Tintin sulla Luna – Hergé a caccia del satellite bianco

Tintin sulla luna è un volume che raccoglie due celebri episodi de Le avventure di Tintin scritte e disegnate da Hergé.

Per i pochi, probabilmente giovani, che non conoscessero Tintin, vi basti sapere che: è il protagonista di una serie a fumetti disegnata fra il 1929 e il 1983 dal fumettista belga Hergé, al secolo Georges Prosper Remi (dalle iniziali R e G, pronunciate in francese, il nome Hergé). È un giovane reporter dal ciuffo biondo, costantemente al centro di intrighi internazionali, viaggi avventurosi e misteri irrisolvibili. Accanto a lui gravitano diversi compagni di avventura, tra cui l’inseparabile cagnolino Milou, il capitano Haddock, irascibile lupo di mare, il professor Girasole, scienziato strampalato, la coppia Dupont & Dupond, imbranati poliziotti in bombetta.

Obiettivo Luna e Uomini sulla luna sono due capitoli della serie pubblicati rispettivamente nel 1953 e nel 1954, teniamolo a mente, ben quindici anni prima dell’allunaggio statunitense del 20 luglio 1969 a opera di Armstrong, Aldrin e Collins.

Nei due racconti si seguono le vicende di Tintin e Haddock che raggiungono il professor Girasole nella remota Syldavia (paese di fantasia ubicato in un punto imprecisato dell’europa dell’est). Lì il professore sta ultimando la costruzione del primo razzo che potrà volare nello spazio e addirittura atterrare sulla Luna. La faccenda si complica subito a causa della sbadataggine di Girasole e del suo apparecchio acustico e di misteriose minacce straniere: qualcuno si vuole impadronire dei progetti del razzo e vuole far fallire la missione. Infatti il lancio di prova non andrà a buon fine, ma grazie all’aiuto di Tintin verrà impedito ai servizi segreti nemici di impadronirsi del razzo.

In Uomini sulla luna i nostri riusciranno finalmente a salire a bordo del razzo e a raggiungere l’obiettivo. Saranno i primi uomini a lasciare le loro impronte sul suolo lunare. Ospiti indesiderati a bordo e una sorpresa che viene dal passato metteranno però a repentaglio la missione di ritorno.

Costruite con il piglio tipico dei fumetti di Hergé, sono due storie immerse in un’atmosfera figlia dei tempi, vi ricordo le date 1953 e 1954, durante quella corsa allo spazio che tanto caratterizzò il periodo della guerra fredda. Due potenze: i buoni e i cattivi, che si affrontano in quello che al tempo veniva considerato il massimo grado di avanzamento tecnologico, l’industria aerospaziale, che dimostrava indubitabilmente la supremazia di una nazione sull’altra.

In mezzo a tutto ciò Tintin, il reporter con l’animo da boyscout, capace di sapersi districare anche nelle situazioni più difficili e sempre in grado di sapere qual è la cosa giusta da fare. Proprio Tintin è il sole attorno a cui girano le vicende, se non ci fosse lui, nulla accadrebbe, ma proprio come il Sole, rimane protagonista immobile di un universo ipercinetico che gli gravita attorno.

I numerosi personaggi che colorano le vicende si muovono, scalpitano, si affannano, tentano di risolvere la situazione, ma riescono solo a portare scompiglio. Girasole è un genio e, come da cliché, completamente folle e stralunato (è proprio il caso di dirlo), tanto capace di costruire il più sofisticato mezzo di locomozione del secolo, quanto incapace di sapere se il mezzo funzionerà realmente. Haddock è un istintivo, irascibile, un beone in balìa dei vizi. Non toglietegli la sua pipa e il suo whisky, unici pensieri fissi anche a migliaia di chilometri di distanza dalla terra, intrappolato in una scatola di metallo sospesa nel vuoto. Dupond & Dupont sono due poliziotti inetti e distratti, che si trovano continuamente al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Se non ci fosse Tintin a riportare l’ordine, a risolvere la situazione, a rimediare agli errori altrui… o meglio, se non ci fossero i comprimari a rendergli la vita divertente, a smuovere le acque, a complicare inverosimilmente situazione in apparenza semplici. Come potrebbe Tintin dare prova delle sue virtù se intorno a lui non ci fossero personaggi tanto umani e fallaci? Proprio questo bilanciamento miracoloso rende il fumetto godibile e le avventure del reporter meno laccate. Gli eroi si sa, non sempre risultano simpatici, soprattutto quelli perfetti, chi non preferisce Paperino a Topolino? Quale lettore è in grado di immedesimarsi in Tintin, modello perfetto di eroismo discreto, capace di scegliere in modo giusto, incapace di cedere alle debolezze della carne?

La storia funziona proprio per questo, perché pur essendo ampiamente ancorata alla realtà con fatti storici più che verosimili, ti catapulta in un universo dove si può scegliere di fare la cosa giusta e quella scelta spesso ti salva la vita. Tutti gli ingredienti sono dosati sapientemente per creare un’avventura che oggi ha il sapore del grande classico, ma che all’epoca doveva risultare innovativa e avant-garde: di certo Hergé non è stato il primo a parlare di viaggi sulla Luna, lo aveva fatto prima di lui, tra gli altri, Verne a cui l’autore belga è molto debitore. Hergé descrive il razzo e la tecnologia dietro a esso con un’accuratezza strabiliante, non si risparmia in dettagli tecnici nel descrivere le operazioni di lancio e la vita all’interno dello stesso, rendendo tutto più vero del vero. Si scoprirà poi che alcune cose le ha cannate alla grande, ma pazienza, nessuno pretende accuratezza scientifica da un racconto di avventura (almeno non io).

Ma quello che mancava forse nei romanzi di avventura sin lì scritti era proprio quell’attitudine scanzonata tipica di un’arte considerata ai tempi, e tuttora, minore, come il fumetto. Il pubblico dei piccoli, a cui in genere il fumetto era dedicato, permetteva di imbastire storie più giocose e divertenti, motivo per cui le avventure di Tintin sono disseminate di gag, situazione comiche slapstick che intervallano egregiamente le situazioni più tensive e drammatiche. Questo flusso dinamico di mistero, divertimento e scienza verosimile rendono la lettura scorrevolissima e di gran presa. Certo i lettori di oggi, abituati al fumetto contemporaneo,  si troveranno un po’ spaesati di fronte a una sceneggiatura strutturatissima, che non lesina dettagli tecnici, lunghe descrizioni, spiegazioni, riassunti.

C’è molto da leggere in questi due capitoli dedicati al satellite bianco, e le vignette talvolta sono sovrastate dal testo, ma non risulta mai una lettura pesante o fine a sé stessa: la mole di testo aiuta la contestualizzazione, Hergé vuole essere certo che niente rimanga incompreso di quello che sta accadendo.

Allo stesso modo, il disegno chiaro e pulito, capostipite di quella ligne claire che ha fatto scuola, racconta il necessario, con un impatto visivo stupefacente. Non a caso la gadgettistica legata a Tintin è una delle più belle in circolazione e tutt’oggi è ancora ricercata, apprezzata e acquistata. Quando la matita racconta così bene con così poco, senza l’ausilio di effetti speciali, l’occhio non si perde e può indugiare sulla lettura dei baloon percependo lo stesso l’immagine.

Due storie da riscoprire in un volume ben curato, cartonato, elegante e di grande formato. Per i fan che non l’hanno ancora fatto, varrebbe la pena di investire nel cofanetto in edizione speciale che raccoglie tutte le avventure del giovane reporter.


Hergé
Tintin sulla Luna: Obiettivo Luna – Uomini sulla Luna
Rizzoli Lizard, 2 luglio 2019
128 pagg., colore, cartonato, €25.00
ISBN: 9788817139670

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