Zero: Emergenza e il meridiano di sangue di Aleš Kot

Meridiano di sangue è considerato il capolavoro dell’autore statunitense Cormac McCarthy: un libro truce e crudele, il vero racconto del Selvaggio West. Protagonista è il Ragazzo, un giovane violento e colmo di una rabbia primordiale, assoldato da una legione quasi infernale di cacciatori di scalpi al confine tra Messico e Stati Uniti. Nel suo libro McCarthy non edulcora alcun aspetto della narrazione, sputando fuoco ad ogni occasione, lasciando che il Ragazzo diventi l’Uomo sotto l’occhio vigile del Giudice Holden, supervisore di un percorso di crescita diabolico e nichilista.

Anni dopo la sua uscita negli Stati Uniti per Image Comics e le prime letture, Zero di Aleš Kot appare indissolubilmente legato a Meridiano di sangue, un’opera chiave nel processo creativo al punto tale da venire citata direttamente all’interno del primo volume, Emergenza. Un richiamo diretto dunque alle idee e alla narrativa mccarthyana – fatta di uomini dediti alla guerra, plasmati, innamorati, ingannati dalla violenza.

Ciò che gli uomini pensano della guerra non ha importanza, disse il giudice. La guerra perdura nel tempo. Tanto varrebbe chiedere agli uomini cosa pensano della pietra. La guerra c’è sempre stata. Prima che nascesse l’uomo, la guerra lo aspettava. Il mestiere per eccellenza attendeva il suo professionista per eccellenza. Così era e così sarà. Così e non diversamente.

Zero #1, copertina di Michael Walsh.

Edward Zero è quel professionista per eccellenza, l’efficienza fatta soldato. Aleš Kot decide di creare un prototipo, un agente segreto letale, astuto e dedito alla missione, un volto segnato da anni di addestramento e le mani sporche di sangue. Per sua stessa ammissione, Zero è niente, un volto vuoto a cui l’Agenzia ha dato un significato e uno scopo, regole e dittami da seguire rigidamente – una spia inarrestabile, uno «che porta a casa il risultato» – sempre e comunque. Ma dietro la perfezione del professionista Edward Zero si cela in realtà una delle chiave di volta di tutta l’opera di Kot: l’Emergenza che dà il titolo al volume pubblicato da saldaPress non è altro che l’emergenza di una coscienza nel soldato perfetto, nella macchina da guerra. Omicidio dopo omicidio, trauma dopo trauma Edward Zero si spezza sotto il peso delle richieste, dubita della fedeltà all’Agenzia e comincia finalmente a porsi delle domande.

Ogni promessa è una bugia.
L’esistenza è un perpetuo stato di guerra.
Abbiamo la guerra nel sangue. La guerra ci mantiene vivi.
La mappa è la realtà.

Questi i dogmi dell’Agenzia che comanda le azioni di Edward Zero, un’entità misteriosa: non è il Governo degli Stati Uniti, non è l’MI6 né tantomeno il Mossad; non è Zizek, il contatto del protagonista, un uomo grassoccio ma decisamente affezionato al ragazzo, non è certo Cooke, una donna tutta d’un pezzo, dalla visione precisa, ma anch’ella un ingranaggio in una macchina ben più grande e spaventosa che opera all’interno di un mondo altrettanto terrificante. Come il protagonista, l’Agenzia opera senza che il lettore ne conosca le vere motivazioni: può intuirle, senza mai tuttavia capire realmente in quale direzione sta puntando l’agente Edward Zero. Solo raramente Aleš Kot condivide con chi legge l’obiettivo della missione. Ciò che traspare dell’Agenzia è soltanto il suo sguardo, la sua presenza, il suo coinvolgimento e intervento su più fronti bellici – un oroboro di morte e violenza «per rendere il mondo un posto migliore».

Zero #3, copertina di Mateus Santolouco.

Ogni capitolo di Zero – Emergenza tesse una tela di nomi ed eventi, missioni segrete e momenti tragici che hanno plasmato la vita del protagonista, intento a raccontare la propria storia nella cornice del volume. Seduto a bordo di una scogliera, orbo e vecchio, con uno spaventato ragazzino che gli punta una pistola alla testa, Edward Zero osserva malinconicamente il mare e funge da voce narrante, da filo conduttore tra i vari capitoli del volume. Se Cormac McCarthy in Meridiano di sangue esplorava l’evoluzione del Ragazzo in Uomo e la viscerale, torbida natura della guerra e della violenza, la presa che hanno sull’uomo, in Zero Aleš Kot sembra compiere il percorso inverso, raccontando Edward Zero e al tempo stesso analizzandone il percorso di crescita – dal bambino indottrinato dall’Agenzia al Ragazzo, agente infallibile, fino all’Uomo che sembra faticosamente riuscito a mettersi il mondo alle spalle.

Il giovane e letale Zero si muove tra soldati bio-potenziati in lotta sulla Striscia di Gaza, ricorda i suoi primi attimi all’Agenzia. Accarezza le memorie di flebili attimi di tenerezza e il suo primo omicidio; affronta terroristi di gusto Flemingiano come Ginsberg Nova e mette a ferro e fuoco le squallide favelas brasiliane in una brutale scazzottata alla ricerca di risposte. Aleš Kot snoda la trama principale attraverso ricordi ben definiti ed elementi che si rincorrono, location di confine, bagnate nel sangue, ricche di elementi pittoreschi che sembrano conoscere solo la lingua del sangue, dell’omicidio – un’altra analogia con il Meridiano di sangue di Cormac McCarthy.

Alle matite del volume si avvicendano personalità e stili radicalmente differenti, uniti dai colori di Jordie Bellaire e dal design del volume realizzato da Tom Muller: gli artisti coinvolti in Zero sono oggi volti noti dell’industria del fumetto, ma che nell’ormai lontano 2013 muovevano i primi passi tra gli editori indipendenti. Seguendo le parole dello Zero-narratore, Aleš Kot sfrutta ogni albo per raccontare un episodio dalla vita dello Zero-attore, scavando nei ricordi e man mano illuminando il lettore sulla graduale ribellione ai dogmi dell’Agenzia. Emergenza è solo un breve assaggio dell’incredibile potpourri artistico assemblato dall’autore ceco.

Zero #5, copertina di Will Tempest.

Le chine spesse, i neri pesanti e l’azione tra le bombe in medio-oriente aprono il capitolo introduttivo, disegnato da Michael Walsh, un tratto grezzo e immaturo che dialoga con il Brasile ricco di dettagli poveri e malridotti, i volti imperfetti, le linee sporche, distorte e brutali di Morgan Jeske, artista del quarto capitolo. Quasi per caso compaiono, affascinano e catturano l’occhio le linee morbide e ipercinetiche di Tradd Moore, protagonista dei malinconici ricordi di gioventù di Edward Zero, seguite a ruota dai colori fluo e acidi che Jordie Bellaire usa per far risaltare i disegni di Mateus Santolouco, artista della vera (forse unica) spy-story del volume. L’atmosfera è invece asettica e fredda, i volti e le parole sembrano bloccate nel tempo: dopo tanta morte, Will Tempest chiude il primo volume di Zero nel silenzio delle sale interrogatorio dell’Agenzia.

Dopo Il nuovo mondo, saldaPress scava nel passato dell’autore, offrendo ai lettori italiani la possibilità di rimanere ancora affascinati dalla folgorante creatività di Aleš Kot, analizzando le sue idee politiche, vivendo sulla pelle la sua narrazione cruda e sincera. Zero è forse l’opera più emblematica dell’autore che nel 2013 sconvolse il mondo del fumetto con un action-thriller che spesso e volentieri costringeva gli appassionati a discutere, a mettere in dubbio le proprie visioni del mondo, a considerare seriamente la possibilità che nulla possa sopravvivere in una realtà dominata dalla violenza. La presa di coscienza di Zero e gli eventi mostrati in Emergenza sono solo l’inizio del percorso attraverso il quale Kot potrà seriamente fare ciò che McCarthy non volle mai minimamente accennare: dare una chance di redenzione al Ragazzo protagonista di Meridiano di sangue.


Aleš Kot
Zero, volume 1: Emergenza
saldaPress, 2 settembre 2020
cartonato, pagg. 160, 16,8×25,6 cm, €19.90
ISBN: 9788869197390

Fabrizio Nocerino

Fabrizio Nocerino

Creatore di Uncanny Comics., amante del buon fumetto, da anni prova ad essere meno geek, con scarsi risultati.

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