Volt che vita di mecha

Che vita di Mecha – Il bello delle recensioni in anteprima

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In questo momento in cui grandi nuove scoperte si affacciano nel mondo del fumetto, non stupisce che anche le case editrici italiane, affermate nella pubblicazione delle novità statunitensi, rivolgano la loro attenzione al Belpaese, alla ricerca di autori su cui potere investire, che possano dare una ventata di aria fresca al panorama fumettistico italiano.

SaldaPress, che ci ha abituato ad atmosfere apocalittiche con The Walking Dead o a supereroi tremendamente reali con Invincible, a sorpresa esce con un annuncio davvero interessante per Lucca 2016: la pubblicazione di Che vita di Mecha: C’era una volta la fumetteria di Stefano “The Sparker” Conte.

L’albo tratta le vicende di un piccolo robot di nome Volt che si ritrova, suo malgrado, a dividere la vita fra l’aspirazione di diventare un fumettista ed il suo lavoro in fumetteria. Questa storia, apparentemente semplice, assume diverse connotazioni, dal grottesco al divertente, a causa dei vari personaggi che affollano e affolleranno la vita di Volt.

Già in questo primo numero conosciamo la Madre del protagonista, rappresentata come un vero e proprio Darth Vader, e il suscettibile proprietario della fumetteria di Volt, un gatto con maschera e mantello di Batman, particolarmente incline a mutevoli sbalzi d’umore. A questi si aggiungeranno tutto uno stuolo di personaggi pittoreschi, i clienti della fumetteria , che loro malgrado si troveranno a interagire con un maldestro Volt.

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Stefano non è un novello autore della scena fumettistica, quindi non consideratelo tale. Volt aveva già preso vita nelle pagine (virtuali e non) dell’editrice Shockdom, che negli ultimi anni è stata una miniera di scoperte per quanto riguarda gli autori nostrani. Conte sa il fatto suo in quanto a narrazione comica, infatti in Che vita di Mecha  (che abbrevierò in CVDM per praticità), ci sono tante situazioni che fanno sorridere e divertire, ma non si scende mai nella comicità volutamente e puramente assurda; si tratta di storie che hanno le loro radici ben piantate nella realtà, che, se estremizzata, riesce ad essere la migliore fonte di divertimento spontaneo e immediato.

Come detto sopra, Stefano gestisce i tempi comici in modo molto abile. In particolare ci sono diversi siparietti, principalmente improntati sulla grande dinamicità della scena stessa, che l’autore riesce a rendere in modo davvero impeccabile. A questa comicità di tipo “slapstick” (che non è assolutamente un termine negativo) se ne alterna un’altra, che fa leva sulla cultura Pop anni ’80, tanto cara a molti dei lettori di fumetti odierni, tramite citazioni che vanno dalla resa grafica di alcuni personaggi, alla parodia vera e propria dei cliché a cui eravamo abituati da piccoli.

Inoltre, The Spark, è in grado di creare fin da subito divertenti tormentoni ; uno su tutti le “108 arti oscure dell’amore materno”, geniali nella loro descrizione e che spero sinceramente non vengano abusate troppo nei prossimi numeri. Alla storia principale vengono poi affiancati a fine volume degli one-shot comici che già da soli valgono il prezzo di copertina.

Il fumetto è in bianco e nero e lo stile dell’autore è perfetto per le vicende narrate; sicuramente è da lodare la sua bravura nel ricreare le espressioni dei personaggi (ricordiamo che Volt è un robot senza bocca, quindi è parecchio arduo dargli delle espressioni ben definite) e nel rendere la loro dinamicità all’interno della pagina; la vignetta qui sotto ne è un ottimo esempio.

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Lo stile sarebbe nulla se non ci fosse una buona storia a supportarlo, ma per adesso è ancora presto per pronunciarsi. L’unica cosa certa è che Stefano Conte mette tutta la sua esperienza di vita negli episodi narrati, avendo lavorato egli stesso in una fumetteria; questo si nota soprattutto perché alcune situazioni sono completamente paradossali ma allo stesso tempo perfettamente credibili.

In conclusione CVDM rientra in quella schiera di fumetti che ti incuriosiscono  semplicemente a colpo d’occhio, sia per una buona immagine accattivante in copertina, sia per dei personaggi che ti ispirano una naturale simpatia. Il fatto che questo sia il primo numero di una (speriamo lunga) serie ovviamente limita la visione del fumetto nella sua complessità, ma le premesse sembrano essere buone e quindi ciò che possiamo fare ora è aspettare l’anno nuovo e vedere come le vicende di Volt continueranno in questa nuova pubblicazione bimestrale, che spero potrà regalarci ancora altre sorprese.

Quindi, congratulazioni a Stefano con la promessa di rivederci l’anno prossimo!