Wednesday Warriors #24 – Da Conan a Green Arrow

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

JUSTICE LEAGUE #19 di Scott Snyder e Jorge Jimenez

Questo diciannovesimo capitolo della Lega della Giustizia di Snyder può essere sintetizzato efficacemente dalla figura e dalle contraddizioni del villain di turno: Mr. Mxyzptlk.
Il folletto proveniente dalla quinta dimensione, nemico storico di Superman, incarna quel dualismo che sta alla base del concetto stesso di intrattenimento supereroico: un costante conflitto tra la necessità di divertire (in senso ampio) il lettore e quello più “oscuro” fatto di crescenti minacce poste di fronte agli eroi di turno.

Come già visto negli anni ‘90, durante il mai abbastanza celebrato ciclo di Grant Morrison – autore feticcio di Snyder – su JLA, Mxyzptlk nasconde un immenso e terrificante potere dietro alle sue buffe sembianze. Snyder e Jimenez (questa volta anche accreditato come co-autore del plot) riprendono questa lettura del folletto arrivando a renderla visibile, esteriorizzandola nel design dello stesso: il Mxyzptlk di Jimenez è gommoso, mutevole, il suo aspetto cambia da vignetta a vignetta, mantenendo costante un sottotesto inquietante. Un registro che il disegnatore estende a tutta la storia, passando repentinamente dal tratto realistico a quello caricaturale senza difficoltà. In questo lo segue, e lo guida, Scott Snyder, capace di inserire momenti più leggeri, caratterizzati da dialoghi brillanti, in contesti significativamente drammatici.

In questa sorta di ping-pong emotivo gli autori continuano ad alzare la posta in gioco: la portata della minaccia è sempre più grande e lo stesso multiverso DC sembra espandersi in concerto con essa.

Se è vero che negli scorsi decenni, da Crisis on Infinite Earths in poi, molti autori hanno provato a semplificare, sintetizzare, umanizzare le complesse continuity dei supereroi, Snyder va in senso opposto: prende il multiverso (così come strutturato da Grant Morrison) e, dopo averlo espanso in Dark Knights: Metal aggiungendo la sua controparte oscura, lo complica ancor di più aggiungendo una fantomatica “sesta dimensione”, la sala di controllo del Multiverso.
Se tanto mi dà tanto si direbbe il mondo in cui viviamo noi.
Sebbene sia un autore che incontra un certo astio nel fandom, non si può certo imputare a Snyder la mancanza di una bella dose di coraggio: se vi vi piace l’avventura e amate le sfide questo è il fumetto che fa per voi.

CONAN THE BARBARIAN #4 di Jason Aaron e Gerardo Zaffino

Quarto capitolo del Barbaro di Jason Aaron che si fa notare soprattutto per il disegnatore ospite: un Gerardo Zaffino dal tratto sporco e oscuro che riesce a dare il giusto aspetto oscuro e tenebroso a una storia crepuscolare.
Crepuscolare sia in quanto ambientata per gran parte di notte, tra le strade di Tarantia, capitale di Aquilonia, sia perché ci mostra la vita di un Conan in là con gli anni: insofferente e ai limiti della depressione, vessato com’è dalle incombenze della vita da sovrano che mal gli si addice.

Curiosamente questa potrebbe essere definita allo stesso tempo come la prova migliore e quella peggiore di Aaron sulla testata.
Da un lato lo scrittore riesce ad affrancarsi dal timore reverenziale che sembra avere nei confronti di Robert E. Howard e la sua creatura, proponendo al lettore un Conan inusuale, un vigilante di stampo quasi supereroistico; anche dal punto di vista del ritmo lo scrittore abbandona, seppure non sempre, lo stile “libro illustrato”, a favore di uno sviluppo più canonicamente sequenziale e fumettistico.
Di contro sembra non esserci traccia della macrotrama introdotta nei primi tre capitoli, dando quindi l’impressione di un mero riempitivo in attesa del ritorno del disegnatore principale.
Al netto di quest’ultima considerazione, che può essere ininteressante sotto diversi punti di vista, siamo di fronte a un deciso passo in avanti nello sviluppo di questa proprietà intellettuale.

Bam’s Version

GREEN ARROW #50 di Jackson Lanzing, Colin Kelly e Javier Fernandez.

Vigilanti impazziti, terribili lutti, una enorme responsabilità sulle spalle e l’amore della sua vita a fargli da supporto. Il biennio 2018 / 2019 è stato più che altalenante per Freccia Verde – principalmente a causa di un turbinoso avvicendamento ai writing duties della serie.Da Maggio dello scorso anno a questo Marzo, sui testi di Freccia Verde si sono alternate le sorelle Benson, Mairgrhead Scott e il duo Lanzing e Kelly. Tutti questi scrittori – e i tanti artisti che li hanno accompagnati – hanno reso la serie piuttosto difficile seguire: una trama principale ha fatto da stampella alla quale tutti si sono appoggiati, eppure Green Arrow non ha mai saputo brillare di luce propria, costruendo una trama che potesse respirare ed evolversi nel tempo.

All’alba del 2019, la rotazione frenetica sembrava, finalmente, pronta ad interrompersi. Con le Benson a chiudere il loro arco narrativo, Lanzing e Kelly saltavano a bordo della serie con una ottima storia legata a “Heroes In Crisis”, il ritorno del Conte Vertigo e le sensazionali matite di Javi Fernandez a fare da supporto. Tuttavia, mi trovo qui a scrivere dell’ultimo numero della serie: Green Arrow chiude improvvisamente i battenti, con quello che doveva essere l’inizio di un lungo story-arc e che si rivela, invece, la conclusione della serie.

Il villain conquistatore della serie diventa la direzione editoriale e, dunque, Lanzing e Kelly si trovano a dover chiudere le trame, piuttosto che aprirle. Il duo di scrittori tira fuori il meglio da una situazione disperata: braccato dalle forze speciali e a muso duro con Black Canary, Oliver Queen è assoluto protagonista di una lunga sequenza action, adrenalinica ed esplosiva. Javi Fernandez mette a buon uso la sua matita ultra-dinamica e le sue tavole complesse, una tela che l’artista sa piegare e modellare, scomporre in più vignette che seguono con occhio attento inseguimenti, frecce, proiettili e folli acrobazie.

Ma la chiarezza dei disegni, purtroppo, non rispecchia la caoticità di una trama chiusa velocemente e all’improvviso. Jackson Lanzing & Colin Kelly firmano buoni dialoghi e indovinano la voce di Freccia Verde, ma hanno l’ingrato compito di dover infilare tantissimo in sole 40 pagine. La serie ha scoccato, più volte, qualche buona freccia dalla faretra, ma senza mai centrare a pieno l’obiettivo. Purtroppo, queste non sono bastate per salvare Green Arrow. Cosa riserverà il futuro?

MEET THE SKRULLS #1 di Robbie Thompson e Niko Henrichon.

Undici anni dopo Secret Invasion di Brian Michael Bendis e Leinil Francis Yu, l’infida legione aliena degli Skrull torna ad essere protagonista. Ma sono cambiate tante cose in questi undici anni: gli Eventoni a fumetti hanno perso quell’aura di grandeur e solennità, lasciando il posto ad un rinnovato gusto per le dimensioni intime, l’umanizzazione e l’introspezione.

La famiglia Warner vive una vita tranquilla a Stamford, nel Connecticut. Il padre Carl lavora alla Stark Unlimited, la madre Gloria è impegnata nella politica locale, le figlie Madison e Alice cercano di sopravvivere al liceo. Ma, dietro la patina di quotidianità suburbana che può ricordare The Vision di King e Walta, si nasconde un nucleo famigliare di Skrull, mortalmente intenzionati a portare a termine la loro missione: sventare il Progetto Blossom e favorire, così, una nuova invasione aliena.

Robbie Thompson, più che da narratore, funge da osservatore. Lo scrittore, attraverso i Warner, analizza meccaniche sociologiche, reazioni e comportamenti studiati da occhi alieni. Un semplice gesto d’altruismo, una parola cattiva in mensa tra compagne di scuola, una gita alla mostra di scienze naturali: gli elementi della vita di tutti i giorni si trasformano in occasioni per manipolare, soggiogare e trarre vantaggio dalle debolezze umane. Ma il fumetto non risulta didascalico, tutt’altro.

Thompson brilla nella costruzione del mistero famigliare, individui uniti da una missione più che dall’affetto, che preferiscono rimanere in silenzio piuttosto che confrontarsi. In questa strana famigliola – tutt’altro che felice – ha più valore ciò che non viene detto che il contrario. La presentazione di questo “quadretto” è affidata a Niko Henrichon, artista dal tratto delicato e atipico dalla tradizione Marvel, valorizzato dalla colorazione di Laurent Grossat. Combinazione di stili americani, francesi ed orientali, la matita di Henrichon riesce a cogliere la sottile tensione che si nasconde sotto i volti umani scelti dagli Skrull. Le figure nervose e gli sguardi perfidi si confrontano, soffrono e rispondono con veemenza, con l’esito della missione – ed il bene dell’impero Skrull – che pende sulla testa dei Warner come una spada di Damocle.

Manca un po’ di contesto e qualche elemento meriterebbe un chiaro approfondimento, ma Meet The Skrulls #1 è solo il primo capitolo di un bel mistero urbano e fantascientifico. Il world-building é necessario, ma cominciare una storia senza avere tutte le carte scoperte puó rivelarsi un vantaggio sul lungo termine. Thompson e Henrichon fanno leva sul subdolo fascino degli Skrull per rivitalizzarli, calandoli in un interessante ed inedito contesto. Undici anni fa, l’Invasione Segreta cominciò dai supereroi; nel 2019, l’uomo comune torna al centro della narrazione.

 

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