Viola Giramondo – un piccolo capolavoro

Inizio dell’estate a Parigi, mancano pochi giorni in verità, e la giovane Viola Vermeer si sente molto, molto a disagio a dover frequentare la scuola in questi giorni di luce e calore, con tante cose da vedere e da conoscere. Non vorrebbe davvero essere seduta in quel banco, in quella classe di ragazzine per bene, con quell’insegnante con la puzza sotto il naso: sa di essere diversa da loro e ne soffre un po’, ma allo stesso tempo è orgogliosa di far parte de Le Cirque de La Lune, di essere figlia di un distratto entomologo e della Donna Cannone, di avere una famiglia numerosa, formata dagli artisti del Circo, che parlano lingue diverse, ma che si vogliono bene e che si aiutano a vicenda. Dovrebbe resistere e frequentare le lezioni regolari, come vorrebbe il suo papà, ma curiosando tra le strade parigine si fanno tante scoperte eccitanti, e tanti incontri, come quello con Henri de Toulouse-Lautrec!

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Ecco la premessa a una delle recensioni più difficili che mi sono trovata a scrivere a finora. Colpa mia, comunque, perché innamorata della copertina ho richiesto accoratamente di affidarmela e mi sono trovata di fronte a una delle opere a fumetti più belle che ho letto da tanto. E quando una cosa ti piace, diventa complicatissimo parlarne obiettivamente. E se poi l’opera stessa è solo fintamente semplice, diventa impossibile. Dovrei scrivere almeno tre pagine. Non si può. Perciò cerchiamo di fare ordine.

Viola Giramondo è un’edizione Tipitondi della Tunué, sceneggiata da Teresa Radice e disegnata da Stefano Turconi, coppia nella vita e nel lavoro, che i lettori di Topolino conosceranno già bene. Infatti i disegni hanno la marcata impronta della scuola disneyana, con fisionomie caricaturali, tratti arrotondati ed estremamente piacevoli, caratterizzati con maestria: dopo qualche pagina letta, ti accorgi che non potevano essere diversi da così, qualsiasi altro stile non si sarebbe adattato alla storia, non l’avrebbe completata come fanno questi. Quindi sono perfetti. Lo stile della colorazione è correlata al disegno, dal tono al tratteggio che ricorda il pastello, quella che verrebbe definita una colorazione da bambini, ma solo in apparenza, naturalmente, ma che io definirei vivace, evocativa, estremamente vitale.

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La storia è delicata e complessa allo stesso tempo: sono tre racconti, collegati a tre stagioni, estate, autunno e inverno, e ogni storia vede la piccola protagonista Viola alle prese con qualcosa da imparare e con qualcuno da conoscere, in una città e una realtà differenti. Come dicevo, a Parigi Viola incontra Toulouse-Lautrec e capisce cos’è la pittura e l’arte delle immagini; lungo il tragitto sulla costa est degli Stati Uniti Viola incontra Antonin Dvořák e tutto il racconto è impregnato di musica e melodie; infine nel lungo viaggio verso il Tibet Viola conosce i libri e la letteratura, la meraviglia della parola che fa sognare e trasporta in mondi inimmaginati. Mentre la ragazzina impara qualcosa dai suoi incontri, anche gli altri imparano tanto da lei a dal Circo, in un equo rapporto di scambio esperienziale. È dunque un racconto sulla crescita, sulla formazione di una giovane anima a contatto con il mondo, con la fortuna di averne già una parte come famiglia. Il Circo è pieno di buoni sentimenti, di vitalità, di altruismo, ma fuori ci sono anche cose tristi, come il sentirsi esclusi, il dover dire addio a qualcuno, perché deve vivere la sua vita o perché la sua vita è conclusa (ma chiediamoci anche perché manca proprio il racconto sulla primavera…).

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E non pensate di trovarvi solo questo: ogni pagina è colma di elementi, rimandi, parole, citazioni (pensate a quante strade si aprono davanti al nome di Viola), pensieri e tanto altro, in uno scenario sempre bellissimo, divertito, divertente, leggero e incredibilmente colmo, con una scrittura sapida, ricca di contenuto, che rivela tante delle sue fonti nei ringraziamenti a fine volume. Leggendolo non ci identifichiamo tanto con Viola quanto con le sue esperienze, che sicuramente hanno toccato anche noi: quello che questo volume rappresenta, secondo me, è la speranza, non quel concetto lacrimevole associato alla religiosità, ma la speranza del mondo, la convinzione cioè che ancora ci possiamo stupire, esaltare, dispiacere, piangere e amare la vita, su questo mondo, e sentirlo come qualcosa di bello.

Vedete, è troppo difficile parlarne senza poter commentare pagina per pagina, ci sono così tante cose da dire che non si riesce a soddisfarle. Facciamo così: compratelo e leggetelo, mi capirete.

E sicuramente mi capiscono le eminenze grigie del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême che lo hanno appena candidato nella Sélection Jeunesse!

Silvia Forcina

Silvia Forcina

Non pratico il nerding estremo pur essendo nerd nell'animo, ma non ho niente da condividere con i Merd che popolano il mondo. So solo quello che non sono. Come Balto.

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