Tre fumetti che nessuno conosce (ed è un vero peccato)

Quando cerchiamo qualcosa di nuovo solitamente ci affidiamo al gusto degli altri: dai consigli degli amici, ai post sui social network o le recensioni su internet (eh già). A volte però capita di puntare sulla fortuna: peschiamo un libro a caso dalla camera di nostro fratello o compriamo quel fumetto che sta da così tanto tempo in negozio e nessuno sembra notarlo. È un po’ come giocare alla lotteria, possiamo perdere e pentirci di aver tentato, o vincere e trovare qualcosa di straordinario, nel senso letterale della parola: fuori dall’ordinario. Ecco perché oggi voglio parlare della mia fortuna nello scovare tre fumetti che nessuno conosce e sarebbe un vero peccato se ciò rimanesse tale.

 

Kakashi e il cagnolino Toto
Kakashi e il cagnolino Toto

Toto. Questo fumetto per me è un vero mistero: ha degli ottimi personaggi, trama brillante e disegni originali, eppure non ha avuto successo. Ben due volte l’autore Yuko Osada ha provato a pubblicare la sua opera, la prima volta si è fermato a soli due volumi, la seconda (con il titolo Toto! The wonderful adventure) è arrivato a cinque. Entrambe le edizioni, seppur con qualche differenza, si ispirano a Il Mago di Oz: la storia ruota attorno a Kakashi (“spaventapasseri” per l’appunto) che incontra una ragazzina di nome Dorothy diretta ad Emerald per incontrare il grande scienziato Oz; in questo mondo esistono gli “accessory”, 12 oggetti che danno un enorme potere a chi li indossa (ognuno assegnato a un animale dello zodiaco cinese), fra questi c’è il bracciale del cane di cui Kakashi entra in possesso, questo trasforma il braccio in un enorme testa di cane con una grande forza combattiva che chiameranno Toto.
Come già detto, esistono due edizioni di quest’opera. La prima ha elementi più forti e drammatici: Kakashi combatte contro l’impero di Nasso per vendicare l’amico che muore nelle prime pagine, mentre nel secondo tentativo Osada tenta un approccio più comico. Qui il protagonista viaggia per il mondo per puro divertimento, ma lo svolgimento è comunque simile, si può quasi dire che le due opere si svolgano in universi paralleli: in entrambe incontriamo il leone privo di coraggio, Lion/Noil, (solo nella prima è un robot dall’animo gentile) ma entrambe sono purtroppo inconcluse e non sappiamo quali altri personaggi avremmo potuto riconoscere.
Ma vale la pena di leggere un fumetto che sappiamo già ci lascerà a metà storia? Certo che sì. Per quanto mi riguarda, ho letto e riletto entrambe le edizioni maledicendo gli editori che hanno bloccato l’uscita e cercando l’e-mail dell’autore per chiedergli il seguito. E poi ci sono gli schizzi delle avventure che non vedremo mai di Kakashi & Co.: quanto pagherei per vivere l’intera battaglia del mulino e quel sognante arrivo ad Emerald in dirigibile!

 

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Kaguya Takenouchi, principessa della Luna

Gekka Bijin. Questa storia ha tutte le carte il regola per uno shonen coi fiocchi: un protagonista che risolverebbe ogni problema con i pugni, un pianeta (e la sua luna) da salvare, nemici potentissimi, passati lacrimevoli e botte da orbi. C’è solo un piccolo dettaglio: il protagonista, anzi LA protagonista è una femmina. Si tratta della principessa della Luna, ma dimenticatevi Serenity: Kaguya Takenouchi è ribelle, violenta e capricciosa, non esattamente un esempio di femminilità. Il giorno del passaggio all’età adulta, un attacco terroristico costringe l’imperatrice a spedirla sull’Eboshi, il pianeta impuro (ossia la Terra), qui Kaguya tenterà di allearsi con il clan Matsunouchi (una delle tre casate imperiali prima di essere esiliata) per combattere gli Umenouchi, un’altra delle famiglie che si vuole impossessare del trono. La missione è più difficile di quel che sembra però, dato che i Matsu odiano gli abitanti della Luna e Kaguya non sa ancora controllare il potere della katana affidatale dalla madre.
In questo caso è più facile, ahimé, capire il motivo del poco successo dell’opera di Tatsuya Endo: non è facile vendere un fumetto per ragazzi con protagonista una ragazza, anche se alle femministe non fa piacere sentirlo. Un vero peccato, l’autore è infatti molto bravo a disegnare vignette dinamiche con un tratto unico, ma i cinque volumi di Gekka Bijin sono comunque rimasti anni sugli scaffali nell’attesa che io li comprassi. Non importa quanto la storia sia avvincente e i personaggi interessanti: se hai le tette gli uomini non ti comprano e se non c’è una storia d’amore non lo fanno neanche le donne. Sono stata diverso tempo a riflettere sul perché un mio amico avesse definito Hunger Games una storia per adolescenti femmine, poi ho capito con un po’ d’amarezza.

 

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Shiratori prima e dopo la trasformazione

Il Principe Papero. È ciò che mi dice spesso una mia amica: basterebbe il titolo per descriverlo. Reiichi Shiratori è uno sfigato amante delle piante, frequenta le superiori ed è innamorato di Yumiko, l’unica ragazza a non trattarlo male. Per salvare il cane di lei rischia di morire in un incidente e per ringraziarlo l’animale, che è in realtà un principe in grado di usare la magia, lo trasforma in un ragazzo bellissimo, pur rimanendo dentro lo stesso sfigato. Nuova scuola, nuovi incontri… stessa Yumiko, Shiratori non le rivela di essere lo stesso ragazzo che conosceva e parte così l’esilarante odissea per raggiungere il cuore della ragazza che ama, fra equivoci, magie, ragazze sbagliate, esorcismi, sorelle violente, bagni pubblici pieni di vecchiette e chi più ne ha più ne metta.
Ai Morinaga è una MAESTRA della comicità (il maiuscolo era d’obbligo), qualunque cosa esca dalla sua matita mi fa ridere per ore. Anche le altre sue opere edite in Italia Club Paradiso e 1 segreto x 2 sono imperdibili: entrate nella sua spirale di follia e difficilmente ne vorrete uscire.

P.S. Io li ho definiti fumetti che nessuno conosce, e con “nessuno” intendo dire che ogni volta che provavo a parlarne a qualcuno, questo non sapeva a cosa mi riferissi; se invece li conoscevate già, buon per voi eh!

2 pensieri riguardo “Tre fumetti che nessuno conosce (ed è un vero peccato)

  • Giacomo Giorgi
    21 Gennaio 2016 in 14:46
    Permalink

    Ed è qui che ti sbagli. Toto capeggia nella mia fumetto-libreria!

    Risposta
    • Giulia Pasqualini
      31 Gennaio 2016 in 7:10
      Permalink

      Bravo! Diffondi il verbo!!!

      Risposta

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