World Masterpiece Theater – La mostra

Dimensione Fumetto celebra il World Masterpiece Theater, una delle opere più grandiose, influenti e identitarie della storia dell’animazione giapponese, con una retrospettiva completa su tutte le 26 serie animate di cui è composta.

In questo secondo articolo: il reportage dalla grande mostra itinerante dedicata alla serie.


Nel 2015 lo studio d’animazione giapponese Nippon Animation ha organizzato numerosi eventi per celebrare il 40ennale del suo franchise più celebre, importante e duraturo: il World Masterpiece Theater, composto da ben 26 serie animate televisive trasmesse dal 1975 al 2009 su Fuji TV, e arrivate anche in Italia su vari canali televisivi con grande successo di pubblico.

Oltre al restauro in HD di alcune serie e alle collaborazioni con cinema, orchestre, pasticcerie e aziende varie, l’evento più importante è stato certamente la mostra THE世界名作劇場展〜制作スタジオ・日本アニメーション 40年のしごと〜 (“THE Sekai meisaku gekijō ~40 anni di lavoro dello studio che l’ha realizzato, Nippon Animation~”, titolo internazionale ufficiale THE World Masterpiece Theater Exhibition), itinerante in tutto il Giappone fra il 2015 e il 2018 per raccontare la storia del franchise. Dopo le tappe di Ikebukuro (Tokyo), Obihiro (Hokkaido), Tome (Miyagi, nel Museo di Shōtarō Ishinomori), Nagoya, Osaka e Akihabara (Tokyo), e prima di quelle conclusive a Hiroshima e Fukuoka, la mostra è approdata dal 17 marzo al 7 maggio 2017 a Okayama presso il Museo d’arte della Prefettura di Okayama.

Dimensione Fumetto ovviamente c’era e ha visitato la mostra per raccontarla!

Immagine promozionale ufficiale della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition".
L’immagine promozionale ufficiale della mostra THE World Masterpiece Theater Exhibition con un crossover di tutti i protagonisti di tutte le 26 serie.

L’autore desidera ringraziare per la disponibilità il Museo d’arte della Prefettura di Okayama e la responsabile Maki Ōyama per aver concesso eccezionalmente di fotografare gli interni del museo e le opere esposte.


La mostra

Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Il Signor Maiale felicissismo all’ingresso della mostra THE World Masterpiece Theater Exhibition al Museo d’arte della Prefettura di Okayama.

La mostra THE World Masterpiece Theater Exhibition era divisa in tre sezioni principali: la prima dedicata alle serie, la seconda agli artisti che ci hanno lavorato, e la terza raccoglieva vari materiali multimediali e informativi.

Come dichiarato nel messaggio introduttivo da Kazuko Ishikawa, attuale direttrice responsabile della Nippon Animation nonché figlia del fondatore Kōichi Motohashi, la mostra serviva a diffondere il motto dell’azienda, che si può riassumere come «Creiamo animazione per fornire nutrimento all’umanità». Per essere precisi, la parola scelta nel motto non è “nutrimento”, bensì l’inusuale 涵養 kan’yō, che indica il deposito idrico nella falda acquifera: come l’acqua si deposita nella terra e viene assorbita dalle radici delle piante, allo stesso modo le storie del World Masterpiece Theater sono fatte per sedimentarsi nella memoria dei suoi piccoli spettattori e nutrire la loro fantasia.

 

Parte 1 – Le opere

La prima parte della mostra è dedicata all’esposizione di materiali d’archivio e memorabilia dedicati a ognuna delle 26 serie del World Masterpiece Theater. Ulteriori fotografie delle opere esposte saranno pubblicate negli articoli dedicati alle singole serie.

Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
L’ingresso della mostra con l’inizio della prima sezione, quella dedicata alle opere. Il pubblico che ha visitato la mostra era sorprendentemente vario per età ed estrazione sociale, o forse sarebbe meglio dire *ovviamente* vario, dato il noto appeal trasversale sociale che questi cartoni animati hanno avuto su generazioni di giapponesi (e non solo).
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Il grosso di questa prima sezione della mostra è composto naturalmente dai materiali fisici delle serie animate, ovvero disegni preparatori, illustrazioni, sfondi e soprattutto cel, ovvero gli acetati su cui erano dipinti i singoli fotogrammi. Nella parte dedicata a Marco – Dagli Appennini alle Ande di Isao Takahata (tratto da Cuore di Edmondo De Amicis) sono esposti dei bellissimi cel, come (sotto) questo delicato e commovente quadretto genovese con Marco e la burattinaia Violetta sui tetti: un vero dipinto che merita di stare appeso ai muri di un museo. Poiché ogni singolo fotogramma compare sullo schermo solo per pochi secondi o frazioni di secondo, spesso non è facile rendersi conto del valore altamente poetico e della straordinaria cura compositiva e realizzativa che c’è dietro a ogni disegno, in particolare nelle opere dirette da un regista colto e sensibile come Takahata: in questo senso una mostra come THE World Masterpiece Theater Exhibition, che consente di apprezzare i disegni per tutto il tempo il necessario, svolge una funzione importantissima perché restituisce a queste immagini la loro grande dignità artistica.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Una frazione della parte dedicata ad Anna dai capelli rossi. Uno degli aspetti più interessanti della mostra era che consentiva in numerose occasioni di confrontare layout e immagini finite, come in questo caso con le due opere esposte sulla destra.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Sfondi tratti dalla parte su Lovely Sara con la scalinata e il sottotetto del collegio di Miss Minchin (Minci nell’adattamento italiano dell’anime). Il modellino sulla destra serviva agli animatori per studiare il posizionamento dei personaggi e l’angolazione migliore per le inquadrature: una mostra sul modello di THE World Masterpiece Theater Exhibition sarebbe utile anche in Italia per mostrare chiaramente quanto enorme, raffinato, spesso inimmaginabile lavoro c’è nascosto dietro alla realizzazione dei cartoni animati.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
E parlando di lavoro dietro alle serie animate, ecco un altro materiale d’archivio da Lovely Sara: questa carta storica originale d’inizio Novecento intitolata “I trasporti dei londinesi attraverso le epoche – Alcuni mezzi dal 327 al 1927” offre uno sguardo su 1600 anni di storia dei trasporti a Londra, ed è stata usata dagli animatori della Nippon Animation per Lovely Sara e altre serie a sfondo londinese allo scopo di realizzare delle ambientazioni storiche credibili fin nei dettagli, come i mezzi di trasporto.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Fra i materiali esposti, spesso i più interessanti erano i disegni preparatori, o settei come vengono chiamati in giapponese. Sono sempre una gioia per gli otaku, e in particolare per i fan delle singole serie, perché rendono chiara la mole di lavoro e il livello di precisione affrontati dagli animatori (sia in positivo che in negativo). La mostra, fortunatamente, ne esponeva tantissimi. Sopra: comparazione fra i personaggi di Sui monti con Annette; sotto: i servitori di Piccolo Lord visti di profilo e dal retro con l’indicazione dettagliata delle singole caratteristiche personali.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Altri due dei numerosi settei esposti alla mostra. Sopra: espressioni facciali di Judy da Papà Gambalunga realizzate da Shūichi Seki, uno dei veterani del World Masterpiece Theater. Sotto: studio grafico per Un oceano di avvenure del direttore artistico Shigeru Morimoto.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Non solo personaggi: i settei riguardano anche e soprattutto scenografie e oggetti. Sopra: uno studio architettonico meravigliosamente dettagliato per Lucy May; sotto: scrivania e oggetti vari per Peline Story. Quanto di tutto ciò si vede effettivamente nelle serie? Poco e niente, purtroppo, ma non è così importante: l’importante è che lo sappiano gli animatori, così da poter realizzare opere di alta qualità e coerenti in ogni loro parte.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
E poi, ultimi ma assolutamente non meno importanti: gli studi sui movimenti e su caratteri ed espressioni anche degli animali, tanto più se sono protagonisti. Sopra: i movimenti del cane ne Il fedele Patrash; sotto: deliziosi studi preparatori per il procione in Rascal, il mio amico orsetto.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Considerata la presenza fondamentale dello sponsor Calpis per l’esistenza stessa della serie, non potevano mancare dalla mostra alcuni dei molti prodotti commerciali realizzati dall’azienda alimentare con le immagini dei personaggi degli anime (trend che continua tutt’ora). Numerosi inoltre altri gadget come vinili con le musiche e i dialoghi delle varie serie, i libri illustrati e pop-up, card collezionabili e altri prodotti stampati.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Sopra: libri da colorare, carte da gioco occidentali e carte del gioco giapponese karuta (recentemente riportato in auge in Giappone dal manga Chihayafuru) che consiste nell’abbinare una carta che contiene un testo (letto da un lettore) con la carta che rappresenta graficamente quel testo, che i due giocatori devono sfidarsi a prendere per primi. Sotto: merchandise vario e sacchetti di carta risalenti al primo periodo del World Masterpiece Theater, quando ancora era abbinato alla bibita Calpis, con il celebre packaging a pois azzurri.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Ed essendo quelle del World Masterpiece Theater serie animate per bambini, quali prodotti non potevano assolutamente mancare? Naturalmente i giocattoli! Sopra: la scimmietta Peppino da Marco – Dagli Appennini alle Ande; sotto: un televisorino che riproduce varie scene celebri di Rascal, il mio amico orsetto (girando la manopola in alto a destra si ruotavano le immagini).

 

Parte 2 – Gli autori

La seconda parte della mostra presentava una selezione di opere realizzate da alcuni dei più importanti artisti che hanno lavorato al World Masterpiece Theater e alle sei serie pre-WMT. Anche se molti dei loro nomi non diranno molto al lettore occidentale, si tratta di grandi glorie che hanno lavorato a molte delle serie più importanti e influenti nella storia dell’animazione giapponese.

Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Si parte subito in grande con Yasuji Mori (Prefettura di Tottori, 1925-1992). Se Osamu Tezuka è soprannominato “il Dio dei manga”, Mori è soprannominato “il Dio degli anime” per il suo seminale lavoro grafico, caratterizzato da un tratto morbido, caldo e tutt’ora vivace e freschissimo dopo decenni, come dimostramo questi disegni per le serie Lo scoiattolo Banner del 1979 (sopra) e Jacky, l’orso del monte Tallac del 1977 (sotto). Dopo la laurea in Architettura, Mori entrò alla Tōei partecipando a titoli che sono alla base dell’industria degli anime come la conosciamo oggi: fra i vari, il cortometraggio Koneko no rakugaki (1957), i lungometraggi La leggenda del serpente bianco (1958), La grande avventura del piccolo principe Valiant di Isao Takahata (1968) e Il gatto con gli stivali di Kimio Yabuki (1969), e moltissime serie fra cui naturalmente Heidi (pilot nel 1973 e serie nel 1974). Nel WMT ha lavorato a Il fedele Patrash, Peline Story, Sui monti con Annette e Lovely Sara.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Altro mostro sacro è Masaharu Endō (Prefettura di Yamagata, 1933). Fumettista e regista, lavora negli anime televisivi fin dalla loro nascita con Astro Boy (1963) e poi in serie mitiche come Tommy la stella dei Giants (1968). Fra le serie pre-WMT ha lavorato a Dororo (1969) e Le favole della foresta (1973), quest’ultimo col character design di Yasuji Mori. Per il WMT ha diretto Rascal, il mio amico orsetto, di cui ha realizzato anche degli sketch concettuali (sopra), pratica che usava anche in varie altre sue opere come Laura del 1975 (sotto).
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Masahiro Ioka (Prefettura di Hokkaido, 1941-1985) fu un celebre sfondista. Entrò nell’industria degli anime dopo aver abbandonato l’università e subito si distinse per il suo modo convincente di raffigurare il vento, i profumi e in generale “l’invisibile”. Morì improvvisamente a soli 44 anni d’età. Già in Heidi, per il WMT ha partecipato a Rascal, il mio amico orsetto, Peline Story, Anna dai capelli rossi (sotto), L’isola della piccola Flo e Sui monti con Annette (sopra).
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Altro genio degli sfondi prematuramente scomparso è Takamura Mukuo (Prefettura di Nagasaki, 1938-1992). Dopo la laurea in Pittura occidentale all’Accademia di belle arti di Musashino, fondò il suo Mukuo Studio con cui lavorò negli anime fin da Astro Boy del 1963, disegnando sfondi particolarmente apprezzati per il contrasto cromatico e fra luci e ombre, come dimostrano questi due lavori per Marco – Dagli Appennini alle Ande (visitò direttamente Italia e Argentina per cercare le giuste location). Già in Heidi, per il WMT ha partecipato anche a Il fedele Patrash oltre che al suddetto Marco – Dagli Appennini alle Ande. Morì a 54 anni di cancro proprio mentre stava lavorando alla sua ultima opera: la prima serie di Sailor Moon, di cui ha realizatto gli splendidi, celebri e iconici sfondi (la sua influenza è così forte che il suo nome è creditato anche nelle altre quattro serie nonostante fosse già morto).
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Hayao Miyazaki (Prefettura di Tokyo, 1941) non ha granché bisogno di presentazioni. Ha lavorato in Tōei per La grande avventura del piccolo principe Valiant di Isao Takahata (1968) e per Il gatto con gli stivali di Kimio Yabuki (1969), entrambi con Yasuji Mori, poi in Zuiyō Ent. per Heidi (1974), poi per le serie WMT Il fedele Patrash, Marco – Dagli Appennini alle Ande, Rascal, il mio amico orsetto e Anna dai capelli rossi (sopra), da cui com’è noto Miyazaki letteralmente scappò alla prima occasione, ovvero l’offerta della Tōhō di dirigere Lupin III – Il castello di Cagliostro. È rimasto negli annali il lapidario addio di Miyazaki allo staff della Nippon Animation: «Odio Anna, da adesso pensateci voi, ciao». In mostra erano presenti alcuni suoi layout non solo per le serie WMT, ma anche per Conan il ragazzo del futuro del 1978 (sotto), realizzata pure da Nippon Animation però per NHK e considerata serie WMT non canonica. Una piccola riflessione: è interessante notare quanto Miyazaki sia davvero un creatore di immagini tanto semplici quanto fortemente iconiche, ad esempio guardando il layout con il riflesso spezzato di Anna sulla finestra è difficile non pensare alla stessa esatta identica immagine di Rei Ayanami che compare nella sigla di Neon Genesis Evangelion.

 

Parte 3 – L’interazione

La terza e ultima parte della mostra THE World Masterpiece Theater Exhibition proponeva materiali multimediali, approfondimenti tecnici e vari materiali di grande interesse per i fan.

Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Sopra: il modellino con la casa della signora Marilla in Anna dai capelli rossi. Sotto: l’angolo video in cui venivano proiettati a loop vari video con le sigle delle serie WMT, spot televisivi e altro. I pannelli sulla destra elencavano tutti gli anime della Nippon Animation dalla fondazione fino a quel momento (2017).
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Et voilà, la storia della Nippon Animation in 132 opere dalla serie TV Il fedele Patrash del 1975 ai tre film del 2015-2016 di Sindbad (proprio nel 2017 sarebbe poi uscito il film di Una ragazza alla moda). Chi riconosce tutti i titoli?
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Ancora più interessanti dei pannelli con la storia della Nippon Animation erano però questi quattro pannelli con il processo lavorativo di una serie WMT in 15 fasi. 1) Progetto: un anno prima della messa in onda di una serie (cioè quando iniziava la precedente), lo staff cercava in biblioteca titoli papabili per essere portati in animazione seriale. 2) Location Hunting: una volta vagliati molti titoli e deciso con certezza quello da adattare, circa sei mesi prima dell’inizio della serie partiva il location scouting (che i giapponesi chiamano location hunting o rokehan in breve); questa è una delle caratteristiche distintive del WMT perché la produzione pagava costosi viaggi all’estero allo staff (una cosa rarissima tutt’ora nell’industria degli anime e assolutamente unica al tempo), che tornava con un ricco bagaglio fotografico da usare come riferimento. 3) Sceneggiatura: gli sceneggiatori dovevano sapientemente organizzare la storia del libro di partenza in una narrazione della durata di un anno senza momenti morti o altri troppo ricchi. 4) Settei e design: probabilmente la fase più delicata del lavoro perché influenza tutto quello a venire in tutti i reparti e per tutti i lavoratori; ogni singolo minimo dettaglio di personaggi, oggetti, sfondi e quant’altro va deciso qui e ora una volta per tutte. 5) Storyboard: gli artisti degli storyboard prendono le sceneggiature e le organizzano per immagini con circa 250~300 cut per puntata (un numero altissimo confrontato con quello di altre serie coeve) di cui va prevista la lunghezza in secondi, ovverosia l’artista di storyboard deve visualizzare mentalmente la sceneggiatura immaginando ogni scena e decidere, cronometro alla mano, quanti secondi resterà a schermo ogni scena e ogni inquadratura per un totale di 22 minuti (25 totali meno le sigle da un minuto e mezzo l’una)… un lavoro di una difficoltà concettuale e una precisione enormi. 6) Layout: sulla base degli storyboard lo stesso o un altro artista realizzano dei disegni più precisi in cui definiscono l’inquadratura cut per cut componendo nel fotogramma personaggi e oggetti. 7) Fotogrammi-chiave: sulla base dei layout, il direttore delle animazioni realizza i fotogrammi-chiave con cui animare una certa scena (per esempio, se il personaggio va da punta A a punto B il direttore disegnerà il personaggio in quei due punti). 8) Animazione: gli animatori disegnano tutti i fotogrammi che servono per riempire il movimento fra i due fotogrammi-chiave disegnati dal direttore delle animazioni, e poi li ricalcano tutti in bella copia (compresi i fotogrammi-chiave, che spesso sono disegnati in forma di schizzo quindi bisogna ricalcare pure quelli). 9) Trace: tutti i fotogrammi-chiave e i fotogrammi-intermedi, ben ricalcati, vengono posati con su un vassoio detto “carrier” che li abbina a carta copiativa e li passa in una sorta di fotocopiatrice che li copia sui cel, ovvero i fogli di acetato trasparente. 10) Colorazione e finitura: i cel presentano solo i contorni delle figure, che quindi vanno colorati seguendo le indicazioni dei settei (che riportavano anche le informazioni sul colore di ogni singolo elemento) sul lato rovescio, per non coprire le linee, per un totale di diverse migliaia di cel a episodio, ben più della media delle serie TV coeve (anche questa una caratteristica saliente del WMT, che nel periodo di massimo successo poteva contare su generosi finanziamenti). 11) Sfondi: sulla base dei layout, gli artisti specializzati realizzavano gli sfondi necessari, nei formati più disparati perché alcuni servivano per inquadrature panoramiche orizzontali, altri per inquadrature verticali, altri per degli zoom che potevano spaziare in varie parti dell’immagine, eccetera; uno dei lavori più complessi e meticolosi. 12) Fotografia: ogni singolo cel abbinato con lo sfondo va fotografato con speciali macchinari per essere impressionato su pellicola; la Nippon Animation possedeva ben quattro macchinari (che fumavano come vulcani) che consentivano di impressionare fino a 4’000 fotogrammi al giorno. 13) Montaggio: i vari cut fotografati venivano portati al montatore che li assemblava sotto la guida del regista; le serie TV giapponesi usavano solitamente pellicola in formato 16 mm, tranne i WMT che usavano la più costosa, ma migliore pellicola in formato 35 mm, di qualità cinematografica. 14) Sonorizzazione: sulla base delle sceneggiature, tutti gli attori vocali interpretano e registrano le loro parti; sui filmati montati i tecnici audio aggiungono i dialoghi recitati, le musiche e gli effetti sonori, con un procedimento rimasto praticamente invariato negli anni e usato tutt’ora. 15) Spedizione: la pellicola impressionata con immagini e suoni di un singolo episodio è così conclusa, inscatolata e spedita all’emittente televisivo; da quando la sceneggiatura era finita alla spedizione del prodotto finito passavano circa tre mesi (ovvero tre mesi per realizzare praticamente ogni singolo episodio, più tutto il lavoro di pre-produzione prima), in un processo che si ripeteva uguale settimana dopo settimana per tutto un anno solare. Che fatica fare i cartoni animati.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Alcuni dei vari omaggi realizzati dalla scrittrice, illustratrice e studiosa del tè Utako Yamada.
Foto della mostra "THE World Masterpiece Theater Exhibition" al Museo d'arte della Prefettura di Okayama.
Infine lo shop del museo che, oltre a vendere libri e innumerevoli gadget delle serie, ospitava anche dei meravigliosi sfondini per farsi le foto: due da Anna dai capelli rossi (la finestra della casa della signora Marilla e una scenografia con la sagoma di Anna), uno da Il fedele Patrash col peluche del cane, e un Rascal gigante da strapazzare di coccole.

 

Quel che resta del WMT

THE World Masterpiece Thater Exhibition non è stata una mostra per bambini. Certo, trattava di cartoni animati espressamente pensati per l’infanzia, ma non c’erano aree gioco, non c’erano video divertenti, non c’erano attività didattiche. Tutte le spiegazioni erano in giapponese forbito e scritte fitte fitte, negli spazi del museo era vietato correre e urlare, e le opere erano appese ad altezza adulto, quindi se un bambino voleva vederle doveva essere alzato dai genitori. Soprattutto, i cartoni animati esposti erano stati prodotti molti anni fa e non per la generazione attuale, che non li conosce e non può conoscerli anche per la tendenza della televisione giapponese a non ritrasmettere nulla di vecchio.

Eppure, THE World Masterpiece Thater Exhibition è stata una mostra per bambini. Vedere da vicino gli storyboard, i disegni preparatori e gli acetati delle serie viste tanti anni fa è stata un’esperienza profondamente commovente che ha davvero risvegliato il fanciullino interiore negli adulti di oggi. La mostra proponeva tali e tante testimonianze del passato che la sua visione poteva risultare fredda solo a chi non conosce e non ha vissuto quelle opere. Ma per tutti gli altri, per chi invece c’era e ricorda, è stata un’esperienza calda che ha permesso agli adulti di ammirare e capire la bellezza di quelle opere e di tornare bambini per gioirne. Questa mostra era per loro.


[ Introduzione: caratteri generalila mostra | Le serie: pre-WMT1: Il fedele Patrash2: Marco – Dagli Appennini alle Ande3: Rascal, il mio amico orsetto4: Peline Story5: Anna dai capelli rossi6: Le avventure di Tom Sawyer7: L’isola della piccola Flo8: Lucy May9: Sui monti con Annette10: Le avventure della dolce Kati11: Lovely Sara12: Pollyanna13: Una per tutte, tutte per una14: Piccolo Lord15: Peter Pan16: Papà Gambalunga17: Cantiamo insieme18: Le voci della savana19: Una classe di monelli per Jo20: Un oceano di avventure21: Il cielo azzurro di Romeo22: Meiken Lassie23: Dolce piccola Remi24: Il cuore di Cosette25: Il lungo viaggio di Porfi26: Sorridi, piccola Annapost-WMT | Appendici: il modello produttivola moda e HeidiRascal, il mio amico orsetto negli USAJules Verne e gli anime | La memoria ]


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©NIPPON ANIMATION CO., LTD. / “Anne of Green Gables”™ AGGLA / ©NIPPON ANIMATION・FUJI TV / “Before Green Gables”™ AGGLA / ©ZUIYO CO., LTD.

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello, ma non sono morto 500 anni dopo di lui solo perché sto aspettando che torni la cometa di Halley.

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