Sangue Marcio: un fumetto “per la pancia”

Nella sua prefazione Dili scrive proprio questo, parlando di questo volume: vuole essere un fumetto senza pretese di insegnare nulla,
scritto dalla pancia, per la pancia, quei fumetti grazie ai quali abbiamo provato una genuina sensazione di appagamento giunti all’ultima pagina, quelle opere che […] puntano a raccontare una bella storia e lo fanno con consapevolezza e capacità
Fabio Reato, dopo Post Mortem, pubblica per Hyppostyle di Paolo Neri, a sua volta letterista in quest’opera, un’opera thriller e poliziesca con risvolti vicini all’horror, in particolare folk horror. Un genere in cui vengono annoverati anche Hellboy e The Walking dead, o anche l’italianissimo Samuel Stern.
La casa editrice pugliese ha finora al suo attivo una ventina di opere di diverso genere.
Per questa, catalogata sul sito come folk thriller, perché oltre all’orrore c’è un tentativo di capire chi ha commesso omicidi e rapimenti, ha affidato i disegni a Paolo Rossi.
La storia, dai nomi e dalla simbologia, è ambientata in una regione dell’America Settentrionale (mi pare più USA che Canada ma non ho trovato riferimenti espliciti) tra foreste, neve, segherie, whisky. E da alcuni dettagli, negli anni ’90 del secolo scorso.
Una piccola e ragionevolmente isolata comunità ha a che fare con un gruppetto di inviati messianici che la portano dalla sottomissione alla distruzione totale. Alcuni “cavalieri del bene”, per lavoro o per vendetta, cercheranno di capire cosa succede e di trovare o solo punire i responsabili.
Con tutti i simboli e, lasciatemelo dire, i luoghi comuni di queste situazioni: il fuoco purificatore e il sangue che “lascia sgorgare fuori il veleno”. La sottomissione legata alla psicologia e all’uso di sostanze psicotrope, che alla fine si allarga a tutta la popolazione, sceriffo compreso.
Come pure la struttura del gruppo messianico: il leader, il braccio armato, la mistica e il chimico. Associati a una “comune che vive nei boschi ma non dà fastidio a nessuno”.
O il poliziotto proveniente da fuori (non si capisce bene se federale o, più probabilmente, polizia di stato) che deve espiare una grave colpa del passato, e che finisce per trovare un alleato in uno dei ricercati, quello che in realtà non fa parte del gruppo, ma sarà la sua nemesi. Ma dare altri dettagli vuol dire spoilerare troppo.
Comunque ci sono tanti elementi “tipici” di queste storie.
La sinossi in quarta di copertina, ma ancor di più quella sulla pagina dedicata del sito, riassume bene la storia:
Due crimini. Una verità sepolta. Un uomo disposto a tutto per scoperchiarla.
In una cittadina dimenticata dal mondo, stretta tra le montagne e il silenzio, il male ha preso casa. Una ragazzina svanisce nel nulla. Una donna viene trovata morta. Le indagini arrancano, ma James non cerca giustizia: cerca vendetta.
Ha visto in faccia l’assassino di sua moglie. E ora, armato solo della sua rabbia e di una determinazione disperata, è pronto a tutto pur di trovarlo. Anche a penetrare i meandri di un culto inquietante, dove gli Adepti non credono in Dio — ma in qualcosa di molto più oscuro.
Sulle sue tracce si muove l’ispettore Levesque: un uomo con un passato che lo divora dall’interno, un’anima in decomposizione che ancora crede, forse illudendosi, di poter salvare qualcosa.
Un noir teso, ruvido, sporco. Bianco come la neve che copre le bugie. Nero come l’anima di chi le racconta. Rosso come il sangue che scorre.
Niente è come sembra. E la verità… potrebbe essere la cosa più pericolosa di tutte.
Come spesso avviene in questo tipo di storie, in realtà non c’è una vera conclusione. Si lascia uno spiraglio per la continuazione. Diversi sono morti, ma il morbo che soggiace a tutti gli avvenimenti non è sparito, i sopravvissuti non ne sono liberi, anzi. Altri personaggi, sicuramente secondari, semplicemente scompaiono…
Centotre tavole di storia in bianco, nero e rosso. In realtà questa tricromia viene rotta nelle pagine in cui troviamo toni di grigio, e dai balloon dei ricordi dell’ispettore, introducendo un colore Terra di Siena che viene poi ripreso nelle pagine finali di approfondimenti dopo la storia, sostituendo il rosso acceso per titoli e schizzi. Comunque tutte situazioni legate a ricordi, mentre la tricromia è stretta nella rappresentazione della realtà della storia.
La griglia è sostanzialmente bonelliana. Nella gran parte delle pagine ci sono tre righe orizzontali, per lo più a tutta pagina o divise in due parti uguali, con un massimo di sei vignette. I cambi di scena vengono talvolta introdotti con delle splash page.
Alcune pagine non seguono questo schema:
- A volte troviamo una riga in più.
- Nei due momenti con più azione (la prima reazione di James, la scazzottata nel pub) le linee che dividono le vignette si inclinano e in alcune tavole ci sono più di sei vignette
- A volte si fa ricorso a vignette fuori schema che riproducono dettagli minimi della scena, per lo più in presenza dell’ispettore Levesque, quasi fossero i dettagli che lui, da osservatore più attento, coglie e che invece sfuggono agli altri
- In una paio di occasioni la necessità di verticalità mostra tre vignette affiancate che prendono due righe della pagina
Per lo più si hanno sequenze di vignette orizzontali per l’intera larghezza della pagina, che danno la sensazione di veri e propri piani sequenza cinematografici, oppure di vignette quadrate, con cambi di inquadratura più rapidi e la sottolineatura di dettagli.
Il tratto è anch’esso molto italiano, caratterizzato dallo studio attento delle espressioni facciali e dei particolari, realizzati in modo semplice, ma netto, utilizzando il contrasto bianco-nero, tenendo conto della natura noir della storia.
Nella parte “redazionale” vengono inseriti tre primissimi piani dei tre protagonisti principali, con la stessa struttura: di spalle nell’atto di voltarsi in camera.
Siamo d’accordo sul raccontare belle storie, come detto nella prefazione, e questa credo lo sia, almeno per gli amanti del genere. Ma da conoscitore non profondo di questo tipo di ambientazioni e racconti, e da non appassionato di horror (ma di thriller sì), mi pare che non ci siano elementi innovativi, né nella storia, né nella grafica.
In definitiva, un prodotto un po’ di nicchia, con alcuni spunti interessanti. Una visione completamente oscura e senza speranza, che non riesce a liberarsi da alcuni cliché del folk horror. Tecnicamente ben fatto, con un tratto molto interessante per un sostanziale esordiente, ma la parte grafica non redime completamente la parte narrativa, forse meno originale.
Titolo: Sangue marcio
Autori: Fabio Reato (storia), Paolo Rossi (disegni), Paolo Neri (lettering)
Editore: Hyppostyle
Formato e rilegatura: Cartonato, 17×24 cm, 128 pagine
Colore o B/N: Tricromia (Bianco, nero, rosso) + colore
Data di pubblicazione: 16 giugno 2025
Costo di copertina: 20€
ISBN: 9788898893195
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