Tsugumi Ohba

Platinum End – “L’opera al bianco” dei creatori di Death Note

Platinum end Ohba Obata

La coppia Ohba e Obata è tornata (scusate la rima)!

Dopo il fortunatissimo Death Note che ha spostato un po’ più in là le coordinate del fumetto nipponico, e Bakuman, che invece tali coordinate le illustrava con leggerezza, finalmente arriva in Italia, edito da Planet Manga, Platinum End, loro ultima fatica ancora in corso di pubblicazione in patria.

Questo manga appare fin dalle prime pagine come la controparte del loro primo successo, come nei dittici rinascimentali in cui i coniugi sono rappresentati di profilo, uno di fronte all’altro e il volto dell’uno è la controparte dell’altro e insieme formano una unità. Ecco, direi che Death Note è il lato nero di questo dittico, e Platinum End è la sua metà bianca.

Vediamo perché, partendo dalla trama e occhio a qualche spoiler: il giovane protagonista Mirai per sfuggire a una vita disperata decide di suicidarsi, ma viene salvato da Nasse, il suo angelo personale. Costei (ma chissà se agli angeli possono attribuirsi i generi) lo convince a rinunciare ai suoi propositi donandogli due capacità meravigliose: delle ali invisibili per volare ovunque voglia e un arco che può scagliare le frecce di Cupido e provocare amore incondizionato, ma per un tempo limitato, in chiunque ne venga colpito. Mirai vorrebbe addirittura rifiutare, essendo ormai senza speranze, ma Nasse decide per lui e gliele dona senza avvertirlo che non potrà più rifiutarle. In questo modo inoltre Mirai entra a far parte dei tredici candidati al titolo di nuovo Dio, visto che quello vecchio si è ritirato.

Platinum end Ohba Obata

Fin qui l’opera rientra nei canoni del seinen, con i personaggi che combattono tra loro fino all’eliminazione di tutti gli avversari, ma sappiamo bene che i “due O” non sono generalizzabili in uno standard, e poi, soprattutto, non è questa la caratteristica principale del manga. Come è accaduto appunto in Death Note, più che la trama, molto importante è il contenuto delle pagine, in quei baloon molto densi di testo che hanno lo scopo di far ragionare il lettore su argomenti e tematiche più o meno dichiarati.

Prima di tutto i doni celestiali di Nasse dovrebbero simboleggiare due degli aspetti più desiderati nella vita dagli uomini: la libertà e l’amore, ma fin da subito ci coglie il dubbio che, in fondo, questa assimilazione non sia così semplice; Mirai sicuramente la mette in dubbio.

Altro aspetto: il senso morale. Nasse non è un angelo come lo si intende nella cultura occidentale (e neanche quella orientale) è molto più simile a un essere ultraterreno che può concedere doni ai mortali, più un genio quindi (inteso come il jinn della cultura araba) che non è né buono né cattivo ma si adatta al comportamento dell’uomo che affianca, privo di senso morale o ideali, suggerisce le infinite possibilità che il potere donato a Mirai comporta, e si adegua alle sue scelte.

Ricordiamo, tanto per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità, che questi “angeli” protettori sono tredici, abbinati ad altrettanti umani, che sicuramente non sono riflessivi come Mirai, reso maturo dalle passate esperienze e fondamentalmente molto buono e lungimirante.

Ecco, Mirai: il ragazzo si trova coinvolto in cose più grandi di lui non per sua scelta, ma per scelta di un altro che persegue un proprio interesse, e questo per tutta la sua vita, come scoprirete. Si ritrova dunque suo malgrado in possesso di tre poteri (il terzo lo dovrete scoprire nel volume) che da subito gli appaiono enormi e pericolosi, per questo decide di usarli meglio possibile e per raggiungere un solo scopo: essere felice rendendo felici gli altri.

Platinum end Ohba Obata

Adesso però basta chiacchiere e arriviamo alla dicotomia tra le due opere di cui parlavo sopra, se già non avete tirato le somme da soli: Light in Death Note era un ragazzo super fortunato, buona famiglia, spiccata intelligenza, a cui l’incontro con Ryuk concede qualcosa in più: la possibilità di compiere giustizia. Il suo aiutante pur avendo i connotati del demone rimane a guardare quello che il suo assistito compie, ma non fa pesare il suo parere, che non ha. Il suo colore è il nero e il tratto con cui è reso è incisivo, grottesco, pieno di linee spezzate. Chi si oppone è un altro personaggio borderline, difficilmente catalogabile che persegue a sua volta il proprio concetto di giustizia. Direi che è questo infatti il grande quesito a cui l’autore chiama le menti dei lettori: cos’è la giustizia, come può esserlo se i giudizi sono unilaterali, esiste un concetto univerale di giustizia ecc ecc… E poi, Light la farà franca o la spada di Damocle che pende sulla sua testa si staccherà alla fine?

Platinum end Ohba Obata

Ed ecco che a questo ritratto si contrappone Platinum End: il protagonista è una povera vittima degli eventi che non possiede nulla, e non desidera null’altro che una quotidiana felicità. Il suo aiutante è un angelo dall’aspetto graziosissimo, resa con linee morbide e aggraziate, e nella sua rappresentazione non c’è una macchia di nero che non sia la linea di contorno: anche gli occhi non hanno pupille o ciglia scure, il suo volume è dato esclusivamente da retini molto chiari. Anche lei lascia che sia Mirai a scegliere e resta al margine degli eventi. L’antagonista viene appena presentato in questi primi tre episodi, ma appare quanto meno ambiguo: dotato degli stessi doni di Mirai sembra deciso a usarli con uno scopo ben mirato, e sicuramente vorrà togliere di mezzo il ragazzo, ma di questo sapremo meglio in futuro… Mirai riuscirà a raggiungere la felicità o la meta si rivelerà meno gradita o meno semplice da raggiungere?

Così il dittico di Ohba e Obata si completa: negativo e positivo, giochi di opposizioni e similitudini, sempre sulla base di una storia solida, originale e ben strutturata. Conoscendo l’intelligenza di Ohba (Obata si occupa solo dei disegni con l’usuale maestria e fascino) e la sua capacità di ironia e di intrecciare i piani, sovrapponendoli di significati e di intenti, non mi aspetto niente di meno di quanto già ha offerto al pubblico dei fumetti, quello a cui piace anche ragionare oltre che divertirsi.

Mezzo milione di spettatori per il film di Bakuman

500.000 biglietti sono stati venduti in Giappone nei primi nove giorni di programmazione del film live action di “Bakuman”

bakuman

Il film è basato sull’omonimo manga di Tsugumi OhbaTakeshi Obata che già tanto successo avevano riscosso con Death Note e che hanno da poco annunciato il loro prossimo fumetto.

Il film ha debuttato in Giappone il 3 e si è piazzato subito al primo posto della classifica vendendo 184,263 biglietti per un totale di 251,607,900 yen (circa 2.08 milioni di dollari).

I due interpreti principali sono Takeru Satoh (Kamen Rider Den-O, Beck, Kanojo wa Uso o Ai Shisugiteru, Ryōmaden, Rurouni Kenshin)e Ryunosuke Kamiki (Rurouni Kenshin, Il Castello errante di Howl, Summer Wars e Arrietty).

Il film diretto da Hitoshi Ōne (Moteki, Koi no Uzu/The Vortex of Love) vede tra gli altri interpreti:  Nana Komatsu, Kenta Kiritani (Beck, Crows Zero), Hirofumi Arai (Kiki’s Delivery Service), Sarutoki Minagawa (Death Note, Ashurajō no Hitomi), Takayuki Yamada, Lily Franky, Kankuro Kudo, Shōta Sometani (Parasyte, Himizu)

‘Platinum End’ il nuovo manga dei creatori di ‘Death Note’

Tsugumi OhbaTakeshi Obata, gli autori di Death Note e di Bakuman pubblicheranno Platinum End a partire dal numero di Dicembre di Jump SQ della Shueisha (che uscirà il 4 Novembre) che sarà preceduto da una preview speciale su Shonen Jump.

Qui la prima promo art a colori:

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Il manga viene descritto come “la storia di un umano e di un angelo” e sarà incentrato sulle vicende di Mirai Kakehashi, un ragazzo che ha perso ogni speranza nella vita.