Zerocalcare + Netflix = Strappare lungo i bordi… l’abbiamo vista! Recensioni a caldo

Mercoledì 17 novembre è uscita su Netflix la serie d’animazione Strappare lungo i bordi, scritta e diretta da Zerocalcare e prodotta da Movimenti Production.

La serie, in sei episodi da circa venti minuti l’uno, è il naturale proseguimento artistico dell’opera a fumetti di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, edita in larga parte da BAO Publishing.

Abbiamo divorato tutti e sei gli episodi nel giorno stesso dell’uscita ed ecco le nostre impressioni a caldo.

Buona lettura!


Cosa ne penso?

Dico la verità. Riponevo tante speranze in questo prodotto, ma in cuor mio avevo il terrore che potesse verificarsi la stessa cosa successa con Rat-Man, dove il prodotto televisivo era quanto di più lontano dall’originale a fumetti. La visione del film La profezia dell’armadillo, poi, non ha fatto altro che alimentare questo timore.

L’unica cosa che teneva accesa in me la luce della speranza erano i mini-video che Calcare ha realizzato durante la pandemia e che avidamente mi sono visto tutti appena usciti (mi è pure dispiaciuto che a una certa li abbia accannati).

Strappare lungo i bordi è davvero la trasposizione 1:1 di un libro di Zerocalcare: prima ridi e pure tanto (non respiravo più durante la parte sul freddo in treno), poi ti commuovi e ti senti spiazzato… poi rifletti e proietti il tuo vissuto su quello che ti viene mostrato capendo che la tua vita non è poi così diversa, anzi ti chiedi pure quando hai conosciuto Zero, per la maniacalità con cui ti descrive manco glielo avessi raccontato.

“Bello” è un aggettivo riduttivo.

Grazie Michele Rech.

P.S.: la serie è piena di rimandi allo Zeroverso, alla cultura pop anni ’80-’90 e al sottobosco metropolitano di quella Roma che se già stai fuori dal raccordo, forse non riesci manco troppo a capire, quindi se te la guardi e non hai le stesse sensazioni mie, non ci posso fare niente. 😝

Mauro Paone


Divorata.

Avevo il terrore fosse una merda, ma davvero eh. Per fortuna non è così, lo stile di Michele Rech è fedele a sé stesso e Strappare lungo i bordi fa ridere (e tanto), ma anche riflettere (e tanto) e fa anche scendere due lacrimucce.

Tutto è al posto giusto, a partire dall’animazione, passando per il ritmo frenetico e concludendo con il doppiaggio.

Il fumetto è diverso come media e continuo a preferirlo, ma l’approccio all’animazione conferma che le storie di Zerocalcare sono versatili senza perdere la loro forza.

Son contento di non essere stato deluso, grazie Zero! ❤️

Maurizio Vannicola


L’ho iniziata un po’ per caso, perché ero curioso ma non volevo darlo a vedere; è finita che me la sono vista tutta di fila. Perché sì, anche con l’approdo ufficiale nell’animazione (Rebibbia Quarantine non vale!), Zerocalcare è ancora una volta puntuale, divertente e schietto nel suo racconto del vero, dove lui e la sua generazione sono assoluti protagonisti.

In tutta onestà non dice più di quanto abbia detto in questi dieci anni nei suoi fumetti, ma allo stesso tempo tutto ha una nuova linfa, un nuovo ritmo e una nuova platea da intercettare. Poteva essere un disastro rimpastare il già detto, e invece Strappare lungo i bordi è stata una bomba tanto di risate quanto di amarezza, una ricetta che solo Michele sa creare.

Matteo Cinti


Ho iniziato a vederlo tardi, perchè le giornate sono lunghe e complicate e a volte uno non ha tempo nemmeno di guardarsi in pace Netflix con la tisana e il plaid. Mi sono detto: guardo solo una puntata che sono già le undici, così vedo com’è e poi lo finisco nel weekend. Per fortuna sono solo sei episodi di venti minuti l’uno, altrimenti avrei fatto le quattro del mattino. Perchè dopo la prima puntata è difficile smettere.

Ci sono tutti gli ingredienti di Zerocalcare a cui quelli come me, che lo seguono da sempre (sì, posso inutilmente vantarmi di essere un fan della prima ora), sono affezionati. E poi c’è la musica, la voce, il suono e non è cosa da poco.

Perché bastava un attimo e si sarebbe persa la magia, il mordente, la freschezza del segno, l’immediatezza della vignetta. Bastava un accento sbagliato, un doppiaggio infelice e niente, game over, delusione atomica. Invece Strappare lungo i bordi non lascia indietro niente, è ironico, divertente, esilarante, profondo, commovente e anche tragico. Ben disegnato, animazioni fluide ma non disneyane, trovate registiche intelligenti, e quella sceneggiatura che parte cazzeggiando e finisce per schiantarti il cuore a terra. Che poi, se vivessimo in un’epoca in cui fossero ancora di moda, sarebbe stato un bel film.

Andrea Cozzoni

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