Wednesday Warriors #5 – Dai What if a Nightwing

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

WHAT IF? SPIDER-MAN #1 di Gerry Conway & Diego Olortegui.

Ottobre è arrivato e per la Marvel è il momento di porsi domande serie…per esempio, cosa sarebbe successo se Flash Thompson fosse stato morso dal ragno radioattivo?
Da veterano ragnesco qual è, Gerry Conway decide di prendere un classico comprimario delle avventure di Peter Parker e dargli il palcoscenico, rinarrando le origini dell’Uomo Ragno; non ci troviamo, però, di fronte al Flash Thompson eroico che conosciamo tramite l’Agente Venom. Conway sa benissimo rievocare i tempi del Flash bullo ed arrogante, una persona profondamente insicura sul suo futuro, frustrata, che si aggrappa ferocemente al poco che ha. La scelta dell’utilizzo di un narratore esterno, l’Invisibile, tarpa le ali ad un protagonista ed una storia che mostrano intriganti colpi di scena ma che una volta realizzati, sono soffocati dai costanti interventi estemporanei che troncano il potenziale sviluppo dei personaggi. Diego Olortegui inventa un buon costume per questo Ragno-Thompson e ricorda, in alcuni tratti, Todd Nauck, con chine e colori di Walden Wong e Chris O’Halloran che fanno il loro dovere e rendono la lettura piacevole. Si poteva fare di più…

WHAT IF? X-MEN #1 di Bryan Hill, Neil Edwards e Giannis Milogiannis.

I What If? si dividono in tre categorie: cambio di personaggi, di trama o di contesto: la scelta di Bryan Hill per questo What If? X-Men ricade nel terzo ambito. Nel mondo creato dall’autore, il cyber-spazio si è evoluto oltre il mondo reale, abitato da utenti comuni e dagli Exe, utenti in grado di modificare il proprio codice e quello intorno a loro, cambiando il loro aspetto e abilitá a loro piacimento. La metafora degli X-Men e della lotta al diverso viene sacrificata, dunque, in favore dell’esperimento narrativo alla “Matrix”, senza evitare, però, qualche accenno di discorso sociologico sull’evoluzione della tecnologia e la disparità tra ricchi e poveri, tra chi vede la convivenza tra utenti ed exe pacifica e chi, invece, crede nel potere superiore dei “mutanti digitali”. Una storia piacevole e curiosa proprio per le influenze cinematografiche (e non) che l’hanno plasmata, disegnata e divisa da due artisti: Neil Edwards, solidamente piantato con i piedi nel pericoloso mondo reale del roccioso Cable, e Giannis Milogiannis, che ci cala nel mondo virtuale, dove può esprimere tutte le sue influenze manga nella frenetica sequenza action con Domino e i Nimrod.

DOCTOR STRANGE #6 di Mark Waid e Javier Pina.

Terminata la scampagnata stellare del buon Dottore, Mark Waid decide di riportare Stephen Strange sul suo pianeta e tirare fuori dal cappello un personaggio visto nella sua vecchia miniserie “Doctor Strange: The Doctor Is Out”. L’operato dello scrittore su questa serie è stato finora discreto, ma assolutamente lontano dal must-read o sconvolgente: aver saputo adattare Strange al contesto spaziale (con un nuovo look, tra l’altro, firmato Javier Pina) è sì stato interessante e, alla fin fine, ben realizzato, ma con una premessa simile si doveva necessariamente fare di più. Con una premessa ben più semplice, Donny Cates aveva rivoluzionato l’intero assetto costruito da Jason Aaron, per fare un esempio.
Il ritorno sulla Terra dello Stregone Supremo apre vecchi portoni e introduce una nuova nemesi, ma continua a non avere quell’appeal che gli autori precedenti hanno saputo trasmettere al personaggio.

Gufu’s Version

SHATTERSTAR #1 di Tim Seeley, Carlos Villa e Gerardo Sandoval

Shatterstar è indubbiamente uno dei personaggi simbolo del fumetto supereroico anni ‘90, o quantomeno di un certo modo di intendere il genere, figlio della scuola di Rob Liefeld: azione, violenza, denti digrignati e anatomie improbabili.
Ed è proprio con questo stile che si apre l’albo, con un flashback che vede il nostro protagonista coperto di sangue e circondato dai cadaveri dei suoi nemici.
Già dalla seconda pagina però Tim Seeley delude i fan hardcore del fumetto “Extreme” mostrandoci il nostro eroe intento a svolgere compiti più mondani – spazzare la strada – dando al racconto una caratterizzazione più vicina allo “slice of life”. Questo contrasto tra le due vite di Shatterstar, sottolineato anche dall’alternanza di disegnatori, è anche il grosso indizio che Seeley ci dà sulla direzione che intende intraprendere in questa miniserie.
Il soggetto è tanto canonico quanto funzionale e affidabile: l’eroe “in pensione” viene costretto a tornare in azione a seguito di eventi tragici.
Si tratta di un soggetto ampiamente collaudato da decenni di letteratura, cinema e fumetti; non può fallire. Lo svolgimento purtroppo affossa quasi totalmente il ritmo di questo primo numero: la necessità di introdurre dei nuovi comprimari, di riepilogare la vita del protagonista ad uso dei potenziali nuovi lettori e di arrivare al momento topico dell’eroe entro le 22 pagine costringono lo scrittore a un lungo e frettoloso spiegone, narrato in terza persona tramite le didascalie, che va dalla prima all’ultima pagina.
L’effetto è quello di appiattire tutto il racconto, smussando qualsiasi possibile rilievo e arrivando a neutralizzare anche la scena cardine sulla quale si regge tutta la sceneggiatura.
Carlos Villa offre una prova in linea col compito affidatogli, narrazione, linguaggio del corpo ed espressività dei personaggi sono coerenti e solidi ma il tutto risulta privo di mordente e dà l’impressione di un talento imbrigliato dalle necessità di sceneggiatura elencate sopra. Più incisivo risulta invece il lavoro del pur meno dotato Gerardo Sandoval sui flashback, più affine allo spirito originario di Shatterstar.

NIGHTWING #50 di Benjamin Percy, Chris Mooneyham e Travis Moore

Nightwing #50 segna un punto di svolta apparentemente molto importante nella storia del primo Robin, gli eventi raccontati in Batman #55 hanno avuto delle ripercussioni significative su Dick Grayson e sul suo alter-ego, ammesso che quest’ultimo esista ancora.
Benjamin Percy, dopo un paio di prestazioni opache, lascia la serie con una storia decisamente convincente: l’albo esplora approfonditamente e in maniera convincente la vita e la personalità del nuovo Richard Grayson – o anche Rick Gray – ricorrendo anche al confronto con il “vecchio” Dick ripercorrendo uno dei suoi primi scontri con lo Spaventapasseri quando ancora vestiva i panni di Robin.
Percy riesce a rendere efficacemente il conflitto interiore, e il senso di estraniamento, vissuto dal protagonista e lo inserisce in un nuovo contesto, con nuovi comprimari e ambientazione, facendogli tagliare i ponti con il suo passato, Barbara Gordon compresa. Il tratto fotorealistico di Travis Moore ben si adatta alla narrazione degli eventi presenti e offre un interessante contrasto con il segno più espressivo e anni ‘90 di Chris Mooneyham incaricato dei disegni del flashback.
Non è ancora chiara la direzione che verrà intrapresa dal nuovo Nightwing ma la caratterizzazione sembra pericolosamente vicina a quella “ribelle” tipica di Red Hood (Jason Todd), e il fatto che la serie sarà affidata, dal #51 al #53, proprio a Scott Lobdell, che ha gestito Red Hood negli ultimi sette anni, rende questa ipotesi assolutamente plausibile.
Di conseguenza al plauso per un albo ben realizzato si affianca il legittimo dubbio sulla reale necessità di questa svolta. C’è davvero bisogno di un nuovo Nightwing?

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