UT 3 recensione di una lettura confusa

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UT 3

“Non ci sto capendo niente… o quasi”.
Questo è il mio pensiero alla fine del terzo volume di UT.
Questa doveva essere per me la miniserie epocale, Roi è il mio disegnatore preferito e la Barbato la mia sceneggiatrice, dunque le mie aspettative erano e sono alte, sono fiducioso che alla chiusura del sesto volume avrò un ghigno di piacere stampato in faccia, ne sono sicuro, ma per il momento ho solo un grosso e pesante punto interrogativo in testa.
Sul disegno non posso dire nulla, come puoi solo lontanamente immaginare di criticare la mano di Roi? Sarebbe un sacrilegio: il tratto sporco e graffiante del maestro raggiunge qui livelli altissimi di qualità, atmosfere cupe e fumose sono rese alla perfezione dalle pennellate secche e dai tamponi tanto cari all’autore. I corpi hanno volumi solidi e ben delineati e i volti, massacrati dai tratti della china, trasudano disagio, fame, rabbia, avidità, perché sono questi i sentimenti che guidano i personaggi in questo ipotetico, o alternativo, futuro terrestre.
Il problema lo riscontro con la storia: forse è normale che al terzo volume sia ancora così annebbiata, confusa; forse è normale in quanto la sua completezza raggiungerà il totale nelle sei uscite e forse, anzi sicuramente, la apprezzeremo in un futuro omnibus che certamente la Bonelli (o magari la Bao) pubblicheranno in un’edizione extra lusso (che ovviamente sarà sulla mia libreria).
Quello che trovo disturbante sono alcuni passaggi poco chiari, in diverse scene ho avuto la sensazione che mancasse una vignetta e questa cosa genera un improvviso cambio di umore o di atmosfera che danno l’idea di una forte bipolarità da parte di un po’ tutti i personaggi (chissà magari è voluta!). L’unica cosa certa è che l’umanità si è estinta, e quelli che popolano la terra non sono di certo nostri eredi diretti, probabilmente sono dei cloni, delle copie, e gli unici “originali” sono Iranon e Iv, e UT? Il suo personaggio è avvolto nel mistero, è un buono, un istintivo, e l’unico suo scopo è quello di prolungare la vita di un esemplare felino, Leopoldo. Lo stesso Roi, in un’intervista, lo definisce un Pinocchio feroce, e forse questo ci dà qualche indizio sulla sua vera natura.
La vicenda è, al momento, incentrata sulla ricerca “delle case”, una non ben specificata entità che pare sia l’origine della razza che ora popola la terra, o forse ne ha solo prolungato l’esistenza. Per trovarle Iranon dovrà confrontarsi con diversi esseri dalle fattezze umane, ognuno con la sua ambiguità, con il suo segreto scritto nella carne, ognuno con la sua pazzia. Tutti sembrano sapere cosa sia questo mondo e cosa stia succedendo, tutti tranne UT e Iranon, e questo lo trovo irritante, nei loro confronti, quasi come se tutto fosse un sogno, come se i personaggi fossero dei comprimari onniscienti e i Nostri delle povere e inconsapevoli pedine.
Questo è la mia reazione vomitata a caldo alla fine della lettura, di certo il terzo volume mi lascia con la voglia di proseguire e questo è un bene, quello che più mi preme è l’uscita, la lettura e la chiusura del sesto, perché vorrei tanto specchiarmi e vedere un ghigno compiaciuto sulla mia faccia!

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