Wednesday Warriors #28 – War of the Realms

WAR OF THE REALMS #1 di Jason Aaron e Russell Dauterman.

Bam’s Version

Si dice che un’opera va valutata, complessivamente, al netto della sua conclusione. L’ultimo capitolo di una storia lunga dieci anni può distruggere, oppure esaltare, l’intera strada percorsa dagli autori. Jason Aaron questo lo sa bene – ed è per questo che War Of The Realms va considerato il momento più importante del “suo” Thor.

In una decade editoriale segnata dalla paranoia del reboot e dalla psicosi del rilancio compulsivo, la Marvel ha saputo mantenere salda la direzione narrativa del Dio del Tuono. Da Thor God Of Thunder del 2012 ad oggi, Jason Aaron ha riscritto il mythos del Tonante, toccando presente, passato e futuro, giocando con la natura divina e mortale del figlio di Odino, privandolo del suo Mjolnir e raccontando, nel frattempo, del Macellatore di Dei Gorr, dell’ascesa di Jane Foster, della natura ingannevole di Loki e i suoi disperati tentativi di redenzione. Ma facendo un passo indietro e osservando questi sette anni di storie come un unico, grande quadro d’insieme, il Thor di Jason Aaron è la storia di Asgard, dei suoi dogmi e della caduta dei Nove (anzi, Dieci) Regni come li conoscevamo.

War Of The Realms #1 comincia con una meravigliosa mappa del mondo, illustrata da Russell Dauterman – l’Albero della Vita si dipana agli occhi del lettore. Una voce fuori campo illustra con dovizia di dettagli gli eventi che hanno portato all’imminente Guerra dei Regni. Il narratore esterno ci accompagna per mano, chiarendo punti oscuri per gli appena arrivati alla lettura, mettendo in chiaro lo stato d’animo turbolento dei protagonisti, indugiando sulle loro emozioni.

Le prime pagine sono il campanello d’allarme per il lettore. War Of The Realms cambia tonalità, adottando un mantello scuro per raccontare il lato torbido della guerra. Jason Aaron non è mai stato autore lezioso, né tantomeno è solito scrivere con il guanto di velluto. Aaron è un calcolatore, amante dei momenti eroici quanto degli atti più sordidi e brutali. Le trame a lunga gittata si confondono con le macchinazioni di Malekith, che studia il momento migliore per colpire Asgard – ciò che ne resta, almeno – al cuore, mettendo in scena un efferato delitto che cattura l’attenzione e shocka, stupisce, disgusta.

Il Signore degli Elfi Oscuri raggiunge il culmine, l’apice del proprio lunghissimo arco narrativo. Una storia ignobile, raccontata all’ombra delle vignette e nelle note a pié di pagina del Thor di Aaron. Malekith ha saputo dimostrarsi un villain infingardo, spietato e trucido, capace di ingannare e pianificare ogni singola mossa, approfittando della distrazione dei vari Dei del Tuono (e non) che si sono avvicendati. La Guerra dei Regni non è figlia di un incidente, tutt’altro. Per chi ha seguito la serie del Tonante dal 2012 ad oggi, è impressionante notare il meticoloso lavoro di scrittura di Aaron, capace di distillare gocce di trama verticale in sette anni di storie.

Il raggio d’effetto e la scala di War Of The Realms permettono a Jason Aaron di slegarsi da Thor e dal suo “microuniverso”. Sembra un paradosso: un crossover nato dalle pagine della serie che separa il proprio autore dai personaggi che ha scritto finora. Più di Fear Itself o Original Sin, la Guerra dei Regni apre il proprio campo di battaglia in maniera del tutto autonoma, indipendente e, comunque, pregna di ciò che ha reso grande questa run di storie sul Dio del Tuono.

L’albo segna l’esatto momento di transizione tra l’Aaron di Thor e l’Aaron di Avengers. I due mondi “separati” dell’autore si uniscono, aprendo la strada ad interessanti interazioni tra personaggi. L’Uomo Ragno fa una comparsata, il primo a rendersi conto della massiccia presenza Asgardiana a Manhattan.
Tocca all’Amichevole Spider-Man di Quartiere alleggerire la tensione con una raffica di battute capaci di indispettire anche la stoica Lady Freyja.

Il team artistico Dauterman / Wilson della Mighty Thor ha segnato (e disegnato) uno dei punti più alti dell’intera gestione Aaron. Il loro ritorno per questo #1 di War Of The Realms manifesta l’immensa fiducia concessa loro dalla Marvel, ripagata con una prestazione straordinaria ed impressionante. Midgard e l’Universo Marvel si trovano a dover affrontare una minaccia mai vista prima d’ora e, di conseguenza, Dauterman e Wilson fanno di tutto per mettersi in mostra, rendendo l’esperienza fresca, dinamica ed esaltante. Balzano agli occhi i colori brillanti, lo schema delle vignette irregolare e fluido, imprevedibile e caotico – ma mai confusionario. Dauterman gestisce dozzine di personaggi per pagina, circondati di effetti particellari che rendono tangibile la devastazione di New York: le macerie si accumulano nelle strade, deturpate dall’avvento di troll, Giganti di Ghiaccio, Elfi Oscuri e Angeli.

L’evento Marvel dell’anno è appena iniziato – con sangue, combattimenti forsennato, artisti fuori scala, narrazione serratissima e una ricca dose di colpi di scena da metabolizzare. War Of The Realms #1 è titanico e, a chiusura di “questo” Thor, non ci si sarebbe mai potuti accontentare di un semplice epilogo. Jason Aaron ha intenzione di chiudere il suo ciclo proprio come lo aveva cominciato: con i rombi del tuono ed i tamburi di guerra.

Gufu’s Version

I maxi-eventi, si sa, sono fatti per vendere: ne consegue che chiunque sia chiamato a gestirne uno deve prevedere una mole di lettori che esula dal solito bacino di utenza di questa o quella singola testata. Allo stesso modo gli autori sono chiamati a gestire un parco personaggi che comprenda tutti (o quasi) gli eroi della Casa Editrice dando a ognuno di questi il giusto spazio e la corretta caratterizzazione.
Sotto molti punti di vista possiamo dire che si tratta di una tipologia di storia che è tra le più difficili da realizzare: bisogna essere appetibili a un pubblico più ampio possibile, con una storia comprensibile a chiunque non abbia alcuna conoscenza della storia pregressa ma che non annoi i lettori più fedeli, rispettando e dando il giusto spazio a tutti i personaggi senza svilire l’intreccio.
Una gatta da pelare non da poco quindi.

Jason Aaron decide di complicarsi la vita scegliendo War of the Realms come teatro per lo showdown finale di tutte le trame cominciate dieci anni or sono con Thor God of Thunder #1.

Questo primo albo di WOTR è quindi comprensibilmente scritto e articolato con una particolare attenzione verso i nuovi lettori: c’è un prologo corredato da un riassunto introduttivo che ci dice tutto il necessario alla comprensione di quello che andremo a leggere.
Ma non basta: per evitare una vera e propria partenza in medias res gli autori inseriscono nelle prime pagine quello che in gergo si chiama “un evento scatenante” che, sebbene sappiamo che le trame di Malekith abbiano radici ben più profonde, offre al lettore un punto di partenza per una lettura più soddisfacente e meno disorientante.
Per fare un paragone letterario è un po’ come leggere Il Signore degli Anelli: la celebre trilogia di Tolkien non è che una minima parte del gigantesco affresco dipinto dal professore britannico, nondimeno chiunque lo affronti non accusa particolari sbandamenti perché quella porzione di storia è autosufficiente senza avere la pretesa di essere esaustiva della mitologia della Terra di Mezzo. Anzi, gran parte del fascino dell’opera di Tolkien sta proprio nel fascino del mistero di un mondo e di una Storia dalle proporzioni mitologiche.

Il paragone non è casuale in quanto il taglio conferito da Aaron a WOTR è un curioso composto letterario/fumettistico fatto di climax e anticlimax, pathos e bathos, che inizia con uno stile significativamente epico per poi svilupparsi su binari più smaccatamente supereroistici indulgendo forse eccessivamente nella ricerca della gag volta a sdrammatizzare.

Non meno efficace è la (ri)presentazione del villain di turno: Malekith è una figura ben nota ai lettori di Thor sin dai tempi della run di Walt Simonson ma, come detto, va introdotto anche a chi conosce il Dio del Tuono in maniera superficiale.
Qui gli autori adottano una delle soluzioni più classiche ed efficaci normalmente usate negli Shonen Manga: la pericolosità di Malekith viene ben esplicitata sia dalle sue prime azioni su Asgard – mettendo fuori gioco un noto personaggio – che dimostrandosi più ingannevole del più noto ingannatore dell’universo Marvel – anzi, la struttura delle prime pagine che lo vedono protagonista riesce anche a ingannare i lettori stessi a ogni svoltare di pagina – riproponendo quello schema del “nemico progressivamente più forte rispetto al precedente” che ha fatto la fortuna di fumetti come Dragon Ball e simili.

Si tratta quindi di un primo albo dai fortissimi intenti introduttivi che, come tale, predilige innanzitutto la chiarezza espositiva: in questo risulta fondamentale l’abilità di Russel Dauterman di articolare con chiarezza tavole ricche di complessi dettagli. Il modo in cui il disegnatore riesce a costruire dei layout complessi e quasi mai ortogonali in maniera incredibilmente funzionale al racconto dovrebbe essere oggetto di uno studio approfondito che non troverebbe il giusto spazio in questa sede.

WOTR parte quindi in maniera decisa e incalzante ma con un occhio di riguardo nei confronti dei nuovi arrivati.

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