Wednesday Warriors #15 – da Captain America ad Aquaman

In questo numero di Wednesday Warriors:

Bam’s Version

CAPTAIN AMERICA #6 di Ta-Nehisi Coates e Leinil Francis Yu.

La notte accoglie le macchinazioni di Alexa Lukin, antagonista principale di questo primo arco narrativo firmato Ta-Nehisi Coates; sotto il suo sguardo di ghiaccio, Capitan America ha trovato filo da torcere, finendo costretto ad affrontare la temibile Selene, a districarsi tra gli incidenti internazionali e a cozzare la testa con il Governo degli Stati Uniti. Il senso di sfiducia e la sua spada a doppio taglio sono il tema principale, la linfa vitale che l’autore ha voluto infondere a questo rilancio della Sentinella della Libertá. “Winter in America” ha saputo cogliere la miglior occasione possibile per scuotere Capitan America alle fondamenta, questo senza doverlo per forza trasformare in un fantoccio dell’HYDRA.
Accompagnato dal solido Leinil Francis Yu, meno caotico e dunque piú efficace nelle situazioni ad alta tensione, Coates ha trascinato Cap nell’America moderna, quella del ‘nostro’ mondo, che si odia visceralmente per il colore della pelle diverso, che non si fida del suo governo, che aspetta giunga sempre un salvatore a farla rinascere, a farla diventare Grande, di Nuovo. É specialmente il suo lavoro con Rogers a valorizzare ancora di piú la serie finora: difficilmente abbiamo visto il Capitano dubitare cosí tanto di se stesso, travolto dal senso di colpa figlio dell’Impero Segreto, inerme di fronte ad un paese che riconosce a malapena. Supportato da Sharon Carter, voce empatica della storia finora, Rogers non rinuncia allo Scudo, non smette di essere Capitan America, ma capisce che il mondo é diventato estremamente piú pericoloso e complesso, dove é necessario guardarsi le spalle da tutto e tutti, senza bandiere alle quali giurare fedeltá. L’inverno in America puó essere gelido, Capitan America lo sente, ma c’é chi, nel gelo, ci é cresciuto e ha saputo trasformarlo in un’arma.
Una nuova Guerra Fredda si staglia all’orizzonte, un volto noto del Marvel Universe é stato ucciso e, improvvisamente, con un incredibile colpo di coda, “Captain America” é tornato ad essere il miglior thriller politico a fumetti dai tempi di Ed Brubaker.

FREEDOM FIGHTERS #1 di Robert Venditti e Eddy Barrows.

Dallas, Texas, 22 Novembre 1963: il presidente degli Stati Uniti d’America John Fitzgerald Kennedy viene assassinato da Lee Harvey Oswald con un proiettile alla testa, sparato da un fucile di precisione, durante il corteo presidenziale.
Dallas, Texas, 22 Novembre 1963, Terra-X: il regime nazista del Führer elimina brutalmente gli ultimi accenni di Resistenza sul suolo americano. In quello che verrá ricordato come il Massacro del Venerdí Rosso, il Reich afferma la sua conquista del territorio statunitense dopo la disfatta dei Freedom Fighter.
Non ho mai trovato un’ucronia o un mondo parallelo, distopico e alternativo che mi annoiasse: difficile dunque pensare che ci si potesse addormentare con questo primo numero di “Freedom Fighters”, maxi-serie che ricrea (in salsa DC Comics) l’America Nazista á la Philip K. Dick.  Ventitré pagine divise tra passato e presente, legate da un filo unico, quello della lotta alla tirannia e al totalitarismo. Venditti cambia registro: se il suo “Hawkman” trasuda azione, avventura e un certo qual gusto per le teorie multiversali, “Freedom Fighters” é la valvola di sfogo per i sottotesti politici, le linee di dialogo piú hard-boiled e, in generale, piú libertá senza dover star a preoccuparsi della continuity ogni due o tre pagine. Libero da certi vincoli,Venditti costruisce il mondo della propria storia tramite momenti scelti nel tempo, attimi che costruiscono un’immagine perfetta della realtá amara di Terra-X.
Eddy Barrows, Eber Ferreira e Adriano Lucas si ritrovano dopo “Detective Comics”, tirando fuori una ennesima prova della loro crescita artistica come team, una macchina ben oliata che illustra l’America che fu, glorifica l’ascesa del Führer e si esalta quando introduce i terrificanti Plaϟϟtic Men.
Un primo numero che incuriosisce e stuzzica, ma poca carne al fuoco per esaltarsi; fortunatamente, la splash page finale promette fuochi d’artificio in arrivo col prossimo numero. La missione di salvataggio é iniziata…é il momento di far rinascere lo Spirito Americano, Uncle Sam.

Gufu’s Version

AQUAMAN #43 di Kelly Sue DeConnick e Robson Rocha

Se c’è una parola con cui è possibile sintetizzare il rilancio di Aquaman è: “rinfrescante”.
Oltre a essere un becero gioco di parole sul supereroe acquatico il termine restituisce bene la novità portata da Kelly Sue DeConnick e Robson Rocha su uno dei personaggi DC Comics più difficili da gestire in assoluto. I due autori riescono infatti a portare l’alter ego di Arthur Curry lontano dai soliti binari – sovrano malvisto dal suo popolo, supereroe riluttante, lotte di potere, conflitto col mondo di superficie ecc… – catapultandolo, privo di memoria, in un misterioso villaggio, dal promettente nome di Unspoken Water, situato ancora non si sa dove nel nostro vasto mondo. Se è vero infatti che Johns, Parker e Abnett, i predecessori della DeConnick su Aquaman, hanno fatto un buon lavoro sul personaggio, è anche vero che tutto il mondo del “Re dei sette mari” è sempre apparso circoscritto alla ristretta cerchia geopolitica di Atlantide e poco più. Con la complicità del tratto e del senso della narrazione di Robson Rocha, la scrittrice riesce ad espandere il mondo di Aquaman fino a portarlo in questa nuova ambientazione a metà tra il fantasy e il mitologico mettendo il nostro eroe a confronto con divinità di un pantheon diverso da quello greco/latino ormai utilizzato fino alla consunzione. Gli autori si discostano, per quanto possibile, anche dai canoni del fumetto supereroico classico adottando una narrazione meno enfatica e asciutta nel suo svolgimento: ogni elemento del racconto, privo di qualsivoglia divagazione o ridondanza, è finalizzato e giustificato alla costruzione del climax di fine albo.
Senza voler dire troppo della trama mi limito a registrare come l’escamotage dell’amnesia dell’eroe, che induce il lettore a uno svolgimento della trama piuttosto canonico e che ha dozzine di precedenti nella storia del fumetto, del cinema e della letteratura, diventa poco più che strumentale col dipanarsi del mistero che si cela dietro al villaggio di Unspoken Water e della bella Caille. Tutto il racconto è pervaso da una gravitas, da un senso di incombenza, sottolineato dalle felici textures di Rocha capace nel caratterizzare i volti e le pose dei personaggi in maniera credibile ed espressiva.
Questo rilancio che, nelle intenzioni dell’editore, dovrà sfruttare la popolarità del film in uscita risulta quindi un ottimo punto di inizio per chiunque non conosca Aquaman e la sua storia riuscendo anche a dire qualcosa di nuovo ai lettori più navigati.

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