Recensioni

Heretic

Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim è una figura storica: alchimista e medico, ma anche teologo, sempre sul confine tra eresia e ortodossia nel suo rapporto con la religione. Altrettanto storica è la figura del protagonista di Heretic, edito da SaldaPress, Johann Weyer (o Wier).

Robbie Morrison, scrittore scozzese autore di Nikolai Dante, con l’aiuto di Charlie The Walking Dead Adlard nella parte grafica, prende personaggi appartenenti alla realtà della prima parte del Diciassettesimo secolo e ci costruisce sopra un racconto tra il noir e il paranormale.

Morrison nella postfazione fa un sunto delle informazioni storiche e ci mostra come ha costruito su di esse una coppia di investigatori, “come degli Holmes e Watson rinascimentali”. Ma fa di più: collega i personaggi rinascimentali a un fantomatico diario di Weyer, che sarebbe stato in possesso nientepopodimenoche di Sigmund Freud, innescando anche la curiosità per fatti nascosti e sconosciuti che coinvolgono persone realmente esistite, che sono diventate anche personaggi letterari.

Come non ricordare il legame dello stesso Freud con Sherlock Holmes, che in parte è stato di ispirazione anche per il Nostro investigatore.

L’autore nasconde qua e là vari easter eggs (che ci stanno bene visto il periodo) storici. Ad esempio l’inquisitore si chiama Eymerich, condividendo il cognome con Nicolas Eymerich, inquisitore spagnolo vissuto oltre un secolo prima degli eventi di Anversa: anche se l’aspetto del nostro Eymerich e il suo legame con l’occulto potrebbero far pensare a una vita soprannaturalmente lunga.

Morrison evidenzia da una parte una attenta ricerca storica, contestualizzando i tempi e i luoghi della relazione tra Agrippa e il suo studente, percorrendo la storia dell’Inquisizione, con personaggi storici come Margherita d’Asburgo, descrivendo l’Anversa del tempo, dal porto alla Cattedrale, al Vleeshuis, che testimoniava la potenza della Gilda dei Macellai, che pure tanta parte hanno nella storia.

Altrettanto preciso è Adlard nei disegni.

È peraltro interessante andare a individuare le citazioni storiche separandole dal lavoro di fantasia. Notevole è il passaggio in cui l’inquisitore “inventa” la Vergine di Norimberga, in inglese Iron Maiden, dicendo di aver preso spunto dalle fantasie di chi la metteva tra le macchine di tortura.

La storia si rivela un vero e proprio poliziesco con tratti tra l’horror e il noir, ma il vero orrore è l’insensibilità dell’uomo alle sofferenze altrui. Un tema quanto mai attuale in questo periodo così oscuro: la disumanità di chi ritiene il suo interesse e la sua ambizione al di sopra della vita, che sia un potere economico oppure di morte.

Se per alcuni questa disumanità si manifesta in una forma di possessione demoniaca, per molti altri e per la folla si tratta solo dell’incapacità di trattenere un impulso animalesco o di ribadire il proprio piccolo potere, nascondendo la propria vigliaccheria dietro le spalle apparentemente grandi e sicure del potente di turno (ci sentite un riferimento anche alla realtà di oggi?).

La malvagità si dimostra tracotante e impunita, ma può essere scoperta e sconfitta con la profonda umanità e con la Verità. In fondo, Agrippa aderisce davvero a una Parola di vita che in realtà dovrebbe essere anche quella difesa dall’Inquisizione, e più volte lo rinfaccia a Eymerich, e non solo quando è sotto tortura.

Il racconto, insomma, tiene incollati alle pagine, vuoi per la natura di romanzo storico, vuoi per l’interesse nei confronti dell’indagine, vuoi per il sangue. E, non secondariamente, per il carattere di romanzo di formazione che interessa sia Weyer che i tanti giovani presenti nella storia, dai figli di Agrippa ai giovani sacerdoti e apprendisti che incontriamo nella città fiamminga.

Dal punto di vista grafico, colpisce l’uso del bianco e nero, a sottolineare che si tratta di un racconto del passato, quasi un documentario.

La mancanza di bordo delle vignette, che risultano un po’ irregolari, alimenta questa sensazione, come in un vecchio filmato, anzi a volte ci si aspetterebbe qualche bruciatura o righe verticali come su una vecchia pellicola.

La gabbia è irregolare e incalzante, anche se le vignette sono tutte rettangolari. L’unica splash page è quella in cui viene sconfitta l’Inquisizione, e in effetti il contenuto è troppo per essere limitato a una vignetta, per quanto grande. In qualche modo straborda dalla pagina priva di margini.

La tricromia si manifesta solo in dieci tavole. In tutti e tre i casi c’è una intrusione del mondo trascendente nella realtà. Nel primo caso è il sogno di Johann di essere nelle mani dell’Inquisizione, nel secondo è la materializzazione dell’effetto della belladonna su Pieter Verbruggen (anche qui una semi citazione, il nome de La Vipera è quello di due scultori del ‘600 di Anversa), fino alla manifestazione demoniaca in Eymerich. Peraltro, in quest’ultima, le vignette sono deformate come se il piano della realtà venisse deformato dalla presenza del demone. L’effetto è straniante.

Il tratto di Adlard è ovviamente realistico, con effetti di chiaroscuro che sono frutto di una tecnica “mista” che mette insieme carboncino, matite e acquerelli, a seconda delle situazioni, anche se il lavoro è stato tutto digitale, come ha dichiarato lo stesso Adlard.

Una modalità che non sfigurerebbe negli italianissimi albi Bonelli.

L’opera funziona, e bene. I due autori si conoscono e trovano un ottimo equilibrio tra i diversi generi letterari, lasciando anche spazio per qualche sviluppo, perché, come racconta la nostra voce fuori campo, a conclusione della storia «… se questa vicenda solleva più interrogativi di quanti ne risolva, tanto meglio: rispecchia l’indole dei suoi protagonisti, le cui menti indagatrici e sete di conoscenza erano seconde solo al desiderio di infondere tali virtù negli altri».

Una piccola annotazione: il lettering consente di distinguere immediatamente chi parla nelle didascalie, se è lo stesso dei balloon, è Agrippa a parlare, altrimenti è una delle voci fuori campo che narrano la storia. Le parole dello storico moderno che riporta le vicende sono scritte in un font typewriter molto chiaro. Meno chiaro è il font utilizzato per le didascalie in cui è Johann a parlare. Risulta non sempre di immediata lettura e di dimensioni un po’ striminzite.


Titolo: Heretic
Storia: Robbie Morrison
Disegni: Charlie Adlard
Editore: Saldapress
Lettering Originale: Rus Wooton
Formato: 168 x 256 mm, Cartonato, 128 pp., tricromia.
Data di uscita: 23/01/2026
ISBN: 9791254616680
Prezzo di copertina: € 22 (€25 in versione variant)

About The Author


Scopri di più da Dimensione Fumetto

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

Commenta!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi