Voglio andare a vivere a Zootropolis

In questo momento sono davvero felice, era davvero tanto ma tanto tempo che volevo scrivere un articolo come questo e finalmente è arrivato il momento: oggi posso dire di essere andata al cinema e di aver speso MOLTO BENE i miei soldi. Può sembrare una cosa normale, ma a me non capitava da anni, e la cosa che mi rende ancor più gioiosa è che il film a cui ho regalato il mio sudatissimo denaro è Disney.

Chi mi conosce sa perfettamente che sono una disneyana convinta, di quelle che conoscono a memoria le battute di tutti i film e piange al solo sentir nominare Disneyland, eppure negli ultimi anni i Classici Disney mi facevano un po’ storcere il naso, tanto da farmi tifare la Dreamworks agli Oscar. Eravamo entrati in quella che chiamerò “L’era del ma”, ovvero tutti bei film con dei difetti qua e là che mi lasciavano insoddisfatta, esempi ne sono La principessa e il ranocchio, bello MA poco innovativo, Rapunzel bello MA odio Eugene e il cavallo (soprattutto il cavallo), Frozen bello MA con più buchi di uno scolapasta. Insomma mi ero un po’ intristita chiedendomi se questa fase sarebbe mai finita, così seguendo la politica dell’immensa Rossella O’Hara ho sempre sperato nel nuovo giorno, e fortuna per me perché il domani mi ha portato Zootropolis.

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In un mondo in cui gli umani non sono mai esistiti, gli animali si sono evoluti fino a convivere pacificamente anche fra prede e predatori. I pregiudizi però non mancano, difatti la piccola Judy Hopps viene guardata con non poco stupore e scetticismo, essendo la prima poliziotta coniglio. Nonostante tutti gli sforzi fatti per arrivare al suo obbiettivo però (e ne sono tanti) pare che con il distintivo non le abbia fatto guadagnare anche il rispetto, visto che viene relegata al compito di ausiliare del traffico. Quando però Judy disubbidisce agli ordini inseguendo (e acciuffando) una donnola ladruncola, rischia di essere licenziata dal poco affabile Capitano Bogo. La coniglietta decide allora di rischiare il tutto per tutto sfidando il suo capo bufalo: se risolverà un caso entro 48 ore potrà continuare a essere una poliziotta, in caso contrario darà le dimissioni.

Sfortuna (?) vuole che l’unico a poterla aiutare è Nick Wilde, una volpe che usa la sua astuzia per truffare la gente, decisamente l’animale meno indicato per aiutare un coniglio! I due saranno costretti a collaborare e ben presto quello che era il caso di una semplice lontra scomparsa si rivelerà molto più grande di quanto immaginassero.

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Devo ammettere che avevo una paura mostruosa di andare a vedere questo film: già dal teaser ero rimasta affascinata e da lì in poi ogni trailer aveva fatto crescere la mia aspettativa sempre di più, purtroppo però dati i precedenti avevo il timore di incassare un’altra delusione. Non è andata così: Zootropolis è stupendo, anzi voglio esagerare e dico che è all’altezza dei film anni ’90! Eh sì, infine ho ritrovato quella magia che non vedevo più da Il pianeta del tesoro. I due registi Byron Howard (Bolt e Rapunzel, oltre che animatore di Pocahontas e altri) e Rich Moore (Ralph Spaccatutto) hanno dato vita a una piccola perla dell’animazione adatta a tutte le età, nel senso letterale del termine.

Tutte le battute del film sono semplici e chiare per i bambini, ma anche gradevoli per il pubblico adulto, che coglie le sfumature più nascoste; l’esempio più plateale è la scena alla motorizzazione (usata non a caso anche come trailer) in cui a gestire il lavoro ci sono solo bradipi: per i più piccoli il tutto è divertente anche solo per la lentezza naturale degli animali, mentre i grandi riconoscono il riferimento alla vita reale e non possono fare a meno di pensare «Ma guarda sono così davvero!».

E così per tutto il film, fra le gag più palesi, gli occhi adulti scorgono i paragoni con la realtà o le citazioni (una addirittura da Breaking Bad, che ha fatto ridere il mio vicino per dieci minuti buoni).

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Un altro aspetto che ADORO in ogni film è quando nulla viene lasciato al caso, e anche qui Zootropolis vince alla grande la mia stima: non c’è una singola scena o frase che poi non venga riutilizzata più avanti, rendendo la trama scorrevole e coerente, tutti trovano il proprio ruolo fondamentale per la risoluzione del caso, in pratica un poliziesco coi fiocchi.

Poi ci sono i personaggi, anche loro ben studiati e diretti: il loro aspetto parla per loro, comunicano con il pubblico, ma senza essere troppo scontati da annoiare. Inizialmente ero scettica, il design mi sembrava fin troppo diretto, ma ancora una volta sono felice di essermi sbagliata dato che il tutto è voluto, i personaggi trasmettono solo parte del loro carattere dall’aspetto esteriore, sarà la storia a rivelarli per ciò che sono. E sì, lo ammetto anch’io mi sono innamorata di Nick, è impossibile resistergli!

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In ultimo passiamo alla morale della favola, cosa vuole dirci questo film? «A Zootropolis ognuno può essere chi vuole». Chiaro e diretto, si parla della libertà di essere diversi, ma non solo. Inizialmente Judy vede la città come un’utopia, un luogo meraviglioso, ma una volta arrivata scopre che non è così. La perfezione non esiste, ma si può fare qualcosa per avvicinarcisi. Se si è diversi, bisogna lottare per farsi accettare senza mollare mai, i pregiudizi esistono ora e ci saranno sempre, ma con impegno si possono superare. Il mondo non cambia da solo, ma anche il più piccolo può fare la differenza.

In periodo di manifestazioni per i diritti di ognuno, ecco un film che diffonde il messaggio: Judy è una donna piccola e debole, Nick è giudicato per le sue origini e non per ciò che è, insieme formano una coppia tutt’altro che tradizionale. Così un mondo popolato solo da animali diventa lo specchio del nostro, con gli stessi pregi e difetti. Insomma, chi più ne ha più ne metta, mi chiedo solo come potrebbero essere i figli di una coppia del genere.

Un pensiero riguardo “Voglio andare a vivere a Zootropolis

  • Maurizio Vannicola
    14 Marzo 2016 in 13:28
    Permalink

    Ho adorato questo film, ho adorato il suo messaggio, ho adorato Gazzelle e ho adorato FROZEN!!!

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