Interviste

Intervista a Giuseppe Palumbo: gli inizi e l’attualità di un autore unico

Nell’ambito del progetto Educare alla pace con l’arte – Picasso e Guernica, promosso dall’AICVAS, abbiamo avuto l’occasione di assistere alla presentazione della nuova edizione del volume Tomka, il gitano di Guernica, disegnato da Giuseppe Palumbo e sceneggiato da Massimo Carlotto, qui il resoconto della presentazione del volume alla libreria Rinascita e qui la recensione.


Come preannunciato nell’articolo dedicato alla presentazione ad Ascoli Piceno del volume Tomka. Il gitano di Guernica, abbiamo intervistato l’artista Giuseppe Palumbo, che ci ha parlato di sé e del suo lavoro con grande gentilezza e professionalità.

Andrea: Buonasera Giuseppe.

Giuseppe Palumbo: Buonasera a te.

A.: Raccontaci un po’, allora, da dove hai cominciato e quali sono state le esperienze che reputi più importanti.

G.P.: Il mio percorso d’autore, che dura da 40 anni, quindi…
Beh, allora, diciamo che il mio esordio avviene sulle pagine delle riviste del gruppo di Frigidaire, in particolare la prima era tempi supplementari, poi sono passato a Frigidaire effettivamente.
E quello mi dà un po’ l’imprinting, perché il mio corso di studi era tutt’altro, io dovevo essere un archeologo.

A.: Quindi con l’arte ci avevi comunque a che fare.

G.P.: Sì, senz’altro: mio padre e l’arte erano la stessa cosa ed erano in casa mia, quindi insomma…
Però sì, diciamo che mai avrei immaginato da studente di diventare poi un autore di fumetti. I fumetti li leggevo, magari provavo anche a farli, ma così, come una sorta di hobby, come una replica di quello che mi piaceva leggere. Poi però ho iniziato a partecipare a dei concorsi, i miei fumetti sono piaciuti, ho iniziato a crederci e così nel periodo universitario ho iniziato anche a collaborare con Frigidaire,
Avevo vent’anni quando ho iniziato a lavorare con loro. Una volta laureato, ho detto, beh, adesso devo scegliere.
Avevo vinto il primo premio a Treviso Comics come miglior libro del 1991 (nel 1990, il premio Signor Bonaventura, ndr) con il mio primo libro, quello su Ramarro, il primo supereroe masochista, che era il personaggio che facevo su Frigidaire, sbaragliando autori del calibro di Pazienza, Toppi, Pratt.
Quindi tutti guardarono sto ventenne e dicevano, ma questo da dove è uscito?
Senza entrare in dettaglio, avendo vinto quel premio, avendo visto quindi già un certo interesse reale nei miei confronti, ho scelto di fare l’autore di fumetti.
E da lì in poi ho continuato nell’ambito delle riviste, quindi ho contribuito alla creazione di una rivista come Cyborg, che è la prima rivista di fumetti cyberpunk al mondo.
Ho inventato una rivista insieme a Daniele Brolli e a Massimo Semerano che si chiama Mondo Mongo, dove facevamo un fumetto puro underground.
Dopodiché, alla chiusura delle riviste, perché è un periodo che si è concluso, diciamo, a metà anni ’90, quello dei contenitori,
inizio a lavorare con alcuni miei progetti per un editore di Bologna, che era sempre Daniele Brolli, poi quindi anche lui autore di Frigidaire. Quindi in un certo senso il solco restava, ma contemporaneamente entro nel mondo del mainstream, quindi disegnando, per esempio, Martin Mystére, che ho disegnato per diversi anni, fino all’inizio del 2000, quando mi viene proposto,
proprio da Alfredo Castelli, di fare il remake del numero uno di Diabolik.
E da quel momento in poi sono stato, come dire, rapito dall’editore Astorina, e ora sono 25 anni.

A.: Devo dire che ho scoperto Giuseppe Palumbo dai numeri di Comics&Science, da Archimede, a Leonardo, fino a Diabolik.

G. P.: Adesso in realtà continuo a lavorare per Astorina, e seguo i miei progetti.
Con la Bonelli l’anno scorso ho disegnato il Texone, che è, per ogni autore, un po’ un punto d’arrivo.
Però la cosa a cui tengo molto in questo periodo sono libri come La sola cura, pubblicato da Oblomov, e altri libri che, alla fine, sto autoproducendo.
Sono il risultato di un lavoro fatto con un collettivo che io ho contribuito a fondare, che si chiama Action30, un collettivo di indagini multiforme.
Dentro questo collettivo ci sono figure diversissime tra loro, da filosofi a fotografi a attivisti politici, che già dal 2006 inizia a fare un’indagine sulle nuove forme di razzismo e di fascismo.
Nel 2006 ci guardavano come dei matti, adesso anche il Papa dice che sembra di essere negli anni ’30. Il nome Action30 deriva proprio da azione contro i nuovi anni ’30, che noi vedevamo arrivare e che poi sono arrivati in un certo senso. In un certo senso, attenzione, perché… ci sono molte differenze.
Niente si replica, ma tutto si trasforma, viene da dire,
E quindi noi ci siamo occupati di trasformazioni. Le trasformazioni le individuiamo rileggendo, facendo quindi una sorta di operazione genealogica, rileggendo degli autori che per noi sono fondamentali in questo percorso che ci ha portato a individuare le nuove forme di fascismo e razzismo.
E sono autori che vanno da Georges Bataille a Walter Benjamin, Pasolini, fino all’ultimo libro che abbiamo fatto su Franco Basaglia.

A.: Ma scusami, il fumetto che contributo dà?

G.P.: Dà un contributo…
Noi li definiamo, come parallelo del graphic novel, dei graphic essay. Cioè sono dei saggi a fumetti di tutti i tipi storici, filosofici…
Anzi, qualcosa di più anzi, se vogliamo, perché non sono dei fumetti, come tanti ce ne sono ormai, tantissimi editori fanno fumetti sulla scienza, per esempio, sulla filosofia.
Raccontano, tutto sommato, la biografia degli autori principali. Ben vengano. Tutto serve a far conoscere, a diffondere la cultura.
Noi, nel nostro caso, invece, facciamo delle operazioni che sono a metà strada tra la narrazione e il saggio, e quindi, lungi da noi, quello di raccontare che cosa ha fatto Benjamin, cosa ha fatto Pasolini, e basta.
Noi rileggiamo quello che hanno fatto per interpretare il presente. Per usare le idee, per capire, cioè, che è fare cultura, in fondo, invece di fare solo, diciamo, così storie.
Pensiamo a un pubblico che legge questi libri come se leggesse un saggio, non con una funzione prettamente didattica, ma con un approccio critico. Il linguaggio dei fumetti serve come interpretazione del pensiero di queste persone, di questi luminari.

A.: Facilita l’approccio?

G.P.: Io penso di sì, non sono rassicuranti, non puoi dire: ah, vabbè.
In quelle pagine raccontiamo anche gli ultimi giorni di Walter Benjamin, che morì suicida attraversando la Francia e la Spagna sfuggendo ai nazisti. Ma quel dato storico per noi è soltanto lo spunto per raccontare altro di Walter Benjamin.
E quindi, spesso e volentieri, le tavole che io ho disegnato sono quasi surrealiste, non hanno più niente del dato reale, se non una reinterpretazione critica.
Quindi, è un’operazione, se vogliamo, sofisticata, ma molti ci dicono, ma voi fate delle cose difficili!
In realtà non sono difficili, devi soltanto metterti in gioco.

A.: Per il discorso delle cose difficili, insegno fisica e quindi capisco benissimo. E ne ho una sulle cose difficili: c’era una mia professoressa di latino del liceo che diceva sempre “le cose difficili si chiedono alle persone a cui vuoi bene”.
E quindi chiedere alle persone di fare uno sforzo per accostarsi a una cosa vuol dire chiedergli di crescere e di fare del bene a sé stesse.

G.P.: Quindi, preferiamo non dargli un prodotto di facile approccio,  di poca interpretazione. Quelli che negli Stati Uniti chiamano For Beginners. Un po’ come la serie For Dummies. Occorre chiedere al lettore, proprio come succedeva a voi, di impegnarsi a capire, ad approfondire.

Dopo l’incontro alla Rinascita, Palumbo ha esposto alcune tavole (o meglio, parti di tavole) presso il Frida Museum, in via delle Canterine, Ascoli Piceno, a cui fanno riferimento le foto.

L’incontro con Giuseppe Palumbo è avvenuto nell’ambito dell’iniziativa Tomka a Scuola, promossa dall’AICVAS e dalla Libreria Rinascita, che ha portato il progetto nelle scuole marchigiane. L’associazione e la storia di Palumbo sottolineano quanto sia importante mantenere viva la memoria storica. L’obiettivo non è “insegnare” o “dire cosa fare” ai ragazzi, ma “ricordare”: l’importanza della memoria e il loro ruolo di cittadini attivi.

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Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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