Angelo D’Arrigo: l’uomo che volava nel vento
Aveva la calma dei forti, quella che da sempre distingue i più grandi: era un uomo semplice, ma aveva idee precise e faceva di tutto per portarle avanti. Per questo Angelo D’Arrigo mi ha sempre ricordato Leonardo Da Vinci: per la sua capacità di sognare cose grandiose, e di riuscire a realizzarle.
Piero Angela
Volare, il sogno dell’uomo da sempre.
Il sogno che da Icaro in pochi hanno realizzato davvero, perché in pochi sono riusciti a non avere limiti nel loro volo. Angelo D’Arrigo forse lo ha fatto. Come scrive la moglie Laura, che ne protegge il lavoro, nella prefazione:
perché è stato visionario, impetuoso, determinato, radicalmente libero. E per esserlo ha dovuto portare avanti un lavoro invisibile, quotidiano, fatto di coordinamento, mediazione, intuizione. Per riuscire a trovare finalmente senso, autenticità, connessione.
Le biografie di Becco Giallo raramente sono banali. In questo caso raccontano un uomo che forse il grande pubblico non conosce (e neanche io, devo dire, mi sono fatto incuriosire dal titolo), ma che ha molto da dire ancora, nonostante la prematura scomparsa, ormai quasi venti anni fa.
Il racconto è di Nicholas Ciuferri, scrittore ma non solo, che nella postfazione-ringraziamento riassume il lavoro e ringrazia tutto il team di lavoro e di ispirazione. Ma si sofferma un po’ anche sulla figura che ha ispirato il volume.
Una biografia un po’ particolare che in realtà racconta quattro imprese significative, dopo otto tavole iniziali quasi mute, che introducono la vita e le performance sportive di D’Arrigo. Vengono poi raccontate in dettaglio le imprese, la prima del 1991 solo sportiva, la traversata del Mediterraneo in deltaplano a motore, le altre, tutte tra il 2001 e il 2002, collegate anche a sfide di tipo naturalistico.
Le imprese ci raccontano il passaggio dallo sport e dai record ai progetti collegati alle rotte migratorie sulle ali del vento, in volo libero o a motore.
Per difendere gli uccelli dall’uomo, sensibilizzando e testimoniando quanto male stiamo facendo a ogni forma di natura, ma anche per tracciare nuove rotte, per superare se stessi. E, perché no, per “rendersi utile” alla natura.

Quello che la moglie Laura Mancuso racconta nella prefazione, emerge forte nei ritagli di storia. Determinazione ed entusiasmo, ma anche programmazione, collaborazione, umanità, scambio. Ma anche le difficoltà spesso poste dalla piccolezza degli uomini e dalle loro frontiere.
La sceneggiatura porta a tavole dalla griglia regolare (sulle solite tre righe), ma riccamente intervallate da splash page, visti soprattutto gli amplissimi spazi in cui veleggiano le imprese di Angelo, o da griglie più disordinate, quando c’è bisogno di veri e propri momenti di fast forward, nel raccontare rapidamente un pezzo dell’intera storia o di uno dei capitoli.
Non manca qualche sequenza o struttura particolare: asimmetrie, vignette divise a metà, sovrapposizioni, elementi che investono lo spazio bianco, per dar loro particolare rilevanza. Ma sono rari, finalizzati al racconto e mai fastidiosi o tirati.

A volte ci sono sequenze più umoristiche o drammatiche che sfruttano anche artifici grafici, come la suddivisione di una stessa scena tra vignette contigue.
Francesco Carlini porta tutto sulla carta con un tratto limpido e solare, sempre molto chiaro e sottile, anche quando la situazione è complicata, ad esempio nelle prigioni libiche. Non si arriva mai a una tonalità più scura di un grigio intermedio nelle ombre, negli sfondi nei cieli. Solo alcuni capi di abbigliamento e altri dettagli, ma che non caratterizzano in nessun modo la grafica, mantengono il loro colore scuro.
È bravissimo, Carlini, a trovare il punto giusto di azzurro per fare il cielo o di verde per la foresta, mantenendo questa luminosità di fondo anche, ad esempio, per i cieli notturni.
Forse anche a rappresentare la solarità del personaggio e il fatto che si tratta di ricordi. In questo aiuta anche la scelta del bordo doppio per le vignette, come una cornice di istantanee di vita passata, anche se, come abbiamo detto, talvolta la vita stessa sborda, in positivo o in negativo da quel bordo.
Pur essendo un fumetto di movimento e spessissimo all’aperto, anzi, addirittura in volo, mancano pressoché del tutto linee dinamiche e onomatopee. Da una parte seguendo una tendenza odierna in alcuni tipi di racconti a fumetti, dall’altra ribadendo la sequenza di istantanee su cui è strutturata la storia.
Così percepiamo la velocità, il soffio del vento o semplicemente lo squillo del telefono dai disegni, sia della singola vignetta, che dalle sequenze.
Anche i personaggi sono disegnati con realismo, con tratti sottili e senza la necessità di pesanti caratterizzazioni. In fondo si tratta di persone comuni, semplici, senza troppi fronzoli. Tutto in colori pastello, con poche sfumature, ma non per questo risultano piatti o anonimi.
La storia di un grande sportivo, che ha usato le sue imprese non solo per farsi conoscere, ma per mostrare un metodo di lavoro, e per far capire come si possano mettere a disposizione di tutti delle competenze che sembrano di nicchia, ma in realtà possono servire a tante situazioni, grandi o piccole: tecnologiche, ambientali, ma anche umane e culturali.
Spero sinceramente sia uno spunto per approfondire la figura di un uomo, ma soprattutto per fare nostre le sue parole, le sue attenzioni e le sue battaglie.
Tutte le informazioni sul sito ufficiale. Esiste anche un documentario che racconta la vita di Angelo.
Titolo: Angelo D’Arrigo. L’uomo che volava nel vento
Autori: Nicholas Ciuferri e Francesco Carlini
Editore: Becco Giallo
Pagine: 168
Caratteristiche: colore, brossura
Dimensioni: 17 x 24 cm
Data di pubblicazione: 13 giugno 2025
Prezzo di copertina: € 19.90
ISBN: 9788833143804
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