Wednesday Warriors #26 da Batman a Spider-Man

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

BATMAN #67 di Tom King, Lee Weeks e Jorge Fornés

Tom King e Lee Weeks approfittano di questo ennesimo knightmare per regalarci un sequel dell’acclamato Batman/Elmer Fudge  dello scorso Luglio. Questa volta il crociato incappucciato è impegnato in una lunga caccia all’uomo, un personaggio misterioso – del quale non vediamo mai il volto – e apparentemente imprendibile che emette un unico suono: beep beep.
Un lungo inseguimento silenzioso che porta i due dai tetti di Gotham alle sue fogne passando per vicoli, bar e appartamenti, durante la quale l’iconica routine di Wyle E. Coyote e Roadrunner si trasforma in una metafora del rapporto tra Batman e una delle sue storiche nemesi.
Al duo già collaudato e affiatato da diverse collaborazioni, sia su Batman che su Heroes in Crisis, si unisce il talentuoso Jorge Fornes che uniforma il proprio stile, fortemente debitore al primo David Mazzuchelli, a quello di Weeks rendendo fluido e privo di scossoni il passaggio tra un disegnatore e l’altro. Questo, che potrebbe sembrare un dettaglio, fa invece la differenza in un fumetto che, nella quasi totale assenza di balloon di testo, fa del ritmo della narrazione il proprio punto di forza.
È fuori di dubbio che in questo caso Tom King abbia fatto un passo indietro per lasciare il campo alle notevoli interpretazioni dei due disegnatori che restituiscono la fiducia regalando un piacevole momento di puro intrattenimento visivo ai lettori.

NAOMI #3 Di Brian Michael Bendis, David F. Walker e Jamal Campbell

Nonostante i pochi albi al suo attivo possiamo dire che la Wonder Comics, pop-up imprint della DC Comics affidata a Brian Michael Bendis, è una piacevole ventata di novità nel mondo del fumetto supereroistico e Naomi è, con tutta probabilità, il progetto simbolo di tutta l’iniziativa.
Se Wonder Twins e Young Justice rielaborano delle proprietà intellettuali preesistenti, questa testata propone un personaggio inedito presentandolo in maniera inconsueta per il genere.
Naomi non ha superpoteri e vive da spettatrice il fantastico mondo dei supereroi DC, ma c’è un mistero che la coinvolge, un mistero che viene svelato con studiata lentezza dai suoi autori e che è in grado di irretire i lettori.
Le dinamiche classiche del fumetto supereroistico, fatte di conflitti e risoluzioni dei medesimi, che puntano sulle imprese supereroiche dei protagonisti, cedono il passo all’intreccio totalmente umano/adolescenziale delle vicende di Naomi.
È una storia in cui la grandeur supereroica non è il fine ma il mezzo per raccontare dei personaggi, le loro motivazioni e le dinamiche che muovono il loro mondo. In questo racconto, che punta molto sul processo di identificazione lettore/protagonista, risulta efficace il tratto sintetico e morbido di Jamal Campbell: il disegnatore canadese si dimostra estremamente versatile riuscendo a passare dal registro della narrazione del quotidiano, bravo nel linguaggio del corpo e nell’espressività dei volti, a quella più iperbolica degli eventi supereroistici.

Bam’s Version

AVENGERS #17 di Jason Aaron e David Marquez.

Quanto a fondo bisogna infilare il paletto di frassino, per uccidere un’intera ribellione vampirica? La Guerra Civile tra i figli di Dracula termina questo mese per i Vendicatori di Jason Aaron, che insieme a David Marquez ha saputo intrattenere a dovere il lettore ed i propri personaggi nell’attesa di War Of The Realms.

La saga non passerà agli annali come indimenticabile o imperdibile ma, ancora una volta, Aaron sa dare il giusto peso ad ogni evento, calcolando azioni e reazioni, ripercussioni che verranno sentite attraverso tutto l’Universo Marvel. La sua Avengers, d’altronde, è sin dall’inizio una serie che ha visto gli Eroi Più Potenti della Terra ai margini degli eventi principali, tasselli di un mosaico ben più vasto che sta costruendo nuove gerarchie e meccaniche interne ad un mondo diverso e senza più cardini saldi a muoverlo. Senza lo S.H.I.E.L.D. e il supporto del Governo Statunitense, i Vendicatori hanno dovuto fronteggiare l’ascesa dei Difensori degli Abissi di Namor, della nuova e letale Guardia D’Inverno russa, senza contare la minaccia dell’ultima Schiera; tutto questo mentre le reclute Vendicative come She-Hulk e Ghost Rider erano ancora alla ricerca di un loro posto nel team.

L’arco narrativo qui concluso, che ha visto l’arrivo di Blade nella formazione di Vendicatori titolari, ha raccontato una trama semplice, accattivante e concisa, lasciando indizi per l’immediato futuro e trascinando Avengers fuori dalla sua comfort zone, a confronto con l’occulto, il grottesco e l’orrore della razza vampirica.

Il vero problema è che non c’è molto altro da dire – ancora una volta, Avengers sembra più importante per ciò che arriverà, piuttosto che per ciò che racconta al momento. Jason Aaron e David Marquez lavorano benissimo insieme e l’intero story-arc è godibile dall’inizio alla fine, ma i Vendicatori non sono affatto protagonisti. Nonostante questo difetto, che per alcuni potrebbe essere ben più grave di quanto il sottoscritto lo consideri, la lettura resta consigliata.

SPIDER-MAN: LIFE STORY #1 di Chip Zdarsky e Mark Bagley.

Per l’Universo Marvel, la possibilità di rinfrescarsi e dare una svecchiata ad Ottant’Anni di continuity è un’occasione troppo ghiotta per essere ignorata. Ciclicamente, la Casa delle Idee sforna serie che possano aiutare i lettori, nuovi o vecchi che siano, a connettere con i personaggi più importanti, riproponendo magari una nuova origin story o una saga che ripercorra i momenti salienti della storia editoriale.
All’apparenza, Spider-Man: Life Story può sembrare una semplice serie celebrativa, un modo di rivivere i greatest hits dell’Uomo Ragno. Tuttavia Chip Zdarsky e Mark Bagley aggiungono un interessante twist che stacca Life Story dal resto delle produzioni autoincensanti Marvel. Piuttosto che svecchiare e ringiovanire, gli autori intraprendono la strada opposta, facendo crescere l’Uomo Ragno “in tempo reale”.

L’età dei supereroi, del resto, non è che un artificio, regolabile a seconda della volontà dello scrittore. Peter Parker, superata l’adolescenza, non ha mai superato la soglia dei 30 anni, un eterno giovanotto. Lo scorrere del tempo canonico, non fumettistico, rappresenta la variabile che nasconde parecchio potenziale: come reagirebbe un Peter Parker quarantenne all’Ultima Caccia di Kraven, ad esempio? Che valore assumerebbe la tragedia dell’11 Settembre agli occhi di un Uomo Ragno alla soglia dei sessant’anni?

Life Story #1, The War At Home, racconta i primi momenti dell’Uomo Ragno, partendo dal 1966. Quattro anni dopo il morso di un ragno radioattivo e la morte del povero zio Ben – che gli autori, gentilmente, ci risparmiano – il giovane Peter Parker si trova a dover gestire la travagliata vita privata di un adolescente sfigato, le minacce criminali che affliggono il Ragnetto e le prime ondate di contro-cultura. Le proteste contro la Guerra in Vietnam si accavallano agli amici di scuola che imbracciano le armi, vestono le uniformi e partono al fronte. Tra loro c’è Flash Thompson e, per Peter, i dubbi su poteri e responsabilità crescono in maniera esponenziale. Sarebbe giusto rivelare la propria identità e mettere l’Uomo Ragno al servizio dello Zio Sam, servendo l’America oltreoceano?

Zdarsky cattura perfettamente l’atmosfera del Ragno di Stan Lee e John Romita, più che di Ditko. Il suo protagonista ha lasciato alle spalle il timido liceale: Peter Parker é diventato adolescente, l’amore per Gwen Stacy è sul punto di sbocciare, la vita come Uomo Ragno gli permette di portare il piatto a tavola – grazie alle foto scattate per J. Jonah Jameson – e il suo migliore amico Harry Osborn sembra invidiare le attenzioni ed i complimenti che suo padre Norman gli riserva. Il giovane Parker mantiene il perfetto equilibrio che Stan Lee riuscí ad imprimergli e Zdarsky non vuole sovrascrivere il suo personaggio a quello che é lo stampo originale dell’Uomo Ragno.

Il contesto narrativo é incredibilmente classico ed efficace, un throwback necessario, ma il Peter Parker di Zdarsky ragiona in termini più complessi. Pur essendo ambientato negli anni ‘60, il primo capitolo di Life Story evolve l’aspetto teen drama, sovrapponendolo ad una struttura collaudata e retró, creando un piacevolissimo contrasto che marca una netta evoluzione e maturazione stilistica – forse il primo, vero caso di ammodernamento a fumetti. Dove altri si limitano a rinarrare, senza cambiare troppo, Zdarsky aggiunge balloon, monologhi interni e sfaccettature di pensiero che superano il personaggio-figurina e lo rendono nuovamente tridimensionale. Il Flash Thompson originale è ancora sulla pagina, riconoscibile sin dal primo istante, eppure ha molto più da dire, da esprimere, quando arriva a muso duro con Peter Parker.

Se l’Uomo Ragno e il suo alter-ego escono rinvigoriti dal “trattamento Zdarsky”, a Mark Bagley tocca dare al fumetto un look classico, quello di un artista che ha segnato diverse ere fondamentali per il personaggio. Disegnatore sinonimo del Ragno, un nome che immediatamente richiama il suo lavoro su Ultimate Spider-Man e il suo apporto alle fondamentali run degli anni ‘90 con David Michelinie, Bagley fa quello che sa fare meglio: se stesso. I personaggi trasmettono i propri pensieri nelle vignette, dialogano in maniera animata e le scene d’azione che coronano il climax del numero sono la dimostrazione del buon stato di forma dell’artista. L’unico appunto – un vero pelo nell’uovo: sarebbe interessante, per il futuro, vedere il tratto di Bagley, così come la colorazione di Frank D’Armata, adattarsi alle varie ere dell’Uomo Ragno.

Spider-Man: Life Story #1 nasconde un paio di chicche e svolte improvvise che cambiano radicalmente il percorso narrativo del personaggio, momenti impossibili da raccontare qui in sede di recensione. La sottesa natura da What If? della serie sbuca fuori all’improvviso, quando la nostalgia nel rileggere momenti storici del Ragnetto aveva preso possesso della lettura. Chip Zdarsky e Mark Bagley rendono interessante una storia che sembra sia stata letta centinaia di volte, per la freschezza con la quale viene raccontata, per la curiosa gimmick del “tempo reale” e per dei colpi di scena davvero inaspettati – elementi che cambieranno radicalmente il futuro dell’Uomo Ragno.

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