratura improvvisi e l’eccezionale dinamicità, anche se non ci sono praticamente mai linee di movimento né di velocità. Vengono utilizzate solo per le esplosioni e quando il volo di Icaro è particolarmente potente, altrimenti le vignette sono vere e proprie istantanee, ma non per questo perdono in capacità dinamica.

Chiude il volume una ricca galleria di schizzi e disegni preparatori.

Coconino ha pubblicato tutto questo in due versioni, già ampiamente esaurite: una regular e una limited in sole 300 copie dall’aspetto più inquietante dovuto alla cover in graffito su sfondo nero.

La veste editoriale è molto buona, alla fine ne esce un’opera per collezionisti e amanti dell’opera grafica di Taniguchi, anche se complessivamente lascia un po’ delusi.


Titolo: Icaro
Testi: Moebius
Disegni: Taniguchi Jiro
Casa Editrice: Coconino Press
Collana: Doku
Pagine: 336
Formato: 17 x 21 cm, cartonato, bianco e nero
Prezzo di copertina: €25
ISBN 9788876187681

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Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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