Dimensione Arcobaleno: Nomen Omen Omnia + intervista a Marco B. Bucci e Jacopo Camagni

Be proud of who you are! Per tutta l’estate Dimensione Fumetto arricchirà le sue proposte e si tingerà dei colori dell’arcobaleno… come? Nell’unico modo in cui sappiamo farlo, leggendo e proponendovi fumetti e fumettisti che affrontano tematiche LGBTQIA+: inclusione, rispetto, identità e amore. Buona lettura!


Annunciato a Lucca Comics&Games 2016 e presentato nell’edizione successiva del 2017, Nomen Omen è un urban fantasy di Marco B. Bucci ai testi e Jacopo Camagni ai disegni, pubblicato in Italia da Panini Comics. L’opera è a tutti gli effetti un prodotto crossmediale che passa dal fumetto al romanzo al gioco da tavolo, mantenendo un sapiente collegamento, costantemente attivo, fra tutti i media.

La prima edizione dell’opera la vide divisa in una trilogia composta da tre cartonati da fumetteria e arricchita da tre albi spillati che furono distribuiti gratuitamente alle fiere, ma con l’acquisizione dei diritti da parte di Image Comics per il mercato statunitense i due autori hanno colto l’occasione per rifinire e ottimizzare l’intero arco narrativo, e da qui nasce il volume di cui parliamo: Nomen Omen Omnia, un omnibus ma non solo, una vera e propria director’s cut che fonde in un unico arco narrativo i cartonati, gli spillati e aggiunge 30 pagine extra che danno uniformità al racconto, il tutto arricchito da cover speciali e illustrazioni inedite.

Nomen Omen è una locuzione latina che significa “il nome è un presagio” e deriva dalla credenza dei romani che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Fortemente ispirato a questa definizione, l’intera trama della saga basa le sue fondamenta sul significato delle corrette denominazioni di esseri ed entità, di quanto siano forti il loro suono e di quanto potente possa essere pronunciarli a voce alta. Un nome può potenziare o depotenziare un personaggio, può sottometterlo o renderlo libero, un nome può cambiare lo stato delle cose.

Rebecca “Becky” Kumar, nerd, newyorkese, figlia di due madri e affetta da acromatismo (assenza dell’aberrazione cromatica in un sistema ottico): questo difetto congenito non le impedisce però di vivere una vita canonica, destreggiarsi fra amici e impegni sociali e gestire egregiamente un profilo Instagram. Un’ombra oscura però pesa sulla ragazza, il lutto per la morte del suo migliore amico in un incidente stradale e la conseguente apatia che ne ha generato. Un vuoto, un turbinio di sofferenza, che ha attirato un’entità maligna che sviscera, letteralmente, il cuore della protagonista, uccidendola sul colpo… o forse no?

Becky è inspiegabilmente ancora viva, non ha fisicamente un cuore, ma la sua forza d’animo è potente, il suo passato torna prorompente e inesorabilmente a essere attuale e scoprirà presto di discendere da una stirpe di potentissime streghe e che il suo potere proviene proprio dalla percezione dei colori. Questo però è solo l’inizio e la trama si dipana sapientemente in un crescendo di colpi di scena e arti magiche.

Il personaggio di Becky non è però un eroe senza macchia, ma rappresenta un’eroina/non eroina che tanto cara è a Marco B. Bucci: nel redazionale del volume, lui stesso sottolinea di quanto sia stato importante mantenere una contaminazione tra le forze, tra i personaggi, per garantire un’umanità ai protagonisti. Non esistono persone totalmente buone, né altre totalmente malvagie, il flusso di energie scorre costante e l’errore, la caduta, sono alla portata di tutti, ma come lo stesso autore sottolinea, l’importante non è evitare lo sbaglio, ma come a esso si pone rimedio. Becky dunque non è un’eroina canonica, ma è più umana di quanto ci si possa aspettare. Votata al bene dell’umanità e dei suoi cari, si macchierà però di colpe che la tormenteranno nel seguito dell’opera tutt’ora in pubblicazione: Arcadia… ma questa è un’altra storia.

Oltre alla magia che è la parte principale dell’opera, il sottotesto altrettanto preponderante è il tema sulla fluidità di genere. Come molte opere sul tema “streghe” ci hanno insegnato (ultima, ma non per importanza, Le terrificanti avventure di Sabrina), l’energia degli esseri viventi è un flusso, si muove senza sosta e il sesso e la sessualità sono coinvolti e inglobati in questo torrente in piena, per gli esseri magici e ultraterreni non ha senso la classificazione di genere e ognuno vive i propri impulsi in maniera spontanea e genuina. Allo stesso modo, i personaggi di Bucci e Camagni fanno altrettanto, la maggior parte di loro non si incasella in una categorizzazione e tolta la coppia omogenitoriale che ha cresciuto Becky, che risulta più esplicita, la quasi totalità degli altri protagonisti ha un’identità di genere fluida e libera. Nomen Omen rappresenta dunque un ottimo esempio di come si possa rappresentare questa tematica anche in un fumetto fantasy.

La storia raccontata nel volume Nomen Omen Omnia è solo la prima parte della saga fantasy di Bucci e Camagni e la storia sta vedendo la sua naturale prosecuzione in Arcadia, gli sviluppi che ci attendono sono ancora molti e non ci è dato sapere quali: cerchiamo di capire dagli stessi autori se riusciamo a estorcere qualcosa!

Ciao Marco e Jacopo! La lettura di Nomen Omen Omnia mi ha colpito profondamente, la fusione fra universo nerd, magia e fantasy mi ha totalmente incastonato nella lettura: sono curioso di sapere, e di far sapere ai nostri lettori, la genesi di quest’opera, vi va di raccontarcela?

Marco – Sentirsi “incastonati” nella lettura è una bellissima immagine, per la quale ti ringrazio. Anche io e Jacopo ci siamo sentiti in modo simile quando abbiamo immaginato per la prima volta l’intera saga. Eravamo a Manhattan perché Jacopo era appena stato selezionato come nuovo talento Marvel dall’attuale editor-in-chief Marvel, C.B. Cebulski. Vivevamo un momento eccezionale, se non addirittura inverosimile. Ed è stato allora che, seduti su una panchina di Central Park, ci siamo accorti di qualcosa d’insolito. Quel luogo nascondeva un Segreto. Solo molti anni dopo siamo riusciti a scoprire quale fosse: il mondo soprannaturale che abbiamo deciso di raccontare.

La magia è la principale protagonista. L’attenzione e la cura con cui le date forma fa percepire una vostra forte connessione con essa, è un’illusione o è la realtà?

M – Io credo nella magia perché credo che linguaggio, immaginazione e creazione si possano fondere assieme e venir utilizzati per cambiare la realtà. Ogni volta che una storia viene scritta, raccontata, letta e ascoltata il mondo non è più lo stesso. Chi saremmo senza le storie che ci hanno dato forma? Non è forse merito del loro potere? E se effettivamente di potere si parla… perché non dovrebbe essere magico?

Nell’opera la magia viene rappresentata tramite i colori e la protagonista stessa la percepisce in base a essi. Curioso è il suo potere che si fonde e sviluppa con la tecnologia: pensate che le arti magiche si evolvano di pari passo all’evoluzione della società?

M – Assolutamente sì! Ecco, se mi fai una domanda del genere rischio di dire troppo… ma considera che la magia di Becky è molto particolare. Lei utilizza la tecnologia come interfaccia per hackerare magicamente la realtà. Cracca i sistemi su cui si basano le leggi fisiche e anche quelle magiche. Bara di continuo, riscrivendo più volte le regole del gioco. Devo però ringraziare un mio caro amico, Stefano Zanero, professore al Politecnico di Milano, per aver sviluppato insieme a me questi parallelismi fra linguaggio magico e informatico. Abbiamo passato ore e ore a parlare di come la programmazione e i dispositivi digitali possano essere utilizzati per praticare magia. Mi devo fermare o faccio spoiler.

Anche la componente queer è un punto fondamentale della vostra opera, e probabilmente avrete riversato sensazioni ed emozioni che provate in prima persona. Ho trovato che la filosofia della comunità LGBTQIA+ fosse ben rappresentata e in un certo senso la vostra opera può essere considerata un bel manifesto. Come vi ponete in merito a questa tematica nella vita di tutti i giorni?

M – Jacopo e io abbiamo fatto attivismo per anni. Forse anche grazie a questa esperienza ci siamo focalizzati molto sulla rappresentazione. Nelle nostre storie ci sono personaggi che appartengono più o meno dichiaratamente al mondo LGBTQIA+ (qualcuno deve ancora essere svelato!). Le loro vicende creano un clima accogliente verso ogni tipo di unicità. Dopotutto è un fumetto urban fantasy, ci sta che presenti creature meravigliose e inaspettate e che il lettore si senta inaspettatamente vicino loro. Sulla vita di tutti i giorni devi considerare che vivo in un contesto molto privilegiato: Bologna. È praticamente come vivere nei fumetti che scrivo!

Con piacere ho appreso che siete stati esportati sia in Francia sia negli Stati Uniti d’America, avete nuove sorprese in merito? Mi incuriosiva poi sapere com’è stata l’avventura Image e quali differenze comporta lavorare per il mercato italiano, per quello statunitense e quello francese: ci sono affinità o divergenze?

Jacopo – Per quanto riguarda il mercato statunitense e il rapporto con Image, siamo molto soddisfatti; la risposta del pubblico locale è stata davvero buona, ottime recensioni e bellissimi feedback dai lettori. I mercati statunitense e francese sono notoriamente differenti rispetto al nostro, i numeri di lettori sono lontanissimi da quelli a cui siamo abituati in Italia e questo comporta approcci diversi da parte di autori ed editori. Diciamo che avendo un bacino di utenza così vasto è più facile osare, proponendo prodotti meno mainstream. La legge dei grandi numeri è dalla tua parte ed è quindi più facile che un’opera da noi considerata “di nicchia” possa trovare un vasto gruppo di lettori.

Comunque, in fase di progettazione della saga di Nomen Omen non abbiamo studiato tutto in funzione di una pubblicazione all’estero. Abbiamo scritto la storia che volevamo e solo in seguito abbiamo riscontrato che poteva essere apprezzata anche dai lettori oltre oceano, dopotutto è la terra di Sandman!

A questo punto ci provo: potete darci qualche anticipazione su Arcadia? Cosa ci aspetterà nei prossimi numeri?

J – IL DELIRIO. Soprattutto perché molte dinamiche finiranno per essere del tutto capovolte. Dirti di più sarebbe uno spoiler. Posso aggiungere che stiamo lavorando parallelamente a un paio di progetti legati all’universo di Nomen Omen, ma che si basano su media differenti rispetto al fumetto. 🙂

Grazie a Marco e Jacopo per la vostra attenzione, è stato bello avere a che fare con voi!


Marco B. Bucci, Jacopo Camagni
Nomen Omen Omnia
Panini Comics, 24 febbraio 2022
448 pagg., colori, cartonato, €39.00
ISBN: 978-88-2870613-7

Maurizio Vannicola

Il mio primo fumetto fu Dylan Dog, ma la rovina arrivò con I Cavalieri dello Zodiaco e la situazione declinò definitivamente con Sailor Moon. Il mio dolce preferito è la zuppa inglese... Ora lo sapete!

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