Per Aspera ad Astra – Il gesto d’amore di Lorenzo Fonda
Lorenzo Fonda scrive e illustra il diario dell’anno vissuto dopo la scomparsa di sua moglie: un’opera difficile, che attorciglia le budella e ti mette alla prova; ma anche un gesto d’amore importante e necessario.
Giudico sempre un libro dalla copertina. Raramente sbaglio. Quando ho visto quella di Per Aspera ad Astra di Lorenzo Fonda edito da Coconino Press – Fandango ho pensato: mi piacerà. Mi sono seduto sul divano, l’ho aperto con curiosità, ho iniziato a leggere, l’ho chiuso.
Questo libro è il racconto dell’anno successivo alla scomparsa della mia piccola Fil.
Il libro si apre così. Non ce la posso fare. Non l’ennesimo libro sull’elaborazione del lutto. Ancora un fumetto di autoterapia, con tanti bei pensierini egoriferiti messi in fila per commuovere, ma soprattutto per nutrire l’ego dell’autore.
Qualche giorno dopo, complice il senso del dovere di fronte ai libri non letti, riapro il fumetto. Faccio un bel respiro e comincio a leggere. Arrivo a pagina 20 circa, attraversando tavole buie, drammatiche, la descrizione dell’adenocarcinoma che ha colpito la moglie di Fonda (l’artista Elena Xausa). Il peggio è passato, immagino. Ecco invece quattro pagine scritte fittissime, la descrizione del funerale, struttura del fumetto inesistente, inciampi, divagazioni, un delirio, gli occhi si incrociano. Mollo di nuovo. Appoggio il volume da qualche parte, con l’intenzione di dimenticarmene.
Domenica, ore 17:00, interno sera. Mi sento solo e ho voglia di piangere. Recupero Per Aspera ad Astra da sotto una pila di libri e decido di scalare la montagna. Ore 21.45, giro l’ultima pagina devastato dal pianto.
Disclaimer: un’opera (film, canzone, libro, spettacolo teatrale) che ti fa piangere, che smuove delle emozioni, non è necessariamente un’opera bella. Spesso è semplicemente un’opera furba.
Lorenzo Fonda non è un fumettista, non è uno scrittore, è un videomaker (artista poliedrico?), questo è molto chiaro. Poco di questo libro ha il sapore del fumetto, non a caso lo sto definendo libro. Ci sono foto, tavole illustrate, pagine di sola scrittura. Insomma Fonda se ne frega della forma, o meglio se ne frega dei canoni, e manda a puttane quello che è il linguaggio classico (ma anche moderno) del fumetto. Mescola, fa pastrocchi, destruttura, aggiunge, toglie, con un solo obiettivo in testa, restituire nel modo più onesto e sincero la sua esperienza. Il diario di quell’anno vissuto disperatamente che ha seguito la morte di sua moglie.
E cosa c’è, direbbero i miei quattro lettori, di così interessante da dire su un anno di lutto e di dolore? Tanto.
Per prima cosa c’è la Fil, Elena Xausa, questo libro è un omaggio alla sua vita e alla sua arte. Non è un libro su di lei, ma un libro con lei. Anche se la storia è narrata dal punto di vista di Fonda, il personaggio principale è Elena. Tutto quello che Fonda fa e racconta è in funzione di lei, non a caso se c’è un filone narrativo principale è quello dell’installazione a Marostica di Pigrotto, una scultura gigante di un cane che dorme, opera di Xausa: la voglia di Fonda e di chi lo circonda di far permanere lo spirito artistico di sua moglie nella sua città.
La seconda cosa interessante è proprio Lorenzo Fonda: figura anomala nel panorama artistico italiano (infatti se n’è andato a lavorare in America); i suoi dubbi, il suo dolore, la sua incredulità di fronte agli eventi, infine la sua voglia di vita.
I suoi pensieri, senza filtri, sono trascritti in modo candido nelle pagine di questo diario. E allora ti sembra di conoscerlo, di viaggiare con lui attraverso gli Stati Uniti, di incazzarti insieme a lui per tutti gli intoppi burocratici a cui va incontro l’installazione di Pigrotto.
Le sue crisi esistenziali, le riflessioni sulla sua carriera, sulle scelte fatte, sulle strade prese, diventano tue. Anche se Fonda vive una vita in apparenza lontana dall’ordinario: New York, Los Angeles, l’ambiente stimolante dell’arte, riesce a raccontarla in modo onesto, decostruendola, senza glamour, smontandola pezzo pezzo. Rimangono la carne e le ossa, l’una per sentire il dolore, le altre per avere la forza di andare avanti.
La terza cosa interessante è la descrizione della comunità artistica in cui vive Fonda.
Questo è il ritratto della meglio gioventù: New York, Los Angeles, Barcellona, Milano, Marostica. Fonda descrive un popolo, quello dell’arte, chiamiamola underground, se questa parola ha ancora senso, che (re)esiste, che si aiuta, che empatizza, che fa comunità. In grado di vedere il mondo con altri occhi, di inventare soluzioni nuove che aiutino a comprenderlo a renderlo sopportabile.
Infine c’è l’amore. Quello che supera i confini e va verso le stelle, quello che resta nonostante tutto. Quello cercato, quello sperato. Quello silenzioso, quello urlato. Quello che non si arrende, che vince su tutto. L’amore di Lorenzo per la sua Fil, per la sua famiglia, per i suoi amici. L’amore che fa vorticare il mondo e lo rende un posto in cui vale la pena vivere.
Questo libro è in definitiva un gesto d’amore. L’ultimo meraviglioso gesto d’amore di una persona smarrita di fronte all’insensatezza della vita.
Per Aspera ad Astra è l’antidoto di Lorenzo Fonda al dolore. Anzi no, è il dolore che si fa pagina, che si trasforma in arte. La prova del valore salvifico dell’arte, della potenza della narrazione.
Un libro difficile da leggere, che ti mette alla prova, ti attorciglia le budella, ti fa incrociare gli occhi, ti costringe a pensare al presente e che finisce col condizionale, con una serie interminabile di vorrei. Allora chiudo anche io con un condizionale.
Vorrei che ci fossero più libri come questo.
Titolo: Per Aspera ad Astra
Autore: Lorenzo Fonda
Editore: Coconino Press – Fandango
Pagine: 376
Volume: colore, brossura con bandelle
Dimensioni: 17×24 cm
Anno di uscita: 2025
Prezzo: € 25,00
ISBN: 9788876188305
