Topolino

Anche Topolino festeggia Piero Angela

Piero Angela e Topolino sono coetanei. Distano appena 34 giorni.

Steambot Willie vedeva la luce infatti il 18 novembre 1928, mentre il divulgatore più famoso della nostra TV nasceva a Torino il 22 dicembre.

Così è parsa come la cosa più naturale dedicare un numero di Topolino Comics&Science (sul numero 3289 della rivista) al divulgatore più famoso e probabilmente importante della televisione italiana.

Nella storia scritta da Fausto Vitaliano e disegnata da Alessandro Perina, comprensiva di copertina, i due novantenni (che non lo dimostrano) lottano contro bufale e fake news.

L’alter ego disneyano del noto musicista/giornalista/scrittore infatti prende il nome di Peter Quarky e conduce un programma che si chiama Lo sbufalone.

Metodo scientifico, pacatezza nel ragionamento e uno strumento dal nome evocativo di debunkatore sono gli strumenti utilizzati per «smascherare ciarlatani, imbroglioni e impostori».

Perina, dopo il genio di Einstein, affronta un altro grande. Stavolta meno scienziato, ma più comunicatore.

In fondo lo abbiamo sempre detto: la comunicazione della scienza a fumetti può essere un modo per far uscire gli scienziati dalle torri d’avorio, in cui la maggior parte delle persone li cerca. Ciò non toglie che per capire e approfondire occorre studiare.

Così il buon Peter, che in copertina fa surf nello spazio a bordo dell’asteroide a lui dedicato, dopo aver sbugiardato psicocinetici, lettori del pensiero animale, scopritori delle macchine del moto perpetuo, ci spiega le fasi del metodo scientifico.

E ci dice che

Molti fenomeni sono ancora inspiegati! La speranza è che lo sviluppo del pensiero sveli quanti più segreti possibile!

In modo molto più prosaico amo dire che per gli scienziati di lavoro ce ne sarà sempre in grandi quantità…

Nella storia però, Peter Quarky decide di smettere di debunkare e di divulgare la scienza.

Come sta succedendo un po’ oggi, in cui chi afferma il metodo scientifico e le sue (parziali e per definizione non definitive) verità, deve confrontarsi con chi risponde «questo lo dice lei» (cit.).

Così, se la divulgazione ben fatta si ferma, lascia il campo ai Charly de Boor, che purtroppo esistono nella realtà.

Millantatori di titoli che raccolgono schiere di osannanti (e paganti) seguaci che preferiscono seguire chi li fa sentire intelligenti e sapienti, piuttosto che diventarci davvero. In cui la verità è decisa democraticamente (magari con il televoto) e diffusa su un sito web senza possibilità di confronto.

E ai quali basta mostrare un coordinatore termo-spazio-temporale che assomiglia a un cannocchiale giocattolo montato sopra una radio a valvole. Perché uno strumento che abbia qualche familiarità sembra più “reale” di un magnete per acceleratori di particelle o uno specchio composito per l’ottica adattiva.

E che a volte raccolgono anche i consensi di chi a sua volta cerca facile consenso, a Topolinia come nella vita reale:

Topolino – Non avrete intenzione di dare retta al quel tale!

Basettoni – Non ho scelta, Topolino! Il sindaco minaccia di licenziarmi da quando l’opinione pubblica si è convinta che lui sia una salamandra!

E così Topolino mette in campo le sue armi di detective e scienziato, per scoprire le truffe, mettere a tacere il mistificatore e scrollare dal torpore i suoi seguaci che, al contrario di quanto accade purtroppo nella nostra realtà, se messi di fronte all’evidenza, alla fine la riconoscono…

E il nostro Peter?

Ha superato un difficilissimo esame per fare divulgazione scientifica con una troupe di alieni, per cui diventerà il primo divulgatore scientifico interplanetario.

Così, dopo una citazione della relatività che ci assicura la presenza di Peter Quarky, per cui

data la velocità, il tempo a bordo scorre più lentamente rispetto alla Terra!

l’alter ego di Piero Angela parte per un altro dei suoi viaggi, analoghi a quelli del nostro divulgatore preferito.

E dopo il corpo umano, la scienza, ci aspetta il cosmo, perché è ora di guardare la scienza in positivo, e non solo di difenderla da chi, pur utilizzandola quotidianamente, se ne serve per truffare; ormai

cialtroni e ciarlatani […] hanno sinceramente stufato.

Alla storia segue una lunga e bella intervista, raccolta al CICAP FEST di Padova, proprio in occasione di uno degli eventi italiani più importanti di debunking e informazione scientifica.

L’intervista è alla portata di tutti i lettori di Topolino, ricca di spunti per tutte le età e come nella tradizione di Topolino Comics&Science approfondisce i temi toccati dalla storia a fumetti e allarga lo sguardo sulla realtà.

Auguriamo anche noi ai nostri due eroi, l’uno di carta, l’altro in carne ed ossa, di trovare veramente un modo per prolungare la collaborazione e la rispettiva attività. Al servizio del buon divertimento e della scienza, of course!

Il FINAC su Topolino Comics&Science

Il 14 dicembre 1955 presso il CNR di Roma venne inaugurato, alla presenza del presidente Gronchi, FINAC. Acronimo di Ferranti-INAC, dal nome del produttore inglese di macchine calcolatrici Ferranti Ltd (modello Mark I*), e dall’abbreviazione dell’Istituto Nazionale di Applicazioni per il Calcolo. La macchina, progettata dall’Università di Manchester con gente del calibro di Alan Turing, e costruita fino allora in quattro esemplari, fu un passo fondamentale per la storia dell’informatica in Italia.

Storia che avrebbe avuto sviluppi importantissimi soprattutto tra Roma e Pisa.

Grande protagonista della storia è il professor Mauro Picone, vero deus ex machina di questo campo in Italia.

Roberto Natalini, direttore odierno dello stesso istituto del CNR (oggi solo IAC), che prende il nome proprio dal professore, è tra i promotori di Comics&Science e ha scritto a quattro mani con Francesco Artibani una storia ambientata in Italia.

Storia che ha preso spunto dalla notissima e plurisfaccettata figura di Picone, già raccontata in un libro pubblicato dall’Università Bocconi, ma anche in numerosi articoli, i cui riferimenti troviamo qui. E ha voluto mettere al centro la tecnologia, sottolineando come la scienza dura sia indispensabile anche al miglioramento delle condizioni pratiche della nostra vita quotidiana, non solo alla crescita delle nostre conoscenze.

La trama: Topolino e Pippo devono ritrovare il professor Marlin, che, durante una delle sue vacanze temporali, si è perso proprio a Roma nel 1955. Dove si era recato per vedere all’opera il FINAC.

Ma è sparito, così Zapotec invia a cercarlo i nostri cronoinvestigatori preferiti.

In una città eterna descritta in modo fumettisticamente realistico, i nostri eroi “compaiono” nei Giardini del Quirinale. Poi passano davanti alla Fontana di Trevi. Più  tardi, concluderanno uno spericolato inseguimento in Piazza di Spagna, per salutarci dalla Terrazza del Gianicolo. Oltre ovviamente alla sede centrale del CNR che compare diverse volte.

Quindi la visita a FINAC diventa anche un modo per mostrarci una Roma disneyana che fa la sua bella figura. Anche con la sua inconfondibile skyline.

Mentre sullo sfondo vediamo una città meno caotica e forse più poetica (circa 60 anni fa), la storia ci mostra proprio i momenti a ridosso dell’inaugurazione.

E il mistero è legato proprio a quei calcolatori umani che temono di perdere il lavoro perché sostituiti da un computer che fa ben 800 calcoli al secondo!

Uno di loro, Alvise Pallottolier, ha rapito Marlin, con la complicità di altri due, perché lo aveva visto mentre sabotava FINAC.

Nonostante le rassicurazioni di Marlin, infatti, anche uomini moderni e competenti come i calcolatori, si fanno spaventare dal futuro, senza coglierne le opportunità, ma temendo per il proprio lavoro.

Anche in questo, Natalini e Artibani rappresentano bene l’italica atavica inerzia nei confronti dei cambiamenti. O meglio l’incapacità di seguire insieme delle eccellenze che hanno messo il nostro paese sempre all’avanguardia, in moltissimi campi. Si pensi, oltre al calcolo, ad esempio alle esplorazioni spaziali. L’inerzia dei governanti e della società civile ci hanno fatto sempre perdere il vantaggio che l’ingegno degli scienziati ci aveva procurato.

Topolino, avvisando il visionario professor Picone, alla fine salverà tutto. Il sabotatore viene preso e il FINAC salvato dall’esplosione.

Natalini e Artibani mescolano in modo efficace realtà e fantasia. Tra i personaggi in prima fila, con Marlin e Topolino, manca il presidente Gronchi, forse poco significativo per la storia, ma non mancano  Paolo Ercoli e Roberto Vacca. Il primo grande protagonista della cultura della tecnologia, il secondo famoso anche per il grande pubblico, già prima della fine del secondo millennio, come futurologo.

Picone con Ercoli e Vacca nel fumetto, riconoscibili anche nella foto a sinistra (Ercoli il secondo da sinistra, Vacca con la barba)

Il titolo della storia, Topolino e i numeri del futuro, fa pensare proprio alla possibilità che la matematica e le sue applicazioni siano alla base del progresso dell’umanità. Se è vero che la potenza di calcolo a nostra disposizione sta ormai aumentando a dismisura, anche con l’aiuto di tecniche che mettono in relazione le macchine fra loro, come il cloud computing, vista l’impossibilità di potenziare con la stessa efficienza la singola macchina.

Oggi il telefonino che ciascuno di noi ha in tasca ha una capacità di calcolo miliardi di volte superiore a quella dei calcolatori che tra la fine della seconda guerra mondiale e i decenni successivi hanno consentito scoperte scientifiche importantissime.

Pensiamoci, la prossima volta che lo useremo magari solo per guardare un filmato o giocare.

Perché, se è divertente farlo, possiamo anche renderci utili mettendo a disposizione della scienza le risorse fisiche dei nostri strumenti elettronici. Aderendo a progetti di cosiddetto calcolo distribuito, come BOINC.

Una curiosità, l’uscita della storia ha trovato spazio anche tra le news principali del sito del CNR!

 

METOPOLIS – DALLA PELLICOLA ALLA CARTA

Sono in edicola e mi cade l’occhio sull’albo di Topolino. La sua copertina è bellissima, i suoi colori sono caldi e avvolgenti come quelli di un’alba. Al centro ci sono Minnie e Topolino che si stringono in un tenerissimo abbraccio.  I loro sguardi persi l’uno nell’altra. Leggo il titolo, Metopolis e i miei occhi brillano. Che bello! Una nuova parodia Disney!

La prima volta che conobbi Metropolis fu a scuola. Vidi la locandina del film, stampata sulla pagina del mio libro di educazione artistica. Quel giorno imparai a riconoscere quella immagine come la locandina di una grande opera cinematografica.
Il film muto di Fritz Lang fu proiettato per la prima volta a Berlino nel Gennaio 1927 e oggi compie novant’anni. Topolino n.3189, per l’ occasione, lo omaggia con una storia firmata dallo sceneggiatore Francesco Artibani e dal disegnatore Paolo Mottura.

È Topolino a vestire i panni del giovane Freder e come lui è l’erede di un impero scintillante fatto di ingranaggi.

Inizio Prima parte di Metopolis.

Topp è un topo responsabile dall’animo sensibile che vive in cima al grattacielo più alto dal quale fugge per poter conoscere i bassifondi della sua città. Girovagando e capitombolando, Topp cade ai piedi di Minnie, un’insegnante dai modi gentili ma con un carattere forte che lo informa di una cruda verità.

Paolo Mottura con questa storia ha realizzato un suo grande sogno: era un ragazzino quando vide per la prima volta alcune scene di Metropolis, inserite nel videoclip Radio Ga Ga dei Queen, in cui i musicisti viaggiano su un mezzo volante tra i grattacieli di quella impressionante città, e rimase così meravigliato da desiderare di essere al loro posto e fare quel viaggio incredibile. A distanza di oltre trent’anni ci è riuscito disegnando Metopolis.

Il suo stile fatto di disegni fluidi e ricchi di particolari ha reso al meglio l’ambientazione del film, le sue tavole acquistano tinte incisive che trasmettono sensazioni forti ancor più dei disegni stessi. È apprezzabile l’aver rappresentato la macchina, nel momento dell’esplosione, come un grande Moloch, evidenziando la stessa simbologia del film.

La macchina vista come un Moloch.

Francesco Artibani ha svolto un lavoro altrettanto magistrale, nonostante il suo ruolo fosse esposto maggiormente al rischio di non soddisfare le aspettative, ed è riuscito a valorizzare la storia. I personaggi della pellicola di Fritz Lang non hanno voce e questo tallone d’Achille del film è diventato il punto di forza di Artibani che ha così potuto meglio giocare nella caratterizzazione. La lettura scorre tutta d’ un fiato.

Consiglio un sottofondo musicale che dia ritmo alla storia: mettete su Machines di Giorgio Moroder e buona lettura.

Il settimanale TOPOLINO e le sue star a Lucca 2016

– Comunicato Stampa –

Giorgio Cavazzano e l’edizione SuperDeLuxe di “Casablanca”, la parodia di Frankenstein firmata da Fabio Celoni e una nuova parodia di Sio e Ziche tra le novità lucchesi di casa Disney/Panini.

Milano, 14 ottobre 2016.

Il programma di eventi Disney/Panini per la 50a edizione di Lucca Comics&Games è quello     delle grandi occasioni e, oltre alle novità editoriali proposte al PalaPanini e presso il Panini Store sul Baluardo San Paolino, i grandi protagonisti saranno gli artisti che da anni contribuiscono ad alimentare il mito di Topolino, il settimanale a fumetti più amato da grandi e piccoli e che da decenni entra nelle case delle famiglie italiane proponendosi come un ponte tra     le generazioni.

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Star indiscussa della manifestazione sarà il Maestro Giorgio Cavazzano che lunedì 31 ottobre terrà una Lectio Magistralis e lascerà l’impronta delle sue mani nella “Walk of Fame” del fumetto sulle mura di Lucca. Per l’occasione Panini Comics presenta una versione prestigiosa del suo capolavoro “Casablanca”. Cavazzano è anche autore dell’inedita storia “Zio Paperone in… un cosplayer di troppo”, scritta da Tito Faraci, altro grande ospite del Palapanini, destinata a diventare un cult per gli amanti del fumetto.

La storia sarà pubblicata nel numero 3179 di Topolino, interamente dedicato all’evento lucchese, dove troverà posto anche l’attesissima parodia a fumetti di “Frankenstein”. Il “Duckenstein” di Bruno Enna e Fabio Celoni, già artefici del “Dracula di Bram Topker” e de “Lo strano caso del dottor Ratkyll e Mister Hyde”, va a completare la trilogia “da paura” dei due autori e sarà celebrata con una cover variant speciale per collezionisti realizzata da Celoni, anche lui tra gli artista presenti in fiera.

Tra gli ospiti di Panini saranno presenti anche gli altri autori del numero speciale di Topolino dedicato a Lucca: Riccardo Secchi e Alessandro Perina, autori di “Ciccio Never – Agente Speciale Salsa”, storia-omaggio ai 25 anni del bonelliano Nathan Never, e gli amatissimi Sio e Silvia Ziche, grazie ai quali è assicurato il pieno di risate con “Topolino e la Spada       di Ghiacciolo”, parodia di una delle più famose saghe disneyane mai realizzate, “La Spada di Ghiaccio”, la cui versione in cofanetto (completa di statue dei protagonisti!) verrà presentata     in anteprima a Lucca Comics.

Un altro gigante del fumetto disneyano presente a Lucca sarà Casty a cui è dedicata la mostra monografica “Casty, il mondo Disney tra tradizione e innovazione” allestita a Palazzo Ducale fino al 1° novembre.

Grazie alla presenza degli autori Alessandro Sisti e Claudio Sciarrone durante i giorni della manifestazione ci sarà anche l’occasione per scoprire in anteprima i segreti della nuova, attesissima saga di Pk, dedicata al ritorno di Xadhoom, uno dei personaggi più amati dai Pkers, gli storici fan del supereroe di casa Disney/Panini. Durante un incontro dedicato si chiuderanno ufficialmente i festeggiamenti del 20°anniversario di PKNA.

Inoltre sabato 29   ottobre   alle   ore   17   si   svolgerà   la conferenza   “Topolino   incontra   Lucca Comics&Science” a cui parteciperanno Valentina De   Poli,   direttore   del   settimanale, e Alessandro Perina che ha firmato le matite della prima storia del progetto “Topolino Comic&Science”, scritta da Francesco Artibani in collaborazione con Carlo Rovelli.

Per finire: una striscia quotidiana nell’area Showcase coinvolgerà tutti gli artisti di Topolino presenti alla 50a edizione del prestigioso festival.

Durante Lucca Comics & Games 2016, Topolino sarà molto attivo anche sui Social Network per dare risalto agli eventi dedicati rendendo così possibile la partecipazione anche ai lettori che non potranno   fisicamente   raggiungerci.   All’hashtag   ufficiale   #TopolinoMagazine   si   aggiungerà

#TopolinoALuccaComics dove verranno lanciate iniziative legate sia alla fiera sia alle storie speciali dedicate alla kermesse.

Per informazioni, richieste di materiale e contatti scrivere a: info@topolino.it

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Toposcienza: tra Einstein e Omicron Pi

… e così il fumetto scientifico diventa mainstream.

topo3175_2E finisce sul numero 3175 del fumetto per antonomasia… Infatti, scusate, a voi fumettofili “di una certa età”, come me, non vi dicono ogni tanto: «Ma come a questa età leggi ancora Topolino?» anche se hai smesso di comprare l’albo con la costina gialla da qualche anno?

Stavolta lo posso dire di cuore e con orgoglio: Sì, leggo ancora Topolino!

E questa volta lo leggo perché Francesco Artibani, coadiuvato dal bravo Alessandro Perina, dopo la bella esperienza con Lupo Alberto nel terzo numero di Comics&Science, ha scritto una storia Toposcientifica, per l’inizio di un ciclo di storie denominato Topolino Comic&Science, che avrà un seguito di almeno quattro storie incentrate sugli argomenti di punta della scienza odierna.

Non solo Topolino e Pippo con Zapotec e Marlin, con la ben nota macchina del tempo, con la quale più volte Topolino ha indagato gli enigmi o raddrizzato le storture della storia.

Stavolta Olimpiadi della Fisica a parte (quelli dell’Associazione per l’Insegnamento della Fisica non se la prenderanno per questa pubblicità inattesa, anche se non del tutto filologica), i nostri eroi si recheranno addirittura al Congresso Solvay del 1927, salvando Einstein e incontrando tutti i grandi scienziati dell’epoca.

Da Heinsenberg a Madame Curie, passando per Lorentz.

Conferenza Solvay 1927

La celeberrima foto da cui, nella nostra storia, scompare Einstein…

La storia è quella di un cattivo proveniente dal futuro, Omicron Pi, che decide di rapire Einstein dal passato e di portarlo nel suo laboratorio del XXV secolo per duplicare il cervello del celeberrimo scienziato e trasferire tutte le sue capacità nel suo pcapiente pcervellone (lasciando peraltro incolume il buon Albert).

topo3175_4Topolino e Pippo vengono mandati indietro nel tempo per evitare il rapimento, ma si ritroveranno nel futuro, nel laboratorio dell’Immagingegnere che vuole rubare ad Einstein la sua scienza utilizzando un cerebroduplicatore.

Il malvagio disegno non si concretizzerà, non tanto per un malfunzionamento della macchina, ma perché non si può copiare la mente, che è frutto di tutta una vita.

Così la storia tornerà al suo posto, il cattivo Omicron Pi verrà preso in custodia dal suo contemporaneo ma meno bellicoso Eta Beta, Einstein seguirà i nostri due amici avanti e indietro nel tempo, promettendo di non fare menzione della fantastica invenzione di Zapotec e Marlin (e in effetti ha mantenuto la promessa).

La storia è una avventura non dissimile da altre, e riproduce l’iconica idea di Einstein svampito e flemmatico bontempone, personaggio schivo ma cordiale, che affronta con stemperata disillusione tutto quello che gli accade. Come dice Topolino «è dura sorprendere l’uomo che ha sorpreso il mondo».

Ed è proprio la realizzazione pratica di uno dei più famosi gedankeneperiment pensati da Einstein (l’ascensore in caduta libera, ovviamente irrealizzabile, se non in una storia a fumetti) a consentire di fermare il cattivo di turno.

E l’occasione di questa storia è propizia per una serie di interessanti corollari:topo3175_5

  • farci conoscere l’aspetto fumettistico e reale dei padri (e madri) della scienza del secolo scorso, nonché il campo delle loro ricerche;
  • darci qualche informazione sul pensiero e sulla storia personale dello scienziato probabilmente più famoso di tutti i tempi (uno dei primi scienziati a esser popolare anche fuori dall’ambiente accademico, ci spiega Topolino, proprio nella vignetta prima di quella in cui Einstein dà il suo autografo a un giovane Carlo Rovelli(?) ); [EDIT: il giovane che chiede l’autografo ad Albert Einstein ha l’aspetto del nipote di Alessandro Perina (si è laureato in fisica e lo zio gli ha fatto un piccolo omaggio). La caricatura di Rovelli è quella nel finale, il professor Tarlo Trivelli.]
  • tirare fuori qualche pillola di scienza e storia della scienza, spiegata dallo stesso Einstein;
  • farci conoscere il prof. Carlo Rovelli, bravissimo fisico italiano che come tanti ha girato il mondo, ed è salito agli onori della cronaca per il suo successo come divulgatore con Sette brevi lezioni di fisica ed altri splendidi libri;
  • aggiungere qualche breve redazionale, adatto ai lettori di tutte le età, che stimola la curiosità nei confronti della scienza e della matematica;
  • mostrare, nell’ultima vignetta, una formulazione delle Equazioni di Einstein, mostrando ancora una volta come la scienza e i fumetti siano un connubio del tutto vincente.

Dopo la collana ScienzaPapera appena conclusa, adesso aspettiamo il seguito di questa iniziativa, annunciato per il numero 3178, con la speranza che queste iniziative aiutino sempre più ad avvicinare la scienza di frontiera, la cosiddetta ricerca di base, ai giovani e, attraverso loro, al grande pubblico, per contribuire un po’ alla rinascita culturale ed etica di tutte le generazioni.

Il “caso” Topolino: indagine su un eroe a fumetti

– Comunicato Stampa –

volantopo-01SENIGALLIA – È stata inaugurata il 25 giugno 2016 la mostra Il “caso” Topolino: indagine su un eroe a fumetti, allestita a Palazzo del Duca. Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Maurizio Mangialardi, l’assessore alla Cultura Simonetta Bucari, il consigliere regionale Fabrizio Volpini, la direttrice del settimanale Topolino Valentina De Poli, e Adriano Rosellini e Fabio Manini della Fondazione Rosellini.

L’evento, organizzato dal Comune di Senigallia in collaborazione con la Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare e con il magazine Topolino, rappresenta una vera e propria anteprima del Festival “Ventimilarighesottoimari in Giallo”, in programma dal 18 al 23 agosto.

Tanti i fan che hanno voluto assistere al taglio del nastro e svolgere la prima visita nelle sette sale che ripercorrono l’evoluzione di un personaggio amato da intere generazioni. Il percorso espositivo propone le copertine del giornale a lui dedicate e tavole, anche originali, di autori come Disney, Gottfredson, Murry, Scarpa, Bioletto, Carpi, Pier Lorenzo De Vita, Bottaro e contemporanei come Cavazzano, Mastrantuono, Celoni, Mottura, Sciarrone, Perina, Ziche, Freccero, Massimo De Vita, Casty.

“Un bell’evento – afferma sottolinea il sindaco Maurizio Mangialardi – che siamo certi incontrerà il gradimento di tanti cittadini e turisti, e susciterà l’entusiasmo dei più piccoli e delle loro famiglie. Da sempre, infatti, Topolino rappresenta un personaggio intergenerazionale, un simbolo della nostra cultura di massa, attraverso cui tutti siamo cresciuti con i nostri sogni, anche imparando, perché no, il significato di sentimenti come l’amicizia e la lealtà. Un grande ringraziamento, dunque, alla Fondazione Rosellini e a tutta la redazione di Topolino che hanno collaborato alla realizzazione di questa importante iniziativa che saprà regalare un tocco di magia alla nostra stagione estiva”.

La mostra ha già suscitato molto interesse in città, complice anche l’uscita, del numero 3161 del settimanale, contenente la storia “Gambadilegno e il Giallo della Camera Gialla”, ambientata a Senigallia e ispirata dall’ormai famosa sala allestita nella sede della Fondazione Rosellini in viale Bonopera, dove sono conservati tutti i libri gialli pubblicati in Italia. L’obiettivo è quello di bissare il grande successo ottenuto lo scorso anno con l’omaggio a Dylan Dog e confermare Senigallia meta imperdibile per gli amanti del giallo a fumetti.

Tra le varie sale, particolarmente divertente è quella dedicata a Topalbano, parodia del noto commissario Montalbano creato dallo scrittore Andrea Camilleri, dove sarà possibile ammirare gli studi dei personaggi principali e le copertine realizzate da Giorgio Cavazzano. Nei mesi di apertura, poi, non mancheranno spazi dedicati ai bambini, come il gigantesco pavimento in stile gioco dell’oca con la mappa di Topolinia, e una serie di laboratori di disegno.

La mostra allestita nel Palazzo del Duca sarà aperta tutti i giorni dal 25 giugno al 25 settembre con il seguente orario: dal 25 giugno al 4 settembre dalle 18 alle 24; dal 5 al 25 settembre dalle 16 alle 20. Biglietto intero 5 euro, ingresso gratuito fino a 6 anni di età. Biglietto famiglia 14 euro (2 adulti e fino a 2 ragazzi con età inferiore a 14 anni).

Per informazioni:

www.comune.senigallia.an.it/

circuitomuseale@comune.senigallia.an.it

PKNA – 20 anni e ancora abbiamo poche ragazze

Molte storie iniziano con il narratore che ricorda in prima persona dove era in un determinato momento del passato. Dandoci l’impressione di essere lì con lui, senza interrogarci davvero sulla sua reale presenza in uno specifico luogo. Voi sapevate dove eravate il 14 Marzo 1996? Io personalmente no. L’unica cosa che ricordo è quella di aver trotterellato a piedi fino all’edicola dell’angolo (a dieci anni suonati puoi solo trotterellare) e di essere rimasto subito colpito da un volume con una copertina rossa, dove figurava uno dei miei beniamini, con la scritta “Evroniani” a lato.

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Ne ero colpito per diversi motivi. Primo su tutti il personaggio raffigurato era Paperinik, ma in una posizione diversa dal solito, con un’espressione tesa e rivolta a un papero viola con gli occhi azzurri, che sembrava poggiare su di uno strano aliante, tipo il Goblin di Spiderman. Non era il classico nemico di cui leggevo nel mensile Paperinik, come la Banda Bassotti o l’inquietante Spectrus, ma qualcosa di completamente nuovo. E non era nemmeno l’unica differenza.

PK (che poi iniziai a chiamare così) aveva un volume in stile comic-book americano, mentre Paperinik aveva il classico formato da mensile Disney, tipo Paperino Mese. Il volume era più sottile, e come scoprii in seguito, aveva solo una singola storia al suo interno, non quattro o cinque, scollegate, riguardanti il nostro eroe.

Ma due cose mi colpirono in modo particolare. Il fatto che questo fosse numerato come “numero 0” e che una volta preso in mano, in quarta di copertina, si vedeva che l’illustrazione continuava, per mostrare la presenza di altri paperi viola in uscita da strutture che senza dubbio alcuno erano delle navicelle spaziali.

Io amavo Paperinik, e adoravo tutti i suoi gadget, dalle car-can, agli stivaletti a molla, dalla 313-x ,all’armadio ascensore. E quindi mi buttai a pesce sul volume, sperando di immergermi nelle stesse atmosfere e non potendone trovare nessuna.

La prima lettura fu illuminante e spiazzante. Sapevo che non sarebbe finita lì la storia. Sapevo che era stato iniziato qualcosa di nuovo, e che io ne ero testimone. Decisi che dovevo prendere tutti i numeri, come fanno tipicamente i bambini quando puntano i piedi, e per tutti i mesi a seguire, fino a Giugno, andavo alla stessa data, alla stessa edicola, a chiedere se fosse uscito il nuovo volume.

Nel Giugno dello stesso anno uscì lo 0/2 (Il Vento del Tempo), seguito dallo 0/3 in Agosto (Xadhoom!) e ancora dal numero 1 (Ombre su Venere), che sanciva l’inizio della numerazione tradizionale e della periodicità (bimestrale prima, mensile poi) dell’opera.

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La serie procedette poi fino al Dicembre 2000, chiudendosi con il numero 49-50, doppio per l’occasione, per riprendere a Gennaio 2001 con la serie regolare seguente dal titolo PK2 (o meglio PK-quadro).

Al di là della trama complessiva dell’opera, che può tranquillamente essere letta su Wikipedia, la più grande particolarità di questo PK è data sicuramente dal clima e dal tenore delle storie, non più autoconclusive ma inserite all’interno di un contesto più ampio,  e con l’introduzione di personaggi raramente fini a sé stessi, ma che in ogni numero permettono al nostro eroe di confrontarsi con nuovi pericoli ed avversità.

Tipicamente ogni numero trova al suo interno un “villain” principale, che vede la sua fine nella chiusura del medesimo, ma non mancano anche eccezioni a questo schema che lasciano il lettore desideroso di scoprire cosa succederà dopo.

Ecco quindi completamente disintegrata la classica formula disneyana, con storie che finiscono con la classica scena bonus dopo i titoli di coda, o altre che si dipanano su più numeri consecutivi.

Su PK i vari autori e disegnatori sembrano finalmente liberi di sperimentare sullo strumento fumettistico che hanno sottomano, e anche sul personaggio, mettendolo di fronte a situazioni inusuali o a personaggi più complessi delle classiche macchiette a cui eravamo abituati, anche se comunque rimane sempre visibile un’impronta smaccatamente disneyana nella trattazione di alcuni temi.

Più in generale c’è una forte attenzione a un nuovo sfruttamento del media, completamente slegato dal Topolino classico, in cui gli sceneggiatori possono fare uscire Paperinik dalla sua abituale comfort zone, ponendolo innanzi a situazioni e personaggi estremi (viaggi nel tempo, viaggi in universi paralleli, intelligenze artificiali, battaglie spaziali, alieni, governi corrotti, ecc..), e in cui i disegnatori e coloristi possono davvero dare il meglio di loro stessi, con pagine che rompono la classica griglia o che sperimentano nell’orchestrazione delle vignette. Io stesso grazie a PK ho imparato a distinguere il tratto dei singoli disegnatori, e a capire quale volume fosse disegnato da chi perché, con il formato a più ampio respiro dell’albo, era sempre possibile soffermarsi sui singoli particolari.

Pikappa

Sarebbe facile fermarsi qui,  ma parlare dei venti anni di PK significa scoperchiare un baule di ricordi, di tante, troppe cose che è un peccato lasciare al di fuori di questo articolo, ma che non possono nemmeno essere enunciate tutte, perché altrimenti davvero questo scritto sarebbe destinato a non concludersi mai.

Citerò solo alcuni dei momenti più belli legati a questo piccolo capolavoro dell’editoria italiana, per scatenarvi l’amarcord e accompagnarvi fino ad un pianto liberatorio-nostalgico:

  • Il PKTeam. PKNA, la prima serie della saga, fu coordinata da Ezio Sisto, Max Monteduro e Alessandro Sisti, che gettarono le fondamenta del progetto redazionale. Tuttavia la serie non fu il frutto di una sola mente, ma di un nutrito gruppo di giovani e talentuosi artisti disneyani, delusi del sempre più marcato contrasto che vi era tra le smaglianti copertine della testata Paperinik e altri supereroi e le vetuste ristampe che il giornale ospitava all’interno. Così nel 1995, con il beneplacito di Paolo Cavaglione, questi autori si riunirono nel PKTeam, un gruppo di lavoro democratico, che in dieci anni avrebbe concepito l’intera saga.
    Il PKTeam fu una vera innovazione nell’ambiente lavorativo Disney, dove tradizionalmente ogni coppia di autori scriveva o disegnava in maniera del tutto indipendente, senza confrontarsi con i colleghi;
  • PRDQP. Ossia “Poche ragazze da quelle (o queste, a seconda dei casi) parti”. Questa sigla identifica senza dubbio una delle parti più divertenti di tutto il fumetto, ossia la rubrica della posta dei lettori, in cui venivano pubblicate lettere, o parti di esse a cui il PKTeam rispondeva in modo ironico e pungente, sfornando battute a dir poco memorabili. In particolare due frasi erano diventate dei veri e propri tormentoni, ossia «Comprati un criceto» e la mitica «Poche ragazze da quelle parti»;
  • Il caso PKNA 0/1. All’acquisto del secondo numero della serie, lo 0/2, iniziai a farmi delle domande sul perché fra lo zero e il suddetto non ci fosse anche lo 0/1. Il PKTeam, già gran maestro di trolling, decise di orchestrare uno scherzo ai danni dei lettori parecchio ben riuscito. Il “caso PKNA 0/1” nasce nell’Agosto 1997, quando, sul numero #8, a pagina 2 viene annunciato che le mail verranno pubblicate sul numero speciale, in cui ci sarà anche «una storia di PK che permetterà a chi di voi non è in possesso del mitico PKNA #0/1 di vedere da vicino la leggendaria e introvabile copertina». Nel numero speciale del 1997, infatti, venne pubblicato un breve riassunto degli episodi passati del fumetto, nel quale la redazione inserì il fantomatico Numero Zero/1. Sebbene fosse chiaro già dal testo del riassunto che si trattava di un’invenzione, molti lettori iniziarono erroneamente a ritenere che un Numero Zero/1 fosse stato effettivamente dato alle stampe in passato. La redazione, in seguito alle numerosissime lettere ricevute, dovette dichiarare esplicitamente, nelle pagine di PKNA #10, che si trattava di una montatura. Ciononostante il fenomeno non accennò a diminuire, tanto che la redazione decise ironicamente di intitolare il numero speciale del 1998 proprio Zero barra uno. Le vicende narrate nello speciale si collocano fra la fine del Numero Zero e l’inizio dello 0/2;
  • In ogni copia del numero speciale 98 Zero Barra Uno era allegato un adesivo su cui si poteva leggere una di queste frasi: Poche Ragazze Da Quelle Parti oppure Criceti a bordo! (io li ho ancora).
  • Sempre nello stesso numero venivano trattate storie che fungevano da raccordo fra il numero 0 e lo 0/2. In particolare ne era presentata una in cui PK deve affrontare dei coolflame con solo i suoi vecchi gadget e senza scudo Extratransformer;
  • Claudio Sciarrone e Lorenzo Pastrovicchio hanno disegnato la maggior parte dei numeri di PKNA. Ma tante sono le personalità del mondo Disney che hanno lavorato a questo fumetto, fra cui: Francesco Artibani, Tito Faraci, Alessandro Sisti, Alberto Lavoradori, Silvia Ziche, Paolo Mottura e Bruno Enna.
  • Nel numero speciale 99 La Fine del Mondo era allegato un curioso calendario evroniano, chiamato appunto Evrondario. Nel calendario evroniano l’anno iniziava ad Agosto, e i giorni (l’equivalente di due giorni terrestri) della settimana erano cinque: po, ra, da, qu, pa (iniziali della frase “poche ragazze da quelle parti”);
  • Valentina De Poli, attuale direttrice del settimanale Topolino, faceva parte del PKteam e proponeva un editoriale introduttivo ad ogni numero, secondo la formula ripresa anche attualmente sul settimanale. Fu proprio lei a creare il nome PKers, per identificare i fan del fumetto stesso;
  • In tutto la serie completa è di 56 numeri, composta da 49 numeri regolari, 3 numeri zero e 4 speciali.
  • Le lettere più meritevoli, a giudizio insindacabile del PKteam, venivano premiate con l’ambita PKard Pkers, che testimoniava in modo indissolubile la propria devozione al fumetto;
  • Fu lanciata anche la Pkard Action Hero che invece poteva essere guadagnata solo a seguito di particolari sfide che il Team proponeva ai lettori. Queste venivano proposte in modo periodico, e ovviamente dovevano essere documentate tramite mezzo fotografico. Solo per citarne alcune ai lettori veniva richiesto di andare in una cabina telefonica con l’occorrente per fare la doccia, oppure fotografarsi con il proprio amico invisibile. Le varie sfide, se passate, davano diritto ad una card speciale, che aveva sul retro degli spazi per attaccare i bollini che sarebbero stati consegnati alla pubblicazione e al superamento di altre sfide;
  • Gli abbonati ricevevano a casa anche una fanzine dal titolo Pkers, in cui erano presentati disegni e curiosità relative al mondo di PK;
  • Dei primi 3 numeri zero fu fatta anche una edizione limitata e numerata, in formato cartonato deluxe, chiamata PkONE. Questa conteneva le tre storie disegnate con la semplice china e senza colori, insieme a diverse curiosità e immagini dei work in progress;
  • Venivano venduti in edicola anche dei raccoglitori specifici per contenere i vari volumi.

Oltre a questo, vi regalo qualche perla legata al mio rapporto personale con questo fumetto, che sarebbe stato un peccato tralasciare:

  • PK forniva un abbonamento annuale alla testata, che io avevo fatto. Peccato che ad un certo punto non mi venissero più recapitati i numeri, principalmente perché (e l’ho scoperto solo due anni fa, recuperando un vecchio numero ancora incellophanato) la mia scrittura da bambino aveva reso l’abbonamento intestato a Giacomo Gibagi, non Giorgi;
  • Il numero 0 era una rarità fra i giovani. A me è stato rubato ben due volte da amici teste di cazzo  e ogni volta sono sempre tornato a ricomprarlo;
  • Se volete recuperare i numeri arretrati, sappiate che i più rari sono quelli con la numerazione più alta. A partire dal 33/34 iniziano a scarseggiare anche alle fiere, fino al numero 48, che tutt’ora in quattro anni di ricerche non sono ancora riuscito a trovare;
  • Sicuramente uno dei numeri più belli mai scritti di questa serie rimane Traumaossia il numero 10, con la sceneggiatura di Tito Faraci e i disegni di Lorenzo Pastrovicchio;

trauma

  • Quattroruote dedicò un numero speciale alla recensione della PKar, dove venivano sciorinate caratteristiche tecniche della mitica macchina del nostro eroe, come cilindrata, peso e quant’altro. Inutile dire che stressai mio babbo un mese per farglielo comprare;
  • Lyla Lay è l’unica papera con le tette, credo, di tutto l’universo Disney. Ed è per quello che nonostante sia una papera, è super sexy.

lyla

Insomma, un fumetto che è entrato di buon diritto nell’olimpo del settore, che dopo 20 anni continua a riscuotere successi, come dimostrano i numeri delle tirature di PKGiant, ossia la ristampa delle vecchie storie, o l’accoglienza che hanno le storie narrate su Topolino a episodi (recensite Qui, Quo e Qua).

Noi di Dimensione Fumetto ci uniamo di cuore alle celebrazioni per i suoi primi Venti anni, sperando davvero che venga riproposta una serie regolare invece di due storie all’anno sul piccolo Topo. Probabilmente è impossibile, ma sperare non ci costa nulla.

Quindi, in alto i calici, aggiustiamo il nostro mantello e brindiamo tutti insieme per il nostro supereroe preferito con la inconfondibile mascherina nera.

Loisel si regala un Topolino per il suo 64° compleanno

Régis Loisel (Alla ricerca dell’augello del tempo, Peter Pan, Magasin général) compie 64 anni oggi e per l’occasione si è regalato una collaborazione di lusso: sarà infatti uno dei quattro autori della Glénat a produrre delle storie inedite dedicata a Topolino.

mickey-loisel-2

Nel 2016, infatti, la casa editrice francese darà alle stampe quattro storie inedite per “Mickey” (Topolino). A marzo usciranno quelle di Cosey e del duo Trondheim/Kéramidas. A settembre, altri due albi ad opera di Tébo e, appunto, Régis Loisel.

Topolino Loisel 1

Loisel aveva già collaborato con la Disney per i lungometraggi  Mulan (1998) e Atlantis – L’impero perduto (2001).

Qui possiamo vedere altri sketch e omaggi di Loisel ai personaggi Disney:

 

Il Raggio nero – Quarta (ed ultima) Parte

Paperinik legge Dimensione Fumetto. O lo fanno i suoi autori. È l’unica spiegazione.

Perché in questa ultima parte de “Il Raggio Nero”, sembra letteralmente che sia stato preso quanto di marginalmente negativo si sia analizzato nella recensione della terza parte, per eliminarlo e confezionare un episodio incredibilmente bello, accattivante, dove tutta la somma dei pregi degli episodi passati viene condensata in una manciata di pagine da leggere tutte d’un fiato. E non ci crederete, ma siamo sulle pagine di Topolino (il numero 3131 per la precisione) e ci scappa anche il morto. Anzi, svariati “morti”. Oltretutto giustificati, per non spaventare i lettori più giovani.

Pikappa 1

Lo SPOILER fino ad ora:

Pk è tornato alle rovine della Ducklair Tower, per fare mente locale e prepararsi all’imminente contrattacco di Moldorock, trovando anche, nel frattempo, il modo per recuperare uno dei suoi alleati precedentemente disperso, ossia Raksaka.

All’interno della torre si sta cercando una maniera per tornare alla dimensione Paperopolese che tutti noi conosciamo, e proprio per questo arriva in aiuto il nostro amico Tre che, pieno di nozioni e conoscenza, cerca di spiegare a PK e ai lettori come le batterie tachioniche possano attivare il dislocatore utile per il ritorno in patria.

E cerca di farlo, senza riuscirci, non tanto perché la spiegazione è ardua e difficile, ma perché è proprio il nostro eroe a zittirlo con un secco:

«Niente spiegoni spaccameningi, per favore.»

Cioè, lo capite? PK non vuole più sentire parlare di spiegazioni: per gli ultimi due episodi è stato soverchiato da tutte le informazioni su piani pentadimensionali, sul perché Moldorock senta le voci nella sua testa, sulle motivazioni del cattivo che oramai vuole solo agire. Gli prudono letteralmente le mani. E così anche al lettore, che arrivato a questo vuole le botte da orbi, vuole il confronto finale.

E Moldorock invece? Ragiona, pensa, si confronta con tutte le voci nella sua testa, e alla fine decide di non riappacificarsi con il nostro eroe, ovviamente.

Ed è proprio prendendo questa decisione, quasi scontata, che lo vediamo ergersi dal suo trono per lanciarsi in battaglia.

Un’unica splash-page.

Un unico personaggio a occuparla.

E non ci sono parole per descriverla. In tutta la sua maestosità, resa ancora maggiore da una ripresa dal basso verso l’alto, Moldorock si erge e la sua determinazione è palpabile in modo incontrovertibile. Merito di Lorenzo Pastrovicchio e di Max Monteduro, ovviamente.

Bastano una manciata di pagine, per vederlo in azione. Dopo qualche tafferuglio con gli evroniani potenziati, dove Artibani fa pronunciare al papero mascherato ancora dei dialoghi bellissimi e quasi spiazzanti, entra in scena di nuovo Moldorock. Indovinate come? Con un’altra splash-page letteralmente da mascella slogata.

E lì inizia il combattimento vero e proprio.

Venti pagine dense di azione, di colpi di scena, dove accade di tutto. E non sto scherzando. Finalmente vediamo un Paperinik unleashed, arrabbiato e determinato.

Per citare solo un piccolo particolare, io mi sono ritrovato catapultato praticamente 19 anni indietro, in uno dei momenti più belli di tutto PKNA, ossia lo scontro con Trauma.

Dopo rimane solo l’epilogo dell’avventura del nostro eroe, che potrebbe essere tirato via, magari aggiungendo solo un semplice raccordo per la prossima storia in uscita da Aprile 2016: e invece no. Il nostro sceneggiatore preferito prepara la fine con calma, ce la fa gustare come fosse la conclusione di un buon bicchiere di Rum, quando si rimane ad assaporare il retrogusto di quanto bevuto.

Ancora vita Paperopolese, addirittura lo spazio per un battibecco fra Paperone e Rockerduck, e…..chissà. Forse è il caso di correre in edicola a leggerlo.

Pikappa 2

CONCLUSIONI

Bisogna necessariamente dividere le considerazioni finali in due distinti filoni. Il primo per l’episodio in corso, il secondo per l’analisi finale di tutta la saga, e di tutti e quattro gli episodi.

Per quanto riguarda questa quarta parte si può solo che essere soddisfatti. C’è tutto, davvero, TUTTO quello che magari ci si poteva aspettare da quanto visto precedentemente. Dialoghi brillanti e disegni spettacolari, con colori sempre perfetti.

L’unico scivolone è dato dalla campagna marketing che hanno fatto su Topolino, poiché proprio questo numero viene venduto con il PK mecha, che non si è mai visto fino ad ora, e i lettori più smaliziati avranno già capito perché venga donato proprio in questo numero.

Insomma, uno spoiler neanche poco involontario

Il giudizio complessivo è molto semplice:

 Questa è la saga di PK che stavo aspettando.

Dall’inizio alla fine, i tre tenori di Topolino hanno architettato una storia complessa, elaborata e strutturata. Al di là dei meriti puramente tecnici di ognuna delle tre voci impegnate in questo “Il raggio nero”, uno degli elementi sicuramente più apprezzabili è l’avere calato di nuovo PK in una dimensione totalmente Paperopolese, ricordandoci che PK è innanzitutto Paperino, e non un altro personaggio (cosa che andava a sparire negli albi spillati degli anni ’90), con i suoi affetti, con i suoi difetti e con tutto quello che ne consegue. A questo si aggiunge l’enorme pregio di avere veramente preparato una continuity coesa e ben determinata per quanto riguarda la prossima strada che verrà percorsa dal nostro eroe; in “Potere e Potenza” (che recensiremo) si sfruttava molto l’effetto nostalgia, con personaggi già visti, a cui si era inevitabilmente affezionati, ne “Gli argini del tempo”  (la meno riuscita a mio parere), si ritornava a narrare una storia quasi parallela a quella vista in precedenza, con buoni spunti, ma un po’ troppo incasinata. Qui invece si sperimenta, vengono introdotte tematiche nuove e personaggi incisivi e non banali.

Non so quali siano i dati di vendita di questi ultimi 4 numeri, e se questi siano aumentati per la presenza del papero mascherato, ma sicuramente qualcuno in casa Panini/Disney dovrebbe drizzare le orecchie e capire che forse i tempi sono maturi per ritornare in edicola con un nuovo spillato dedicato a PK. Probabilmente si correrebbe il rischio di avere storie più deboli, è vero, ma leggere storie così belle, a distanza di mesi l’una dalle altre è un assoluto peccato. Attendo con ansia il volume cartonato, perché alcune scene me le voglio gustare davvero in formato “gigante”, svincolato dalla paginetta del Topo.

Il mio plauso va sicuramente a Pastrovicchio, Artibani e Monteduro che hanno dimostrato davvero cosa significa amare un personaggio, perché per realizzarlo così bene puoi solo considerarlo un vecchio amico, uno di quelli che ti piombano in casa quando meno te lo aspetti, e di cui non vedi l’ora di sentire le ultime avventure, soprattutto se dalle tue parti “…ci sono poche ragazze”.