Penguin Highway – Il mistero degli adulti

Quest’anno il film d’animazione Penguin Highway ha vinto il Premio d’eccellenza nella categoria Animazione alla XXII edizione del Festival delle arti multimediali del Giappone, lo stesso festival organizzato dal Ministero per l’educazione, la cultura, lo sport, la scienza e la tecnologia giapponese (MEXT) che due anni fa aveva premiato come migliori opere Shin Godzilla di Hideaki Anno nella categoria Intrattenimento e your name. di Makoto Shinkai nella categoria Animazione. Si tratta quindi di un riconoscimento ufficiale, anzi istituzionale, che corona di alloro la testa di Hiroyasu Ishida, un regista ancora giovanissimo eppure con una reputazione ottima che ha già superato la fase della “giovane promessa”.

Nato il 3 luglio 1988, segno del Cancro, animale cinese Dragone, Hiroyashu Ishida compirà quest’anno 31 anni e ha già alle spalle una carriera che molti invece cominciano alla sua età. Il suo primo cortometraggio l’ha diretto mentre era in seconda superiore e frequentava il liceo artistico Asahigaoka di Nagoya, città vicino cui è nato, precisamente in un suo sobborgo affacciato sul mare e chiamato Mihama. Nel 2009, a 21 anni ha realizzato il cortometraggio Fumiko no kokuhaku (“La confessione di Fumiko”) che gli ha fatto vincere i primi premi sia in casa, alla XIV edizione del succitato Festival delle arti multimediali, sia all’estero, al Festival internazionale dell’animazione di Ottawa in Canada. Due anni dopo è stato fra i fondatori dello Studio Colorido, che ha iniziato le attività con spot televisivi e cortometraggi promozionali. A partire dal 2014 con il cortometraggio Paulette no isu (“La sedia di Paulette”) lo Studio Colorido diventa un habitué del programma notturno di animazione di qualità noitaminA, che poi prenderà Paulette proprio come sua mascotte.

Il cortometraggio Paulette no isu. noitaminA produrrà in seguito anche il primo mediometraggio dello studio, Taifuu no Noruda (“Il tifone Norda”) diretto da Youjirou Arai, che aveva lavorato come animatore per gli ultimi film di Hayao Miyazaki.

Arrivati nel 2019, a dieci anni dopo la fondazione  lo Studio Colorido conta tre sedi, un organico di 43 lavoratori (fra cui l’animatrice francofona Julia Derungs), numerosi cortometraggi, e finalmente un lungometraggio: Penguin Highway.

La sceneggiatura non originale è stata scritta dallo sceneggiatore e produttore teatrale Makoto Ueda, alla sua terza riduzione di un romanzo di Tomihiko Morimi dopo The Tatami Galaxy e Yoru wa mijikashi aruke yo otome. Stavolta si tratta di un copione molto, molto meno sperimentale ed estremo rispetto alle due opere precedenti, ma non per questo meno ricco. Anzi, delle tre sceneggiature della coppia Morimi-Ueda, quella di Penguin Highway è se possibile la più aperta a interpretazioni e letture metaforiche, essendo quella che presenta il maggior numero di elementi criptici se non assurdi.

Copertine di "Yo-jou han shinwa taikei" e "Yoru wa mijikashi aruke yo otome" di Tomihiko Morimi.
Le copertine dei due precedenti romanzi di Tomihiko Morimi Yo-jou han shinwa taikei e Yoru ha mijikashi aruke yo otome, entrambi pubblicati dalla Kadokawa Shoten, la casa editrice giapponese di fantascienza per eccellenza. Dal primo è stata tratta una serie tv animata arrivata anche in Italia col titolo The Tatami Galaxy, dal secondo è stato tratto un film animato esportato per ora solo in Corea del Sud. Le copertine sono illustrate da Yusuke Nakamura, disegnatore dal tratto inconfondibile.

L’assurdo incipit è la cosa meno assurda del film: in piena estate la cittadina di Aoyama-kun, un bambino diligentissimo e studiosissimo, viene invasa da una miriade di pinguini di origine ignota. A questo primo mistero si aggiungeranno nel corso della storia mostri informi, distorsioni spaziali, fenomeni fisici inspiegabili, creature ultraterrene e poteri sovrannaturali, o almeno così sembra dato che non è assolutamente chiaro cosa effettivamente succeda nel film.

Eppure, ecco il grandissimo risultato raggiunto dal giovanissimo regista Ishida: mettere in scena un film esplicitamente e volontariamente incomprensibile che però riesce comunque a colpisce lo spettatore utilizzando l’atmosfera, i personaggi, i colori, le musiche, gli oggetti e in generale tutto quello che non è trama, palesemente una scusa per mettere in scena tutt’altro.

In Penguin Highway c’è tantissima carne al fuoco, a partire dalla letteratura fantasy e fantascientifica occidentale (basti citare Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò dato che viene nominato anche nel film) mischiata con numerosi richiami al maestro Miyazaki sia visivi sia tematici (anche qua basti citare il viaggio in treno come metafora di crescita interiore), eppure il film non risulta mai pesante o noioso: semplicemente, dopo un po’ lo spettatore si accorge del gioco al rialzo esponenziale del regista e non resta quindi che seguirlo sospendendo, anzi annullando completamente l’incredulità.

Fotogrammi da "Penguin Highway" di Hiroyasu Ishida.
Due momenti di spiccato gusto miyazakiano in Penguin Highway.

Il territorio dove il regista vuole portare lo spettatore è quello del rapporto fra i due protagonisti, il bambino che si atteggia da adulto Aoyama-kun e la adulta insondabile come una bambina Sorellona, talmente adulto il primo che infatti viene chiamato sempre per cognome e talmente bambina la seconda che infatti viene chiamata sempre col soprannome. Il complesso rapporto fra i due, un gioco delle parti in cui lui indaga su di lei mentre lei spinge lui a indagare su sé stesso ed entrambi recitano uno stereotipo, rischia però di venire frainteso nella versione italiana, in cui l’infelice scelta di adattamento “tette” del termine originale giapponese oppai rischia di stravolgere per il pubblico italiano la natura del rapporto fra i due, e di farlo apparire come una sorta di attrazione paraerotica preadolescenziale di Aoyama-kun verso la Sorellona, come infatti è sembrato a molti, molti, molti spettatori.

In realtà la parola oppai fa parte del cosiddetto youjigo, cioè del linguaggio per i bambini, chiamato anche baby talk in ambito professionale psicologico. Fanno parte dello youjigo tutte quelle paroline infantili tipo wan-wan al posto di inu per “cane” o poppo al posto di tori per “uccello”, e corrispondono a “pappa”, “bua” o “nanna” al posto di “cibo”, “ferita” o “dormire” in italiano. Questo vuol dire che, proprio perché usa innumerevoli volte la parola oppaiAoyama-kun non è attratto come un adolescente dalle tette della donna bramata, ma come un bambino dal seno della madre amata.

Fotogrammi da "Penguin Highway" di Hiroyasu Ishida.
La scena del dente da latte è una delle tante che mostra il rapporto squisitamente materno che la Sorellona ha con Aoyama-kun.

Come in giapponese oppai si colloca a metà fra lo scientifico nyuubou e il colloquiale chichi, in italiano “seno” si colloca a metà fra lo scientifico “mammelle” e il colloquiale “tette” e forse sarebbe stata una scelta di adattamento migliore. La Sorellona svolge infatti in tutto e per tutto il ruolo di una madre per Aoyama-kun: lo sgrida, lo educa, gli toglie un dente da latte, ci mangia insieme, ci gioca insieme, ci studia insieme, crescono insieme, e ogni sua reazione o espressione è quella di una madre verso il figlio, e non di una ragazza procace verso un bambino precoce. A conferma di ciò, c’è che la vera madre di Aoyama-kun è un personaggio del tutto irrilevante nell’economia del film e che si vede per pochi secondi in tutto.

In qualche maniera, quindi, il “mistero della Sorellona” potrebbe essere il “mistero della madre”, questo sì veramente forte narrativamente e probabilmente massima fonte di ispirazione per le letterature di tutti i tempi e luoghi, da Medea alle tre Madri.

Penguin Highway è quindi un film solo superficialmente fantascientifico che ha al suo centro una storia potentemente sentimentale, come suggerito anche dalla splendida e dolcissima colonna sonora di Umitaro Abe, la quale rifugge totalmente gli strumenti elettronici e qualunque suono possa ispirare anche solo lontanamente l’idea di fantascienza, per affidarsi completamente a un’orchestra completa di 56 elementi, fra cui Abe stesso al pianoforte e alla fisarmonica.

Il meraviglioso tema portante di Penguin Highway di Umitaro Abe, dolce come il dolce rapporto madre-figlio descritto nel film e nella copertina stessa della colonna sonora.

Dato che i registi nati negli anni ’50-’60 si stanno pian piano avviano verso l’età della pensione, che Makoto Shinkai ha rifiutato ufficialmente il titolo di “nuovo Miyazaki” e che Hiromasa Yonebayashi dopo tre lungometraggi ancora non riesce veramente a uscire dalla poetica dello Studio Ghibli, potrebbe Hiroyasu Ishida ambire al titolo di giovane nuovo maestro dell’animazione cinematografica giapponese e portare quel ricambio generazionale necessario per salvare gli anime? Le premesse sono le migliori, dato che Ishida riesce a recuperare l’eredità sia visiva sia tematica della tradizione nipponica (in particolare dello Studio Ghibli) senza copiarla, ma anzi rielaborandola in un linguaggio assolutamente personale, ricchissimo, immaginifico, che si amplifica con le nuove suggestioni e le nuove possibilità tecniche offerte dall’animazione 2D digitale, già visibilissime e sfolgoranti in questo film e in particolare nell’immaginifica sequenza finale.

Resta solo da aspettare di vedere dove la “penguin highway” di Ishida, ovvero il suo istinto, lo condurrà, e seguire questa strada.


Copertina de "Il mistero dei pinguini" dei The Misfits.La canzone italiana del film Penguin Highway è Il mistero dei pinguini dei The Misfits – Cartoon Cover Band, vincitori del premio Red Phoenix a Lucca Comics & Games 2019.

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Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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