Universo Alfa: le cronache di Marte

Le premesse di questa miniserie, cominciata oltre tre anni fa, mi sono sembrate fin da subito veramente buone.

cronache_marte_1Non solo perché il titolo richiama gli storici racconti di Ray Bradbury, ma anche perché i temi trattati erano, come spesso accade nel mondo futuribile di Nathan Never, affatto banali.

Il razzismo, il potere e la sua autoreplicazione (fino alla clonazione dei potenti), l’accettazione della diversità dal punto di vista sociale e personale. Ma anche la lotta tra uomo e macchina, l’affermazione e il riscatto di sé, la coerenza fra pensiero e azione, il riscatto attraverso lo sport e la notorietà, fino a scoprire che è in stretta connessione con la ricchezza e il potere.

Inoltre in qualche modo questa storia in particolare, e in generale il mondo ormai venticinquennale di Nathan, mostrano una possibile evoluzione di alcuni aspetti del progresso che stiamo vivendo in questo periodo: oggi si parla anche nella nostra realtà di robot in forma umana e la scienza, l’antropologia e la psicologia si stanno chiedendo fino a che punto possiamo essere in grado di sopportare la somiglianza.

Oppure stanno diventando di utilizzo non più solo strettamente sperimentale tecniche di editing genetico come il CRISPR.

Sottendendo quindi anche l’etica che li contraddistingue: è giusto portare lo sviluppo fino alle estreme conseguenze? Non potrebbe questo alla fine rivoltarsi contro noi stessi? Esiste dunque un limite etico al progresso scientifico?

È in fondo un interrogativo che viviamo anche oggi, trovandoci in un mondo che cambia, per molti a causa dell’intervento umano, al punto che biologi e antropologi parlano ormai esplicitamente di antropocene.

Nonostante la storia sia proiettata su Marte circa tre secoli dopo rispetto all’epoca di Nathan, le tematiche sociali sono quindi fortissime, in perfetta adesione con quanto visto finora nella serie regolare e negli altri spin-off, da Agenzia Alfa, alle altre incarnazioni di Universo Alfa, utilizzando altre ambientazioni per parlare di quanto succede nell’uomo e nella società di oggi.

cronache_marte_3Bepi Vigna ha scritto e sceneggiato l’intera trilogia.

Nei primi due numeri lo scrittore sardo ha aperto una serie di linee narrative che chiedevano, in questo volume conclusivo, un degno epilogo, sintetico nella sua complessità.

Linee narrative che a loro volta si sviluppano su un quarto di secolo. Partendo dall’oligarchia dei Pretoriani e dalla guerra cosiddetta dei mondi (anche qui una citazione della fantascienza classica con H.G. Wells), sviluppatasi sulla serie regolare della testata principale tra il 2011 e il 2012.

Linee che vedono coinvolto il pianeta rosso e i suoi avamposti, senza dire nulla sulla situazione della Terra, almeno per ora.

Il tutto parte da una serie di leggi che mi hanno ricordato non poco (anzi, forse anche troppo esplicitamente) quanto è successo nello scorso secolo sul nostro pianeta con le leggi razziali nella Germania hitleriana, ma che hanno trovato casa un po’ in tutti i regimi totalitari.

Si spera che nel futuro le situazioni non debbano necessariamente ripetersi allo stesso modo e con le stesse peculiarità: volontà di repressione o cancellazione del diverso da parte del potere dominante, appigliandosi a ogni forma di ostilità; frasi del tipo prima i marziani.

Le parole pronunciate sugli schermi dal Numero Uno, Massimo Decimo, possono far pensare non solo ai discorsi di noti dittatori del passato, ma anche a quelli di altrettanto facinorosi odierni politici di casa nostra o giornalisti che quotidianamente appaiono sulle nostre TV, ribadendo l’attualità e l’attenzione che la casa editrice pone nel trattare i temi sociali più forti.

cronache_marte_2L’Agenzia Alfa in questo mondo marziano non esiste. Il legame con il mondo nathanneveriano è una società segreta che ha proprio la lettera Alfa per nome e simbolo e che aiuta i prigionieri terrestri dei marziani, con un legame con la colonia penale di Urano che non si svela fino alla fine della storia.

Colonia penale in cui si svolgono misteriosi esperimenti sui prigionieri umani, e alla quale le astronavi di Marte non riescono ad avvicinarsi.

Contemporaneamente, i prigionieri terrestri su Marte ricevono misteriosi aiuti, che hanno qualcosa di magico.

Insomma, un sacco di elementi, di storie parallele

La storia è godibilissima, le linee aperte tengono con il fiato sospeso e non fanno intravedere subito come finirà, gli elementi avventurosi e più strettamente legati alla trama si mescolano con i misteri di quello che c’è dietro.

Però alla fine sono rimasto un po’ deluso.

La conclusione infatti, viste le premesse, mi è parsa un po’ deludente. Mi ha lasciato l’amaro in bocca, quella sensazione di incompiuta che, se da una parte serve a lasciare aperte delle porte, tira le fila in un modo che sembra un po’ frettoloso.

Perché i buoni vincono un po’ troppo facilmente. E anche l’arma usata per sconfiggerli (il classico esperimento di laboratorio alla periferia dell’impero, trascurato dal capo e da tutta l’organizzazione, che alla fine è l’elemento chiave per la sconfitta) mi è sembrata davvero troppo fantascientifica. È vero che per sconfiggere una forza radicata come quella dei Pretoriani su Marte occorreva qualcosa di eccezionalmente efficiente, ma l’esperimento genetico che casualmente provoca, oltre alle mutazioni, la capacità di viaggiare in dimensioni parallele, anzi, di rimanere sospesi tra le dimensioni, secondo me rimane un po’ naif e toglie le castagne dal fuoco utilizzando un artificio quasi magico.

Per quanto storicamente sia accaduto proprio così alla caduta delle dittature, con il popolo che immediatamente voltava le spalle all’establishment tanto osannato fino a pochissimo tempo prima, e la notevole capacità di riciclarsi da parte dei gerarchi di regime che avevano fatto i loro interessi rimanendo borderline, la riproposta di questo canovaccio sociale non dà spessore alla fine della storia. Sembra un po’ un e tutti vissero felici e contenti.

Dal punto di vista emotivo, la ricomposizione degli affetti e la prospettiva di un ritorno insieme, mutati e umani, sul pianeta madre, lascia aperte speranze di pacificazione tra Marte e Terra, tra umani e mutati, e ha un impatto molto forte, ma secondo me non basta a bilanciare la sensazione di incompiuta.

Non mi hanno in tutti e tre i volumi del tutto convinto i disegni di GIéZ, soprattutto mi sono parsi non completamente adatti all’ambientazione fantascientifica. Uno stile molto scarno, cosa che in sé non è un male.

Però a volte lo stile mi è parso un po’ tirato via, eccessivamente abbozzato e con una dinamicità piuttosto limitata, soprattutto quando racconta quello che accade su Urano, in cui, per distinguere lo stile grafico, mi sembra che elimini quasi completamente le ombre.

Graficamente ho invece apprezzato (e molto) le copertine di Max Bertolini.

Vale la pena comunque di restare in attesa delle evoluzioni di questa linea narrativa, se ne avrà, perché spunti interessanti ce ne sono.

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Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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