Umpa-pah: un pellerossa a Parigi…

Umpa-Pah è il suono onomatopeico del basso tuba che alterna tonica e dominante di un accordo e una canzone del musical Oliver!, basato sulla storia di Oliver Twist, e messo in scena per la prima volta nel 1960.

In realtà però, quasi un decennio prima due giovani autori francesi avevano pensato a un personaggio da lanciare sul mercato americano, un indiano che vive la dicotomia tra tradizione e modernità, nel classico formato della striscia.

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Le sei pagine non sfondano ma fanno da apripista, soprattutto nella mente degli autori, per un progetto che verrà concretizzato alla fine dello stesso decennio, con diverse differenze sostanziali:

  • non più una striscia ma una bande dessinée tradizionale, pubblicata da una delle riviste tradizionali, Tintin;
  • un cambio di epoca, dagli anni ’50 del 1900 al più tradizionale periodo coloniale;
  • la tribù dei Piedi-piatti si trasforma in quella dei Koseekosah.

NonaArte ha pubblicato circa due anni fa questa antologia del personaggio, che è durato solo pochi volumi per motivi editoriali, molto ben spiegati nei ricchi redazionali di introduzione.

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Il volume è molto curato e completo, con 30 pagine che fanno da ottimo apripista alle 150 pagine di storie successive.

Le tavole iniziali toccano anche la storia del più famoso duo di autori d’Oltralpe, Goscinny e Uderzo, e svelano tantissimi retroscena.

oumpahpahLe storie invece raccontano di una tribù di indiani che hanno già, in nuce, le caratteristiche del villaggio gallico che i due autori inventeranno qualche anno dopo.

Anzi, il protagonista Umpa-pah raccoglie in sé tutte le caratteristiche degli eroi gallici: è forte come Obelix, scaltro come Asterix e ha quella limpidezza, ai limiti dell’ingenuità, che spesso viene attribuita ai nativi americani (o almeno ai loro rappresentanti più positivi).

E stavolta a fare la parte dei tonti non sono i Romani (nei quali noi italiani vediamo tutti gli stereotipi che i cugini francesi ci attribuiscono), ma i Prussiani (che sono supponenti, con nomi impronunciabili, fanatici rispettosi delle regole e parlano kozì). I Francesi invece sono ancora una volta integerrimi, e un po’ strani, anche se il fratello De Profiterole sarebbe alla mercé dei vari nemici che affronta se non avesse il buon Umpa-pah a tirarlo fuori dai guai. E, come al solito, c’è una forte caratterizzazione dei personaggi.

Le analogie non finiscono qui….

Così troviamo nel mondo dei Koseekosah anche i pirati, i fortini in legno, le foreste (e gli animali messi in fuga dalla musica), e molte delle trovate che Goscinny e Uderzo riprodurranno e svilupperanno ulteriormente nelle storie di Asterix: dai nomi divertenti, alle gag, alle trovate grafiche e coloristiche per sottolineare i passaggi divertenti e gli stati d’animo.

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Un libro buono per tutte le stagioni, divertente e leggero, che dà anche delle informazioni interessanti sulla storia del fumetto francese del dopoguerra, consigliato agli amanti di Asterix, ma anche a tutti gli altri.

Umpah-Pah L’Integrale

René Goscinny – Albert Uderzo
192 pagine
colore – 22×30 – cartonato
€ 24.90
2014

 

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

2 pensieri riguardo “Umpa-pah: un pellerossa a Parigi…

    • Andrea Cittadini Bellini
      5 Dicembre 2016 in 20:55
      Permalink

      In nuce ci sono moltissime delle caratteristiche di Asterix, anche se si nota la non completa maturità narrativa (su quella grafica ci siamo quasi), i redazionali sono molto ricchi, la storia del personaggio è molto chiara. Consigliatissimo.

      Risposta

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