Faccia a faccia con Pino Rinaldi

Chi non conosce Pino Rinaldi?

Il disegnatore che per primo fece discutere per il suo stile “americano”, giudicato troppo azzardato ai tempi, mentre oggi è consuetudine di molti.Pino Rinaldi

Pino è sempre stato al centro dell’attenzione, non solo per il suo indiscusso talento, ma anche per varie vicende di cui fu protagonista, probabilmente perché non ha peli sulla lingua e la sua schiettezza è la base del suo carattere: “pane al pane, vino al vino” come si dice. Intanto ci siamo permessi di fare una chiacchierata con lui sul modo di vedere l’ambiente del fumetto oggi.

Capitan America by Pino Rinaldi

Capitan America by Pino Rinaldi

Pino, per chi non è aggiornato, cosa combini attualmente?   

Lavoro per il mercato francese. Ho già pubblicato un cartonato per loro e ne sto preparando un secondo.

Vorrei una tua opinione sulla Francia, rispetto all’Italia. È, come si sente dire, il paese pieno di occasioni per gli autori che non trovano spazio qui?

Non lo so, non credo. In Francia c’è un mercato totalmente diverso dal nostro e da quello degli Stati Uniti. Più varietà di scelta (fumetti storici, umoristici, di fantascienza ecc…). In USA, tolti i supereroi, si stenta a pubblicare (The Walking Dead è l’eccezione che conferma la regola). In Italia il fumetto per bambini e l’umoristico sono quasi completamente estinti… cosa deve fare un autore italiano che non è S.B.E. e nemmeno supereroico?… Sperare che dai nostri cugini d’oltralpe ci sia lavoro.

Sei stato alla ultima Lucca, come vedi questa manifestazione ormai diventato un evento di dimensioni sterminate?

La manifestazione di Lucca è diventata solo Cosplayer & Games, di comics ne vedo pochi.

Ricordo da ragazzo quando venisti a Teramo Comics nel ’93 e feci la fila per un tuo disegno. Conservo ancora la tua Legs che mi facesti. Cosa ricordi di quella manifestazione? Credi che le Fiere di fumetto sono attualmente troppe o possono ancora crescere?

Non sono troppe. Non vedo i ragazzi con le cartelline sotto il braccio… quando mancano, le manifestazioni per me non sono più tali.

Pensi che non ci siano più disegnatori che aspirano a diventare professionisti? Eppure non conosco case editrici (almeno quelle meritevoli di avere questo nome) che lamentano la mancanza di autori. Oppure pensi che ce ne siano troppi che chiacchierano ma che non si impegnano abbastanza?

Non lo so…

 

calibro 9 by Pino Rinaldi

calibro 9 by Pino Rinaldi

Oggi molti ragazzi non sono autori ma imprenditori, convinti di avere il mondo in pugno grazie ad una connessione internet. Conoscono tutti bene l’inglese.

I genitori pagano a loro viaggi per San Diego e/o Angoulême beati loro. Io per poter riuscire a diventare professionista e vivere di solo fumetto ho fatto per anni più lavori, dormendo per notte quattro ore; i miei genitori non potevano permettersi di farmi fare l’artista. La prima volta che andai a Lucca avevo i soldi solo per il viaggio di andata… Tutto troppo perfetto, non disegnano su carta, ma su computer dove la qualità potrebbe essere fallace e non genuina. Colorano tutti da dio, poi gli dai in mano un pennello e non sanno da dove impugnarlo… Fanno rocce, piante, cieli da urlo, poi scopri che non è tutta opera loro, che sotto c’è il trucco… segui i loro commenti in rete e ti accorgi che oltre a essere ignoranti sul fumetto avrebbero bisogno di un bagno di umiltà. Non dico che tutti siano così, per fortuna chi non lo è durerà nel tempo, diventando un professionista con le basi solide.

In un tuo post hai definito gli attuali lettori di fumetti «una massa di vecchi nerdacchioni con la sindrome di Peter Pan». Pensi che il fumetto oggi sia utilizzato solo come un rifugio per rimanere bambini?

Purtroppo sì. I fumetti oggi sono comprati per la stragrande maggioranza da vecchi nostalgici… Non parla più rivolto ai ragazzi/adolescenti.

OSS 117 by Pino Rinaldi

OSS 117 by Pino Rinaldi

Da questo affermo: “Maledetto il giorno che il fumetto è diventato adulto!”          

Dr.Strange By Pino Rinaldi

Dr.Strange By Pino Rinaldi

Mi spiego meglio: gli appassionati per tanto tempo pretendevano che quella del fumetto fosse ritenuta un’arte di tutto rispetto e, ora che lo è veramente, si è verificato un effetto peggiore: ci sono solo adulti che leggono fumetti, ma gli autori e le case editrici lamentano un mancato cambio generazionale, tant’è che i fumetti “seri” sono ormai troppi, mentre quelli per ragazzi e bambini sono praticamente scomparsi. Sei d’accordo? Rimpiangi quei tempi in cui i bambini erano i maggiori fruitori e i fumetti si trovavano anche dal barbiere, e non solo come reliquie custodite gelosamente da padri di famiglia?

Da quando il fumetto è scritto da autori che parlano solo dei propri problemi, ad un pubblico di lettori della propria età… non ha più possibilità di ricambio generazionale. I ragazzi non si identificano con questi fumetti, non essendoci più sintonia tra chi li produce e loro. Gli adolescenti della mia epoca e quelli d’oggi di base sono simili, ma è cambiato il contesto storico, sociale, morale, di aspettative e qualità di vita. Io non posso realizzare un fumetto per un adolescente dei miei tempi, lasciando inalterata le sensibilità, senza trasportarlo alle esigenze di oggi. Purtroppo gli autori di fumetti d’oggi si vergognano di lavorare per adolescenti. Ancora più spesso non conoscono, o non gli interessa conoscere gli adolescenti contemporanei.

S.H.E. by Pino Rinaldi

Ci sono delle differenze penso, perché alcuni autori che realizzano, che so, Dylan Dog poi creano storie per cose come Il Giornalino, ma effettivamente manca una icona italiana, anche eventualmente modaiola, per i bambini del nostro paese. A parte questo, penso che sia dovuto anche al modo in cui viene venduto il fumetto in Italia. A parte casi come quelli sopracitati, molti fumetti, neanche di chissà quante pagine, hanno prezzi non certo paragonabili alla paghetta media di un ragazzino. Spesso troviamo edizioni di lusso con contenuti extra anche di fumetti che non sono certo dei capolavori della letteratura. Per farmi capire: vado in libreria e con 10€ prendo tutte le opere di Hemingway mentre, va a finire che con la stessa somma non ci prendo nemmeno una storia di 64 pagine degli X-men. Sei d’accordo? 

Ribadisci il mio concetto che il fumetto attuale è studiato e pensato solo per “nerdacchioni” di una certa età. Prima si vendeva sulla quantità, e riciclo generazionale, ora per la fascia d’età.

I 40/50enni comprano i fumetti, essendo stati scritti per loro da autori anch’essi di 40/50 anni.

Silver Surfer by Pino Rinaldi

Silver Surfer by Pino Rinaldi

La tua passione per il fumetto supereroistico americano è famosa. Come lo vedi adesso che è diventato la gallina dalle uova d’oro di Hollywood? Sei contento del fatto che vengono prodotti film spesso rispettosi della versione cartacea o li ritieni semplicemente dei blockbuster che hanno gli anni contati?

Se le trasposizioni dei personaggi a film influissero in positivo nelle vendite del fumetto ne sarei felice, ma questo non accade. Un lettore di fumetti, va a vedersi un film sul personaggio preferito, ma un abituale visitatore di cinema non va dopo la visione del cinecomics a comprarsi il fumetto… non è mai accaduto…

Thanos by Pino Rinaldi

Thanos by Pino Rinaldi

Sei stato tra i primi autori italiani a lavorare alla Marvel. Oggi ce ne sono altri che sono andati a lavorare alla “Casa delle Idee”. Come li vedi? Preferisci qualcuno in particolare?

Non seguo… Quando lavoro per un editore mi sento in obbligo di informarmi su tutto quello che produce, quando smetto, smetto anche di seguirlo… non so spiegarti il motivo.

Willard ed Emma by Pino Rinaldi

Willard ed Emma by Pino Rinaldi

Salvo casi eccezionali, un tempo c’erano gli autori che riuscivano a crescere e migliorare nelle riviste e nei fumetti popolari per poi eventualmente fare qualcosa di proprio una volta che il loro nome aveva un certo peso. Oggi molti autori fanno il contrario: creano una vetrina dei propri lavori (sul web o autoproducendosi su supporto cartaceo) per farsi notare dagli editori di fumetto popolare. Cosa consiglieresti in un panorama come quello di oggi a un disegnatore che vuole guadagnarsi la pagnotta con i fumetti: presentarsi con portfolio agli editori grandi (“o la va o la spacca”) o prima di farsi conoscere con delle proprie creazioni “amatoriali”?

Tutte e due le possibilità? L’autoproduzione è effimera se non sei un genio o Gastone di Paperino (ma nonostante tutto ti scontri col mercato/editoria reale). Autogestendosi non si impara, occorre un supervisore/editor serio e preparato che ti fa le pulci per farti diventare un vero professionista. Una grossa casa editrice osserva il portfolio (sia cartaceo che virtuale) e poi ti commissiona delle prove se ti reputa valido… alcuni editor si rifiutano di osservare i lavori di un aspirante collaboratore in rete. Le case editrici stanno diventando sempre più specializzate… o gli proponi il materiale che esse trattano, oppure non ti degnano di uno sguardo. Ci sono editor che tentano di cavalcare l’onda di una presunta “popolarità” virtuale dell’autore, ma lasciano il tempo che trovano. Avere successo in rete non significa vendere il fumetto, e… volenti o nolenti questo è il compito primario di una casa editrice di fumetti.

Si è straparlato dell’unico Nathan Never che realizzasti (Demoni il numero 22) e molti lettori dell’Agente Alfa lo ricordano con tanto entusiasmo, ma oggi se la Bonelli ti ricontattasse, accetteresti? Motivi?

Senza problemi. Io mi reputo anche un professionista e come tale non ho problemi nel collaborare con chiunque. Logico che non mi sognerei mai di accettare di lavorare per Topolino, essendo un genere che io non tratto, o per chi è al di fuori della mia etica e morale.

Domanda finale: se dovessi pensare ad un “lettore tipo” delle tue opere, come le descriveresti?

Non ci ho mai pensato, non so nemmeno se io abbia un “lettore tipo” delle mie opere.

 

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