Wednesday Warriors #44 – da Superman a Lanterna Verde

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

SUPERMAN: UP IN THE SKY #4 – di Tom King e Andy Kubert

Nel Giugno del 2018 la DC Comics ha stretto una partnership con Walmart, catena di supermercati dai prezzi popolari, per la distribuzione in esclusiva di alcuni albi antologici dedicati ai supereroi più popolari della casa editrice di Burbank: i “100 Pages Giant”, albi di 100 pagine dedicati perlopiù a ristampe ma che contengono 12 pagine di materiale inedito.

L’obiettivo principale di questa iniziativa è quello di intercettare un nuovo pubblico, quanto più ampio e diversificato possibile, andando a cercare quelle fasce demografiche e sociali che non hanno mai messo piede in un comic book shop trovandosi quindi di fronte a un pubblico sostanzialmente a digiuno da qualunque elemento di continuity e di conoscenza dei personaggi che non sia quella radicata nell’immaginario collettivo. I sommari delle testate prevedono storie facilmente accessibili e di sicura presa e va da sé che anche gli autori chiamati a realizzare le storie inedite sono obbligati a muoversi entro paletti molto rigidi: le storie non devono rimandare a eventi avvenuti in altre testate, devono essere slegate quindi dalla continuity ufficiale, non possono modificare lo status quo del personaggio (quindi niente morti, matrimoni, cambi di costume ecc…) e devono essere immediatamente fruibili da qualsiasi tipo di pubblico.

Superman: Up In The Sky è la riproposizione in formato comic book di queste storie inedite: ogni albo raccoglie in sé due dei 12-pagers pubblicati originariamente nei 100 Pages Giant.

Tom King e Andy Kubert presentano una storia composta da racconti autoconclusivi che si propone di indagare sull’essenza stessa di Superman: su cosa davvero rende Superman il supereroe per antonomasia. L’evento scatenante, e la macrotrama che fa da collante ai singoli episodi, è tanto semplice quanto effettivamente pretestuoso: una ragazzina viene rapita dagli alieni e Superman lascia tutte le sue responsabilità per correre in suo soccorso, riproponendo così il dilemma etico che contrappone “le esigenze dei molti” a quelle dei pochi (tante grazie Star Trek II e III).

King adatta il suo collaudato stile di scrittura ricco di ellissi e frasi frammentate e lo estende alla trama generale: i primi sei racconti (e quindi i primi tre albi) hanno pochissimi legami di contiguità, sono slegati tra loro e spesso non si prestano a nessun tipo di spiegazione al lettore, lasciando a quest’ultimo l’onere dei collegamenti logici. Più che una storia coesa Up In The Sky si presenta una serie di interessanti saggi sul personaggio di Superman, sulla sua umanità, forza morale, determinazione e quant’altro lo rende un eroe prima ancora che un supereroe. L’impressione è che King avesse una serie di storie brevi in testa e abbia deciso di piazzarle in questa serie senza preoccuparsi troppo di rendere coerente tutto l’impianto narrativo.

In questo quarto numero della serie si comincia a intravedere qualcosa di più del quadro generale: nelle prime 12 pagine i due autori ripropongono un grande classico della storia della DC Comics con la corsa tra Superman e Flash intorno al mondo in una serie di 12 splash pages raccontate in prima persona della ragazzina rapita – che finalmente compare nella serie – e che spiegano in maniera illuminante il concetto di speranza associato all’alter ego di Clark Kent; il secondo racconto invece propone un confronto tra le due identità del nostro protagonista: quella umana, irrazionale, e quella Kryptoniana, pragmatica, in conflitto sull’opportunità della missione intrapresa. Ovviamente l’umano spinge per continuare mentre il kryptoniano lo invita a osservare il quadro più grande (e di nuovo grazie Kirk e Spock).
Lo stile è inaspettatamente oscuro, sia nella narrazione che nella messa in scena: Andy Kubert riempie le sue tavole di campi neri e di chine pesanti che, nonostante i layout spaziosi, composti da poche vignette, e uno stile generalmente magniloquente, restituiscono un’atmosfera oppressiva e cupa. Il disegnatore del New Jersey non è sempre coerente o elegante nella rappresentazione dei volti ma risulta sempre efficace nella narrazione supereroica/ipertrofica che Tom King gli cuce addosso.

Questo quarto capitolo di Up In The Sky ricuce, o quantomeno tenta di farlo, l’intreccio della macrotrama dando un senso al progetto originale che però non possiamo ancora definire coeso. Sicuramente le singole storie sono degli approfondimenti interessanti e ben realizzati, ricche di momenti emozionanti e originali, che però poco si prestano al progetto del 100 Pages Giant.

Bam’s Version

THE GREEN LANTERN #12 di Grant Morrison e Liam Sharp.

Il finale di stagione di uno show televisivo è il suo momento decisivo: come in ogni opera seriale che si rispetti, l’introduzione all’ambientazione e ai personaggi, il loro sviluppo e la costruzione delle trame ha bisogno di un climax d’impatto, capace di chiudere il percorso compiuto finora dagli autori – e al tempo stesso in grado di aprire nuove possibilità narrative da sfruttare in futuro. Grant Morrison e Liam Sharp raggiungono dunque il momento clou di The Green Lantern, il finale della prima stagione di un progetto ad ampio raggio. Albo dopo albo, la situazione presentata dagli autori britannici si è andata sempre più complicando e le disavventure dei poliziotti galattici hanno scandito i tempi della storia, un procedural crime drama arricchito da fantascienza e alti concetti Multiversali. Ora, “Return Of The Qwa-Man” segna il punto di non ritorno per Hal Jordan e il Corpo delle Lanterne Verdi.

L’invasione dell’Anti-Universo ha costretto la Lanterna Verde terrestre a una massiccia operazione di polizia come mai vista finora. Tutto cominciò con il furto del Quadrante della Fortuna Venturano nel #1, il furto del pianeta Terra, lo scontro con Dio e l’incontro con le Stelle Nere. Infiltratosi nel brutale corpo di vigilanti vampirici sotto il giogo del Controllore Mu, Jordan ha scoperto il piano per la costruzione della Risorsa Finale, affrontato viso a viso Adam Strange, esplorato il cosmo all’interno del suo stesso Anello del Potere e incontrato le sue controparti Multiversali. La formula episodica della serie ha concesso a Morrison e Sharp la possibilità di introdurre nuove Lanterne Verdi e di poter giocare con le atmosfere della storia: nei primissimi numeri, ampio focus era dedicato ad Hal Jordan e alla sua natura da scavezzacollo, alla sua routine di lavoro e al Caso del Giorno, l’omicidio di una Lanterna Verde. Spocchioso, arrogante eppure estremamente competente, poliziotto carismatico, ligio al dovere e pragmatico quando c’è bisogno: gli occhi di Morrison hanno plasmato Jordan in un personaggio che abbraccia la sua natura da ranger del vecchio West e la indossa con grazia e charme, sottolineandone in mostra la sua inadeguatezza, la sua incapacità a vivere una vita normale. Hal Jordan è diventato un alieno Terrestre, un cittadino della galassia piuttosto che di Coast City, un uomo assorbito completamente alla causa delle Lanterne Verdi. Pur di garantire la sopravvivenza del Corpo delle Lanterne Verdi e scoprire il traditore tra le fila del Corpo, Jordan ha preso parte al pericoloso piano dei Guardiani di Oa, passando al lato oscuro delle Stelle Nere. Jordan ha toccato con mano quanto la visione di controllo assoluto del Controllore Mu possa cozzare con i propri ideali, baluardo del libero arbitrio e della forza di Volontà, che muove il suo Anello del Potere.
La macro-trama di The Green Lantern ha successivamente preso il sopravvento sugli episodi ed anche il fugace team-up con Freccia Verde si è perfettamente incastrato nel mosaico Morrisoniano. Lentamente, lo scrittore Scozzese ha saputo mettere in evidenza una galassia profondamente caotica e in precario equilibrio, costantemente minacciata dagli echi di nuove Crisi. L’esplorazione dell’Universo all’interno della Volontà, la Multiversalità di Morrison e l’introduzione di Superwatch hanno espanso il “mondo di Lanterna Verde” in maniera radicalmente opposta a quanto fece Geoff Johns.
Nulla è stato lasciato al caso: anche nei loro momenti più confusionari e ricchi di esposizione della trama, Grant Morrison e Liam Sharp hanno risolto il mistero, aggiungendo indizi e prove, eliminando sospettati lungo la strada. Rileggere la serie in un unico volume sarà estremamente interessante .

Il #12 comincia con un lento avvicinamento a Weirwimm, nella No-Zona, dove la fuga di Anti-Materia ha messo in moto gli eventi della trama. Dopo aver ridotto in fin di vita un manipolo di Lanterne, l’Anti-Uomo Qwardiano aspetta furiosamente il confronto finale con il suo doppelganger, Hal Jordan. La seconda doppia splash page dell’intera serie (!) segna l’inizio della battaglia, un vero e proprio slugger fest dove volano pugni insanguinati, sporcati da chine pesanti. Liam Sharp e il team artistico flette e mostra i muscoli e i costrutti di energia, radono al suolo l’ambientazione e lasciano pieno spazio ai due contendenti. La brutalità con la quale Jordan e l’Anti-Uomo si affrontano è insolita per un fumetto di Lanterna Verde, ma non allo spirito di questa The Green Lantern – quello dello sbirro cosmico è un lavoro sporco e Morrison e Sharp non si sono tirati indietro dal mostrare il lato più terrificante, disgustoso e cinico dell’universo. 

Undici numeri dopo, lo scontro tra i due Jordan, Materia e Anti-Materia, si rivela essere un elemento focale della serie – nonostante gli innumerevoli fili narrativi, Morrison converge ogni trama lasciata sospesa in questo colossale albo, estremamente denso di notizie, informazioni e, soprattutto, soluzioni ai misteri e nuove rivelazioni.  Ogni singolo elemento torna a giocare un ruolo importante nella risoluzione finale: l’intervento di Sinestro, l’inaspettata scoperta del traditore, Qward e l’energia distruttiva, il piano finale delle Stelle Nere. Eppure, non tutto si risolve con i pugni e l’azione nuda e cruda.

Come accennato in introduzione, il gran finale di stagione ha bisogno di un cliffhanger, di una chiusura potente che possa tenere lo spettatore, in questo caso lettore, col fiato sospeso. Grant Morrison approfitta delle ultime pagine dell’albo per far scoppiare un bomba – una deflagrazione retroattiva, direttamente dalla Crisi Finale. Sarà sempre curioso osservare la brillantezza del genio all’opera, che dona a The Green Lantern un peso narrativo consistente, eccezionale e in sintonia con l’intera narrativa Morrisoniana in DC Comics. In un colpo solo, Morrison e Sharp ricalibrano l’intera scala dell’opera e la serie assume un ruolo completamente inaspettato nella continuity, colmando lacune e fornendo risposte, riducendo alle componenti essenziali uno dei concept più importanti, pericolosi e misteriosi dell’Universo DC. Come se non bastasse, lo sguardo all’immediato futuro della serie e i suoi sequel è ricco di spunti interessantissimi e giustifica pienamente l’arrivo di Green Lantern: Blackstars, titolo della mini in tre numeri che farà da ponte tra le prime due Stagioni della serie principale.

Scrivere del finale di The Green Lantern significa valutare la riuscita di dodici numeri di costruzione, sviluppo e idee geniali, spesso iper-condensate in sole venti pagine. Eppure, Morrison e Sharp tengono fede alla loro idea principale lungo tutto l’arco narrativo e, sotto il contrasto tra libertà e controllo, The Green Lantern resta un poliziesco, costruito sulle basi di un omicidio, un sospettato, una talpa, una gigantesca cospirazione e un protagonista improvvisamente riscoperto piccolo in un mondo troppo grande, anche per lui. Ma Hal Jordan non è elemento passivo in questa crime story multicosmica: l’evoluzione di Lanterna Verde lungo l’intera trama ne evidenzia l’acume, la risoluzione e la determinazione – e infine, il senso del dovere, l’istinto al sacrificio. Lanterna Verde, secondo Morrison e Sharp, è il pistolero, l’avventuriero, il Maverick di Top Gun che incontra l’ispettore Callaghan di Dirty Harry.
In questo pot pourri di generi, The Green Lantern si stacca prepotentemente da qualsiasi altra produzione DC e Marvel. Una storia a sé, capace di ritagliarsi il proprio spazio e raccontare un mondo dalle mille forme, colori, sensazioni. Una melodia unica nell’omniverso a fumetti, dalla voce inconfondibile. Con un pesante, dolce alle orecchie, riconoscibilissimo accento Scozzese.

First Issue!

FLASH FORWARD #1 di Scott Lodbell e Brett Booth

Per quanto banale, l’intreccio è comunque scandito da un ritmo sufficientemente dinamico e offre spunti potenzialmente intriganti per il dipanarsi degli avvenimenti. Inoltre, sebbene l’approfondimento psicologico si mantenga sempre su un livello tutto sommato superficiale, l’autore riesce a delineare il bagaglio emotivo che Wally si porta appresso. Disperazione e perdita di speranza ma anche di desiderio di rivalsa espressi in maniera efficace che favoriscono l’empatia del lettore nei suoi confronti.
LEGGI QUI LA RECENSIONE COMPLETA

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