Un sogno chiamato Giffoni – 50 anni di festival del cinema per ragazzi

Copertina di "Un sogno chiamato Giffoni" di Tito Faraci e Walter "Wallie" Petrone.Oggi 21 agosto 2020 alle ore 11:15, presso la Sala Blu della Giffoni Multimedia Valley, la cittadella del cinema del paese di Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno, è stato presentato il volume Un sogno chiamato Giffoni, scritto da Tito Faraci e illustrato da Walter “Wallie” Petrone per celebrare i primi 50 anni di attività del Giffoni Film Festival, il più importante festival cinematografico per ragazzi al mondo, e la contestuale nascita del progetto di più ampio respiro Giffoni Opportunity.

La frase che avete appena letto non avrebbe avuto senso fino a pochi anni fa. Sarebbe sembrata persino assurda e infattibile fino agli anni ’90, quando pure il festival era già noto e in piena attività. Probabilmente sarebbe stata declassata a pura, ingenua fantascienza anche negli anni ’70 dallo stesso Claudio Gubitosi, l’ideatore e ancora oggi direttore artistico del festival. Eppure, oggi 21 agosto 2020 il festival di Giffoni festeggia sé stesso e la sua storia che da 50 anni accompagna ragazzi di tutte le età con un volume fatto da ragazzi (l’età anagrafica è secondaria) per i ragazzi.

Come è stato possibile che in un misconosciuto paesino agricolo del mezzogiorno si sia insediato un evento così iconico come il GFF è un mezzo mistero, dove con “mezzo” si intende che in realtà la spiegazione c’è e sta nella tenacità con cui  ha lavorato Claudio Gubitosi dagli inizi nel 1971 fino a oggi. In effetti sia la postfazione del volume scritta da Gubitosi stesso sia la narrazione che il festival fa di sé attraverso gli organi di stampa abbondano di termini come “miracolo”, “rivoluzione” o “visione”, ma sarebbe veramente ingiusto tacciare di magniloquenza questo tipo di comunicazione, perché il GFF è davvero un evento unico nel suo genere che merita tutte le celebrazioni possibili.

Un sogno chiamato Giffoni rientra in questo programma di celebrazioni. Le poco più di 80 pagine e la realizzazione su commissione non traggano in inganno: si tratta di un gioiellino, una storia tanto breve quanto divertente e ben costruita, in cui Faraci sbriglia la sua vena comica e Wallie la converte in vignette in formato 16:9 perfettamente adeguate al tipo di storia narrata, ovvero… facciamo un film!

Vignetta da "Un sogno chiamato Giffoni" di Tito Faraci e Walter "Wallie" Petrone.
La prima…
Vignetta da "Un sogno chiamato Giffoni" di Tito Faraci e Walter "Wallie" Petrone.
… e la (quasi) ultima vignetta di Un sogno chiamato Giffoni.

Il fumetto racconta infatti le avventure tragicomiche (beh, tragicomiche per i personaggi, per il lettore sono solo comiche) di Edo, che dopo aver partecipato come giurato a una edizione del GFF adesso vuole tornarci come regista, e per farlo coinvolge i suoi amici Marta, Jaco, Simone e Robbi a girare una nuova versione di Romeo e Giulietta. La povertà dei loro mezzi tecnici non frenerà certo la loro creatività, con buona pace di Shakespeare buonanima.

È sempre bello vedere quanto Faraci, «uno dei principi italiani del fumetto», continui (programmaticamente?) ad avvicinarsi a fumettisti molto giovani e solo in apparenza distanti dal suo mondo narrativo, come recentemente successo con Sio, Fumettibrutti e, appunto, Wallie. Sembra quasi che tramite Feltrinelli Comics stia cercando il suo successore, come Indiana Jones, anche se sa di essere un personaggio unico, come Madonna, e non è chiaro se vuole prendere nuova linfa creativa dai giovani o donare loro il suo sapere (probabilmente un mix delle due cose).

Comunque sia, in Un sogno chiamato Giffoni l’accoppiata Faraci & Wallie si dimostra vincente e il fumetto è una delizia da leggere. Faraci sfodera tutti i trucchi del mestiere di autore comico, lavorando su un testo classico e applicandovi numerosi giochi di parole, tormentoni, variazioni keatoniane e pirandelliane e quant’altro. Wallie ci aggiunge un tratto semplice e arrotondato, che suscita ilarità al solo vederlo, in cui abbandona per una volta la sua «palette di colori cianotici dal sapore malinconico» optando per tinte piatte e luminose, completamente prive di ombre reali o metaforiche e adattissime a una storia vista interamente attraverso la lente della fotocamera di un telefono celulare.

Manifesto del Giffoni Film Festival 2020 realizzato da Federica D'Ambrosio su ispirazione di Raffaello Sanzio.Quest’anno 2020 il Giffoni Film Festival si trasforma e da Giffoni Experience diventa Giffoni Opportunity. L’esterofilia di questi nomi trova perfetta giustificazione nella natura fortemente e storicamente internazionale dell’evento, molto global, che però non intacca l’altrettanto forte e storica componente local dimostrata dall’attaccamento imprescindibile con il paese di Giffoni Valle Piana, arricchito negli anni a livello culturale, economico, turistico e anche architettonico con la recente inaugurazione del complesso Giffoni Multimedia Valley. Uno spirito glocal chiaramente rivendicato dal manifesto per questa edizione, realizzato dall’artista local Federica D’Ambrosio sul tema più global possibile immaginabile, la Terra, e per questo caratterizato dall’uso del colore verde e dell’ispirazione a un’altra opera fortissimamente glocal, l’affresco della Scuola di Atene del fumettista ante-litteram Raffaello Sanzio, in cui Tolomeo regge il globo terracqueo.

Per venire incontro alle contromisure sanitarie imposte dal coronavirus, quest’anno il Giffoni Film Festival scorpora le sue attività in quattro periodi distinti e distribuiti fra il 18 agosto e il 30 dicembre. Oltre quattro mesi di iniziative per i ragazzi, fra cui oggi la presentazione del volume Un sogno chiamato Giffoni: un sogno che va avanti da 50 anni e che accompagna ragazzi di tutte le età, fatto da ragazzi (l’età anagrafica è secondaria) per i ragazzi.

Mario Pasqualini

Mario Pasqualini

Sono nato 500 anni dopo Raffaello e probabilmente morirò anche 500 anni dopo Raffaello (ma non credo nello stesso modo).

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