Wednesday Warriors #19 – Da Heroes in Crisis a Age of X-Men

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

HEROES IN CRISIS #5 di Tom King e Clay Mann

Il Diavolo si annida nei dettagli.

La prima cosa che balza all’occhio sfogliando questo episodio di Heroes in Crisis è la perizia con cui Clay Mann si dedica alla cura dei dettagli e, come per la splendida doppia pagina con Booster Gold e Blue Beetle sul divano, a nascondere messaggi più o meno visibili ai lettori attenti.

Le parti scarabocchiate col paint non sono opera di Clay Mann

Quello che potrebbe sembrare un vezzo dell’artista rientra chiaramente in una strategia narrativa messa a punto dall’intero team creativo, l’albo si apre con un esplicito invito a guardare e il verbo “to see” è ripetuto insistentemente nel corso delle 24 pagine che compongono questo capitolo della miniserie: proprio in questa prima pagine c’è un dettaglio “sbagliato” che potrebbe voler dire molto.
Questa strategia, fatta di indizi nascosti tra le parole e di disegni dettagliati comporta un naturale rallentamento della lettura: una conseguenza che risponde sia a un’esigenza puramente editoriale – evitare che il lettore termini l’albo in pochi minuti lasciando una sensazione di insoddisfazione nei confronti della spesa effettuata – che più strettamente narrativa: in una storia che punta più sul coinvolgimento emotivo che sull’avanzamento del plot il valore delle pause è determinante.

Una questione di armonia

Nella teoria musicale un accordo è dato da più note, diverse tra loro, che suonate assieme danno vita a un suono che è più della semplice somma tra le suddette note (sento già il suono di diversi insegnanti di musica che si stanno impiccando per via di questa mia grossolanità).
Alla stessa maniera si può costruire un racconto, in questo caso una tavola di fumetto, facendo risuonare armonicamente diverse voci che siano collegate tra loro.

Qui abbiamo un “tema”, la tonica, (la foto di un noto personaggio apparentemente morto) che fa da filo conduttore a una serie di parole pronunciate da persone diverse in contesti diversi che però sono legate da similitudini:
See-Eye
Travel-Place
Life-Birthday

con il posizionamento delle suddette strategicamente pensato dal bravo Clayton Cowles in modo che leghi coerentemente col tema di cui sopra.
Il tutto genera una pagina dall’andamento estremamente fluido e, appunto, armonico.

Il manifesto dell’eroe

Nell’ambito di quello che viene definito il Nuovo Umanesimo del fumetto supereroico, Heroes in Crisis aggiunge un tassello importante alla riflessione sul genere: se la rivoluzione operata da Stan Lee e soci all’alba della Marvel Comics aveva avvicinato gli eroi in calzamaglia al vissuto quotidiano dei loro lettori, e se il cosiddetto decostruzionismo degli anni ‘80 e ‘90 aveva evidenziato il lato più disturbante e psicologicamente malato della figura del supereroe, questa nuova fase mette in relazione l’umanità dei nostri eroi, la loro fragilità, con l’aspetto più puro e nobile della figura del (super)eroe.
Qui il cortocircuito tra personaggi e lettori è completato grazie a uno dei più coinvolgenti monologhi della storia recente dei comics.

E non è un caso che sia Superman il protagonista di questo discorso, che è sia una riflessione sul proprio ruolo che un appello alle migliori qualità di ognuno. Lettori compresi. Non è un caso perché, oltre a essere il primo dei supereroi è anche, nella sua veste umana, uno scrittore. Ed è in questa sua veste, nell’atto faticoso di scrivere il suo discorso alla stampa, che Clark Kent, carico di dubbi e interrogativi, ci viene mostrato: Clark è l’alter ego di King che parla ai suoi lettori/ascoltatori.
Chiunque può essere un eroe.

Un mistero da risolvere

In questo groviglio di significati stratificati si vanno districando i personaggi coinvolti nelle tre trame che proseguono parallelamente: Superman e Wonder Woman si confrontano con l’opinione pubblica, Booster Gold, aiutato da Blue Beetle, è il cerca della propria redenzione mentre Batgirl e Harley Quinn procedono nell’indagine nella speranza di scoprire il colpevole del massacro avvenuto al Santuario. Si fa avanti e indietro per capire cosa sia successo nel Santuario, si cerca l’assassino per essere certi di non essere gli assassini e i lettori vengono chiamati a tornare sui propri passi, a rileggere le pagine indietro alla ricerca di nuovi indizi.

Ovviamente la storia può essere letta anche in pochissimi minuti, così facendo però si perderebbe sia il succitato coinvolgimento emotivo che la soddisfazione di notare quei dettagli che potrebbero, tra l’altro, contenere degli indizi sul mistero del Santuario. E questo, in una struttura classica da giallo deduttivo come quella di Heroes in Crisis, sarebbe una perdita di non poco conto.

Bam’s Version

AGE OF X-MAN: ALPHA di Zac Thompson, Lonnie Nadler e Ramon Rosanas.

Zac Thompson e Lonnie Nadler lanciano la seconda fase del ritorno degli “Uncanny X-Men” con questo “Age Of X-Man”. Tutto è iniziato proprio con Nate Summers, antagonista principale della serie titolare: l’Uomo-X ha trascinato il resto dei protagonisti in un suo delirio di onnipotenza e ora il mondo “normale” è orfano degli X-Men, catapultati in una realtà parallela dove il sogno mutante si è realizzato oltre ogni più rosea aspettativa.

L’Universo è diventato “Meraviglioso” e gli esseri umani hanno lasciato il posto ai mutanti: l’eccezione e l’anomalia del gene-X è diventata la norma e gli X-Men sono eroi amati da tutti. Da questa apparentemente semplice premessa, Thompson e Nadler creano una nuova utopia mutante ricca di dettagli, composta da uomini e donne eccezionali, che vivono la vita di tutti i giorni con i loro poteri, e i volti noti degli X-Men: Nathan Summers é il Cristo mutante, profeta alla guida del sogno, Nightcrawler conduce due vite di estremo successo, da un lato supereroe e dall’altro attore hollywoodiano, Angelo dirige l’Istituto Summers. Ma anche nel momento più alto della razza mutante, qualcosa va storto e, superato un certo punto della lettura, l’utopia inizia a mostrare il suo lato oscuro, il prezzo da pagare per mantenere vivo il sogno. Gli indizi lasciati dagli autori diventano tristi dogmi, compromessi terrificanti stretti in virtù della realizzazione del mondo perfetto di X-Man.

Nonostante dieci numeri di dubbia qualità, con ritmi altalenanti, “Age Of X-Man: Alpha”, fortunatamente, non soffre degli stessi difetti di “Uncanny X-Men”. Al team artistico a rotazione forsennata rimedia l’incredibile valorizzazione artistica del – giá talentuoso – Ramon Rosanas, rivitalizzato dai colori di Triónna Tree Farrell. Il disegnatore non si risparmia neanche in una vignetta e dà vita ad un mondo davvero unico e mai visto nell’Universo Marvel: gli anni ‘60 degli Originali X-Men di Lee & Kirby incontrano la modernità della tecnologia mutante e i colori “piatti” che riempiono i disegni fanno risaltare i personaggi, immersi in ambienti particolarmente curati. Per cercare un artista più vicino a questa evoluzione artistica, sotto questa nuova veste, Rosanas  si accosta moltissimo a Cliff Chiang – e la cosa può essere solo un bene.

Passare dagli “Uncanny X-Men” privi di mordente ed eccessivamente confusionari ad un one-shot dedicato ad introdurre una realtà alternativa può essere disarmante. Tuttavia, Thompson, Nadler e Rosanas centrano l’obiettivo, rendendo il mondo dell’Era di X-Man interessante e ricco di spunti narrativi da non sottovalutare. Avere la possibilità di costruire una piccola “realtà tascabile” costringe gli autori ad essere più intensi e coerenti sin da subito, rivelando i punti più interessanti del concept senza diluire eccessivamente il tutto. Ne va da sé che questo one-shot è privo di quelle sottotrame ingarbugliate e ballerine, che fanno volare l’occhio del lettore da una location all’altra pur di raccontare tutto e portare avanti piccole storie individuali. Al contrario, Thompson e Nadler preferiscono scrivere spunti di partenza interessanti per le miniserie che nasceranno da questo evento mutante, senza forzare l’introduzione ma raccontando una storia che, organicamente, costruisce un filone principale e le sue ramificazioni. Atmosfere beatnik, controcultura e un regime mascherato da utopia…”Age Of X-Man” può davvero rivelarsi una graditissima svolta nel 2019 mutante.

PETER CANNON: THUNDERBOLT #1 di Kieron Gillen e Caspar Wijngaard.

La Terra sembra essere perduta per sempre. Oscuri cefalopodi alieni hanno scatenato morte e distruzione sulla superficie del pianeta. L’invasione è totale, la sconfitta imminente. I meta-umani di Cina, Russia e Stati Uniti hanno messo da parte le loro differenze per combattere insieme e, quantomeno, tentare di respingere il nemico dallo spazio profondo. Ma hanno bisogno di un tassello mancante…Peter Cannon, alias Thunderbolt. Orfano di genitori, consumati dalla malattia che tentavano disperatamente di curare, Peter è stato cresciuto in un monastero tibetano. Dopo aver raggiunto il picco della perfezione fisica e mentale umana, ha ricevuto in eredità le antiche pergamene contenenti la conoscenza nascosta dei grandi saggi del passato. Capace di sbloccare il 100% delle sue funzioni cerebrali, Peter Cannon ha il compito di preservare questo incredibile dono e di usarlo per proteggere il mondo. Peccato che, di questo mondo corrotto, non gli importi nulla.

Kieron Gillen ritorna al mondo del fumetto supereroistico: lo fa dopo un break di parecchi anni, con più esperienza sulle spalle e tanta voglia di fare la differenza, raccontando qualcosa di diverso. Non a caso, Gillen sceglie di spezzare gli schemi con un personaggio che ha fatto da “base” per costruire l’Ozymandias di Alan Moore e Dave Gibbons in “Watchmen”.
Lo scrittore cerca di staccarsi – ma non troppo – dall’ombra del personaggio che ha ispirato e dall’opera ben più famosa che lo ha visto protagonista; ci sono richiami evidenti, come l’uso di pagine in griglie da nove e la passione per mostri tentacolari sguinzagliati sulla Terra. Ma superati questi elementi, “Peter Cannon: Thunderbolt” #1 sembra voler discutere ancora una volta sul ruolo dei supereroi nel mondo, con il protagonista che cerca in ogni modo di prenderne le distanze.
Peter Cannon non ha alcuna voglia di mischiarsi alla mondanità o prendere parte alle beghe tra le forze politiche che pregano il suo aiuto. Il suo intelletto superiore gli impedisce di immischiarsi in discussioni futili. Gillen riesce a guardare il mondo attraverso gli occhi di Cannon e persino la minaccia della distruzione del pianeta sembra patetica e banale. Arrogante, pieno di sé ed irritante, Thunderbolt rifugge la definizione di “eroe” anche quando deduce la strategia perfetta per risolvere il problema alieno. Solo Tabu, suo tutore e migliore amico, sembra notare la fugace umanità che si nasconde ancora nel suo spirito.

A Caspar Wijngaard e Mary Safro il compito di illustrare e colorare un mondo in rovina. Gli alieni sono minacciosi e dal design intrigante, così come gli eroi della Terra – tutti ispirati da controparti più famose ma capaci di risultare unici ed interessanti. I colori fluo potrebbero infastidire, ma in realtà donano carattere ad un fumetto che vuole intenzionalmente “essere diverso” dal resto; il tratto di Wijngaard si adatta a personaggi dallo stile essenziale ed espressivo, che riempiono pagine meticolosamente divise in classiche griglie di vignette, che scandiscono la narrazione in maniera efficace. L’azione e i dialoghi sono ben calibrati e lo sforzo collettivo del team creativo confeziona un climax che esplode nella rivelazione finale.

Ma come si fa, dunque,  a complicare la vita di un uomo al di sopra del mondo intero? Come si crea il vero incipit di trama che mette in moto la serie? Come catturi il lettore dopo aver mostrato chi è e cosa può fare il tuo protagonista? Cerchi il colpo di genio…e Gillen lo trova.
Il cliff-hanger è solo una ciliegina che chiude un interessantissimo primo numero, una storia anomalo in ogni sua parte, che gira su un protagonista detestabile e in grado di risolvere qualsiasi problema nel giro di pochi minuti. Kieron Gillen e Caspar Wijngaard raccontano di un supereroe all’ennesima potenza, infallibile, distaccato, un eremita moderno che potrebbe dominare il mondo e che, ora, potrebbe essere l’unico in grado di salvarlo da se stesso.

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