Wednesday Warriors #7 – Da Batman a Ghost Rider

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

GREEN LANTERNS #57 di Dan Jurgens e Mike Perkins

“End of the road” per le Lanterne Verdi…o almeno, lo sarà, fino all’arrivo di Grant Morrison.
Green Lanterns chiude la sua corsa al #57, serie lanciata con la Rinascita da Sam Humphries con protagonisti Simon Baz e Jessica Cruz, evoluta poi negli ultimi mesi in uno sguardo d’insieme all’intero Corpo delle Lanterne Verdi.
A Dan Jurgens è toccato l’arduo compito di calare il sipario e non l’ha fatto in maniera sommessa: ripescando fuori il suo pupillo, Cyborg Superman, Jurgens ha sfruttato al massimo le ultime pagine a disposizione per regalarci uno scontro titanico tra Hank Henshaw e l’intera legione smeraldo con il destino di Coast City in palio; al tavolo da disegno Mike Perkins in buona forma artistica, perfetto nelle sequenze action, meno pulito e composto nei momenti di quiete dopo la tempesta.
Un discreto numero finale, che cambia alcuni fondamentali elementi ed apre le porte al completo rilancio e ad un nuovo futuro per le Lanterne.

WHAT IF? MARVEL COMICS WENT METAL WITH GHOST RIDER #1 di Sebastian Girner e Caspar Wijngard.

Scritto da Sebastian Girner, editor e scrittore in Image, disegnato da Caspar Wijngard, What If? Marvel Comics si distingue immediatamente per le proprie scelte metanarrative, per un look avulso e un’audacia, finora, impensata dagli autori dei precedenti What If?
La “Marvel Comics” del titolo non è intesa come universo narrativo, ma invece come l’azienda Marvel, con C.B. Cebulski che riesce ad interagire con i propri personaggi senza distorcere la propria continuity o…il tessuto della realtá.
Girner, avvezzo al tono satirico e demenziale con Shirtless Bear Fighter, sceglie Robbie Reyes, il nuovo Ghost Rider, come protagonista di questo tour degli uffici Marvel in compagnia degli Hassenwald, gruppo black metal latveriano collegato ad una sempre più oscura serie di incidenti demoniaci ed occulti, avvenimenti macabri in grado di terrorizzare le menti dei loro fan, un presagio sottile ma efficace che lascia il sospetto nel lettore fino al momento cruciale della storia.
Il fumetto si trasforma presto in un delirio dal colore nero pece: il plot twist coglie alla sprovvista e la rottura dell’atmosfera iniziale è talmente netta e brutale che estranea chi sta leggendo, chiude gli strappi dimensionali tra il nostro mondo e quello dei fumetti, creando un incubo inaspettato e divertentissimo.

SHURI #1 di Nnedi Orakofor e Leonardo Romero.

L’effetto Coates riverbera ancora tra le mura degli uffici Marvel e l’onda di autori afroamericani e, in questo caso specialmente, afrofuturisti apre le porte a Nnedi Orakofor, autrice pluripremiata che ha bagnato i piedi in Marvel negli ultimi mesi ed ora ha finalmente l’occasione di scrivere la sua prima serie regolare.
Il debutto di Shuri é una gioia per gli occhi, non solo grazie agli straordinari disegni dell’erede di Chris Samnee Leonardo Romero, ma anche e soprattutto per l’atmosfera leggera, forte e positiva che trasmette la protagonista, un radicale cambio di tono dal lavoro di Ta-Nehisi Coates sul personaggio.
I colori vividi e vibranti di Jordie Bellaire animano un Wakanda tutto al femminile, colto alla sprovvista dall’assenza del proprio Re; Shuri si trova a dover elaborare la sua nuova posizione, insieme ad un misterioso compagno di chat e i suoi nuovi poteri, dono della sua esperienza nel Djalia, il “Valhalla” Wakandiano.
Orakofor firma un primo numero azzeccato e piacevole alla lettura, con qualche indizio sul futuro e una importante decisione che segnerá il percorso da qui in poi.

Gufu’s Version

JUSTICE LEAGUE #10 di Scott Snyder e Francis Manapul

Con questo albo comincia il crossover “Drowned Earth” con il quale Scott Snyder si assume il compito di “ricollocare” Aquaman all’interno dell’universo DC a seguito degli sconvolgimenti raccontati durante Dark Nights: Metal e sulla testata dedicata al supereroe acquatico.
Gestire un crossover è sempre un affare complicato, anche quando coinvolge un numero limitato di testate e autori come in questo caso, che rischia di snaturare l’identità delle serie coinvolte; in questo albo però Snyder riesce a introdurre l’evento, comunicandone al lettore la portata, continuando a sviluppare coerentemente la propria narrazione. La scelta, intelligente e “di mestiere”, di suddividere il gruppo in più team operativi, ognuno con la propria missione permette allo scrittore di raggiungere diversi obiettivi: riesce ad allargare il cast inserendo dei comprimari (Adam Strange e Firestorm) senza dare l’impressione di un albo sovraffollato, di portare avanti le sottotrame senza sacrificarle all’evento principale, infine gli consente di lavorare alle dinamiche tra i personaggi e sull’approfondimento dei singoli esponenti della lega.
Questo tipo di racconto richiede, di norma, un interprete che sappia rendere con efficacia la portata dell’evento senza perdere di vista gli attori principali; un disegnatore in grado di coniugare chiarezza espositiva a roboanti tavole in cinemascope. Questo interprete si chiama Francis Manapul che conferma il suo stato di grazia in ventidue pagine di virtuosismi che mettono su carta il blockbuster di Snyder aggiungendo a questo la sua innata capacità di rendere iconici i personaggi coinvolti.

AQUAMAN #41 di Dan Abnett e Lan Medina

Se Snyder e Manapul hanno confezionato il prologo di Drowned Earth come un blockbuster epico, Dan Abnett scrive il suo tie-in al crossover nella forma del disaster movie.
Strettamente legato a Justice League #10, Aquaman #41 racconta gli eventi visti dalla prospettiva dei cittadini di Atlantide mettendo Mera al centro di un albo privo del suo titolare. Aquaman è infatti disperso e la sua compagna, neo-sovrana di Atlantide, si trova ad affrontare questa crisi da sola.
Abnett è bravo a descrivere il conflitto di Mera con delle forze progressivamente più soverchianti, scavando nella psicologia della protagonista che, evidentemente, deve ancora prendere piena coscienza delle sue nuove responsabilità. Da questo duplice conflitto, extra-personale e personale, emerge un personaggio forte, nella personalità e nei poteri, e allo stesso tempo inesperto, quasi fragile, nella gestione del proprio ruolo. Abnett lascia in eredità al suo successore, la scrittrice Kelly Sue DeConnick, un personaggio femminile interessante e complesso. Meno appariscente e talentuoso di Manapul Lan Medina è quello che normalmente viene definito un disegnatore solido; il suo stile sobrio privilegia la chiarezza espositiva e la riconoscibilità dei personaggi restando fedele all’impostazione generale della testata. Alterna tavole di ampio respiro, che si adeguano all’impostazione da film catastrofico di cui sopra, a primi piani e inquadrature strette focalizzate sui protagonisti delle vicende riuscendo così a descrivere consistentemente il dramma che vede opposti (super)uomo e Natura.

BATMAN #57 di Tom King e Tony Daniel

Con questo numero si conclude lo storyarc “Beast of Burden” che vede opposto il nostro eroe a KGBeast reo di aver [non ve lo dico che sennò è spoiler e poi chi vi sente].
Come già successo con David Finch, e soprattutto nel ciclo I Am Bane, Tom King sfrutta lo stile muscolare e “anni ‘90” del disegnatore di turno per portare avanti il suo racconto su due binari: quello più strettamente d’azione – fatto di combattimenti, denti digrignati e uomini picchiati come la sella di un cosacco – e quello più introspettivo.
Tony Daniel disegna un’intensa sequenza di lotta nella quale il lettore percepisce vividamente la fatica dei due contendenti portati al proprio limite fisico alla quale fa da contrappunto un singolare racconto popolare russo. A differenza di quanto fatto in passato infatti, King non affida la ricerca introspettiva a dialoghi o a monologhi in didascalia ma delega questo compito alle tavole di Mark Buckingham nel quale ci viene raccontata una fiaba intitolata “Gli animali nel pozzo”, un racconto folkloristico raccolto e pubblicato da Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev nel 1923, che racconta una cruenta parabola sulla “sopravvivenza del più forte” venata da quella crudele ironia tipica del popolo russo.
Ancora una volta King utilizza la storia di un personaggio, di un villain, per far emergere nuovi aspetti della personalità e della psicologia di Bruce Wayne: i recenti eventi hanno trasformato Batman rendendolo un personaggio diverso rispetto a quello conosciuto 56 numeri (e quindi 28 mesi) fa, facendo emergere, o riemergere, il suo lato più oscuro proprio nelle ultime pagine. Un finale che per modalità e personaggi ricorda uno dei capitoli più controversi della storia del personaggio: il Batman #420 del 1988 di Starlin e Aparo che lasciava KBeast, presumibilmente, a morire chiuso in una cella.

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