Wednesday Warriors #8 da Detective Comics a Spider-Gwen

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

DETECTIVE COMICS #991 di James Robinson e Carmine Di Giandomenico

L’esalogia di James Robinson su Detective Comics giunge al suo quarto capitolo segnando una svolta decisiva sia nell’intreccio che nella qualità dello stesso: sebbene questo arco narrativo dedicato a Due Facce non sia all’altezza del miglior Robinson, questo albo si configura come il migliore tra quelli visti finora e uno dei più interessanti nella produzione recente dello scrittore inglese.
Dopo tre capitoli passati a sbrogliare misteri finalmente Batman si trova a tu per tu con Due Facce: qui Robinson comincia a rispondere ai tanti quesiti sollevati sino ad ora e lo fa affidando a Carmine Di Giandomenico una storia imperniata più sul dialogo che sull’azione. Le 22 pagine di “The Talking Man” illustrano un confronto esclusivamente dialettico tra Due Facce, Batman e, successivamente, Gordon. Vengono così spiegate le ragioni dietro al comportamento inusuale di Harvey Dent andando a esplorare in modo inedito la psicologia del criminale: Robinson scava un solco profondo tra le due personalità presenti in Due Facce rendendo la schizofrenia del personaggio in modo ancora più marcato del solito. Ne scaturisce una visione assolutamente originale e interessante della sua psicosi: Due Facce non è più l’alter ego malvagio, ma un’identità preposta a controllare, a dare un metodo, alla follia caotica di Harvey Dent. Una volta scardinato questo dualismo ricorrente, alla Jekyll & Hyde, nella narrazione del villain risultano ancora più evidenti le sue similitudini con la doppia identità di Bruce Wayne. Una giustapposizione che viene evidenziata anche da Di Giandomenico che utilizza un layout speculare che sottolinea sia la dualità di Dent che la sua simmetria con Batman. Questa è una delle tante soluzioni che permettono al disegnatore teramano di affrontare e vincere la sfida di un albo sostanzialmente statico, che rischiava di diventare una lunga sequenza di teste parlanti: la capacità di Di Giandomenico di gestire le inquadrature e di inserire elementi caratterizzanti – come la citazione nascosta alla copertina di Detective Comics #27 e il mantello ad ali di pipistrello di Batman – permette alla narrazione di risultare sempre fluida e accattivante.

ACTION COMICS #1004 di Brian Michael Bendis e Ryan Sook

Action Comics è la testata in cui Brian Michael Bendis approfondisce la figura di Superman dalla prospettiva del suo lavoro di giornalista, in questo modo lo scrittore riesce a lavorare sul vasto cast di comprimari e, allo stesso tempo, a fornirci il proprio punto di vista sul mondo. Ogni albo si apre infatti con una inquadratura sul tavolo di uno dei collaboratori del Daily Planet mostrandone appunti, stralci di articoli e oggetti di vario tipo riuscendo a dare dettagli sul personaggio in questione. Nascosta tra i fogli, i post-it e le tazze di caffè però c’è sempre la scrivania di Bendis stesso, con i suoi appunti, i suoi post-it ecc… in questa storia le parole sul laptop di Lois Lane ad esempio suonano terribilmente attuali nel descrivere l’attuale situazione politica e sociale degli Stati Uniti (e anche un po’ quella italiana).

“L’American Way? La semplice idea che chiunque possa venire qui ed essere trattato equamente è messa a dura prova al più alto livello governativo. Anche se tutto dovesse tornare alla “normalità” nel momento in cui leggerete questo, e non succederà, ma se anche fosse così, queste idee sono state così maltrattate e manipolate che la guarigione, il tentativo di trovare la nostra bussola in questa epoca moderna richiederà anni”

È proprio il ritorno di Lois a far sì che l’albo si prenda una pausa nel suo racconto sull’Invisible Mafia per risolvere una serie di domande e problematiche finora tenute a bada a colpi di sospensione dell’incredulità: Bendis ridefinisce senza stravolgerlo il rapporto tra Superman e Lois in maniera funzionale al progetto che vuole portare avanti.
L’abilità di Ryan Sook nel gestire la recitazione e l’espressività dei personaggi permette allo scrittore di lavorare ad un racconto maggiormente imperniato sul lato emotivo, sulla descrizione dei sentimenti dei due; il Superman alieno e distaccato dei primi albi si dissolve in una umanissima dichiarazione di fragilità.
“Ho bisogno di te”
Poche parole e tanti sguardi, sorrisi e silenzi che Sook gestisce con una capacità invidiabile, l’artista coniuga efficacemente la narrazione sequenziale alle sue doti da illustratore riuscendo a mantenere un equilibrio tra descrittività e sintesi funzionale agli obiettivi di Bendis. I due riescono a raccontare una storia fatta di personaggi tridimensionali e credibili anche quando questi volano abbracciati tra le nuvole.

RETURN OF WOLVERINE #2 di Charles Soule e Declan Shalvey

Dopo un primo numero, sebbene non perfetto, decisamente convincente Charles Soule prosegue il suo racconto del ritorno di Wolverine affiancato stavolta da Declan Shalvey.
Il cambio significativo nel registro visivo si fa sentire immediatamente: si passa dal tratto altamente dettagliato e descrittivo di Steve McNiven alla sintesi del segno di Shalvey guadagnando in ritmo ma perdendo significativamente in tono. Il racconto crudo e sanguinolento del primo capitolo si trasforma in una lunga sequenza d’azione dal sapore più edulcorato che spreca malamente le notevoli capacità narrative del disegnatore.
Tutto l’albo sembra essere il pretesto per mostrare al pubblico il nuovo potere di Wolverine, gli artigli incandescenti, senza aggiungere nulla a quanto già visto nel primo numero: i dialoghi di Soule risultano goffi e a tratti imbarazzanti nel loro tentativo di dare sostanza a un soggetto volutamente povero.
Con molta probabilità gran parte della sostanza di questa miniserie sarà racchiusa nell’ultimo albo, disegnato da McNiven, lasciando agli altri il ruolo di semplici riempitivi.

Bam’s Version

SENTRY #5 di Jeff Lemire e Juan Cassara.

Giunto al gran finale del suo inatteso ritorno in Marvel, Jeff Lemire porta a conclusione la mind-blowing Sentry con un potente, ed ultimo, quinto numero.
Lungo il corso della storia, abbiamo potuto vedere come lo S.H.I.E.L.D. e gli Avengers siano riusciti a frantumare la controversa eredità del Vendicatore Dorato, uno degli eroi più potenti della Terra e uno dei pericoli peggiori del nostro universo. La relazione tra Sentry, Void e Bob Reynold occupa, anche in questa serie, uno spazio predominante, ma Lemire ha preferito concentrarsi sul mondo intorno ai tre elementi; Sentry non ha raccontato di un uomo e dei suoi disturbi, bensì di cosa si prova nel vivere fianco a fianco di un’esplosione atomica.
Il quotidiano e il super sono aspetti che Lemire accentua e sottolinea, illustrati tramite i migliori amici (e i peggiori nemici) di Bob Reynolds.
Joshua Cassara qui mostra i muscoli, aiutato dalla palette del colorista Rain Beredo: supereroi con venature sporche e grezze, volti non piú perfetti ma inclini a mostrarsi nei momenti di rabbia, violenza e confusione.
Il finale è volutamente aperto, lasciando spiragli di sviluppi futuri, complice anche un gigantesco plot twist che ha preso atto negli ultimi numeri.

SPIDER-GWEN: GHOST SPIDER #1 di Seanan McGuire e Rosi Kämpe.

È il momento della prova del nove per Spider-Gwen, che ha perso i suoi papá Jason Latour e Robbi Rodriguez e ora si ritrova con una terza serie regolare, ma una voce tutta nuova.
Seanan McGuire, autrice della serie di romanzi Newsflesh e di Every Heart a Doorway, non ha di fronte a sé un’impresa impossibile e, non a caso, questo debutto si rivela piacevole sebbene pesantemente legato agli eventi di Spider-Geddon e ad una complicata (da spiegare) eredità lasciata dall’ultimo arco narrativo di Latour & Rodriguez.
Aiutata dalla talentuosa Rosi Kämpe, che non scimmiotta lo stile marchio del personaggio ma lo reinventa in linee morbide e dinamiche, colorate dall’ottimo Ian Herring, la McGuire indovina l’atmosfera legata alla protagonista, adolescente ancora in bilico ed in cerca dell’agognato equilibrio tra vita privata e vita da supereroina.
Qualche libertà narrativa in più e meno catene che legano all’Eventone Ragnesco avrebbero certamente aiutato, ma ci sono ampi margini di miglioramento.

BATMAN BEYOND #25 di Dan Jurgens, Cully Hamner e Marco Santucci.

Venticinque numeri, da sempre un grande traguardo: è il momento di festeggiare anche per Batman Beyond, serie che mantiene il suo nutrito gruppo di fan e che rende possibile il prosieguo della lunga saga futuristica di Terry McGinnis.
Questo numero over-size lascia ampio spazio di manovra a Dan Jurgens, master-mind di questo futuro alternativo da parecchi anni ormai, che ha saputo ampliare e dettagliare nei minimi particolari.
Comincia qui The Final Joke, saga che ci porta lungo il viale dei ricordi e riporta in scena l’originale Joker, con la Bat-famiglia riunita al completo: Jurgens ci “aggiorna” sullo status quo, con il nuovo Robin al fianco di McGinnis, Dick Grayson sindaco di Blüdhaven e un giorno radioso che splende su Neo-Gotham. Il set-up della trama é un grande classico, ma funzionale ed efficace, così come lo sono Marco Santucci e soprattutto Cully Hamner, artista fenomenale che splende e dimostra di aver ancora moltissimo da dire. Gotham, vecchia e nuova, prende vita grazie al suo stile dettagliato e cartoonesco, esplosivo e, come direbbero gli americani, in your face.
Un riassunto degli eventi, al tempo stesso un perfetto jumping-on-point, Batman Beyond #25 si piazza tra le migliori letture della settimana.

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