Whoop! Per un pugno di banane: una recensione in anteprima

Dopo averli intravisti nell’anteprima pubblicata sul numero 1 di Amianto Comics, gli scimmioni protagonisti di Whoop! A fistful of bananas fanno finalmente la loro apparizione ufficiale sul primo numero della serie Amianto Comics presenta.

Anzi, per essere precisi «scimmie spaziali mutanti alla ricerca di banane».

Il collettivo Almafè si fa garante del lavoro di giovanissimi e spesso esordienti autori curando la parte redazionale e di produzione e promettendo una collana (anche se senza cadenza fissa) di one-shot ribattezzati Pop-Novel, che promettono interessanti sviluppi.

In questo primo volume autoconclusivo, scritto dal misterioso AKm0, e illustrato dal Formichiere Bischeri, che si dicono entrambi legati al mondo del cinema, ma anche della musica e alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, si parte alla conquista dell’ultimo carico di banane dell’intero universo.

E dal mondo del cinema viene la stessa citazione del titolo: A fistful of dollars è il titolo USA di uno dei film più famosi di sempre del cinema italiano. Indovinate quale? (forse il titolo dell’articolo può esservi di aiuto).

E con una certa frequenza qualche riferimento, cinematografico ma non solo, si trova nella storia.

A partire dalla filastrocca delle cinque scimmiette che fa pensare ai Dieci piccoli indiani, con la differenza che dei piccoli pellerossa alla fine then there were none (come dice Agatha Christie) qui ne resta una, Fez.

O meglio, tre…

E Fez, con Sam, sua sorella maggiore, e Demon, una specie di gigantesco gorilla mutato in grado di combattere contro qualsiasi cosa, partendo dalla consapevolezza che «Noi siamo tutto ciò che rimane», per provarlo vuole «fare la cosa giusta».

Combattere lo sgrammaticato Sig. Shitter (occorre tradurlo?) e derubarlo delle banane, eludendo l’esercito del Capitano Clay che pensava di averle già estinte (le scimmie, non le banane…).

Così le scimmie sopravvissute formano un perfetto team, e tra mosse di wrestling e arti marziali imparate in tv, battute a sfondo cinematografico e televisivo (povero McGyver!), sconfiggono tutti i cattivi, come in un videogioco a livelli di quelli di una volta, fino al super cattivo finale, con tanto di outro nel quale si salva solo il capo (preludendo forse a un nuovo episodio?).

Di cinematografico c’è anche il modo in cui si sviluppa la storia, con l’orologio che dà la cronologia degli eventi, che si esaurisce in realtà tutta in un pomeriggio (se si eccettua qualche vignetta di flashback).

Un pomeriggio vissuto pericolosamente; un fumetto d’azione con botte e spari, una sceneggiatura che riprende alcuni temi abbastanza classici: i pochi buoni che fanno fuori un sacco di cattivi, un sacco di sarcasmo, il riccone che si ritrova con un ulteriore ricco tesoro di cui i pochi buoni si vogliono impossessare, perché è l’ultima possibilità di mettere in scacco il cattivo. Tutto condito da alcuni elementi che danno personalità al fumetto a partire dalle scimmie protagoniste.

Se la storia, le citazioni e alcune trovate sono molto godibili, la parte grafica, per quanto abbastanza adatta allo stile della storia, ha alcuni passaggi a vuoto. Infatti il taglio delle vignette, la dinamicità dei tratteggi, la caratterizzazione grafica dei personaggi sono abbastanza curati, ma a volte la scelta di lasciare tutto solo a matita non rende completamente giustizia alla qualità degli altri aspetti.

Per cui alcuni dettagli restano eccessivamente accennati, alcuni passaggi perdono in personalità, in contrasto invece con altri aspetti come l’utilizzo di font molto lineari come didascalia.

Dal punto di vista degli eventi narrati, tanti sono gli aspetti che rimangono misteriosi, non solo sul futuro, ma anche sul passato della storia (ad esempio la guerra tra uomini e primati). E dobbiamo dire, per come mi ha colpito la sceneggiatura di questo primo numero, questi interrogativi meritano assolutamente di essere chiariti, sicuramente però con una maggior attenzione dal punto di vista grafico.

Anche graficamente alcune trovate sono interessanti: le pagine in negativo perché vissute al buio, le inquadrature piuttosto inconsuete, anch’esse mediate in qualche modo dal cinema, addirittura qualche piano sequenza, ed eterogenei elementi grafici posti in contrasto. Il disegno riesce a rendere bene la dinamicità, ma è troppo semplificato, facendo perdere aspetti altrettanto interessanti perché sottolinea in modo eccessivo la parte infantileironica.

I personaggi tuttavia sono sicuramente ben delineati dal punto di vista del background e della personalità, non male il completamento dell’opera con le schede dei singoli, a premonire (speriamo) altre storie di cui saranno protagonisti.

Nel panorama fumettistico italiano, Whoop!, che in inglese può voler dire sia prendere a calci nel didietro, mettere K.O., ma anche un po’ più formalmente gridare, fare baldoria, si inserisce in un genere che sta andando abbastanza di moda, quello del futuro cyberpunk e violento, come ad esempio in Orfani, e ne dà una lettura meno impegnativa. A questi mescola anche elementi classici della fantascienza, soprattutto cinematografica, facendo proprio pensare al pianeta delle scimmie. Il punto di partenza non è male, l’ambientazione è intrigante, la dinamicità della grafica riesce a rendere l’ironia della storia. Il punto debole secondo me è il tratto troppo indefinito per un fumetto di questo tipo.

L’esperimento è pertanto riuscito per tre quarti, godibile (e anche tanto) per alcuni aspetti, migliorabile per altri, in particolare quello grafico. Troppo stridente la differenza di approccio tra la storia e le illustrazioni contenute nello stesso volume.

Siamo curiosi però di vedere come evolverà la storia, aspettando ulteriori sperimentazioni grafiche!

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