Uzumaki: spirale di follia

Kirie Goshima è una studentessa delle superiori, nata e cresciuta a Kurouzu, la sua vita scorre tranquilla fino a quando La Spirale non si riattiva e strani fenomeni iniziano a verificarsi. Questo è l’inizio di uno dei capisaldi della letteratura horror nipponica, una delle maggiori opere di Junji Ito.

Giunta in Italia grazie alla Star Comics, Uzumaki è l’opera, in due volumi, che apre la nuova collana da fumetteria denominata Umami.

Quattro sono i gusti percepiti dalle cellule gustative del cavo orale umano: dolce, salato, amaro e aspro; ma c’è un quinto gusto che in molti non conoscono ed è l’umami che in giapponese vuol dire saporito, quell’intenso gusto che il glutammato sa regalare, quell’intenso gusto che questa nuova linea editoriale vuole donarci, il sapore di opere che sono già immortali.

Famoso per il suo prolifico operato, Junji Ito è un fumettista e sceneggiatore giapponese, famoso da noi per la serie Tomie (lasciata incompiuta dalla Hazard Edizioni ma conclusa in seguito dalla J-Pop), che ha al suo attivo una lunga lista di opere cartacee e cinematografiche, Uzumaki è una di queste e da noi è arrivato tempo fa anche il live action tratto dalla sua storia. Ma andiamo per ordine.

Nella cittadina di Kurouzu iniziano a verificarsi strani avvenimenti e sembrano tutti essere ricondotti alla maledizione della Spirale, un’essenza non ben definita che condiziona la quotidianità delle persone. I primi a prendere coscienza della situazione sono Kirie e Shuichi, il suo fidanzato: la drammaticità degli eventi è palese ma gli abitanti della piccola cittadina sembrano inermi e totalmente rapiti dal misterioso potere che li sta sopraffacendo.

L’opera basa tutto La sua essenza sul simbolo della spirale, una figura geometrica che si lega al concetto di emanazione, estensione e sviluppo e nello specifico alla rotazione espressa dalla continuità ciclica progressiva e a quella di creazione. La sua forma prolunga all’infinito il movimento circolare generato dal punto di origine. Fin dai tempi antichi il significato di questa figura viene associato a concetti molto profondi come l’energia e la fecondità e in molte culture rappresenta il viaggio dopo la morte. Dunque un concetto molto profondo che in questa opera si fa carico di ulteriori e molteplici significati.

Nella postfazione dell’opera Yu Sato (scrittore ed ex diplomatico) ci spiega che esistono due modi per conoscere l’essenza delle cose, il pensiero logico, legato a un metodo di studio e apprendimento, e il metodo intuito che consiste nella comprensione dell’essenza di qualcosa nell’istante in cui la si vede o la si tocca, ed è questo il metodo usato da Ito nella stesura di Uzumaki che risulta essere frutto di una mente geniale e intuitiva che ha capito la natura della spirale trasmigrandola nella vita di una piccola comunità.

La fame di attenzioni porta uno dei personaggi a trasformare i capelli in lunghe spirali

L’uomo non è assolutamente un essere razionale, è dominato dalle emozioni e mentre alcune, come il rancore e la rabbia, possono essere controllate, altre, come la paura, vanno oltre la nostra capacità di limitarle, hanno origini spesso irrazionali e stimolano i riflessi dell’individuo rendendolo maggiormente reattivo.
Certo non è facile suscitare tali emozioni in quanto spesso figlie di un background culturale diverso da popolo a popolo, ma l’uso di una figura geometrica e razionale come fulcro di una storia horror ha un che di raccapricciante e geniale al tempo stesso; distruggere la rassicurante convinzione della misura, che solo la scienza e la matematica sanno donare, e renderla un’essenza irrazionale e incontrollabile, trasformando la storia in una spirale dell’orrore che come tale si espande all’infinito partendo da un unico punto.

Le vicende prendono vita da piccoli dettagli, un prato di germogli di felci, che il popolo maori chiama koru e che simboleggia la nascita di una nuova vita, che indicano il risveglio di una misteriosa forza che influenza gli abitanti di Kurouzu trasformandoli in esseri dominati dalla fame e dal bisogno: sia esso sete di attenzione, fino a tramutare i propri capelli in girelle altissime, o esigenza fisica che spinge a divorare i propri simili pur di sopravvivere.

Genesi di un gasterantropo

Le vicende, andando avanti con la lettura, raggiungono picchi di surrealismo tali da divenire grotteschi in più di una vicenda, come la nascita dei gasterantropi, esseri umani che hanno iniziato a muoversi talmente lentamente da mutare il proprio corpo nella forma di gigantesche lumache.

La parte che maggiormente mi ha inquietato è l’episodio che vede protagonista la madre di Shuichi, la quale si rende conto che il corpo umano nasconde innumerevoli spirali e totalmente ossessionata da esse tenta di eliminarle tutte partendo dalle impronte digitali fino ad arrivare alla cloclea del canale uditivo, atto che la condurrà a una tragica e truculenta morte.

Oltre all’aspetto narrativo quello che dà forza a tutto il fumetto è senza dubbio il disegno, un tratto pulito e lineare che all’occorrenza diventa dettagliato, rude e sporco, piegandosi all’esigenza narrativa proprio come il corpo del padre di Shuici che si deforma per seguire il volere della spirale.

L’inquietante episodio della madre di Shuichi che si taglia via le impronte digitali perché a forma di spirale

Nel 2000 fu tratto da Uzumaki anche un live action dall’omonimo nome (presente nel catalogo Dynit) diretto da Higuchinsky su soggetto di Ito stesso. Il film copre i primi capitoli del manga, ricalcando l’opera originale abbastanza fedelmente e nonostante il basso budget è interessante scoprire come la produzione sia riuscita a risolvere molte situazioni che normalmente avrebbero avuto necessità di fondi maggiori.

Il padre di Shuichi è talmente ossessionato da La Spirale che ne assume la forma

Dunque l’Umami che la Star Comics ci offre è davvero saporito e io fossi in voi un assaggio lo farei, ma non esagerate, non sia mai che la maledizione della spirale vi colga.

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