L’ultimo viaggio dell’Endurance – Alla scoperta del Polo Sud con Kleiner Flug

Un viaggio senza speranza, ma cosciente (anche se non conosciamo esattamente i termini dell’annuncio per il reclutamento usato da Shackleton, anzi, alcuni studiosi dicono che non sia mai esistito). Ma quello che è stato riportato nel mito non era certo attraente:

Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti.

Sicuramente una avventura di altri tempi, e non solo per l’attuale ritiro dei ghiacci, ma anche nella risposta della popolazione se, come racconta la storia, la selezione fu davvero difficile, a causa dell’altissimo numero di domande presentate.

In questo volume L’ultimo viaggio dell’Endurance, edito ormai dieci anni fa e riproposto ora in cofanetto con altri due volumi che raccontano storie o viaggi, Pierpaolo Putignano, con l’aiuto dei colori di Luca Lenci rende a fumetti il viaggio che partì nel 1914 e si concluse nel 1917, organizzato da Henry Ernest Shackleton che con le navi Endurance e Aurora si recò in Antartide con l’intento di attraversarlo da un capo all’altro.

Ma senza fortuna, per una serie di motivi. Eppure, grazie proprio alla caparbietà di Shackleton la missione, ancorché fallita, non divenne una tragedia.

For scientific discovery give me Scott; for speed and efficiency of travel give me Amundsen; but when disaster strikes and all hope is gone, get down on your knees and pray for Shackleton.

R.E. Priestley

I resti affondati della nave sono stati peraltro ritrovati nel 2022, dopo la pubblicazione dell’albo.

La storia è nota, raccontata in diversi libri, di cui quello di Alfred Lansing, del 1959 è forse il più famoso. Inoltre ci sono arrivate molte foto dai sopravvissuti, in particolare da Frank Hurley, spesso raccolte in volume.

Putignano prima si è ben documentato, e poi ha avviato un processo di rielaborazione creativa che sulla carta solo il fumetto riesce a fare, e cioè riprodurre i personaggi e le loro caratteristiche in modo preciso, inserendo però elementi di fantasia, mescolando anche registri realistici e umoristici. Lo fa ad esempio usando gli animali come elementi di alleggerimento di una situazione che è altrimenti oltremodo drammatica.

Lo stile è quello che abbiamo trovato in Pian d’Albero, storia partigiana sempre edita da Kleiner Flug nel 2017.

Gli occhi senza sclera (tranne quelli di donne e animali) e il tratto pulito richiamano a volte lo stile della ligne claire, facendo pensare un po’ a Hergé, tanto più per il carattere avventuroso della storia e per il carattere coraggioso ma sempre un po’ guascone dei personaggi. In questo modo la grande tragicità della storia si stempera, almeno apparentemente e a livello di lettura dell’albo, nella grafica solo parzialmente realistica. Un racconto che parla di fatti tragici con una grafica “leggera”, certo, ma anche con l’occhio più aperto alla speranza che offuscato dalla disperazione dell’idea e della sua realizzazione.

Nella storia infatti emerge forte questo senso di non arrendersi, di voler a tutti i costi salvare tutti, di cercare sempre la soluzione che non richieda di lasciare qualcuno, anche uno solo, sul campo.

I colori tenui fanno il resto. Non c’è mai spazio per un rosso vivido, o un verde smeraldo. Sembra di stare in un film in bianco e nero, in cui si distinguono appena dei viraggi, o forse un vecchio film a colori in cui però le tinte sono state a lungo consumate dal tempo.

E alla fine contribuiscono anche le facce sempre ottimiste e sorridenti dei protagonisti, che non si arrendono mai, anche quando la speranza è al lumicino. Quest’aria sottilmente positiva è una caratteristica di Putignano, che ritroviamo anche nell’albo su Pian d’Albero. Uomini seri, preoccupati, lottatori, ma mai sconfitti, perché hanno un ideale alto, che passa dall’esplorazione dell’inesplorato alla necessità di salvare i compagni, prima ancora che se stessi. E che alla fine ce la fanno, con un numero di perdite davvero incredibilmente limitato per la situazione affrontata, sia dall’Endurance sia dall’Aurora.

Grazie a  questo punto di vista la lettura scorre leggera, ma senza frivolezza. Le difficoltà e le tragedie non sono edulcorate, ma vissute nella prospettiva del rischio calcolato e del modo in cui è affrontato. In questo aiuta anche la grafica che ricorda un po’ anche i film di quella Hollywood dove tutto finiva bene, e anche la scelta di concentrarsi sulle persone, anche graficamente. Il punto di vista dell’osservatore non è quasi mai esterno al gruppo, e mai con un campo largo o larghissimo che mostrerebbe l’isolamento e la drammaticità della situazione, anche solo per sottolineare la forza d’animo di questo gruppo di uomini. Le vignette sono sempre riempite, per la maggior parte, dalle persone. E gli stessi dialoghi sono sempre pieni di ritmo. Mai si usano i diari o il racconto in terza persona nelle didascalie, che certamente avrebbero rallentato il ritmo (infatti lo troviamo solo nella parte iniziale, in cui si racconta il tragicissimo epilogo della spedizione di Robert Falcon Scott, e forse in questo modo si vuole anche sottolineare il diverso epilogo delle due vicende).

Le soluzioni scelte per il taglio delle gabbie delle pagine è coerente con tutto quanto suddetto. Le vignette sono numerose, con un ritmo incalzante, quando la situazione potrebbe benissimo essere affrontata con tempi e spazi ben più larghi. L’irregolarità serve proprio a dare dinamica a una storia con pochi colpi di scena nel racconto, ma con un continuo rimbalzare fra la drammaticità della situazione, vissuta soprattutto nell’intimo delle persone, e la calma e la lentezza del ghiaccio. Anche la distruzione e affondamento dell’Endurance avviene in modo “lento”, anche se la forza del ghiaccio è enorme e perentoria.

L’unica splash page (in un fumetto ambientato in un Antartide inesplorato) è quella finale che sottolinea il salvataggio del gruppo dell’Aurora; l’unica altra immagine in cui si vede la vastità del pack, scelta in cui avrebbero indugiato molti illustratori, è il retro di copertina.

Rinunciando ai paesaggi il racconto non si prende mai momenti di pausa prolungati… al massimo mezza pagina, in cui ci si sofferma su un dettaglio, o su un campo appena un po’ più largo. Il racconto delle tante persone dell’equipaggio è intenso. Shackleton è il centro, ma tanti sono i comprimari che vengono, direi giustamente, caratterizzati, fino ai cani e ai gatti che fanno parte della spedizione, e Putignano si dimostra davvero bravo a tenere alto il ritmo, a riempire di umanità il racconto, a caratterizzare i personaggi con pochi tratti e vignette.

Ancora una volta un pezzetto di storia, addirittura della storia di un fallimento, ma che permette a noi che lo leggiamo di soffrire e gioire con i protagonisti. E il fumetto lo rende con una intensità che nessun testo scritto sarebbe riuscito a trasmettere in modo altrettanto immediato.

E con questo siamo felici di concludere le recensioni dei sei meritevolissimi albi che Kleiner Flug ha ripubblicato in cofanetto tra la collana Prodigi fra le nuvole e la collana Narrativa fra le nuvole.


Pierpaolo Putignano, Luca Lenci
L’ultimo viaggio dell’Endurance
Kleiner Flug, 2014
64 pagg., brossura, colore, 29,8×21 cm, 13.00 €
ISBN 978-88-9843930-0

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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