Vincenzo Bizzarri

Il paese dei tre santi, tre santi per un solo paese

Fade from black…

Kleiner Flug pubblica il suo primo lungometraggio a fumetti, stampando con la consueta qualità Il paese dei tre santi, di Stefano Nardella e Vincenzo Bizzarri, già pubblicato sotto forma di web comic (e in volume) dal Collettivo Mammaiuto.

L’inizio della storia è stato pubblicato online oltre due anni fa, e il lavoro è stato portato avanti per trentasei puntate che trovate qui, l’ultima è stata resa disponibile a marzo del 2017, mentre usciva il volume.

Da qui, dopo l’esaurimento delle versioni cartacee direttamente pubblicate dal collettivo, Kleiner Flug ha ripreso e pubblicato questa storia «che sembra scolpita nella luce. Scritta da un uomo che è introvabile e disegnata da un uomo che puoi incontrare solo al crepuscolo in casuali strade di periferia. È una storia che parla di Santi che presidiano il territorio della violenza, della rabbia e del senso di colpa.» (dalla sinossi sul sito Mammaiuto.it)

In effetti non si trovano tante informazioni sugli autori, però alla fine qualcosina sì: sono entrambi pugliesi, nati negli anni ’80 del secolo scorso, e appassionati cantori di storie del sud Italia (è uscito un altro volume a loro firma, pubblicato da Hazard Edizioni, nell’ambito di una collana chiamata proprio Fumetti per il sud).

La storia stavolta è quella di un paese che festeggia i suoi tre santi protettori:

  • San Michele Arcangelo, compagno nei combattimenti e nelle lotte terribili, Patrono (un po’ paradossalmente) della Polizia, e figura ricca di interpretazioni nella devozione anche popolare;
  • San Nicandro e San Marciano, associati nel Martirologio Romano, e il cui culto è diffuso nelle zone tra Molise e Puglia (dove sono stati portati dalla transumanza, come dicono gli stessi paesani), invocati rispettivamente come argine alla corruzione, agli errori e ai vizi e come sguardo pietoso su questa misera terra.

Michele, Nicandro e Marciano sono anche i tre protagonisti delle storie che si intrecciano nel paese.

Michele è un ex-pugile tossicodipendente, violento e con pochi scrupoli, che mostra un po’ di umanità nell’andare a trovare la madre malata (che a volte lo scambia per il padre e lo istiga a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno) e nel veder vincere un giovane pugile che non ha voluto sottostare alle imposizioni della malavita.

Nicandro, piccolo spacciatore che vuole fuggire da una vita sempre ai confini, di muscoli mostrati, di omertà e frustrazione. Ma non prima di aver risolto alcune situazioni per non andarsene come nu vigliacco. E prova a far nascere una nuova vita dalla morte.

Marciano, ex detenuto che si è rifatto una vita, completa, con moglie e figlio, che ha il chiosco di panini e bibite attorno al quale gira la vita del paese, e che si rifiuta di pagare il pizzo. E che ci racconta la storia dei tre santi.

Tutto gira intorno ai tre giorni di festa, all’incontro di pugilato, alla processione e alla resa dei conti per i tre protagonisti, prima che tutto torni nel buio omertoso di sempre.

Quel buio fumoso dei fuochi artificiali di una festa di paese tanto ipocrita e immobile quanto rumorosa.

La scrittura e il disegno nella storia si compenetrano, sono complementari, e funzionano in simbiosi. Pochi personaggi si incrociano tra silenzi e allusioni, tra violenze fisiche e minacce più o meno esplicite. Uno spaccato di vita del Sud che noi, che viviamo in altre regioni d’Italia, spesso scambiamo per folklore o solo per un retaggio del passato. Come quella immagine di San Pio scarabocchiata su un muro dietro a un mucchio di immondizia, vicino alla frase L’invidia, la mamma di tutte le infamità.

E invece colpisce nella realtà e attualità, come un pugno, una coltellata, un morso, un colpo di pistola.

Una storia che comincia con le campane e finisce con i tre botti di chiusura dello sparo finale.

Pochi colori bastano a descrivere graficamente tutto questo, tre, quattro in tutto, oltre a bianco e nero, un giallo ocra e un azzurro pastello, che danno a tutta l’opera un senso di ovattato, quasi a renderne più accettabili i contenuti.

I ritmi, le inquadrature, le alternanze tra silenzi e parlati hanno un aspetto molto cinematografico (è anche vero che Nardella è partito proprio dalle sceneggiature per lo schermo). Si possono ricostruire le carrellate e i piani sequenza. I dettagli, i luoghi tornano e i particolari sono sempre gli stessi, proprio come su un set cinematografico. Bizzarri è stato attento a riproporre gli stessi oggetti, gli stessi posti, con inquadrature diverse, dando così al luogo una connotazione fisica molto precisa.

Cinematografiche sono anche le onomatopee, che riempiono di suoni la storia, quei suoni che al cinema si colgono anche in sottofondo, a riempire la parte acustica della storia, dandoci l’esperienza di una sinestesia illustrata.

Fino alla fine di un racconto che intreccia le storie dei tre uomini, santi solo di nome, in una serie di tragedie, in cui i compaesani fanno parte dello sfondo, e poi torna esattamente al punto di partenza.

… fade to black.

Il nero è quello delle anime di tutti, a partire dal parroco, primo e ultimo personaggio, colto entrambe le volte nell’atto di fare il segno della croce (che si vede anche in un altro momento, quando i sicari, quasi con le pistole in mano per uccidere Marciano, si fanno cogliere dalla processione).

Sembra una di quelle storie in cui ancora una volta non c’è scampo all’ineluttabilità del male, di un percorso che non riesce a uscire dalla coltre dell’ipocrisia e dell’omertà. Alla fine della lettura non sembrano aprirsi spiragli di speranza, perché il nero che conclude è lo stesso che apre. E ci si aspetta solo che il ciclo riparta, tra un anno, per quei tre giorni in cui un po’ della luce dei tre santi torni a rompere il buio.


Stefano Nardella – Vincenzo Bizzarri
Il paese dei tre santi
196 pagine, colore, € 22
Nuvole sparse, n. 1
Kleiner Flug

Benvenuto Cellini: autobiografia a fumetti

Benvenuto Cellini: scultore, orafo, argentiere, letterato, uomo di indole sanguigna ai limiti del violento (e spesso oltre).

Raccontarne la vita è una fantastica avventura, visto come lo descrivono le cronache dell’epoca.

E a Filippo Rossi la cosa migliore è parsa trasporre a fumetti una parte della sua autobiografia, che Cellini scrive in quattro anni, dal 1558 al 1562, portandola a termine nove anni prima della sua morte, avvenuta nel 1571. Forse la sua è più una apologia, quasi una agiografia. Di certo è un’opera che lo colloca anche nella storia della nostra letteratura.

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Questa mia Vita travagliata io scrivo
per ringraziar lo Dio della natura
che mi diè l’alma e poi ne ha ‘uto cura,
alte diverse ‘mprese ho fatte e vivo.
Quel mio crudel Destin, d’offes’ha privo
vita, or, gloria e virtú piú che misura,
grazia, valor, beltà, cotal figura
che molti io passo, e chi mi passa arrivo.
Sol mi duol grandemente or ch’io cognosco
quel caro tempo in vanità perduto:
nostri fragil pensier sen porta ‘l vento.
Poi che ‘l pentir non val, starò contento
salendo qual’io scesi il Benvenuto
nel fior di questo degno terren tosco.

Scrive il sanguigno artista toscano nel proemio.

E dal fumetto esce un ritratto in chiaroscuro, che ci consegna un uomo geniale, perfettamente immerso in un’epoca di grandi cambiamenti.

Quelle caratteristiche di genio e sregolatezza che nei secoli a cavallo tra medioevo ed età moderna hanno caratterizzato tantissimi personaggi (alcuni dei quali troviamo ritratti in questa collana Prodigi fra le nuvole di KleinerFlug).

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Il legame con le forze oscure, un omicidio commesso per futili motivi, la fuga, il carcere. Ma anche la maestria nell’arte orafa, la forza d’animo, la coerenza e l’onestà intellettuale sono gli aspetti che vengono messi in evidenza.

Filippo Rossi infatti riesce a tratteggiare la figura di Cellini con poche e significative pennellate. Senza la necessità di didascalie o di un racconto dettagliato di tutti gli aspetti della sua vita, che comunque attraversano l’opera, quanto meno negli sfondi grafici.

Così ci racconta di come ha ucciso un collega orafo perché lo ha deriso pubblicamente. Poi si sente dire «la mia parola è sacra» perché non cerca di fuggire da Castel Sant’Angelo per un patto con il castellano che lo lascia lavorare anche nello stato di prigionia.

cellini4Un uomo d’onore e di una forza enorme, che fugge dalla prigione romana ferito e sanguinante. Un uomo consapevole del suo genio e per questo alla ricerca della perfezione.

Un uomo che cerca la sua Angelica con vigoria e per tutta l’opera, ma non esita a lasciarla quando capisce che lei non vuole solo l’amore ma anche le sue ricchezze.

Tutti gli uomini di ogni sorte, che hanno fatto qualche cosa che sia virtuosa, doverieno, essendo veritieri e da bene, di lor propria mano descrivere la loro vita.

Questo lo spinge a scriverci, a raccontare la sua vita.

Noi ci accontentiamo di assaggiarne alcuni pezzetti, talvolta minuscoli, per quanto sostanziosi, con i bei disegni di Vincenzo Bizzarri, che non ci nasconde i dettagli più umani. Dai disegni traspira l’odore del sangue (e anche di qualche altro umore), il tanfo delle prigioni. Ma anche la sensualità di Angelica e la raffinatezza dell’arte orafa di Benvenuto.

La cosa che si perde un po’ è l’autobiografia. Nel fumetto non sono riuscito a percepire, a meno di saperlo prima, che è la storia di Cellini come la racconta lui stesso. Proprio recentemente ci è capitato di parlare di fumetti autobiografici in cui l’aspetto della centralità dell’io narrante è fortemente sottolineato.

Qui il punto di vista è spostato all’esterno, pur seguendo da vicino gli eventi della vita di Cellini.

Anche le inquadrature, per quanto strette, mai sono in soggettiva.

Il tratto è adattissimo al tipo di racconto, descrittivo ma non iperrealistico. L’aspetto dei personaggi è leggermente caricaturale, in alcuni passaggi mi ha fatto pensare a Guy Davis, notissimo agli appassionati di HellBoy. I colori sembrano un po’ appannati, impolverati, come se la luce fosse sempre quella delle candele. Ma è un aspetto che non disturba, anzi.

Il taglio delle vignette è molto regolare ma altrettanto dinamico. Ogni pagina si può dividere in senso orizzontale in quattro strisce di pari altezza. A  parte rarissime eccezioni, in cui la diversa altezza crea un effetto dissolvenza. Talvolta due o tre di queste strisce vengono unite a formare vignette più ampie.

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I tagli verticali sono invece meno regolari. E in questo modo riescono a dare splendidamente il ritmo. Spesso le vignette occupano una intera riga, consentendo di osservare le cose in modo insolito.

Due sole pagine hanno una gabbia iper regolare, e sono una specie di piano sequenza che serve a capire la grande maestria orafa di Cellini.

Per tutta l’opera le inquadrature e la gabbia aiutano la storia, ne danno sapientemente il ritmo (che diventa silenziosamente lento nelle poche splash page).

In definitiva, un bel fumetto, che parla di una figura, non così conosciuta, del periodo tardo-rinascimentale con realismo, riprendendone proprio l’autobiografia. Ma anche una bella storia, intrigante e coinvolgente, che si legge tutta d’un fiato e mescola generi diversi.

Per chi volesse approfondire e magari leggere l’opera completa di Cellini, qui può trovare l’edizione di Einaudi.

 

Collana: Prodigi fra le nuvole
80 pag., brossurato, colori
Formato 21×28,5 cm
prezzo: 14,00 €

BENVENUTO CELLINI autobiografia a fumetti

Comunicato Stampa

La “Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze” diviene un fumetto realizzato da Filippo Rossi (testi) e Vincenzo Bizzarri (Disegni).

Benvenuto_Cellini_cLa biografia, scritta tra il 1558 e il 1562, fu dettata dall’artista, orafo e scultore, a un giovane malaticcio originario del Valdarno (FI). All’interno si trovano notevoli invenzioni linguistiche e molti aneddoti sulla vita di Benvenuto. Viene considerato un capolavoro di narrativa per la sua spontaneità e per la vivacità. Caratteristiche che gli autori sono riusciti a confermare in questa gradevolissima trasposizione a fumetti. Filippo Rossi, già autore per la casa editrice di altri due volumi (Dante Alighieri e Francesco Petrarca), conferma le sue ottime capacità di storyteller, mentre Vincenzo Bizzarri esordisce sulla carta stampata dopo aver realizzato Il paese dei tre santi, imperdibile webcomics in corso di pubblicazione sul sito www.mammaiuto.it La storia racconta di riti satanici, lunghi viaggi, periodi di reclusione e fughe alla ricerca di Angelica, una bella siciliana di cui l’artista era infatuato. La ricerca della ragazza richiederà molto tempo e tirerà fuori tutte le sfaccettature del carattere dell’artista, spesso protagonista di liti e risse, ma anche le grandissime capacità come scultore e orafo che gli permisero di lavorare per i più importanti committenti della sua epoca.

Un volume imperdibile che arricchisce la collana PRODIGI FRA LE NUVOLE di Kleiner Flug con un altro pezzo da novanta, dopo Giotto, Nicola Pisano, Donatello, Petrarca, Dante Alighieri, Galileo Galilei e Raffaello.