Uno sguardo al passato: “Princess Tutu”

Io dovevo scrivere di “Fairy Tail”, poi ho cambiato idea. Perché? Perché nonostante lo segua da anni, nonostante le calde lacrime versate più volte nel corso della serie e nonostante l’eccitazione nel sapere che verrà presto trasmesso in Italia, c’era e c’è adesso qualcosa di cui mi preme parlare di più: le opere sottovalutate. Il mondo è pieno di cose belle che ogni giorno ci sfuggono perché non messe abbastanza in luce, o sono un po’ datate o semplicemente a una prima occhiata non lasciano intendere il loro vero valore. Per questo oggi lascerò che sia qualcun altro a parlarvi di cose famose come “Fairy Tail” (che comunque fareste bene a leggere e/o vedere eh) dedicandomi a una piccola perla passata inosservata. PT 01

Al tempo degli dei dell’edicole, dei signori dei magazine e degli editori che spadroneggiavano su una terra senza internet, mio fratello comprava “Benkyo!”, una rivista con annesso CD che conteneva le ultime uscite nel paese del Sol Levante; fu in uno di questi che vidi per la prima volta uno spezzone di Princess Tutu (in italiano “Magica Ballerina”, come se il titolo originale non fosse già abbastanza un repellente per il cromosoma Y), serie diretta da Jun’ichi Sato, stesso regista  di “Sailor Moon” e “Keroro”, da cui è stato tratta anche una mini-serie a fumetti di due volumi.

Chiaramente decisi di vedermelo tutto (altrimenti non sarei qui). C’è da precisare che ero nel mio momento “maschiaccio” in cui bruciavo tutto ciò che trovavo di rosa e rifiutavo ogni espressione di femminilità, nonostante ciò mi sono guardata (più volte) e ho amato alla follia questa serie piena di balletti e fronzoli. Alla fine volevo fare la ballerina, ma questa è un’altra storia… meglio dedicarsi a quella dell’opera.

Un uomo scrive un libro ma muore prima di concluderlo; approfittando della situazione l’antagonista della storia incompiuta, un corvo malvagio,  esce dalle pagine invadendo il mondo reale. Il protagonista, ovvero un principe, lo segue ma non riesce a sconfiggerlo e decide di imprigionarlo trafiggendosi il cuore e usando i suoi frammenti come sigilli.

Anni dopo un’apprendista ballerina un po’ goffa di nome Ahiru incontra Mhyto, affascinante e bravissimo ballerino monoespressivo che è proprio il principe della storia privato dei sentimenti insieme al cuore. Decisa a far tornare il sorriso al bel ragazzo, Ahiru accetta di diventare Princess Tutu, una portentosa ballerina capace di trovare e restituire i frammenti di cuore perduti. Comincia così la ricerca, ma niente è mai facile come sembra: ad ostacolare la protagonista ci sono Fakir e Rue, rispettivamente migliore amico e fidanzata di Mhyto, oltre ad un piccolo ma decisivo dettaglio: Ahiru è in realtà una papera che torna alla sua vera forma di tanto in tanto!PT 02

Ma non finisce certo qui, perché più si va avanti più la storia si intreccia, rivelando risvolti inaspettati lasciando tutti (o quantomeno me) a bocca aperta.

Questo è solo un assaggio di ciò che è la serie, ondeggiando armoniosamente fra comicità e dramma su note di musica classica, che non fa solo da sfondo ma è parte integrante dell’opera. Un cast di personaggi ben studiati fra cui spiccano, oltre ai protagonisti, l’esilarante professor Gatto che tenta disperatamente di sposare chiunque gli capiti a tiro, la dolce Edel per cui io ho versato una lacrimuccia e l’inquietante Drosselmeyer.

Che dire di più? Fossi in voi mi lascerei tentare da quest’opera che esce un po’ dagli schemi, stupisce e commuove. Entrate nella città di Kinkan dove il principe è solo una storia, la principessa è solo una papera, il cavaliere è solo un ragazzo e la cattiva… chi sarà davvero la cattiva?

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