Dimensione orrore: La mia cosa preferita sono i mostri di Emil Ferris

Halloween è alle porte e il terrore ci accompagnerà fino al 31 ottobre con Dimensione Orrore, la nostra personale rassegna di fumetti a tematica horror che vi farà morire… di paura.


La mia cosa preferita sono i mostri è una graphic novel di Emil Ferris edita in Italia da BAO Publishing.

Uscito negli Stati Uniti nel 2017, il primo volume di My Favorite Thing Is Monsters, questo il titolo originale dell’opera, ha fatto subito parlare di sé. Le ragioni sono state diverse. Innanzitutto perché era l’opera di un’esordiente di 55 anni, donna, lesbica, che dopo una vita dedicata all’illustrazione decide di cimentarsi col fumetto. Secondo perché, a questa nota biografica già di per sé originale, se ne aggiunge un’altra, una malattia: la Ferris è stata punta nel 2001 da una zanzara che le ha fatto contrarre la tremenda malattia del West Nile, che l’ha paralizzata dalla vita in giù e le ha fatto perdere l’uso della parola e della mano destra. Ci sono voluti anni di riabilitazione per farle recuperare l’uso della parola e degli arti e darle la forza di ricominciare a disegnare: La mia cosa preferita sono i mostri è il suo primo lavoro dopo la malattia. In ultimo, perché questo libro scardina stilisticamente il linguaggio del fumetto, utilizzandolo liberamente e modificandone la sintassi, senza rinunciare al racconto

BAO Publishing nel 2018 si è presa carico dell’adattamento italiano, non facile, del libro e ci ha restituito uno dei fumetti più belli del suo catalogo e più in generale degli ultimi anni.

Quando apriamo il fumetto quello che abbiamo tra le mani è un diario, uno sketchbook, della piccola Karen Reyes, una bambina, ma anche un lupo mannaro al primo stadio, che vive con il fratello Deez e sua mamma, nella Chicago del 1968. L’omicidio della bella Anka, inquilina del condominio in cui abita Karen, scuote la comunità e soprattutto la famiglia di Karen. Chi ha ucciso Anka e perchè? Karen indossa impermeabile e cappello e comincia a investigare. Scoprirà molte cose di Anka, di suo fratello, del mondo.

Ma Karen non è solo un’investigatrice/lupo mannaro che frequenta cimiteri e parla con i fantasmi, è anche una bambina che va a scuola, che fatica a farsi degli amici e che è innamorata di Missy, la sua ex-amica del cuore, amante dei vampiri, che improvvisamente ha deciso di non parlarle più.

Quello che a tutti gli effetti sembra un fumetto horror, infarcito di mostri, stupratori, disagio e delitti è in realtà un racconto di formazione. Chi o cosa è Karen? Perché preferisce dipingersi come un lupo mannaro piuttosto che accettare il fatto di essere una bambina? Chi è suo fratello? Un gigolò? Un alcolizzato? Infine, chi era Anka? Qual era la sua terribile storia e chi l’ha voluta morta? A questa domanda il libro non risponde, perché, come ci dice il titolo, questo è solo il primo capitolo. Bisognerà aspettare l’uscita del secondo per svelare alcuni misteri ancora irrisolti che in ben 416 pagine l’autrice non riesce a dirci.

Ma allora di cosa ci parla Emil Ferris in tutte queste pagine? Ci dice chiaro e tondo che la vita non è sempre felice. Che essere diversi non è semplice, in qualsiasi epoca in cui ci si trovi a vivere. Soprattutto ci dice che la realtà è più mostruosa della fantasia e il vero orrore è quello dentro di noi.

Sì, il genere più vero, perché ci permette di considerare la verità in maniera graduale e, nonostante il concetto di terrore, è curiosamente non minaccioso. La minaccia è il “mostro” fuori da noi, non quello dentro… finché non siamo abbastanza forti da fare quel salto. Per questo sapevo che per raccontare questa storia avrei usato l’horror.

Dichiara la stessa Ferris in un’intervista a Veronica Tosetti sul sito Il librario.

Visivamente la pagina della Ferris è una continua sorpresa, mescola stili e generi, cita quadri importanti presi in prestito dal mondo dell’arte: Füssli, Seurat, Cranach, Goya, Doré, Utamaro. Inserisce all’inizio di ogni capitolo una copertina ridisegnata di riviste horror mensili dell’epoca, come Ghastly o Dread, con le quali non solo scandisce temporalmente il fumetto, ma immerge il lettore in un’immaginario di un’epoca in cui il genere horror era quello prediletto dai giovani perchè sapeva raccontare meglio di altri la realtà.

I suoi disegni, per lo più realizzati con la biro diventano incredibilmente realistici, colorati e tridimensionali in alcune tavole per poi trasfigurarsi e ridursi a pochi semplici tratti in altre, creando un ritmo unico che gioca con l’alto e il basso. Il testo invade la pagina e la conquista in tutti i suoi spazi, costringendo il lettore anche a girare il libro. Un miracolo compositivo che riesce sempre a mantenere un perfetto equilibrio pur nel suo disordine.

Con in testa Spiegelman, Ware, Crumb, Bechdel, Barry, Ferris realizza un’opera gigantesca e personalissima che entra a pieno titolo nell’empireo dei grandi fumetti contemporanei.


Emil Ferris
La mia cosa preferita sono i mostri volume 1
BAO Publishing, 12 aprile 2018
416 pagg., colore, brossurato, €29.00
ISBN: 978-88-3273-069-2

Andrea Cozzoni

Andrea Cozzoni si mette gli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero.

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