Wednesday Warriors #10 – Da Mister Miracle a Uncanny X-Men

In questo numero di Wednesday Warriors:

Gufu’s Version

MISTER MIRACLE #12 di Tom King e Mitch Gerads

Con questo dodicesimo numero si conclude la maxiserie di Tom King e Mitch Gerads acclamata da critica e pubblico. E la conclusione è destinata a far discutere parecchio i fan.
Il finale di Mister Miracle in questo modo si colloca nel ristretto elenco di quei prodotti seriali che tendono a sconcertare, fino a far infuriare, i fan più ortodossi, quelli che aspettano lo spiegone finale o la grande rivelazione. Mister Miracle quindi si colloca assieme a Evangelion, a Sopranos e, citandone apertamente una sequenza, a Dallas dando ai lettori più domande che risposte.
Per farla breve: se siete un lettore di supereroi e solo di quelli state alla larga da questo albo, il finale per voi è stato scritto nel numero precedente.
Se invece avete una passione per le sfide questo è il fumetto che fa per voi: il concetto di “closure” qui viene sfruttato all’infinito e lascia tutte le spiegazioni e le interpretazioni nelle mani del lettore.
Perché il “mirror of goodness” mostra il volto di Scott Free senza nessun segno delle torture subite in giovinezza? Perché il quadro in salotto è diverso? Scott è in Paradiso o all’Inferno? Cosa succederà dopo l’ultima vignetta? King e Gerads non ce lo dicono, troppo facile (per noi e per loro), e ci lasciano con un umanissimo dubbio. Mister Miracle, e tutta la saga del Quarto Mondo, non sono stati pensati da Kirby come un mero tassello da aggiungere al DC Universe ma come riflessione sul mondo contemporaneo. Una sorta di trattato filosofico ingabbiato tra le vignette. Sta a noi rifletterci su.

FANTASTIC FOUR #3 di Dan Slott e Sara Pichelli

In questa prima trilogia Dan Slott fa finalmente tornare il quartetto nel Marvel Universe ma, cosa ancora più importante, presenta il suo manifesto programmatico sulla serie. Slott sa bene che il concetto di Famiglia, da sempre perno narrativo della testata, ha subito profondi cambiamenti e riflessioni negli ultimi decenni e allo stesso modo sa che non può togliere questo perno senza snaturare il supergruppo. Per questo motivo allarga il concetto di famiglia a tutti quelli che sono stati membri del quartetto facendolo arrivare ad essere, di fatto, un elemento fondante dell’Universo Marvel.
Stan Lee e Jack Kirby infatti hanno dato vita a questo mondo partendo da questo primo nucleo, genitoriale, creatore e Slott ce lo ricorda mettendo i quattro in conflitto con un antagonista che rappresenta e incarna il suo esatto contrario: la distruzione.
I Fantastici Quattro sono creatori, gente che “aggiusta” l’universo, è questo il loro vero grande superpotere e come tali affrontano le sfide poste loro davanti.
In questa ottica di ritrovato legame affettivo si destreggiano Sara Pichelli e Nico Leon: le cinque pagine di Leon mostrano, per contrasto, l’estrema efficacia, in termini di emotività, del tratto meno definito e più nervoso della Pichelli, un vero valore aggiunto che per molti versi fa ritornare alla mente lo Scalera di Black Science chiudendo così un cerchio.
Adesso ci attende il matrimonio tra Ben e Alicia.

Bam’s Version

WONDER WOMAN #58 di G. Willow Wilson e Cary Nord.

Da una Meraviglia all’altra il passo è relativamente breve. Dopo anni di onorata militanza in Marvel, G.Willow Wilson porta il suo talento anche in DC Comics, che le ha concesso la grande occasione di poter scrivere Wonder Woman a partire da questo #58. Al suo fianco, un artista veterano che ha saputo modellare il suo stile a seconda delle esigenze e vedremo mutare, ancora, in questa occasione: Cary Nord. Il finale della scorsa run di James Robinson permette alla Wilson un approccio alle trame principali agile e senza intoppi, con il ritorno di uno degli antagonisti principali dell’Amazzone e un casus belli che mette in moto la trama di The Just War. In questa primo arco narrativo, Steve Trevor ha bisogno di aiuto, preso in ostaggio da un signore della guerra dello stato fittizio di Duvronia. L’entrata in scena di Diana lascia ampio spazio di manovra a Cary Nord, che mostra qui un tratto piú scarno ed essenziale, dinamico e ben diverso dal suo lavoro su Conan. Le chine pesanti di Mick Gray aiutano nei combattimenti ma non nelle espressioni facciali, che in alcune vignette risultano piuttosto abbozzate e mostrano la frettolosità del “nuovo” Nord, ma ottima prestazione invece per il colorista Romulo Fajardo, che rende al meglio le atmosfere medio-orientali di questo primo numero.
G. Willow Wilson comincia dunque solidamente il suo percorso sulla serie, con un ottimo cliffhanger, un villain misterioso tenuto nell’ombra e un altro in piena luce, su una strada di (apparentemente) impossibile redenzione.

COSMIC GHOST RIDER #5 di Donny Cates e Dylan Burnett.

Termina l’avventura del Frank-Castle-diventato-Spirito-della-Vendetta-diventato-Araldo-di-etc.etc., alias il Ghost Rider Cosmico, brillante invenzione di Donny Cates, che ha debuttato nel suo Thanos e saputo ritagliarsi un posto sul web e nel cuore dei fan. In questa miniserie abbiamo visto il C.G.R. affrontare variazioni e deviazioni cosmo-quantistiche di Vendicatori, Guardiani della Galassia ed X-Men, il tutto disegnato egregiamente da Dylan Burnett, disegnatore che ha fatto faville e trovato la sua anima gemella nel colorista Antonio Fabela. Insieme, i due riempiono anche le pagine di quest’ultimo numero con colori sgargianti, linee morbide ed esplosive, azione dirompente e l’ultimo confronto tra “padre” e “figlio”, in uno strano e contorto discorso sulla predeterminazione del fato e la possibilità di cambiare il proprio destino. Travolgente ironia, la voglia di osare di chi sa di non essere poi così tanto canonico e un pizzico di malinconia chiudono il sipario sulla miniserie, ma non sul personaggio, che ritroveremo molto presto in Guardians Of The Galaxy dello stesso Cates.

UNCANNY X-MEN #1 di Thompson, Rosenberg e Brisson, Mahmud Asrar, Mirko Colak, Mark Bagley e Ibrahim Roberson.

Quanti #1 mutanti abbiamo letto negli ultimi anni? Tanti, troppi. Purtroppo, anche Uncanny X-Men #1 soffre del senso di deja-vu e ripetizione che affligge la Marvel, ma ciò non vuol dire che il primo capitolo di Disassembled deluda su tutti i fronti. Certo è piuttosto difficile giudicarlo per quello che é. Questo primo numero risulta in un semplice prologo ad una grossa trama che ci accompagnerá nel corso dei prossimi mesi. Il trio di autori scelti per questo massiccio rilancio gioca con alcuni tropes mutanti, come vaccini contro il gene X, il senatore anti-mutante e molto altro ancora, ma lavora anche con il proprio titolo e l’eredità che comporta: gli X-Men “divisi” si trovano dunque a fare i conti con diversi fronti, folli come la Madrox-mania che ha invaso Washington D.C. e misteriosi come le sottotrame che uniscono le mini-storie presenti alla fine dell’albo. Mahmud Asrar risulta efficace nell’esecuzione come “artista principale” della storia e si dimostra solido, molto piú di una trama principale che salta un po’ ovunque senza dare effettiva sostanza e spinta. Vista la natura settimanale della serie, risulta decisamente troppo tirare fuori affrettate conclusioni. Speriamo che gli Incredibili X-Men si rivelino un diesel…

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