World Masterpiece Theater – Le serie post-WMT

Dimensione Fumetto celebra il World Masterpiece Theater, una delle opere più grandiose, influenti e identitarie della storia dell’animazione giapponese, con una retrospettiva completa su tutte le 26 serie animate di cui è composta.

In questo trentesimo articolo: uno sguardo d’insieme ad alcune delle numerose serie realizzate sulla scia del WMT.


Nell’articolo sulle serie pre-WMT scrivemmo che «nonostante gli anime del World Masterpiece Theater non siano stati affatto i primi esempi di animazione seriale televisiva giapponese, in una prospettiva storica non è sbagliato affermare che si tratta comunque di opere assolutamente seminali e persino fondative per il medium. […] L’origine del WMT ha rappresentato un momento cardine in cui l’impegno di innumerevoli produttori, artisti e tecnici ha portato alla nascita delle prime serie anime come le conosciamo adesso», e lo ribadiamo.

Potrebbero sembrare dichiarazioni un po’ esagerate, dato che per il sentire comune gli anime sono generalmente associati non ai melodrammi come le serie del WMT, ma a generi più vistosi e pop come i robottoni o le maghette, ma non va dimenticato che prima del successo del WMT il concetto di “trama orizzontale” era semi-inesistente all’interno delle serie giapponesi, concentrate su titoli pressoché episodici e con cast minimo e stereotipato in modo tale da consentire a chiunque e sempre di iniziare la serie da un punto qualunque senza grossi problemi di continuity. Ecco quindi che se oggi abbiamo serie non basate su fumetti, in cui la trama ha un ruolo centrale ed evolve di episodio in episodio, e che presenta un vasto cast di personaggi complessi, da Mobile Suit Gundam a Yuri!!! on ICE, lo dobbiamo un po’ anche alla Nippon Animation e ai melodrammi del suo WMT.

Immagine promozionale da "Neon Genesis Evangelion" di Hideaki Anno.
Melodramma non basato su un fumetto, in cui la trama ha un ruolo centrale ed evolve di episodio in episodio, e che presenta un vasto cast di personaggi complessi: grazie WMT per averci donato Evangelion.

Oltre al merito generale di aver mostrato che le serie TV potevano avere successo commerciale e fidelizzazione da parte del pubblico anche con una trama orizzontale, il WMT è stato fondamentale anche per aprire un filone enormemente fecondo all’interno dell’industria degli anime: quello delle serie tratte dalla prosa. Wikipedia in giapponese (che per la natura stessa del sito è incompleta) elenca, fra serie e special TV, film per il cinema, OVA e ONA e quant’altro, ben 244 titoli tratti da libri illustrati, racconti e opere di letteratura per l’infanzia (incluse le 6+26 serie pre-WMT e WMT) e addirittura 322 titoli tratti da romanzi, light novel e drammi teatrali per adolescenti e adulti, per un totale di non meno di 566 and counting opere d’animazione basate su una fonte letteraria in prosa, giapponese o straniera che sia. Una produzione veramente enorme e tutta generata da quella prima, candida idea di portare i romanzi dei Mumin di Tove Jansson in animazione.

Molte di queste opere sono state realizzate dalla stessa Nippon Animation, ma non rientrano nel canone del WMT per vari motivi: per esempio sono serie prodotte non per Fuji TV bensì per un altro canale televisivo, o sono film per il cinema, o erano progetti scartati dal WMT però comunque realizzati con budget e staff ridotti. Fra questi ci sono i titoli più disparati, fra cui Shirab, il ragazzo di Bagdad del 1975 (lo stesso anno de Il fedele Patrash) tratto da Le mille e una notte, o il film Anne no nikki del 1978 tratto dal diario di Anne Frank, o ancora Il libro della giungla del 1989 tratto dall’omonimo romanzo di Rudyard Kipling.

Per raccontare questo patrimonio enorme e vastissimo per fonte, genere, target, stile e quant’altro, scegliamo qui una selezione minima di titoli al solo scopo di dare una pur vaga idea dell’enorme varietà e, talvolta, dell’enorme qualità poetica di questo tipo di opere.


Immagine da "L'uccellino azzurro" di Hiroshi Sasagawa.

L’uccellino azzurro (1980)

L’uccellino azzurro (L’Oiseau bleu) giunge alla ribalta delle scene nel 1908 sulle tavole del Teatro d’Arte di Mosca per la regia di K.S. Stanislavskij: l’opera teatrale in sei atti e dodici quadri era nata dalla penna di Maurice Maeterlinck, autore belga già piuttosto noto (e nel 1911 Premio Nobel per la Letteratura) che si era distinto per la sua attenzione al misticismo e al simbolismo di inizio secolo. La storia si incentrava sulle figure di due fratellini, Tyltyl e Mytyl, piccoli taglialegna a cui un giorno viene affidato un compito molto importante dalla fata Berylune: trovare l’uccellino azzurro, l’unico che poteva ridare la salute alla nipotina in fin di vita. I due bambini quindi partono all’avventura in un mondo magico, dove incontrano vari spiriti, buoni e cattivi, che li aiuteranno o li ostacoleranno, fino a che il viaggio si conclude con la loro crescita come esseri umani, convinti che la felicità e la pace non possono essere trovate in un solo oggetto, ma attraverso le esperienze e la giusta conoscenza di quello che ci circonda.

Una storia classica questa di Maeterlinck, basata sulla ricerca imperitura dell’uomo, che ricorda da vicino la leggenda del Graal e tante altre recherches della cultura europea, e che ha avuto infatti un enorme successo, tanto da essere riproposta (e avere ispirato) in moltissime altre opere, in tutte le forme conosciute dell’Arte.

Fra queste, curiosità per chi ha qualche anno sulle spalle, un film del 1976, Il giardino della felicità diretto da George Cukor, che vede nei panni di Mytyl una giovanissima Patsy Kensit (la cui biografia sembra, fino a un certo punto, la trama di un film in stile Il padrino) che, oltre a essere stata la front girl degli Eighth Wonder famosi negli anni ’80, ha un curriculum cinematografico di tutto rispetto. Per chi ha ancora più anni, segnalo anche un film del 1940, Alla ricerca della felicità di Walter Lang con protagonista Shirley Temple (io adoravo Shirley Temple, ma non so se in questa produzione ballasse o no il tip-tap).

Ma stiamo sicuramente divagando: L’uccellino azzurro ha influenzato moltissimo anche il Giappone, e la Fuji TV nel 1980 ne celebrava la storia altamente simbolica e formativa con una serie animata diretta da Hiroshi Sasagawa e disegnata da Leiji Matsumoto.

La produzione dell’opera era dell’Academy seisaku, di proprietà di Yoshinobu Nishizaki, e della Tōei Animation: Nishizaki, fra le tante cose fatte, è colui che ha prodotto tanti lavori di animazione tratti dai fumetti di Matsumoto (La corazzata Yamato, per intenderci), per cui è “normale” ritrovare la sua mano nel character di questa storia; mentre Sasagawa è anche il regista (per contestualizzare il periodo) di Calendar Men, Il fantastico mondo di Paul e Yattaman.

La serie riprende le atmosfere oniriche, metaforiche e simboliche dell’opera originale, cambiando solo alcune situazioni della trama: per esempio, Tyltyl e Mytyl cercano l’uccellino per salvare la vita della loro madre e nelle loro avventure magiche (che raggiungono attraverso lo schermo di un televisore e a bordo di una enorme ciabatta azzurra) saranno aiutati dai loro amici a quattro zampe, un cane e un gatto, trasformati in figure antropomorfe (nell’opera originale, però, il gatto è una figura avversa che tenta di uccidere i due protagonisti). Alla fine di ogni puntata troveranno un uccellino che sembra quello giusto ma che non lo è, mentre solo nell’ultimo episodio porteranno a casa l’oggetto della loro ricerca che si rivelerà essere qualcosa che già conoscevano, completando così il viaggio di crescita a cui erano destinati: la felicità è già a portata di mano, basta saperla riconoscere e gustare.

Leggendo alcuni commenti all’opera si nota che molti associano le atmosfere di questo anime al suo “fratello” artistico Il fantastico mondo di Paul: per quanto riconosca che somiglianze evidenti esistono (d’altra parte il regista è lo stesso e, come Matsumoto, ama mescolare un po’ gli ingredienti del proprio mondo creativo), dissento in quanto l’altro aveva comunque un background allegro (almeno fino al rapimento di Nina) mentre questo no.

Mi spiego.

Ricordo distintamente che guardare questi episodi per me era un’agonia; ricordo che vivevo con profonda angoscia la ricerca spasmodica di questo sfuggente uccellino dalle piume turchesi, e sapevo benissimo che alla fine di ogni episodio quello trovato si sarebbe rivelato un falso. Alla fine ricordo che rinunciai, per la mia salute mentale, e dopo aver “bigiato” diversi episodi tornai alla visione con l’animo rassegnato alla impossibilità di catturare la felicità, ormai resa cinica dal ripetersi dello stesso copione.

Non ricordo se all’ultima puntata esultai o trassi qualche profondo insegnamento: però credo che da lì iniziò il mio personale approccio alla conquista del mio futuro.

Come sempre, dalle opere ben fatte, ognuno assorbe il contenuto che più gli è affine.

Silvia Forcina

• Titolo
– Originale: メーテルリンクの青い鳥 チルチルミチルの冒険旅行 Maeterlinck no aoi tori Tyltyl Mytyl no bōken ryokō “L’uccello azzurro di Maeterlinck – Il viaggio avventuroso di Tyltyl e Mytyl”
– Italiano: L’uccellino azzurro

• Opera d’origine
Dramma teatrale L’Oiseau bleu di Maurice Maeterlinck del 1908. È stato pubblicato in italiano con il titolo L’uccellino azzurro da vari editori a partire da Bemporad nel 1936, a volte insieme con il seguito L’Oiseau bleu et les Fiançailles (intitotlato in italiano come L’uccellino azzurro e il fidanzamento o solo Il fidanzamento) e spesso in volumi antologici con altri drammi dell’autore.

• Luoghi e periodo
Europa centrale nel 1980 (contemporaneo).

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Academy seisaku
– Regia generale: Hiroshi Sasagawa
– Sceneggiatura:
——— Keisuke Fujikawa (Mumin 1969, Le fiabe di Andersen, Mumin 1972)
——— Maru Tamura
– Direzione artistica: Kazue Itō (Le favole della foresta, 1: Il fedele Patrash, 17: Cantiamo insieme, 18: Le voci della savana, 19: Una classe di monelli per Jo, 20: Un oceano di avventure, 21: Il cielo azzurro di Romeo, 22: Meiken Lassie, 23: Dolce piccola Remi, 24: Il cuore di Cosette)
– Character design:
——— Toyo’o Ashida (Mumin 1969, Mumin 1972)
——— Leiji Matsumoto
– Musiche: Hiroshi Miyagawa


Cuore (1981)

Dopo Marco – Dagli Appennini alle Ande le italiche virtù di bontà, abnegazione, sopportazione della sofferenza che tanto piacciono al Giappone ritornano in TV nel 1981 in un adattamento animato di 26 episodi piuttosto fedele del romanzo Cuore di Edmondo De Amicis, realizzato dalla Nippon Animation ma non incluso nel WMT per mere questioni formali.

Pur mancandone alcuni, la serie alterna i racconti mensili e le vicende di Enrico Bottini e dei suoi compagni di classe: è interessante notare il fatto che il racconto mensile Dagli Appennini alle Ande da cui è stato tratto Marco impegni ben due episodi e sia anticipato a metà serie, mentre nell’opera originale si trova quasi a fine romanzo.

In mezzo a una pletora di adattamenti italiani dal vivo cinematografici e televisivi, ricordo questo anime con molto piacere essenzialmente per due motivi: sono nato e cresciuto a Torino e alla prima visione di Cuore ho subito riconosciuto quasi tutti i luoghi rappresentati nella serie, a dimostrazione dell’ottimo lavoro di documentazione tramite location hunting usualmente svolto dallo staff giapponese; inoltre, la prima sigla italiana, interpretata da I Cavalieri del Re, è di una bellezza rara sia per l’inconfondibile voce di Clara Serina sia per il testo geniale di Riccardo Zara che gioca con la nostalgia dell’infanzia lontana ma non dimenticata, dando vita sostanzialmente più a un tributo all’opera di De Amicis che a una “semplice” sigla di un cartone animato.

Filippo Petrucci

• Titolo
– Originale: 愛の学校 クオレ物語 Ai no gakkō Cuore monogatari “La scuola dell’amore – La storia di Cuore”
– Italiano: Cuore

• Opera d’origine
Romanzo Cuore di Edmondo De Amicis del 1886. È stato pubblicato in italiano per la prima volta da Treves e poi numerosissime volte da numerosi editori.

• Luoghi e periodo
Italia nel 1881-1882.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Nippon Animation
– Regia generale: Eiji Okabe (11: Lovely Sara, 13: Una per tutte, tutte per una)
– Sceneggiatura:
——— Zen’ichi Ishii
——— Ryūzō Nakanishi (1: Il fedele Patrash, 11: Lovely Sara)
——— Michio Satō (1: Il fedele Patrash)
– Direzione artistica: Jirō Kōno (Mumin 1972)
– Character design:
——— Isamu Kumada
——— Susumu Shiraume
– Musiche: Katsuhisa Hattori (6: Le avventure di Tom Sawyer, 11: Lovely Sara, 23: Dolce piccola Remi)


Immagine da "Belle e Sebastien" di Keiji Hayakawa.

Belle e Sebastien (1981)

Pur non essendo parte dell’elenco ufficiale delle serie appartenenti al World Masterpiece Theater, Belle e Sebastien ha con esse diversi elementi in comune. Prodotta dalla Tōhō in collaborazione con la MK Company, la serie ha infatti coinvolto diversi tecnici e artisti impegnati anche con la Nippon Animation, in particolare il character designer Shūichi Seki e il regista Keiji Hayakawa, che poi si unirà a Miyazaki per i suoi Conan il ragazzo del futuro e Il fiuto di Sherlock Holmes.

La storia è presa dai romanzi di Cécile Aubry pubblicati nel 1966 e a loro volta adattati dal telefilm per la TV francese Belle et Sébastien diretto dalla stessa Aubry (e col figlio a interpretare il bambino protagonista). La serie animata giapponese adatta solo la prima delle tre serie uscite in Francia (nel 1965, le altre due nel 1968 e nel 1970).

Sébastien è un ragazzo che cresce con il vecchio Cesar sui Pirenei dopo la morte della madre, e stringe una profonda amicizia con Belle, un cane di razza patou con cui condividerà molte avventure, soprattutto per difenderlo dalla gente che lo vede come “il diavolo bianco”. Nell’anime in realtà Sébastien e Belle (in giapponese chiamata Jolie) vivranno queste avventure in viaggio, alla ricerca della madre del ragazzo, che non è morta di parto come nell’originale, ma è in giro per la Spagna con la sua comunità rom.

Da questo punto di vista la serie animata ricorda un po’ altre serie caratterizzate da elementi analoghi, in particolare il viaggio con gli animali e la ricerca della mamma: nel WMT ci sono Marco – Dagli Appennini alle Ande e Peline Story, ma in quegli stessi anni si ricordano anche Remi – Le sue avventure e Bun Bun. Belle e Sebastien però è caratterizzata da un atteggiamento meno malinconico e più risoluto, che la distingue dalle altre serie analoghe.

Da ricordare, nell’adorabile prima sigla italiana cantata da Fabiana Cantini, il coretto “trrrrr!!!” alla fine di ogni verso del ritornello. 🙂

Andrea Cittadini Bellini

• Titolo
– Originale: 名犬ジョリィ Meiken Jolie “Il bravo cane Jolie”
– Italiano: Belle et Sebastien, successivamente rinominata Belle e Sebastien dalle repliche del 1996 in poi

• Opera d’origine
Romanzo Belle et Sébastien di Cécile Aubry del 1966 e seguenti. Sono tutti inediti in italiano.

• Luoghi e periodo
Francia nella metà del XX secolo.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Tōei
– Regia generale: Keiji Hayakawa (0: Heidi)
– Sceneggiatura:
——— Toshiyuki Kashiwakura
——— Mitsuru Majima
——— Sōji Yoshikawa (Mumin 1969)
– Direzione artistica:
——— Katsumi Handō (Mumin 1969, Mumin 1972)
——— Mitsuki Nakamura (24: Il cuore di Cosette)
– Character design: Shūichi Seki (Le fiabe di Andersen, 0: Heidi, 4: Peline Story, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 7: L’isola della piccola Flo, 8: Lucy May, 16: Papà Gambalunga, 17: Cantiamo insieme, 18: Le voci della savana)
– Musiche:
——— Akihiro Komori
——— Shin’ichi Tanabe


Immagine da "Alice nel Paese delle meraviglie" di Taku Sugiyama.

Alice nel Paese delle meraviglie (1983)

Prodotta da Shigeo Endō e Andrea Wagner nel 1983, Alice nel Paese delle meraviglie (Fushigi no kuni no Alice in giapponese, e Alice im Wunderland in tedesco) è una serie TV di 52 episodi tratta liberamente dai romanzi Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871) di Lewis Carroll.

La serie è una co-produzione fra la giapponese Nippon Animation e la tedesca Apollo Films. La regia è di Taku Sugiyama, e le allegre e soavi musiche, alcune simili a nenie, sono di Christian Bruhn.

In Italia è stata trasmessa a partire dal 1986 su Italia 1 all’interno della trasmissione Bim Bum Bam con la sigla cantata da Cristina D’Avena: senza dubbio una bellissima sigla, eh!, ma onestamente preferisco il ritmo della versione inglese.

Londra vittoriana. In una tranquilla giornata di acquisti con sua mamma e la loro governante, la signora Spice, Alice acquista presso un antiquario un vecchio cilindro appartenuto a un mago, dentro al quale scorge un coniglietto bianco parlante con cui fa subito amicizia. Tornata a casa, Alice scopre che il suo nuovo amico si chiama Benny Bunny, nipote del Coniglio Bianco, messaggero della Regina di Cuori, e può essere ascoltato solo da chi è pieno di fantasia come la piccola Alice. Nel bel mezzo di un noioso ricevimento, Benny Bunny convince la bambina a entrare nella tana del Coniglio Bianco, guidandola attraverso il Paese delle meraviglie.

Per Alice ha inizio così una serie di fantastiche avventure in un mondo magico, abitato da personaggi bizzarri e interessanti come il Ghignagatto (il Gatto del Cheshire), i gemelli litiganti Pappa Ciccia e Ciccia Pappa (Tweedle Dee e Tweedle Dum), lo Strizzafuoco (una versione più goffa e simpatica del Tartaglione), la Regina Paola e il Re Paolo, sovrani degli scacchi, il saggio Bruco Blu, l’insofferente e ostica Regina di Cuori e tutti gli altri.

La serie presenta molti personaggi dei romanzi originali, perfino la vecchia pecora che fa la calza nella sua bottega che Alice incontra nel castello della Regina Paola, entrando in un dipinto, nell’episodio intitolato La pecora dei sogni, ma diversamente dai romanzi originali, Alice ritorna nel mondo reale alla fine di ogni episodio e poi nel Paese delle meraviglie all’inizio dell’episodio successivo. Queste transizioni fra i due mondi sono rappresentate come dei sogni diurni, attraverso i quali la quotidianità di Alice trova una corrispondenza e una morale finale nelle avventure che la protagonista vive di volta in volta nel Paese delle meraviglie.

Alice nel Paese delle meraviglie è un’incantevole e divertente serie TV in cui la protagonista sfugge alle noiose regole del galateo vittoriano sulle ali della fantasia.

Pamela Marinucci

• Titolo
– Originale: ふしぎの国のアリス Fushigi no kuni no Alice “Alice nel Paese nelle meraviglie”
– Italiano: Alice nel Paese delle meraviglie

• Opera d’origine
Romanzi Alice’s Adventures in Wonderland e Through the Looking-Glass, and What Alice Found There di Lewis Carroll del 1865 e 1871. Sono stati pubblicati in italiano in numerosissime edizioni solitamente con i titoli Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.

• Luoghi e periodo
Regno Unito e Paese delle meraviglie alla fine del XIX secolo.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Apollo Films, Nippon Animation
– Regia generale: Taku Sugiyama (Dororo, Le fiabe di Andersen, 7: L’isola della piccola Flo)
– Sceneggiatura: Niisan Takahashi
– Direzione artistica: Satoshi Matsudaira (5: Anna dai capelli rossi, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 7: L’isola della piccola Flo, 8: Lucy May)
– Character design:
——— Isamu Kumada
——— Kazuko Nakamura
– Musiche: Reijirō Koroku (2: Marco – Dagli Appennini alle Ande, 12: Pollyanna)


Immagine da "Il fiuto di Sherlock Holmes" di Kyōsuke Mikuriya e Hayao Miyazaki.

Il fiuto di Sherlock Holmes (1984)

C’erano una volta le produzioni animate italiane di altissimo profilo, per esempio quella che vide la RAI commissionare a Tōkyō Movie Shinsha una serie animata di 26 episodi dedicata a Sherlock Holmes, con la partecipazione di grandi nomi giapponesi (Hayao Miyazaki, Yoshifumi Kondō, Sunao Katabuchi, Kentarō Haneda) e italiani (Toni Pagot, Marco Pagot, Gi Pagot).

La produzione iniziò nell’aprile 1981 con la regia generale di Miyazaki, ma fu sospesa nel 1982 dopo la realizzazione di sei episodi (tre dei quali diretti personalmente da lui, ovvero i numeri 3, 4 e 5), a quanto pare per questioni relative ai diritti dei personaggi inventati da Sir Arthur Conan Doyle e per problematiche economiche da parte italiana. Successivamente la produzione del resto della serie riprese con Kyōsuke Mikuriya alla regia generale (e due episodi diretti personalmente da Miyazaki, il 9 e l’11) e Il fiuto di Sherlock Holmes esordì in contemporanea TV sia in Italia sia in Giappone nel novembre 1984.

La peculiarità di questa serie consiste nel fatto che i protagonisti sono cani antropomorfi, richiesta proveniente dall’Italia che Miyazaki non ha compreso fino in fondo, ma col senno di poi i fatti ci hanno dato ragione: come si fa a non amare uno Sherlock con le sembianze di un segugio? D’altronde è un detective, esattamente come nel Robin Hood della Disney il protagonista dalla proverbiale astuzia è una volpe. In ogni caso il riuscitissimo character design dei personaggi richiama immediatamente il caratteristico stile miyazakiano: osservando Holmes il pubblico può facilmente rivedere il protagonista di Conan il ragazzo del futuro (1978), ma con il muso da cane.

In Giappone quattro fra gli episodi diretti da Miyazaki sono stati proiettati nei cinema a coppie e in versione estesa in abbinamento a due film del regista, Nausicaä della Valle del vento (1984) e Laputa – Castello nel cielo (1986).

L’edizione italiana brilla per i doppiatori coinvolti (Elio Pandolfi, Riccardo Garrone, Maurizio Mattioli, Angelo Maggi), ma ho trovato veramente superlativa l’interpretazione di Moriarty da parte di Mauro Bosco, che ha recitato le parti dell’antagonista di Sherlock Holmes con accento piemontese; non c’è alcuna motivazione logica in questa scelta, ma l’effetto comico è assicurato e questo è uno dei motivi per cui la serie è amata e ricordata nel nostro Paese. La sigla italiana, incisa dai Complotto sia col testo in italiano sia col testo in inglese, è simpatica e orecchiabile e aveva tutti gli ingredienti per diventare un classico, ma così non è stato forse a causa dell’infelice programmazione TV della serie che divideva ciascun episodio in quattro brevi parti proposte in quattro giorni diversi, scelta discutibile pensando anche al fatto che si tratta di una storia investigativa che, seppur rivolta a un pubblico di bambini, richiede allo spettatore la giusta dose di attenzione per raccogliere e collegare tutti gli indizi.

Se voleste recuperare questa serie almeno in parte, sappiate che 13 episodi sono disponibili gratuitamente e legalmente su RaiPlay.

Ilaria Azzurra Caiazza

• Titolo
– Originale: 名探偵ホームズ Meitantei Holmes “Il grande detective Holmes”
– Italiano: Il fiuto di Sherlock Holmes

• Opera d’origine
Numerosi romanzi e racconti di Arthur Conan Doyle. Sono stati tutti pubblicati in italiano in molte edizioni con vari titoli.

• Luoghi e periodo
Regno Unito fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Tōkyō Movie Shinsha, RAI, REVER
– Regia generale:
——— Kyōsuke Mikuriya
——— Hayao Miyazaki (Mumin 1969, 0: Heidi, 1: Il fedele Patrash, 2: Marco – Dagli Appennini alle Ande, 3: Rascal, il mio amico orsetto, 5: Anna dai capelli rossi)
– Regia di episodi:
——— Hayao Miyazaki
——— Nobuo Tomizawa (0: Heidi, 1: Il fedele Patrash, 2: Marco – Dagli Appennini alle Ande, 3: Rascal, il mio amico orsetto, 5: Anna dai capelli rossi)
– Sceneggiatura:
——— Yoshihisa Araki (5: Anna dai capelli rossi)
——— Toshirō Ishidō
——— Toshiya Itō
——— Tsunehisa Itō (Le fiabe di Andersen, 1: Il fedele Patrash)
——— Sunao Katabuchi (12: Pollyanna, 19: Una classe di monelli per Jo, 20: Un oceano di avventure, 22: Meiken Lassie)
——— Hayao Miyazaki
——— Gi Pagot
——— Marco Pagot
——— Hayao Yamadori
– Direzione artistica:
——— Jin Kageyama
——— Nizō Yamamoto (5: Anna dai capelli rossi, 25: Il lungo viaggio di Porfi)
– Character design:
——— Yoshifumi Kondō (5: Anna dai capelli rossi, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 12 Pollyanna, 13: Una per tutte, tutte per una)
——— Gi Pagot
——— Marco Pagot
——— Tsukasa Tan’nai (1: Il fedele Patrash, 2: Marco – Dagli Appennini alle Ande)
– Musiche: Kentarō Haneda


Immagine da "Il mago di Oz" di Hiroshi Saitō e Masaru Tonogo'uchi.

Il mago di Oz (1986)

Basata su quattro dei quattordici libri della saga di Oz di Lyman Frank Baum, la serie Il mago di Oz arriva in Italia l’8 settembre 1986 precedendo di un mese la trasmissione giapponese che avvenne a partire dal 6 ottobre successivo.

Diversi membri dello staff, come il character designer Shūichi Seki, lavoravano parallelamente al franchise del World Masterpiece Theater, rendendo così la serie simile a una di queste produzioni, pur non vedendo la Nippon Animation coinvolta nel progetto.

La serie giapponese segue abbastanza fedelmente il primo, il secondo, il terzo e il sesto romanzo della serie di libri dello scrittore statunitense. Da bambino questa serie mi ha sempre incuriosito tantissimo, al punto che i romanzi di Baum sono diventati fra i miei preferiti e la storia di Oz una delle mie fisse anche da adulto.

Quello che mi ha sempre affascinato della serie è principalmente la storia di come Dorotea viene trasportata, in modo repentino e drammatico, nel paese di Oz a causa di un tornado che investe le campagne del Kansas dove la piccola risiede con gli zii. Appena atterrata, letteralmente con la propria casa, la giovane viene accolta come un’eroina, la sua abitazione ha infatti schiacciato la malvagia strega dell’est e come ricompensa Dorotea riceve in dono, dalla strega buona del nord, le scarpe della defunta megera. La piccola abitante del Kansas però vuole solo tornare nelle sue terre e l’unico modo per raggiungere il suo scopo è quello di recarsi al cospetto del grande e potente Oz che governa la Città di smeraldi. Lungo il cammino, lastricato da mattoni gialli, che conduce alla verde cittadina, la giovane (in compagnia del suo cane Toto) farà amicizia con lo Spaventapasseri senza cervello, l’arido Uomo di latta e il vigliacco Leone. Il gruppo di personaggi è talmente ben caratterizzato e ben assortito che negli anni sono divenuti iconici e fanno parte ormai dell’immaginario collettivo, segno di come Baum abbia colpito nel segno e abbia saputo raccontare una storia senza tempo, ancora oggi forte e attuale: le stesse caratteristiche sono tramandate alla serie animata che, vista dagli occhi di un adulto, mantiene invariata tutta la magia e l’avventura che il me bambino ricordava, complice anche i bellissimi disegni acquerellati che a tratti ricordano un’altra famosa serie, Memole dolce Memole… ma questa è un’altra storia.

Maurizio Vannicola

• Titolo
– Originale: オズの魔法使い Oz no mahōtsukai “Il mago di Oz”
– Italiano: Il mago di Oz

• Opera d’origine
Romanzi The Wonderful Wizard of Oz, The Marvelous Land of Oz, Ozma of Oz e The Emerald City of Oz di Lyman Frank Baum del 1900, 1904, 1907 e 1910. Sono stati pubblicati in italiano in numerose edizioni solitamente con i titoli Il meraviglioso mago di Oz, Il meraviglioso paese di Oz, Ozma, regina di Oz e La città di smeraldo di Oz.

• Luoghi e periodo
Stati Uniti d’America e Paese di Oz all’inizio del XX secolo.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Itōman, Panmedia
– Regia generale:
——— Hiroshi Saitō (Le favole della foresta, 0: Heidi, 3: Rascal, il mio amico orsetto, 4: Peline Story, 5: Anna dai capelli rossi, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 7: L’isola della piccola Flo, 8: Lucy May, 10: Le avventure della dolce Kati, 14: Piccolo Lord, 18: Le voci della savana)
——— Masaru Tonogo’uchi
– Sceneggiatura:
——— Akira Miyazaki (3: Rascal, il mio amico orsetto, 4: Peline Story, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 8: Lucy May, 10: Le avventure della dolce Kati, 13: Una per tutte, tutte per una, 18: Le voci della savana)
——— Takafumi Nagamine
——— Hiroshi Saitō
– Direzione artistica: Mariko Kadono
– Character design: Shūichi Seki (Le fiabe di Andersen, 0: Heidi, 4: Peline Story, 6: Le avventure di Tom Sawyer, 7: L’isola della piccola Flo, 8: Lucy May, 16: Papà Gambalunga, 17: Cantiamo insieme, 18: Le voci della savana)
– Musiche:
——— Takao Naoi
——— Kōji Yoshimura


Immagine da "D'Artagnan e i moschettieri del re" di Kunihiko Yuyama.

D’Artagnan e i moschettieri del re (1987)

I tre moschettieri di Alexandre Dumas è uno dei miei libri preferiti. Pochi come Dumas riescono a tenerti incollato alla lettura, catapultandoti all’interno di avventure al cardiopalma che non ti mollano un secondo e continuano a stupirti pagina dopo pagina. Di certo la natura episodica del romanzo, che fu pubblicato a puntate su Le Siècle nel 1844, contribuisce a costruire un ritmo serrato che non annoia il lettore, ma anzi lo trascina nella storia e lo ammalia di curiosità per gli eventi a venire, costringendolo a non staccare gli occhi dalla pagina. Lo stile particolarmente sornione e diretto di Dumas e una vicenda tra le più paradigmatiche, piena di intrighi politici, combattimenti, amori, peripezie, lo eleva a grande classico della letteratura, oggi destinata, ahimé, per lo più a un pubblico di ragazzi, ma rimasto nell’immaginario di intere generazioni.

Devo però confessare che sono arrivato a leggere il romanzo molto tardi, quando già avevo la patente e i primi dubbi esistenziali, perché la storia dei tre moschettieri mi era nota e in quanto tale non sentivo la necessità di approfondirla attraverso la pagina scritta. Mi era famigliare perché, nel 1989, quando avevo otto anni, passavo i miei pomeriggi davanti alla TV che trasmetteva una serie animata chiamata, per l’appunto, D’Artagnan e i moschettieri del re.

Ricordo ancora perfettamente la sigla di apertura cantata da Cristina D’Avena e il coro di voci maschili (i moschettieri!?) che contrappuntavano la sua voce argentina. Ricordo il ciuffo di D’Artagnan, la sua guasconeria e insolenza che non me lo rendevano simpaticissimo. Ricordo Athos, Porthos e Aramis, il loro valore e le loro caratteristiche peculiari che li rendeva uniti nella diversità. Ho sempre amato i gruppi di persone in cui ognuno faceva la propria parte e metteva le proprie caratteristiche a servizio del gruppo (vedi alle voci I Cavalieri dello zodiaco, I cinque samurai, Voltron… continuate la lista aggiungendo serie a vostro piacimento). Athos era quello intelligente, equilibrato, Porthos forte e irruento, Aramis gentile e delicato. Alcune cose importanti su Aramis le avrei scoperte solo più tardi, la scena in cui D’Artagnan scopre che Aramis è in realtà una donna, Renée d’Herblay per l’esattezza, fu una delle più scioccanti e allo stesso tempo epifaniche della mia infanzia. Ovviamente questa rivelazione è un’invenzione dell’anime: mai Dumas, che pure aveva un gusto estremo per i coup de théâtre, si sarebbe immaginato un personaggio che cela la sua vera identità di genere; infatti nel romanzo Aramis è descritto come un gentiluomo di chiesa e non a caso, deposte le armi, diventerà il saggio abate d’Herblay.

Ricordo l’infido cardinale Richelieu, con quei baffi a punta e quel pizzetto demoniaco, i suoi occhi come due fessure malefiche con cui osservava il mondo per ordire trame spietate.

Ricordo soprattutto Milady de Winter, uno dei più bei personaggi mai scritti da Dumas e meglio centrati dalla serie animata. Bella, sensuale, un neo sotto l’occhio destro, labbra carnose e capelli verdi. Algida e spietata, donna d’intelletto e allo stesso tempo d’azione con la sua inseparabile scimmietta. Era perfida, crudele, ma non potevi non amarla. Rubava inevitabilmente la scena a tutti gli altri quando entrava nell’inquadratura. Mirabile per scrittura e regia l’episodio in cui Milady, finalmente catturata da D’Artagnan, deve essere giustiziata dallo stesso, e si racconta in un lungo flashback che intenerisce il moschettiere e lo convince a risparmiarla: D’Artagnan in un gesto simbolicamente cruciale invece che la testa (le decapitazioni erano molto in voga all’epoca) le taglia la folta chioma smeraldo e la fa rinascere a nuova vita. Per inciso la nuova vita di Milady sarà una nuova occasione per delinquere e ordire trame ai danni dei moschettieri del re, cosa che rende quel gesto e quella puntata ancora più interessanti.

Qualsiasi trasposizione cinematografica del romanzo avvenuta negli anni, con o senza Leonardo Di Caprio, per me non ha mai superato quella dell’anime che, seppur ricca di invenzioni non presenti nel romanzo, è riuscita a riproporre fedelmente le atmosfere e il ritmo della pagina, diventando un piccolo grande classico dell’animazione giapponese.

Andrea Cozzoni

• Titolo
– Originale: アニメ三銃士 Anime san jūshi “I tre moschettieri animati”
– Italiano: D’Artagnan e i moschettieri del re

• Opera d’origine
Romanzi Les trois mousquetaires e Le Vicomte de Bragelonne di Alexandre Dumas (padre) del 1844 e 1848. Sono stati pubblicati in italiano in numerose edizioni solitamente con i titoli I tre moschettieri e Il visconte di Bragelonne.

• Luoghi e periodo
Francia nel 1625.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: NHK Enterprises
– Regia generale: Kunihiko Yuyama
– Sceneggiatura: Yasuo Tanami
– Direzione artistica:
——— Kazuhiro Kinoshita
——— Mitsuki Nakamura (24: Il cuore di Cosette)
– Character design: Shingo Ozaki
– Musiche: Kōhei Tanaka


Immagine da "Mary e il giardino dei misteri" di Tameo Kohanawa.

Mary e il giardino dei misteri (1991)

Dopo Lovely Sara e Piccolo Lord, facenti parte del WMT, in questa retrospettiva parliamo per la terza volta della scrittrice Frances Hodgson Burnett, autrice del romanzo Il giardino segreto adattato nella serie animata di 39 episodi Mary e il giardino dei misteri del 1991.

L’ho già scritto per Piccolo Lord, i racconti con protagonisti benestanti e in costume non hanno mai fatto per me, eppure da ragazzino ho seguito questo cartone sebbene ci fosse una protagonista decisamente antipatica, come denotano i titoli delle prime tre puntate: La ragazzina insofferente, Mary la stizzosa e Nessuno mi vuole bene.

Durante la visione degli episodi il titolo di quest’opera mi era risultato familiare, quindi misi a soqquadro la libreria dei miei nonni finché non trovai il libro della Burnett, appartenuto a mia madre quando era una bambina, e lo lessi in poche ore amandolo particolarmente.

Rispetto all’originale nel cartone la storia è stata dilatata inserendo vicende e personaggi inediti, ma il nucleo del racconto resta l’incontro fra i due cugini Mary, bambina inglese nata in India, viziata, ignorata dai genitori, rimasta orfana e rimpatriata a casa dello zio acquisito, e Colin, bambino traumatizzato dalla morte della madre, ritenuto gravemente malato e segregato nella propria camera; conoscendosi, i due bambini si salvano a vicenda e ricominciano a vivere, e grazie a loro ho scoperto che quelli che ritenevo fossero “libri per bambine” in realtà sono libri per tutt*, grandi e piccin*.

Nota a margine: Mary e il giardino dei misteri avrebbe dovuto esordire in Giappone sul canale satellitare di NHK il 5 aprile 1991, ma a causa dei ritardi nella produzione della precedente serie ospitata nella fascia oraria, ovvero nientemeno che Nadia – Il mistero della pietra azzurra, il primo episodio di Mary e il giardino dei misteri è slittato di due settimane e andato in onda il 19 aprile: insomma, in un modo o nell’altro ci sono sempre di mezzo Anno, Sadamoto, Sagisu e la Gainax in generale.

Filippo Petrucci

• Titolo
– Originale: アニメ ひみつの花園 Anime Himitsu no hanazono “Il giardino segreto animato”
– Italiano: Mary e il giardino dei misteri

• Opera d’origine
Romanzo The Secret Garden di Frances Hodgson Burnett del 1910. È stato pubblicato in italiano con il titolo Il giardino misterioso nel 1921 da Paravia, e successivamente da numerosi altri editori generalmente con il titolo Il giardino segreto.

• Luoghi e periodo
Regno Unito negli anni 1910.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: NHK Enterprises
– Regia generale: Tameo Kohanawa
– Sceneggiatura:
——— Chisako Kuki (12: Pollyanna)
——— Takashi Nishimura
——— Kaoru Umeno*
– Direzione artistica: Aiko Katsumata
– Character design: Hidemi Kubo
– Musiche: Kōhei Tanaka

* = Nome d’arte di Yasuo Tanami.


Immagine da "Agatha Christie no meitantei Poirot to Marple" di Naohito Takahashi.

Agatha Christie no meitantei Poirot to Marple (2004)

Il canale televisivo giapponese NHK G non è solito trasmettere animazione: è infatti il canale generalista e istituzionale dell’emittente nazionale NHK, si rivolge a un pubblico prevalentemente adulto ed è più o meno confrontabile con Rai 1, ma più serioso e quasi interamente privo di intrattenimento. In effetti, quando si parla di “anime trasmessi da NHK”, solitamente ci si riferisce al canale NHK E (canale educativo e per bambini) o più probabilmente ai vari canali satellitari NHK BS, che in Giappone esistono dal 1989 (ad esempio, Nadia – Il mistero della pietra azzurra fu trasmesso sì da NHK, ma sul satellite, e recentemente ci è stato ritrasmesso anche Neon Genesis Evangelion). NHK G non propone anime nel daytime con continuità dai primi anni 2000, quando aveva una fascia settimanale intitolata NHK anime gekijō “Teatro degli anime di NHK” in onda la domenica sera alle 19:30 e composta da serie tratte da opere letterarie: il riferimento diretto al World Masterpiece Theater nel nome, nella fascia oraria e nel contenuto è evidente.

Purtroppo il teatro degli anime di NHK G non ha avuto lo stesso successo del teatro degli anime di Fuji TV: iniziato in grande stile nel 2004 con la conversione de La fenice di Osamu Tezuka (che benché sia un fumetto è considerato a tutti gli effetti un’opera letteraria, giustamente), si è concluso nel 2006 dopo appena cinque serie; la seconda è stata Agatha Christie no meitantei Poirot to Marple “Poirot e Marple, i grandi detective di Agatha Christie”, la terza Yuki no jo’ō “La regina delle nevi” tratta dalla fiaba di Andersen e diretta nientemeno che da Osamu Dezaki, e infine due titoli totalmente alieni al progetto originale ovvero la serie statunitense Jimmy Neutron e quella sudcoreana Jang Geum-iui kkum “Il sogno di Jang Geum”, forse comprati e trasmessi come tappabuchi per riempire la fascia oraria fino a fine anno (la quinta serie si è conclusa infatti proprio a fine dicembre).

Di queste, la seconda serie è quella che appare maggiormente legata ai suoi materiali originali. Mentre la serie su La fenice e su La regina delle nevi sono libere riletture delle rispettive fonti, quella su Poirot e Miss Marple sono molto aderenti ai loro romanzi e racconti. Le storie originali sono raccontate in un numero di episodi variabile da uno a quattro in base alla loro lunghezza e si presentano pressoché identiche alle loro controparti letterarie, il che rappresenta sia un pregio per il pubblico adulto e in generale chi apprezza i telefilm gialli, sia un difetto perché gli episodi sono ricchi di dialoghi e poveri d’azione (in molti episodi ci sono solo personaggi fermi che conversano seduti sul divano davanti a una tazza di tè per mezz’ora), fallendo inevitabilmente nel conquistare il pubblico più giovane.

Per venire incontro a questa mancanza (benché la stessa trasmissione su NHK G implicasse a priori una esclusione del target giovanile), i produttori hanno avuto la curiosa idea di rivolgersi allo studio d’animazione OLM (Oriental Light & Magic), cioè in pratica al team di Pokémon. La stragrande maggioranza di sceneggiatori, storyboardisti, animatori, anche il regista e la character designer provengono dalla serie e dai film sui mostri tascabili, e la loro mano si vede benissimo: i personaggi di Sayuri Ichiishi, ovvero la disegnatrice che ha inventato il design di Pikachu come lo conosciamo oggi mutuandolo da quello cicciottello dei primi videogiochi per GameBoy, sembrano in tutto e per tutto usciti dalla serie coi mostri tascabili. Inoltre OLM ha introdotto il personaggio originale di Mabel West (a volte scritto Maybelle West, misteri della lingua giapponese), ovvero l’assistente di Poirot nonché nipotina di Miss Marple: in questo modo si prendono vari piccioni con una fava, perché la giovane Mabel è vicina d’età al pubblico giovanile, semplifica le trame riassumendo in sé vari ruoli secondari dei libri della Christie, funge da trait d’union fra Poirot e Marple, viene usata come personaggio tappabuchi ogni volta che serve uno spiegone o bisogna dare un indizio o altro, e infine ha anche una mascotte kawaii, la paperella Oscar, che è anche la mascotte più inutile della storia degli anime dato che non fa assolutamente niente a parte mettere la testa fuori dal cestino e starnazzare qua-qua una volta a puntata.

Nonostante la presenza di Mabel e Oliver, la serie resta comunque un prodotto di NHK G con un suo allure istituzionale, sottolineato dal fatto che tutti i ruoli passeggeri (vittima, assassin* e sospetti, che naturalmente cambiano a ogni puntata o gruppo di puntate) sono interpretati da doppiatori ospiti provenienti dal mondo dello spettacolo: presentatori, cantanti, attori, sportivi e vari talent famosi (spesso totalmente non in grado di recitare, proprio come accade in Italia) esplicitati da specifici cartelli con il nome del/la doppiatore/trice-ospite scritto a caratteri cubitali.

Agatha Christie no meitantei Poirot to Marple resta a conti fatti una serie relativamente semplice, un po’ seriosa e probabilmente poco importante per l’animefan medio, ma tutto sommato piacevole, ben fatta e certamente molto interessante per gli estimatori dei libri della grande giallista britannica (e per i fan completisti dei Pokémon). Sfortunatamente è inaccessibile in maniera legale fuori dal Giappone perché, esattamente come per Mumin del 1972 e per Meiken Lassie, gli accordi contrattuali stipulati con gli eredi Christie non consentono l’esportazione internazionale della serie.

Mario Pasqualini

• Titolo
– Originale: アガサ・クリスティーの名探偵ポワロとマープル Agatha Christie no meitantei Poirot to Marple “Poirot e Marple, i grandi detective di Agatha Christie”
– Italiano: inedito

• Opera d’origine
Numerosi romanzi e racconti di Agatha Christie. Sono stati tutti pubblicati in italiano in molte edizioni con vari titoli.

• Luoghi e periodo
Regno Unito negli anni 1930; vari viaggi in Egitto, Francia, eccetera.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Oriental Light & Magic
– Regia generale: Naohito Takahashi
– Sceneggiatura:
——— Shinzō Fujita
——— Yukiyoshi Ōhashi
——— Hiroshi Shimokawa
——— Masashi Sogo
——— Sukehiro Tomita
——— Shōji Yonemura
– Direzione artistica: Hisayoshi Takahashi
– Character design: Sayuri Ichiishi
– Musiche: Toshiyuki Watanabe (15: Peter Pan)


Immagine da "Romeo × Juliet" di Fumitoshi Oizaki.

Romeo × Juliet (2007)

Romeo e Giulietta sono personaggi memorabili che spesso vengono riproposti in vari media per la loro storia d’amore travagliata e passionale. La vicenda dei due sfortunati amanti non solo è stata reinterpretata innumerevoli volte così com’è, ma ha ispirato anche tante altre opere come il celebre musical West Side Story. In questo caso parliamo di una rivisitazione molto originale caratterizzata da elementi fantasy.

Nel 2007, lo studio di animazione giapponese GONZO ha presentato una serie TV anime basata sulla tragedia di William Shakespeare Romeo e Giulietta dal titolo Romeo × Juliet. L’autrice di questo nuovo soggetto è Reiko Yoshida, sceneggiatrice e autrice di fumetti, e non a caso contemporaneamente alla serie TV è stato pubblicato un adattamento manga sulla rivista Asuka, noto mensile di shōjo fantasy, disegnato da COM e poi pubblicato in due volumi.

La vicenda si svolge a Neo-Verona, un continente fluttuante sostenuto dallo Scaligero, un enorme albero magico che dona prosperità al popolo, ma con la caduta della famiglia regnante Capuleti diventa instabile. Qui troviamo Giulietta Fiammata Astro Capuleti, sopravvissuta a soli due anni alla strage della sua famiglia voluta dall’usurpatore Leonte Bando Montecchi. Divenuta adolescente, Giulietta è costretta a nascondere la sua identità e nei panni dell’eroe spadaccino Turbine Rosso difende la plebe dalla tirannia di Montecchi. Un giorno si imbatte in Romeo Candore Montecchi, figlio del tiranno, ma dall’animo sensibile e puro, del quale si innamora ricambiata. La loro storia d’amore è però ostacolata dai piani di rivoluzione dei Capuleti e dai tentativi di repressione di Montecchi, intenzionato a uccidere Giulietta.

L’identità e la persona di Giulietta sono protette da tanti personaggi, tra cui William Farnese, un bizzarro autore di opere teatrali senza successo in continua ricerca d’ispirazione: è la parodia di William Shakespeare. Viene soprannominato “Willy” dai suoi attori, da Giulietta e gli altri Capuleti, che lui nasconde in casa sua, forte della protezione che gli garantisce il suo titolo nobiliare. Al principio della storia Willy ha già prodotto diversi drammi storici, sta per inscenare Come vi piace e alla fine della storia (spoiler ininfluente sulla trama) scriverà anche proprio Romeo e Giulietta.

In Romeo × Juliet compaiono numerose citazioni non solo all’opera che l’ha ispirato direttamente, ma anche ad altre opere di William Shakespeare: per citarne due, il fazzoletto che Giulietta ricama amorevolmente e dona a Romeo rimanda alla medesima situazione presente in Otello, e dalla stessa opera è ripresa, nell’episodio 1, la prima battuta di Giulietta-Turbine Rosso: «Rinfodera quella spada scintillante, altrimenti arrugginirà nella nebbia della sera!», originariamente la prima battuta del Moro di Venezia. Anche i nomi dei personaggi secondari vengono da svariate opere del Bardo: fra i vari ci sono Ofelia (da Amleto) la protettrice dello Scaligero, Petruccio (da La bisbetica domata) un ragazzo salvato da Romeo nelle miniere di Gradisca, Curio (da La dodicesima notte) un alleato di Giulietta segretamente innamorato di lei.

Romeo × Juliet riesce a mantenere l’anima della storia originale: il coraggio e il sacrificio di chi prova un sentimento d’amore assoluto in un mondo ostile è la rivendicazione shakespeariana che solo l’amore può mettere fine a qualsiasi conflitto. Nel finale della serie, il personaggio di Willy fa una citazione simile.

Ci sono momenti davvero toccanti come la famosa scena del balcone, e un finale struggente forse persino più dell’originale in cui i due innamorati trovano nell’eternità il compimento del loro amore. I disegni sono bellissimi e curati nei minimi particolari, basti pensare alla distinzione dei personaggi con i colori rappresentativi della casata. Un anime che rinnova e omaggia degnamente Romeo e Giulietta, un’intensa emozione da vivere.

Pamela Marinucci

• Titolo
– Originale: ロミオ×ジュリエット Romeo × Juliet “Romeo × Juliet”
– Italiano: Romeo × Juliet

• Opera d’origine
Dramma teatrale Romeo and Juliet di William Shakespeare del 1597, con vari riferimenti ad altre opere dello stesso autore. È noto in italiano come Romeo e Giulietta ed è stata pubblicato in numerosissime edizioni da numerosi editori.

• Luoghi e periodo
Italia (Verona e Mantova) nel XVI secolo.

• Staff principale / Crediti completi su ANN. Fra parentesi le eventuali serie pre-WMT e WMT a cui ognuno ha lavorato.
– Studio d’animazione: Gonzo
– Regia generale: Fumitoshi Oizaki
– Sceneggiatura:
——— Miharu Hirami (24: Il cuore di Cosette)
——— Kurasumi Sunayama
——— Natsuko Takahashi
——— Reiko Yoshida
– Direzione artistica: Masami Saitō
– Character design: Hiroki Harada
– Musiche: Hitoshi Sakimoto


[ Introduzione: caratteri generalila mostra | Le serie: pre-WMT1: Il fedele Patrash2: Marco – Dagli Appennini alle Ande3: Rascal, il mio amico orsetto4: Peline Story5: Anna dai capelli rossi6: Le avventure di Tom Sawyer7: L’isola della piccola Flo8: Lucy May9: Sui monti con Annette10: Le avventure della dolce Kati11: Lovely Sara12: Pollyanna13: Una per tutte, tutte per una14: Piccolo Lord15: Peter Pan16: Papà Gambalunga17: Cantiamo insieme18: Le voci della savana19: Una classe di monelli per Jo20: Un oceano di avventure21: Il cielo azzurro di Romeo22: Meiken Lassie23: Dolce piccola Remi24: Il cuore di Cosette25: Il lungo viaggio di Porfi26: Sorridi, piccola Annapost-WMT | Appendici: il modello produttivola moda e HeidiRascal, il mio amico orsetto negli USAJules Verne e gli anime | La memoria ]


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Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello, ma non sono morto 500 anni dopo di lui solo perché sto aspettando che torni la cometa di Halley.

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