vincenzo filosa

Settimana Canicola Bambini – Il progetto

Dimensione Fumetto in collaborazione con Canicola Edizioni presenta la Settimana Canicola Bambini: un vasto approfondimento sugli ideatori, gli autori e le opere della collana intitolata a Dino Buzzati che l’editore bolognese dedica ai suoi giovani lettori.

In questo primo articolo il progetto viene presentato e spiegato direttamente dalle curatrici Liliana Cupido e Roberta Colombo, che hanno risposto alle domande poste dalla redazione di DF.


Che cosa è e come è nata Canicola, e come mai ha un nome e un logo così apparentemente bizzarri?

Liliana Cupido: Canicola è una associazione culturale nata a Bologna nel 2004. “Canicola” allude al nome antico della stella di Sirio che in agosto sorge assieme al Sole annunciando il periodo più caldo dell’anno. Secondo i greci si tratta del momento più propizio dell’anno per la sregolatezza della vita sessuale. Ma il riferimento è anche allo sguardo spietato di Ulrich Seidl nel suo film Canicola che ci aveva molto colpito poco prima di nascere. Infine “Canicola”, per noi, è un bel nome con un bel suono.

Il nostro logo, disegnato da Vincenzo Filosa, rappresenta una specifica foto di Omobono Tenni, un pilota di velocità degli anni Trenta. Tenni era un uomo timido e taciturno che dava il meglio di sé con la moto, fu il primo “non inglese” a vincere nel 1937, su una Guzzi 250, il Tourist Trophy, una gara infernale sull’Isola di Man che per l’occasione si trasforma in pista. La stampa dell’epoca soprannominò Tenni «The Black Devil» per lo stile e la caparbietà con cui correva. Tenni rappresenta per noi la possibilità di esprimersi attraverso quello che si fa, il fumetto, l’editoria come forma, e in senso generale l’internazionalità del fumetto italiano.

Confronto fra una foto di Omobono Tenni e i loghi di Canicola e Canicola Bambini.

Dalla foto del motociclista Omobono Tenni in corsa, il fumettista Vincenzo Filosa ha tratto il logo di Canicola in moto e poi coerentemente in triciclo per Canicola Bambini.

Che tipo di persone lavorano in Canicola? E che tipo di libri pubblica Canicola?

L.C.: La redazione di Canicola è composta da persone che guardano al fumetto da molte prospettive. Ma i libri che produciamo o traduciamo, assieme ai progetti e le attività pedagogiche che vi ruotano attorno, potremmo dire che hanno l’obiettivo ultimo di fare cultura.

Come mai una casa editrice di ricerca artistica ed editoriale ha deciso di dedicarsi a un progetto di letteratura per l’infanzia, e perché l’avete intestato a Dino Buzzati?

L.C.: Nel 2010 pubblicando Canicola bambini, decimo numero della nostra rivista tutta dedicata a storie per l’infanzia, abbiamo coltivato il primo seme di quello che poi è diventato l’attuale progetto. È stata una dichiarazione di stampo particolarmente sperimentale e se vuoi provocatorio su come si possa raccontare ai piccoli, attraverso il fumetto allargandone i confini di stili e modalità narrative rispetto a modelli più tradizionali e stereotipati. Avevamo in testa stimoli provenienti dalle fonti più diverse: da Little Lit (la serie Mondadori curata da Art Spiegelman e Francoise Mouly) ai grandi Joann Sfar e Lewis Trondheim, dai maestri del fumetto italiano de Il corriere dei piccoli alle opere più sperimentali di José Parrondo, e tanti altri ancora. Essenziali comuni denominatori: massima libertà creativa e una irrefrenabile energia per appassionare ai racconti. Da lì l’idea di proseguire e approfondire questo binario di lavoro non ci ha mai lasciato, e affrontare in parallelo i percorsi pedagogici e le attività laboratoriali ci ha aiutato a focalizzare gli obiettivi della nuova collana che abbiamo intrapreso come grande sfida, un po’ come tutti i nostri progetti, un po’ ancor più di tutti gli altri…

L’omaggio a Buzzati lo abbiamo tirato fuori di pancia. Buzzati come narratore di avventure e di attese, decifratore dell’invisibile, ascoltatore del silenzio. Un nome che per noi lega tra loro storie diverse in cui, sempre, il bambino interviene tra le pieghe del Mistero, e impara a leggerlo.

Due pagine di "Canicola" 10 dedicato ai bambini.

Edo e Lillo (uhm…) firmano l’editoriale del decimo numero monografico dedicato ai bambini e datato primavera 2011 della rivista Canicola.

In cosa consistono le attività di Canicola Bambini? Perché avete coinvolto autori che generalmente non si occupano di infanzia?

Roberta Colombo: Intorno a ogni progetto libro costruiamo sempre un percorso culturale che ne prolunghi la sua esistenza, a oggi sempre più breve. Crediamo che un libro, un fumetto, un albo illustrato debbano essere fruiti con cura dai lettori, lasciandosi dedicare il giusto tempo di lettura, di sedimentazione e di rielaborazione. Solo così le storie hanno il tempo necessario di agire e modificare lo sguardo critico di chi legge nei confronti della realtà.

Negli ultimi anni la produzione editoriale per l’infanzia ha subito un’accelerazione riducendo sempre di più la vita di un libro. I nostri fumetti sono progetti costruiti passo per passo, e man mano che prendono forma, curiamo e costruiamo la rete di partner che sostengono la produzione e le attività pedagogiche intorno al libro. Non è facile, ci vuole del tempo per intessere rapporti e creare solide alleanze, e sempre, a ora, i contesti culturali con cui abbiamo dialogato ci hanno permesso di realizzare progetti straordinari: dalla realizzazione di mostre personali in contesti istituzionali come i musei, fino ad andare nelle biblioteche e nelle scuole con proposte di laboratori di promozione alla lettura e al linguaggio del fumetto. E ancora di realizzare incontri pubblici rivolti a giovani studenti delle accademie fino a sostenere e incentivare la promozione degli autori, chiamati a mettersi in gioco per confrontarsi con il pubblico di più piccoli. Questa circolazione virtuosa del fumetto ci permette di arrivare sempre più capillarmente alle famiglie e conseguentemente ai bambini, veri e primi destinatari.

La sfida di coinvolgere autori che in genere si occupano di racconti per adulti rientra tra i nostri obiettivi di intendere la produzione editoriale e del fare, nel nostro piccolo, pedagogia del visivo, di educare a un certo sguardo: individuare un autore o un’autrice che abbia una poetica e un segno qualitativamente alto, già pone le basi per un racconto che abbia la forza di portare alla luce tematiche che sentiamo vicine e che sono necessarie all’infanzia, senza andare a banalizzare o a semplificare. I bambini già possiedono le capacità per cogliere tutto questo, liberi ancora da condizionamenti e codici visivi di struttura, sono dei lettori attenti e scrupolosi e colgono intuitivamente quanto viene loro proposto, se pur apparentemente complesso. Spesso è l’adulto che censura e decide che cosa un bambino può o non può essere in grado di leggere e capire, prima ancora che abbia fatto l’esperienza di lettura. Non si possono negare le esperienze a priori, ma si possono aiutare i bambini a comprendere, sempre a partire da un approccio diretto e vivo.

Attività culturali e didattiche di Canicola.

La pubblicazione di libri è solo uno degli ambiti di lavoro di Canicola, che è prima di tutto un’associzione culturale che organizza eventi di diffusione della cultura del fumetto e laboratori con enti come il Teatro Comunica di Bologna, cui cui ha collaborato in occasione dell’allestimento dell’opera Il barbiere di Siviglia.

Per ora Canicola Bambini ha pubblicato solo opere originali esplicitamente commissionate a degli artisti selezionati: come funziona la scelta del tema e dell’autore? Pensate di continuare a portare avanti questa scelta editoriale o di pubblicare anche opere nate al di fuori di Canicola?

L.C.: Ogni libro realizzato finora ha dietro una storia diversa dall’altra. Abbiamo aperto la collana con Hansel e Gretel perché ci sembrava importante a livello simbolico inaugurare il progetto editoriale con una fiaba, e la scelta è ricaduta su una di quelle che più ci appassionano per la forza iconica estremamente attuale. Da lì l’idea di coinvolgere Sophia Martineck come autrice capace di restituire le atmosfere e le emozioni più buie insieme alla luminosità più viva della fiaba, attraverso un uso del linguaggio fumetto tradizionale e originalissimo nello stesso tempo grazie all’apertura verso una caratterizzante dimensione teatrale. Parallelamente abbiamo portato avanti il dialogo con il Goethe-Institut di Roma, tra le istituzioni che riteniamo più attive e sensibili in Italia a sostenere con coerenza e solidità progetti legati alla pedagogia del visivo, ed è così che dal libro è nata anche una mostra presso il MAMbo, con cui il confronto è sempre vivo e aperto, insieme a laboratori che tuttora continuiamo a realizzare su territorio nazionale (dopo Bologna: Matera, Rovereto presso Il Masetto, Lucca Comics & Games, Cagliari al Festival Tuttestorie, prossimamente al Festival della fiaba di Verona e al neonato Festival Leggenda di Empoli).

Il caso de La mela mascherata è ancora diverso perché il libro è nato dal desiderio di sviluppare un progetto insieme al festival Saluti da Cotignyork (a Cotignola, RA) e da lì l’immediata e lucida identificazione di Martoz, con cui stavamo ancora chiudendo Amore di lontano, come autore perfetto per affrontare quel tipo di racconto con la giusta dose di passione per la Storia e follia visionaria che lo contraddistinguono.

I gioielli di Elsa è nato invece dalla nostra precisa intenzione di attrarre Sarah Mazzetti nella rete di un progetto per piccoli, nonostante l’autrice non avesse mai dimostrato una particolare propensione per la sfera infantile. La sua raffinatezza estetica e l’ironia tagliente delle sue opere ci sono sembrate cifre stilistiche troppo preziose per non farle confluire in un fumetto per bambini; la ricerca e sperimentazione insite nel festival Uovokids di Milano, tutto basato su produzioni artistiche contemporanee innovative, hanno fatto sì che fosse per noi il partner ideale.

In futuro non escludiamo affatto la traduzione di opere estere piuttosto che la produzione dall’interno, tutto sta nel trovarci un senso poi a livello di progettualità collegata.

Libri di Canicola Bambini.

I tre libri di Canicola Bambini pubblicati finora non potrebbero essere più diversi fra loro sotto qualunque punto di vista.

Canicola ha un’immagine estremamente radicale, con volumi dalla grafica severa e font Helvetica. Qualunque altra casa editrice nelle sue collane per bambini viene incontro ai giovani lettori con una grafica più giocosa, persino la rigorosissima Adelphi nella sua collana I cavoli a merenda, ma Canicola Bambini mantiene la sua identità pur et dur. È una scelta comunicativa esplicita?

R.C.: Crediamo che la pulizia, la linearità e la sobrietà debbano accompagnare lo sguardo dei più piccoli. È anche questo un modo di educare al visivo. L’oggetto libro rappresenta un microcosmo affettivo per un bambino: la sua esperienza può aiutare a stabilire un legame con un adulto, può veicolare un dialogo tra pari, può innescare immagini interiori potenti, fino a dar forma a emozioni e paure. Avere a che fare con un oggetto di qualità, che non ammicchi al mondo dell’infanzia o persuada il bambino per scelte cromatiche furbe, conduce il lettore ad andare dritto all’essenza dell’oggetto stesso, senza divagazioni o distrazioni inutili. I bambini sono affascinati dagli oggetti reali, non dalle loro riproduzioni. D’altra parte aver chiesto a Sarah Mazzetti l’ideazione del progetto grafico di collana significava già da parte nostra prendere una posizione precisa rispetto alla sua futura veste.

Canicola è entrata nell’editoria per bambini solo dall’anno scorso: che tipo di pubblico avete trovato? Dal punto di vista della fruizione di storie, ritenete che l’attuale generazione di bambini (qualunque cosa significhi questa parola) sia in qualche maniera diversa da quelle dei decenni precedenti?

R.C.: No assolutamente, la matrice dei bambini è sempre la stessa. Cambiano le tendenze, l’avvento del digitale ha modificato il modo di leggere aumentando le potenzialità della narrazione di alcuni libri per esempio, ma la tendenza di farsi affascinare dalle storie belle, quelle vere, è sempre la stessa. I bambini sono alla ricerca costante di soddisfare la loro condizione di benessere, sta all’adulto predisporre un ambiente intorno a lui adatto al raggiungimento di questo scopo.

La fioritura di un gran numero di festival ed eventi legati al fumetto, il successo artistico e commerciale di autori come Zerocalcare, e persino il recente riconoscimento ufficiale dello Stato italiano del fumetto come arte con il progetto Fumetti nei musei sembrano indicatori che il fumetto italiano si trovi in una condizione di particolare grazia. Credete che sia una fase transitoria, oppure che il fumetto abbia finalmente conquistato il suo status di letteratura che i paesi francofoni gli riconoscono già da anni? In questa felice prospettiva, il fumetto per i bambini potrebbe smettere di essere solo quello comico o disneyano e arricchirsi a livello sia tematico sia semiotico?

L.C.: Crediamo che anche in Italia da diversi anni il fumetto sia sempre più riconosciuto come linguaggio alla pari della letteratura o il cinema, piuttosto il problema è che da più di un decennio l’assalto imprenditoriale dell’editoria alla graphic novel ha portato in certi casi a libri scadenti, che purtroppo hanno avuto molta visibilità pur essendo prodotti incapaci di sostenere con qualità le specificità del linguaggio. Così proprio mentre entravano nel mercato libri a fumetti importanti, tra classici del fumetto contemporaneo e importanti esordi di autori italiani, i lettori di varia si sono trovati spesso senza gli strumenti e gli indicatori per scegliere i libri buoni, per cui è probabile, e comprensibile, che per molti lettori adulti l’iniziazione alla graphic novel sia stata poco stimolante e sia in qualche modo “finita lì”. Ora viviamo un momento nuovamente straordinario, come possono essere stati i primi anni Duemila, ma tutto è più caotico e sta prendendo le orme pericolose dell’editoria tout court. È l’annoso problema: si produce troppo, c’è la corsa per la conquista degli scaffali, e in tutto questo la vita dei libri è brevissima ed è dettata per lo più dal marketing e dal potere di distribuzione della casa editrice di riferimento.

In questa situazione di iperproduzione, sarebbe buono che tutti gli editori dedicassero uno spazio anche piccolo al fumetto per bambini e naturalmente sarebbe interessante che ognuno lo facesse seguendo delle ipotetiche linee editoriali coerenti. Una situazione del genere permetterebbe la “conquista di uno spazio” nelle librerie di un piccolo settore specifico, che ancora fa fatica ad affermarsi, in cui ovviamente sarebbe stimolante e auspicabile trovarvi la migliore bibliodiversità possibile.

Promozioni di Canicola Bambini.

Tre momenti della promozione dei volumi Canicola Bambini: dolce pioggia di marshmallow dal soffitto per Hansel e Gretel, laboratorio di maschere di cartapesta a Cotignola per La mela mascherata, e tavole appese a fili rossi e verdi al MAMbo per I gioielli di Elsa.

Quale ruolo hanno partner come Uovokids, Funder35, la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e gli altri?

R.C.: I partner coinvolti innanzitutto contribuiscono con un supporto economico alle spese di produzione del libro, e in modo più ampio sono dei sostenitori del progetto Canicola Bambini. È solo creando sinergie con interlocutori forti che si riesce a creare un contesto culturale adatto per far circuitare i fumetti. Con il Comune di Cotignola nel ravennate, per esempio, siamo riusciti a produrre un progetto straordinario intorno a La mela mascherata di Martoz: il Comune ha voluto investire sulla produzione di un libro a fumetti per bambini che in qualche modo affondasse le radici nel paese in questione, con protagonisti dei personaggi liberamente ispirati a persone realmente vissute, che hanno fatto la storia di Cotignola (densissima di importanti e lodevoli avvenimenti storici che hanno contribuito a creare l’identità territoriale). Il libro è stato poi presentato a Saluti da Cotignyork, un bellissimo festival dedicato all’infanzia che mette al centro la narrazione visiva per immagini in tutte le sue forme: dal teatro contemporaneo, al cinema d’animazione, a forme sperimentali di contaminazioni di linguaggi, a performance, il tutto condito con un’accoglienza strepitosa e notti da trascorrere in tenda tra le zone verdi del paese. Per l’occasione Martoz è stato chiamato a condurre più workshop per diverse fasce di età e a dipingere un muro del paese.

In generale, per ogni libro costruiamo lentamente la rete delle collaborazioni che ci sembrano più coerenti con il tema/l’autore/il contesto in cui possono svilupparsi collegamenti e diramazioni. Nessun partner è mai “casuale”, solo in questo modo il progetto complessivo acquista più forza e senso per noi.

Fatevi una domanda e datevi una risposta!

In fondo, qual è il motore di tutto il progetto?
L.C. e R.C.: Credere nelle potenzialità pedagogiche del fumetto, nel valore che possono avere fin dall’infanzia la pratica della lettura e del racconto di sé attraverso un linguaggio che nel connubio di parole e immagini offre preziose prospettive di espressione. E poi il desiderio di affrontare progetti sempre diversi in cui mettere il fumetto in dialogo con linguaggi e situazioni non standardizzate, creando occasioni per lavorare con persone e realtà che stimiamo e far nascere dal confronto con loro una ricchezza di esperienza. Infine produrre libri che nella loro unicità riteniamo necessari.

Fumetti nei musei – Uno straordinario progetto del MiBACT

Oggi mercoledì 21 febbraio 2018, durante una conferenza stampa è stato presentato a Roma il progetto Fumetti nei musei, ideato e curato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT), in collaborazione con la casa editrice Coconino Press-Fandango.

Maria Antonella Fusco, Antonio Lampis, Dario Franceschini e Ratigher alla conferenza di presentazione di "Fumetti nei musei".

Maria Antonella Fusco (direttrice dell’Istituto Centrale per la Grafica), Antonio Lampis (direttore generale dei musei MiBACT), Dario Franceschini (ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) e Ratigher (direttore editoriale di Coconino Press-Fandango) alla conferenza di presentazione di Fumetti nei musei.

Il progetto consiste in 22 fumetti commissionati dal MiBACT ai migliori fumettisti nostrani e ambientati nei musei italiani; la risultante collana di graphic novel sarà distribuita gratis ai bambini e ai ragazzi che parteciperanno ai laboratori didattici dei musei e poi resa disponibile per la lettura su Internet.

Dal comunicato stampa:

Ventidue albi raccontano i musei italiani attraverso l’arte del fumetto. Nasce Fumetti nei musei, la collana di graphic novel ideata per la didattica museale, che inaugura un nuovo dialogo tra studenti e musei. L’iniziativa nasce dalla volontà di far conoscere ai ragazzi le collezioni dei musei italiani, attraverso un linguaggio inedito. L’obiettivo è quello di rendere la visita un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Il progetto prende vita dall’incontro tra i direttori dei musei italiani e alcuni tra i fumettisti più celebri del panorama nazionale, che hanno raccontato le collezioni del patrimonio museale italiano, attraverso storie di fantasia, prendendo spunto da elementi storici e artistici veri. Ognuno dei 22 musei metterà a disposizione dei servizi educativi il proprio fumetto gratuitamente per diffondere la conoscenza del proprio patrimonio e favorirne la fruizione.

È stata inoltre allestita una mostra presso l’Istituto Centrale per la Grafica in cui sono esposte, dal 21 febbraio al 1° aprile, tutte le immagini delle copertine degli albi nonché una selezione di tavole, schizzi e bozzetti degli artisti.

Il MiBACT ha inoltre lanciato il progetto anche su Twitter e Instagram con l’hashtag #fumettineimusei.

Ecco i musei e i fumettisti coinvolti per la prima edizione del 2018 di Fumetti nei musei:

  • Galleria Borghese – Martoz
  • Galleria dell’Accademia di Firenze – Tuono Pettinato
  • Galleria Nazionale d’Arte Moderna e ContemporaneaLRNZ
  • Galleria Nazionale dell’Umbria – Andrea Settimo
  • Galleria Nazionale delle Marche – Maicol&Mirco
  • Gallerie degli Uffizi – Alessandro Tota
  • Gallerie dell’Accademia di Venezia – Alice Socal
  • Gallerie Nazionali d’Arte Antica in Palazzo Barberini – Paolo Parisi
  • Musei Reali di Torino – Lorena Canottiere
  • Museo e Real Bosco di Capodimonte – Lorenzo Ghetti
  • Musei del Bargello – Otto Gabos
  • Palazzo Reale di Genova – Fabio Ramiro Rossin
  • Parco Archeologico di Paestum – Dr. Pira
  • Pinacoteca di Brera – Paolo Bacilieri
  • Reggia di Caserta – Maicol&Mirco
  • Gallerie Estensi – Marino Neri
  • Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Zuzu
  • Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Vincenzo Filosa
  • Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Squaz
  • Palazzo Ducale di Mantova – Sara Colaone
  • Parco Archeologico di Pompei – Bianca Bagnarelli
  • Parco Archeologico del Colosseo – Roberto Grossi

Fumetti nei musei è solo il primo passo di un progetto molto più ampio. Il MiBACT ha infatti deciso di cominciare a integrare il fumetto all’interno delle collezioni museali italiane: le opere originali prodotte dai fumettisti contemporanei per Fumetti nei musei sono quindi solo il primo nucleo della collezione fumettistica dello Stato italiano, che nelle intenzioni dovrebbe continuare a espandersi con la ripetizione annuale del progetto e con l’acquisizione e musealizzazione anche di tavole e altri materiali fumettistici del passato.

Questa notizia, forse uno degli avvenimenti più importanti nella storia del fumetto del Belpaese, ha un’importanza enorme perché è un riconoscimento ufficiale, da parte dello Stato italiano, del fumetto come nona arte.

Come dichiarato dal curatore Ratigher, Fumetti nei musei è un evento «che non ha eguali»: nonostante, ad esempio, i musei francesi collaborino col mondo del fumetto da anni, nel loro caso gli albi prodotti sono disomogenei fra loro e hanno una funzione promozionale per gli enti che li producono. In questo caso invece lo scopo è di acquisire le opere prodotte dai fumettisti per ricondividerle con i fruitori del patrimonio museale italiano, nonché di creare una collezione permanente di fumetto di proprietà dello Stato Italiano.

La qualità del progetto ha un limite nel coinvolgimento allo stato attuale di una sola casa editrice, scelta opinabile e che probabilmente creerà polemiche. La nomina di un direttore artistico esterno, ruolo che lo stesso Ratigher avrebbe potuto ricoprire con autorità e competenza, e la stampa del materiale direttamente a nome del MiBACT sarebbero probabilmente state soluzioni più adeguate.

Sadbøi – L’immaginario del nostro tempo

Sadbøi, la nuova graphic novel pubblicata da Canicola Edizioni, è probabilmente l’opera fumettistica portata in Italia dalla casa editrice bolognese più interessante dell’anno appena passato.
Prima di analizzare il fumetto in questione, occorre sapere che il suo autore, Berliac, è un argentino emigrato a Berlino e che il suo operato è tra i capisaldi del gaijin manga, corrente fumettistica che vuole esteticamente rimandare e ispirarsi al manga giapponese (di cui Vincenzo Filosa è esponente italiano).

Sadbøi è una graphic novel molto interessante perché è interessante il modo in cui rappresenta l’argomento principale che vuole trattare: ambientato in Norvegia, Sadbøi racconta la vita di un ragazzo (Sadbøi appunto) emigrato in Scandinavia tramite mezzi di fortuna, e delle sue vicende tra assistenti sociali, bande, amici, sesso, multiculturalità, arte e di come tutti questi elementi vengano mixati e amalgamati dal periodo storico che stiamo vivendo.

Sadbøi, infatti, affronta il tema dell’emigrazione, e del peso emotivo che si porta con sé, tramite il linguaggio culturale proprio dei nostri tempi, un linguaggio in cui la vita social di Internet e la vita reale si mescolano, le estetiche si fondono e gli intenti di sfaldano.

Tutto il fumetto è pervaso da tutta quell’estetica “internettiana” originata dalla vapor wave e poi evoluta e miscelatasi con altre influenze: i protagonisti ascoltano principalmente musica trap-rap lo-fi, vestono col capello alla pescatora e indossano larghe tute Adidas.

Lo stile grafico, come il concetto stesso di gaijin manga, è un rigurgito di tutta quell’arte originatasi su Tumblr e sulle varie pagine Facebook in cui lo stile grafico giapponese viene usato come “vibe” estetica e rivoluzionato totalmente (i volti di Berliac sono fortemente “carichi”, fortemente “giapponesi”, quasi snaturati).
Non mancano, ovviamente, il riuso di elementi grafici popolari e il riadattamento al contesto di ciò che si vuole raccontare, come nella migliore tradizione del riciclo visivo di Internet: due immagini di ukiyoe sono usati dall’autore per raccontare il dramma del viaggio di fortuna che il protagonista ha affrontato per emigrare in Norvegia.

Berliac, con Sadbøi, confeziona la sua opera con un comparto estetico che va dalle opere ukiyoe allo stile video di Yung Lean, dall’iconografia delle copertine degli album di Blank Banshee al mood dei fumetti shojo (fortemente storpiati ed enfatizzati), fino a toccare quel mondo visivo fatto di artisti che popolano le pagine Facebook e che si perdono nel calderone del web, un mondo visivo fino a se stesso composto di glitch art, manga e musica smooth.
Tutto questo pentolone, che è il comparto estetico, è fondamentale per Berliac per raccontare l’emigrazione di un giovane ragazzo che vive i nostri tempi: leggendo il fumetto si ha una sensazione di vuoto, di immobilità, di svogliatezza; tutto è filtrato da un senso di perdita e di abbandono, di resa davanti alle avversità e questa sensazione è permessa grazie a tutto il mondo visivo/estetico fine a se stesso che Berliac usa per la sua narrazione.

Il senso di perdita dell’identità e della propria cultura che l’emigrazione porta con sé è enfatizzato, rappresentato, dilatato, dall’insieme delle estetiche anonime e casuali originatesi dal mix vita reale/vita virtuale; Berliac, così facendo, ci racconta un mondo fatto di traumi, sofferenza, perdita tramite un’estetica “persa”, senza identità né paternità, e allo stesso modo, il fumetto, come inizia, finisce. Non vuole fare della morale o puntare l’accento o l’attenzione su un punto particolare della vicenda che racconta, ma vuole solo mostrare, come su di un profilo Instagram, mostrare e basta.

In conclusione Sadbøi è un’opera atipica, incomprensibile se non si hanno i giusti strumenti di lettura, che dipinge un panorama sociale confuso e difficile da comprendere, in cui l’identità, sia fisica che culturale tende a sfumare.