Trees di Warren Ellis, Vol. 1A – una rispettosa recensione

Flash forward

Volume 1A? 1A? Ma che davvero?

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Un passo indietro

Di tanto in tanto in redazione si svolgono queste specie di Royal Rumble, Il Direttore Gagliardi entra con un pacco di albi nuovi di zecca da recensire e lo getta nel recinto dei collaboratori. In genere Andrea Topitti, che è quello dotato del patrimonio genetico più adatto, si aggiudica la roba migliore e a noi evoluzionisticamente più sfortunati non restano che le briciole.

Questo è più o meno quello che è accaduto in redazione l'ultima volta
Questo è più o meno quello che è accaduto in redazione l’ultima volta

Quando però sento parlare di Warren Ellis, qualcosa mi scatta dentro e utilizzo le mie migliori strategie per accaparrarmelo: comincio a lagnarmi come un bambino di due anni, in una maniera così fastidiosa che tutti si allontanano disgustati e finalmente posso portare a casa il mio trofeo.

L’agile volumetto che porto a casa raccoglie una manciata di numeri della serie sci-fi scritta dall’intramontabile Warren Ellis per i tipi della Image. Uno dei miei scrittori preferiti, per la mia casa editrice preferita. Poi c’è anche il disegnatore, un tizio, lì, ma non mi importano mai i disegnatori quando a scrivere è Warren Ellis. Quel maledetto inglese sarebbe capace di farmi piacere pure Marat Mychaels.

Marat è passato di qui
Marat è passato di qui

Trees, mi dice Internet, ha cominciato la sua pubblicazione nel Febbraio 2014; a Marzo 2016 vedrà la luce il numero 13, per una periodicità bimestrale. La Saldapress decide di dividere in due parti il primo volume.

Un madornale errore, direbbe Jack Slater.

Lo spirito dei tempi, parte uno

Recensire un volume di Warren Ellis è una cosa che ti mette in una posizione scomoda. Cioè, se mai non dovesse piacerti il fumetto, il rischio che sia tu a essere fatto male è molto alto. Bisogna andarci coi piedi di piombo, muoversi con delicatezza e controllare le parole.

Questo, ovviamente, se il fumetto non dovesse piacerti. Ma è il caso di Trees?

Difficile a dirsi. Trees appartiene a un filone tipicamente Saldapress, ma non possiamo fare a meno di dire che è un po’ lo spirito dei fumetti americani di questi anni ’10 del terzo millennio. Come ci dice direttamente il disegnatore Jason Howard:

“Che cosa farebbe una persona normale come noi dopo un enorme evento mondiale come…”

Che stringi stringi è la trama di una marea di comics oggi. Ad esempio provate a sostituire ai puntini frasi come “il risveglio degli zombi!”, oppure “il collasso delle realtà alternative!” e avrete le vostre risposte. Quasi sembra che per essere un buon scrittore oggi basti sapersi inventare qualcosa di originale da mettere al posto dei puntini e voilà, eccoti la nuova fighissima serie post-apocalittica!

L’arte è il termometro dei tempi e un motivo ci sarà. Il mondo dei comics oltreoceano sembra volerci raccontare di un tempo e un mondo che si sentono impotenti di fronte a problemi troppo al di là del campo d’azione delle singole persone. Deve essere così che ci si sente quando la tua più grande paura è che lo spread risalga e che il prezzo del petrolio continui a scendere, no?

Ellis, da vecchia volpe qual è, riempie i puntini a modo suo. Con queste cose qui:

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Gli alberi del titolo sono delle enormi strutture trasudanti melma, spuntate su tutto il pianeta e completamente indifferenti alla brulicante umanità che si affaccenda ai loro piedi. Alieni? Invasori multidimensionali? Zombi vegetali? Punizione divina? Non è dato saperlo.

Quello che è dato sapere è che l’umanità deve metabolizzare l’arrivo di questi cosi, e, come sempre, tirare avanti. Ellis ci porta in diverse città del mondo, tra cui la nostra Cefalù, e ci mostra cosa sta accadendo. Ben poco, diremmo noi, se in Italia rinasce il Partito Fascista, se in Cina la gente cerca di cambiare sesso, se in Africa scoppiano guerre civili e se in Artide si fanno esperimenti scientifici.

Lo spirito dei tempi, parte due

Ellis decide così di sparpagliare gli eventi in una serie di scenari riprodotti con un certo realismo, facendoci esplorare eventi e personaggi che, per forza di cose, risultano soltanto abbozzati. Abbozzati alla Ellis, ovviamente, ma comunque abbozzati.

Il problema della serie, a questo punto, è la pandemia di Tempo-dilatatismo che affligge i comic book americani. Ellis non sembra rendersi conto che se mi pubblichi una serie bimestrale, con quattro o cinque ambientazioni diverse, a ognuna puoi dedicare soltanto una manciata di pagine per albo; che se gli albi sono tra l’altro di 22 pagine e che se alcune di queste pagine sono delle (magnifiche!) panoramiche come questa:

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…beh, allora stai sbagliando qualcosa. Soltanto per introdurre lo scenario generale, i personaggi principali, i microeventi ci metti sei albi, che fanno dodici mesi, che fanno un anno intero.

D’altra parte, ma questo è un discorso generale, non è un caso se le vendite dei singoli albi in America sono in costante calo, mentre le vendite dei volumi in aumento. Trees è una serie che è evidentemente è destinata ad una fruizione in volumi abbastanza corposi; la Image in USA ha raccolto otto numeri. Ripeto, otto numeri.

Poi vi spiego perché lo ripeto.

Prima di giungere alle conclusioni vorrei però ritornare sui disegni. Poco sopra dicevo che di chi disegna le storie di Ellis mi importa poco, tanto le comprerei lo stesso. Però questo Jason Howard merita una menzione a parte. Il suo tratto piacevole e iperdettagliato è una gioia per gli occhi, e la costruzione della tavola è moderna e classica allo stesso momento.

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La sua capacità di gestire i paesaggi è un valore aggiunto per una serie che fa dell’incombere muto di questi “Alberi” il filo conduttore del dipanarsi delle trame.

Conclusioni

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Detto quanto sopra, bisogna concludere che Trees sarebbe un must-have se soltanto fosse possibile fruirla in un tempo meno dilatato. Di conseguenza, Trees sarà un must-have quando, presumibilmente, sarà concluso e potremo godercelo tutto assieme o almeno con una cadenza decente.

Ed è a questo proposito che facciamo un complimento e una tirata d’orecchie alla Saldapress.

Un complimento, perché il volume sarebbe anche tradotto molto bene e curato, se si prescinde da quel “forme di vite” nelle prime pagine che fa accapponare la pelle. E soprattutto per la decisione di promuoverlo mediante un albo gratuito, che dimostra la volontà di allargare il pubblico oltre la solita nicchia.

Ed una tirata d’orecchie perché… Volume 1/A? Ma che davvero?

Già questa serie è mostruosamente dilatata, come dicevamo sopra: e voi che potreste pubblicare subito un bel volumozzo, lo dividete in due? Scelta di cui fatichiamo davvero a immaginare le ragioni.

In definitiva, Ellis è Ellis, Howard è Howard, e Trees, se non siete di quelli impazienti, è un fumetto che fa tante promesse, tutte buone; ma per il momento, ne mantiene solo una piccola parte.

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Francesco Pone

Francesco Pone legge fumetti da troppo tempo. La sua principale occupazione è tentare di far servire a qualcosa la sua laurea in filosofia.

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