Tolkien: rischiarare le tenebre – La guerra prima dell’anello

Tolkien copertina

La guerra è stata sempre molto presente nella vita di John Ronald Reuen Tolkien.

Non solo nella fantasia delle guerre della Terra di Mezzo, ma anche nella sua vita reale: l’ha vissuta in prima persona nella Grande Guerra. E da padre di un soldato nella seconda.

In questo volume Tolkien: rischiarare le tenebre, scritto da Willy Duraffourg, disegnato da Giancarlo Caracuzzo, con i colori della moglie Flavia insieme a Joël Odone, pur estendendosi all’intero arco della vita del grande scrittore inglese si concentra sugli anni della guerra e di come essa da una parte sia stata di ispirazione, dall’altra abbia forzatamente condizionato le sue relazioni. A partire da quella con sua moglie.

Altre guerre, più mitiche, hanno ispirato la sua opera, da Beowulf a Edda. E in fondo la sua opera ha contribuito a esorcizzare la guerra e a rischiarare le tenebre, come dice il sottotitolo.

In questa biografia, delle settantasei pagine di fumetto, cinquanta sono ambientate direttamente nel periodo della prima guerra mondiale, dall’idea dell’arruolamento alla fine del conflitto, mentre gli anni dal 1920 in poi sono riassunti in tre tavole. Con poche istantanee e un momento immaginario davanti alla tomba di J.R.R. Tolkien, con lo stesso John e Christopher Wiseman.

Poco o nulla è concesso al resto della vita di Tolkien. Quasi nulla alla sua carriera universitaria, alla costruzione del mondo fantastico e del sogno di una mitologia britannica. Poco di più ai presupposti: dall’infanzia alla conoscenza con Edith.

In realtà la guerra compare fin dall’inizio. Il prologo all’intera biografia mette insieme la guerra e l’anello, come se l’ispirazione dell’opera di una vita fosse venuta proprio dai combattimenti, e il pensiero della luce avesse salvato Tolkien dalla morte in combattimento. E a curarlo nell’ospedale militare di Birmingham è proprio Edith, la Luthien della sua vita.

Saranno tante le luci che rischiareranno le tenebre nella vita di Tolkien: la fede, l’amore per Edith, la passione per la propria terra e la sua cultura, l’amicizia schietta e sincera nel Tea Club and Barrovian Society. Poi quella con gli Inklings, qui neppure citati. Altrettante saranno le tenebre che proveranno a offuscare queste luci.

Tenebre personali, familiari e collettive: la guerra, le difficoltà dovute alla fede cattolica, le scelte difficili, le perdite.

In Tolkien: rischiarare le tenebre mancano alcune di queste luci, che non compaiono in modo esplicito. La fede cattolica, che è stata un faro sempre acceso nella vita dello scrittore, non compare che marginalmente, ma tanta parte ebbe nella forza che consentì a Tolkien di superare la morte degli amici e di continuare nella mitopoiesi che ha caratterizzato tutta la sua vita di studioso e scrittore.

In effetti, pur concentrandosi sul periodo cruciale della prima guerra mondiale e dell’inizio degli studi universitari, che è stato il momento in cui sono nati e si sono concretizzati i propositi di vita e di immaginazione di Tolkien (e della sua generazione), il fumetto sembra farsi sfuggire alcuni capisaldi.

Anche la costruzione della vita con Edith appare in modo quasi solo aneddotico. Del tutto assente la famiglia che costruì con lei.

Più che una biografia, sembra quasi un racconto di formazione, nel quale vengono sottolineati i fatti storici, le esperienze personali e il contesto culturale da cui poi verrà il professore di letteratura medievale, esperto di filologia comparata, e lo scrittore del mito. Tuttavia i personaggi principali appaiono ben caratterizzati e rispondenti alla realtà.

Il racconto è scritto in prima persona ed è ricco di citazioni dirette, sia dalle lettere che dalle opere successive, quasi a sottolineare come tutto quanto successo nella vita dell’autore, abbia, in nuce, avuto origine in quei terribili anni.

Nei dialoghi dell’ultima pagina, in qualche modo, tutto viene riassunto, le tenebre e le luci di una vita che alla fine è stata sorprendentemente “normale”.

E chiudendosi con quella frase tratta da The Fellowship of the Ring:

All we have to decide is what to do with the time that is given to us.

Nonostante infatti la crudezza degli eventi, si sottolinea come Tolkien abbia affrontato e riletto la sua drammatica esperienza (e quella di una intera generazione) affrontando ed esorcizzando una tenebra che viene infranta dalla luce che viene dall’alto. La stessa luce che ha visto tra le trincee e che illumina la tomba di Beren e Luthien. Perché quella luce ci è stata lasciata in eredità, per non farci più adombrare dalle tenebre. E quella luce provvidenziale ci ha dato l’unica cosa che serve, il tempo, e la libertà di farne ciò che vogliamo.

Tolkien finale

La sceneggiatura del fumetto è attinente a quanto successo realmente a Tolkien, e per quanto gli autori dichiarino che è opera di finzione, ripercorre bene la cronologia e la genesi dell’uomo e dello scrittore, sulla falsariga dell’opera di John Garth Tolkien e la grande guerra (Marietti 2004).

Dal punto di vista grafico, l’opera è molto meno epica e poetica. Il tratto è quello di un fumetto americano, realistico, semplice e piuttosto dinamico. Poche le ombreggiature e le particolarità, nel tratto come nel colore. Tuttavia sono efficaci, i personaggi ben riconoscibili, e senza sbavature.

Le prospettive nelle vignette sono alternate in modo equilibrato e tecnicamente corretto. Riescono a dare il senso della tragicità della guerra con pochi tratti e senza eccessiva crudezza.

Certo la parte grafica è a servizio della biografia e della descrizione di come gli anni della guerra siano stati importanti nella vita e nell’opera di Tolkien, ma “non ci prova mai”. Forse si adagia fin troppo in questa sua subalternità al contenuto. E diventa un supporto grafico, con poca personalità.

La gabbia è sempre molto regolare, con poche concessioni a illustrazioni di dimensioni maggiori. Ci sono tre splash page in tutto: una è dedicata a un accampamento in guerra, in cui Tolkien scrive Habbanan Beneath the Stars, mentre nelle altre due Tolkien viene ritratto mentre scrive e le sue opere e si concretizzano nel disegno.

La lettura è complessivamente piacevole, e stimola ad approfondire la vita e l’opera di Tolkien, rilanciando tanti riferimenti che richiedono comunque un approfondimento.

Tolkien: rischiarare le tenebre fornisce un altro tassello nella conoscenza del grande autore, che tanta parte ha oggi nell’immaginario collettivo. Certo un invito ad approfondire, per chi ne ha apprezzato l’opera, da quali eventi biografici questa abbia avuto origine.

Forse, visto anche la capacità illustrativa dello stesso J.R.R., dal punto di vista grafico si poteva osare un po’ di più, non trattandosi dei personaggi inventati da Tolkien, ma della sua vita reale. In ogni caso, un’opera sicuramente consigliabile agli appassionati.


Willy Duraffourg, Giancarlo Caracuzzo, Flavia Caracuzzo, Joël Odone
Tolkien: rischiarare le tenebre

ReNoir 2021
80 pagg., colore, cartonato, 20×26 cm, €19.90
ISBN: 9788865672440

Andrea Cittadini Bellini

Andrea Cittadini Bellini

Scienziato mancato, appassionato divoratore di fumetti, collezionista di fatto, provo a capirci qualcosa di matematica, di scienza e della Nona Arte...

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