Tiziano Sclavi

Tiziano Sclavi e Le voci dell’acqua

Acqua e malinconia sono gli ingredienti che compongono Le voci dell’acqua, la prima graphic novel firmata Tiziano Sclavi con il contributo grafico di Werther Dell’Edera.

Stravos, il protagonista dell’opera si muove in una città oscura e tenebrosa, il suo tormento è dato da misteriose voci nella sua testa, o forse contenute nell’acqua, la stessa che cade incessantemente da giorni e sembra non terminare mai.

Al protagonista viene diagnosticata la schizofrenia:
«Sento le voci.»
«Si chiama schizofrenia.»
«No… le sento solo quando scorre l’acqua.»
«Si chiama sempre schizofrenia.»

La storia si dipana in modo apparentemente disarticolato, i capitoli sembrano slegati tra loro, vibranti come il male che affligge il protagonista e non è chiaro il confine tra realtà e immaginazione.
La pazzia sembra dilagare oltre che nella testa di Stravos, anche in tutta la città, fino a raggiungere civiltà aliene. L’opera racconta e denuncia la vita alienante da impiegato di ufficio, ritmi serrati senza pausa dove l’unica via di fuga è la morte o la pazzia, il sogno incontra l’incubo, ma cosa è reale e cosa frutto della malattia?

Per comprendere le opere di Sclavi non è spesso sufficiente una prima lettura, ma per cogliere appieno tutte le sue sfumature si necessita di un secondo, se non terzo, approccio all’opera. I piani narrativi sono molteplici e intrecciati tra loro con la tipica follia sclaviana che ha caratterizzato molte storie del suo figlio più famoso: Dylan Dog.

Lo humor nero tanto caro allo scrittore ben si sposa con le chine di Dell’Edera, un tratto isterico, graffiante e molto espressivo, una composizione irregolare che sfrutta in modo strategico gli spazi sul foglio, un mix di fattori che contribuiscono a trasmettere le atmosfere malinconiche e sognanti dell’opera. Unico neo la scelta del font, che risulta più freddo e inespressivo: da un punto di vista progettuale può essere spiegato come la volontà di crare un contrasto visivo con il disegno, ma dall’altro risulta poco funzionale nell’insieme dell’opera stessa.

La graphic novel di Sclavi è sicuramente un’opera impegnativa, non adatta al lettore acerbo, in quanto richiede una conoscenza più ampia della nona arte; per queste caratteristiche però regalerà grandi soddisfazioni al lettore più esperto e a tutti i fan dell’Indagatore dell’incubo, che faticheranno a non sostituire, idealmente, il protagonista con Dylan visto quanto sia ben evidente e riconoscibile lo stile di Sclavi.

In conclusione, una lettura raffinata che saprà conquistare e far riflettere, in una buona edizione a opera della Feltrinelli Comics, neonata branca dell’omonima casa editrice.


Tiziano Sclavi, Werther Dell’Edera
Le voci dell’acqua
Feltrinelli Comics, gennaio 2019
96 pagine, b/n, brossura, € 16,00
ISBN: 9788807550188

Dylan Dog 362 Dopo un lungo silenzio – Recensione

Il timore c’era. Il caro Recchioni criticò alcuni forum (piattaforme morte ma, in questo caso, un qualcosa dove posare un attimo l’occhio) che avevano alzato il sopracciglio anziché accogliere calorosamente il ritorno del papà di Dylan Dog. Tuttavia qualche timore era giustificato: non era la prima volta che Sclavi tornava, dopo anni di assenza, a scrivere una storia della sua creatura più famosa e, diciamocelo, questi ritorni non brillarono molto. Si ripresentò con Ucronia, il numero 240, nel 2006 e non fu proprio il massimo: una storia nonsense che pochi (forse neanche lui) capirono. Ha poi dichiarato che, a rileggerlo oggi, non sa precisamente cosa avesse voluto dire con un classico come Morgana, ma in Ucronia quell’alchimia che stregò gli adolescenti degli anni ’80-’90 era decisamente lontana anni luce. Abbiamo avuto grandi autori che con l’età sono stati ritenuti “bolliti” e l’impressione che il caro Tiziano rischiasse di far parte di questa poco felice categoria poteva esserci.

Copertina bianca. Nessun editoriale. In pratica le tre prime pagine senza nulla. Timore che non ci fosse davvero nulla, anche nella storia.

LA STORIA

Ho aperto l’albo con batticuore (non esagero) e, leggendo le prime pagine, ho capito che Tiziano Sclavi era tornato davvero: la storia è maledettamente semplice. Tutte le storie migliori sono in pratica rette da una idea semplice: Owen Travers è un uomo solo, ma sente la presenza di sua moglie nel salotto nonostante sia venuta a mancare. Non vuole liberarsene ma vuole che si faccia sentire davvero. Da questa idea vediamo e sentiamo la solitudine di Owen, che si accontenterebbe anche di comunicare con il fantasma della persona a lui più cara. Quel silenzio, citato nel titolo, che nasce da quel contatto-non contatto è l’elemento portante della storia. Owen arriva addirittura a chiedere a un prete se Cristo, indicando un crocifisso, gli parli. È lui l’ennesimo cliente di Dylan, ma stavolta il nostro indagatore troverà una strana simbiosi con il suo cliente, cadrà nella trappola dell’alcool mentre affronta una nuova relazione che lo fa star bene, nonostante tutto. Crystal lo rende felice, così felice da destabilizzarsi e autodistruggersi. Non penso che troveremo la donna nei numeri seguenti, almeno non con costanza, e questo sottolinea la condanna di Dylan a continuare a cercare qualcosa che, quando la trova, lo annienta. Entrambi avranno una dura prova da superare.

Fin dalle prime pagine si mette subito in risalto la solitudine dell’uomo, l’atmosfera inquieta, lo scavo psicologico fatto con poche immagini e testi, pregni di significato. Mi azzardo a dire che si ritorna a respirare le atmosfere che forse solo Sclavi riesce a creare. Ritrovo un lato di Dylan che mi mancava da tempo. Non che senza il Tiziano non ci fosse stato nulla di buono, ma quell’inquietudine, quel domandarsi dei significati della vita, erano, per me, ormai rari. Non è semplicemente una riproposta, o un riciclo, che dir si voglia, del vecchio Dylan Dog, ma si riprendono certi aspetti come solo il suo creatore può fare, in modo così esemplare: il suo modo di rappresentare con le storie il rapporto con il mondo, con la vita e quello che gli sta attorno, che sono entrate nell’anima di almeno due generazioni di ragazzi svegliati dal torpore del benessere della prima metà degli anni ’80, e che trovarono nell’Indagatore dell’incubo uno specchio su cui riflettere.

LA SCENEGGIATURA

Capiamo che Tiziano Sclavi è in splendida forma anche a livello di sceneggiatura. Prendiamo due vignette e sei parole che bastano per caratterizzare una situazione e un rapporto a due:

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Ecco, già ci incuriosisce e ci fa entrare nella vicenda. Tiziano era un maestro in questo e qui lo ribadisce come non lo faceva da parecchi anni. Forse è presto per dirlo ma parrebbe che il papà di Dylan abbia trovato una seconda giovinezza. Ovviamente non fa gli sperimentalismi che alcuni degli autori più giovani hanno realizzato, specie nei Color Fest, ma si concede un esperimento che raramente abbiamo visto sulle pagine di Dylan: fa realizzare un paio di pagine con sole foto di repertorio di casi di fantasmi, mettendo in discussione, nella storia, la loro effettiva esistenza (anche se tutti i lettori di Dylan Dog sanno che il loro protagonista ha avuto a che fare con loro parecchie volte).

 

I DISEGNI

Dimostrano una ritrovata sinergia con le matite di Giampiero Casertano (devo ribadire che Memorie dell’invisibile è un capolavoro della letteratura disegnata? Siamo tutti d’accordo, vero?)

Il caro Giampiero ha un tratto leggermente più morbido rispetto ai primi numeri che disegnò, ma non per questo è meno oscuro, anzi in questa storia ha illustrato due vignette, tra l’altro simili e con stessa inquadratura, che spiegano da sole cosa intendo:

 

Un’atmosfera lugubre pervade le pagine e Giampiero usa sapientemente i neri per sottolinearla. Sfrutta molto bene la sceneggiatura, già di per sé cupa, rincarando la dose, specie nelle immagini dove c’è una pausa narrativa. Ma non c’è solo questo: l’espressività è sempre stato un punto di forza per Casertano e qui, senza dubbio, ha realizzato una delle sue prove migliori. Provare per credere (come diceva qualcuno anni fa):

 

Mi voglio riferire a Sclavi come se potesse leggere questa recensione: Tiziano torna ancora a farci emozionare come hai fatto questo mese e fallo con la tua prossima serie annunciata con il titolo Le storie di Dylan Dog che, ora più che mai, attendiamo. Non importa se non vuoi creare un nuovo personaggio. Le ultime generazioni hanno davvero bisogno di qualcosa da leggere che li scavi nel profondo e che, una volta girata l’ultima pagina, inizino a chiudere gli occhi e ad analizzarsi dentro, come hanno fatto orde di ragazzi che resero il tuo fumetto un fenomeno di costume.

DYLAN DOG: DOPO UN LUNGO SILENZIO

– Comunicato Stampa –

ARRIVA LA STORIA CHE SEGNA IL RITORNO DI TIZIANO SCLAVI

dyd-362-dopo-un-lungo-silenzioMilano, ottobre 2016 – A nove anni di distanza e in concomitanza con i festeggiamenti per i trent’anni dell’Indagatore dell’Incubo, Tiziano Sclavi torna alla sceneggiatura con Dopo un lungo silenzio, n. 362 di Dylan Dog, in edicola dal 28 ottobre. Una storia che affronta due temi molto intimi sia per l’autore sia per l’Old Boy: l’alcolismo e la solitudine. Un’opera i cui disegni sono stati affidati a Giampiero Casertano, storico e amato illustratore del personaggio che con Sclavi ha realizzato capolavori come Attraverso lo specchio, Memorie dall’invisibile, Dopo Mezzanotte e La casa degli uomini perduti.

LA STORIA

Dylan Dog è un uomo che non può più bere, perché è stato alcolizzato, ma quando conosce Crystal, pian piano, ci ricasca. Owen Travers è un uomo che beve da quando l’adorata moglie se n’è andata. Dylan viene ingaggiato da Owen perché il fantasma della moglie morta continua ad abitarne la casa.

Ancor prima di raggiungere le edicole italiane, Dopo un lungo silenzio è già diventato un albo da collezione, tanto è stato atteso e sperato il ritorno di Sclavi alla scrittura. Questa storia, che affonda la lama nel cuore di tenebra degli esseri umani, sarà celebrata anche due edizioni da libreria.

 

I VOLUMI

Pochi giorni dopo l’uscita in edicola, in anteprima a Lucca Comics & Games e dal 3 novembre in libreria, arriverà il volume di Dopo un lungo silenzio, un’edizione speciale, in grande formato e con molti contenuti extra, tra cui la sceneggiatura completa della storia.

Ma non è tutto, presso i Mondadori Store è in vendita l’esclusiva giftcard caratterizzata da un disegno di Giampiero Casertano che, dal 5 novembre, darà diritto all’edizione di Dopo un lungo silenzio, in formato gigante con copertina esclusiva per Mondadori Store firmata proprio da Giampiero Casertano.

www.sergiobonelli.it

https://www.facebook.com/DylanDogSergioBonelliEditore/

#DYD30

 

 

Dylan Dog Color Fest 18, Remake – Passato e futuro

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Uscito già qualche giorno, il diciottesimo Dylan Dog Color Fest si rivela uno più bei appuntamenti del prestigioso trimestrale, divenuto un punto d’incontro per chi vuole vedere l’Indagatore dell’incubo in una veste sempre più d’autore. Anche le anticipazioni della prossima uscita non tradiscono queste premesse, ma passiamo al numero attualmente in edicola.
Il titolo è Remake e infatti troviamo storie che riprendono tre classici di Sclavi risalenti ai primi immortali numeri. Come spiega Recchioni nell’Editoriale, il remake spesso è accusato di essere un ripiego, usato per mancanza di idee, ma si può rivelare un’operazione di rinvigorimento di certi soggetti che non subiscono il passare del tempo, portando addirittura qualcosa di originale.
Proprio il Dylan di Sclavi ha sempre mostrato un tocco di originalità anche quando prendeva spunto da un film o da un libro horror, e anche quando alcuni (pochi) detrattori di allora lo accusavano di riprendere troppo spunto da opere compiute da altri. Sclavi è stato un maestro insuperato del prendere ispirazione e ha creato un piccolo patrimonio della cultura italiana. Questo dimostra che, o facendo un remake o riutilizzando un’idea forte, si possono fare cose comunque straordinarie.
Non voglio paragonare le tre storie presenti nel Color Fest con quelle da cui sono tratte, perché il Dylan di Sclavi è qualcosa, per me, di intoccabile, ma soprattutto perché i tre episodi presenti non cercano il paragone, ma vanno sui propri binari, ben differenti.

Dylan-Dog-18Troviamo la ristampa del riadattamento de L’alba dei morti viventi (già uscito nel primo numero di Dylan Dog – I colori della paura) firmato dal duo Recchioni/Mammucari che prende di mira la forzatura del “clarinetto esplosivo” presente in quel mitico numero uno. Sinceramente, ai tempi, non mi pesò quel colpo di coda narrativo che trovai funzionale, ma qui gli autori colgono l’occasione per scavare in modo un po’ più approfondito il rapporto amore/odio tra Dylan ed la sua prima nemesi, Xabaras. I disegni di Mammucari hanno ormai una loro grazia e devo ammettere che il suo Dylan è di un’espressività tale che raramente ho visto. Spero ci siano altre occasioni di rivedere i suoi disegni su Dylan Dog, anche se voci di corridoio dicono che è impegnato in altro e non ci tornerà in breve tempo.

Dylan Dog Color Fest 19 -1Passiamo alle due storie inedite: Diario degli uccisori ovviamente si rifà al classico numero cinque, Gli Uccisori, che fu realizzato da Sclavi e Luca Dell’Uomo. Qui Giovanni Eccher sceneggia una vicenda, o meglio una situazione, a cui nella storia originale erano dedicate solo poche pagine e ne approfitta per prendere di mira gli show televisivi basati sul voyeurismo del pubblico. Diciamo che a livello di sceneggiatura e inquadrature ricorda La Strega di Blair o addirittura Cannibal Holocaust di Ruggiero Deodato, per il modo di usare la cinepresa presente nel racconto (qui con vignette in soggettiva), ma ambientando il tutto in città anziché nei boschi o foreste. Una nota dovuta alla colorazione di Sergio Algozzino, che è riuscito a rendere lo stesso effetto coloristico delle soggettive, con la presenza delle bande, che apparivano nei filmati pre-digitalizzazione. Per i disegni, Bruno Brindisi è….Bruno Brindisi. Altro da aggiungere? Per me no. Maestro come sempre. Fine.
Dylan Dog Color Fest 19 -2 A proposito di tempi passati, il terzo episodio ci porta ancora più indietro, alle atmosfere dei fumetti anni ’50 di Tales From The Crypt editi dalla EC Comics, ove troviamo al posto del caro Zio Tibia (chi non è giovanissimo ricorderà la versione televisiva di Notte Horror) proprio Tiziano Sclavi che ci introduce in questa storia che riprende il numero undici, Diabolo il grande e infatti si intitola Diabolo The Great. Lo sceneggiatore Fabrizio Accatino riprende quelle atmosfere, non facendone una parodia/omaggio, come fece George Romero con il film Creepshow, ma maledettamente sul serio, sottolineando le potenzialità di quei fumetti, attualizzandoli e cogliendone la forza, la stessa che ancora oggi potrebbe sottrarre qualche ora di sonno (ogni citazione è voluta…). Maurizio Di Vincenzo e Valerio Piccioni si dividono il difficile compito di scrivere una parte della storia in modo moderno e una gran parte in modo vintage, senza però metterci l’ingenuità di allora e senza renderlo un ibrido. Riescono completamente nell’impresa. Ormai Di Vincenzo è un maestro a tutti gli effetti. Un applauso in particolare per il lettering vintage di Marina Sanfelice e soprattutto per la colorazione fatta da Paolo Alti Brandi che ha realizzato un lavoro assurdo: riprende davvero il modo di colorare di allora con tutti i fuori registro, i contrasti netti e la “puntinatura” che io stesso ricordo da ragazzino quando acquistavo i fumetti a colori. Addirittura rende anche la carta sporca e usurata. Sicuramente ha usato delle tecniche moderne, poco malleabili per questo tipo di effetto vintage, e immagino il lavoraccio della tipografia!
Ripeto: è già uscito da qualche giorno e consiglio a tutti di acquistare forse il Color Fest più bello finora pubblicato fino a che si trova in edicola. Ripeto anche che troverete sempre più un Dylan d’autore e pronostico che queste storie e le prossime saranno pubblicate all’estero, in paesi ove il nostro Indagatore non ha trovato spazio o fortuna. Penso che l’obiettivo sia anche di conquistare paesi poco avvezzi agli eroi Bonelli. Sono pronto a scommettere sulla riuscita dell’impresa.

ANGELI E DEMONI INCONTRANO DYLAN DOG

Comunicato Stampa

Sei storie dell’Indagatore dell’Incubo raccolte per la prima volta in un’edizione di pregio arricchita da contenuti extra

Milano, marzo 2016 – Sergio Bonelli Editore presenta Dylan Dog. Angeli e Demoni, un volume che raccoglie sei indimenticabili storie di vita e morte del personaggio di Tiziano Sclavi. Un’edizione di pregio per una raccolta che vanta le firme dei più grandi sceneggiatori e disegnatori di Dylan Dog: da Tiziano Sclavi ad Attilio Micheluzzi. Il tutto arricchito da un corposo apparato critico. Il volume arriverà in libreria, fumetteria e nei web store dal 17 marzo.

Uno spietato killer innamorato di una bellissima donna che forse è un demone; angeli caduti e dimenticati sulla terra, condannati a condividere il destino di chi ha dimenticato la magia del volo; un angelo sterminatore che vuole inabissare per sempre Venezia; un demone scacciato dall’Inferno che trasforma degli infelici londinesi in feroci assassini; un angelo a cui hanno mozzato le ali che solo grazie all’aiuto di Dylan Dog ritrova la via di casa.

Sei storie (cinque lunghe e una breve) di un gruppo di autori d’eccezione, presentati da una copertina inedita di Angelo Stano!

Ai testi: Tiziano Sclavi, Pasquale Ruju, Michele Masiero, Paola Barbato. Ai disegni: Nicola Mari, Angelo Stano, Corrado Roi, Fabio Celoni, Gustavo Trigo, Attilio Micheluzzi.

A rendere Dylan Dog. Angeli e demoni un volume da collezione, gli approfondimenti firmati da Roberto Recchioni (curatore editoriale di Dylan Dog) e Luca Barbieri.

copertina dylan dog Angeli e Demoni-

Le storie

L’ANGELO STERMINATORE

Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Nicola Mari

Jael è morta, e con lei è morto il mistero della sua purezza. Nessuno sa chi fosse, in realtà, quella piccola donna dagli immensi poteri. Soltanto suo fratello Saul sembra conoscerne il segreto, lui che ne condivide la natura e il destino. Angeli caduti e dimenticati sulla Terra alle origini del tempo, contesi e bramati dall’avidità degli uomini. Condannati a vivere con chi ha dimenticato la magia del volo…

 

I MISTERI DI VENEZIA

Soggetto e sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Angelo Stano

Venezia sembra fatta apposta per sognare, ma c’è qualcuno che vuole trasformare i sogni in incubi… incubi talmente mostruosi da poter inabissare l’antica regina della laguna per sempre. Per fortuna, vigilano sulle sue sorti Saul l’angelo caduto, un ex agente di Scotland Yard di nome Dylan Dog, il commissario Corradi e il signore di tutte le alcove, l’avventuriero evaso dal carcere dei Piombi, Giacomo Casanova!

 

IL CIELO PUÒ ATTENDERE

Soggetto e sceneggiatura: Michele Masiero

Disegni: Corrado Roi

Non è affatto facile il mestiere di angelo, stiamo parlando di un vero angelo, con ali, tunica e aureola, specie se ci si ritrova a vivere in un mondo malvagio come il nostro. Puo’ persino accadere di essere rapito e mutilato delle preziose ali. Insomma, al di fuori del paradiso è un vero inferno! A chi puo’ rivolgersi un angelo per tornare a casa se non all’Indagatore dell’incubo?

 

IL TOCCO DEL DIAVOLO

Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato

Disegni: Fabio Celoni

Un sinistro personaggio si aggira per Londra plagiando persone infelici e spingendole a commettere i più atroci delitti. Scotland Yard dà la caccia a quest’uomo che si comporta come un diavolo incarnato. Ma i poliziotti ignorano che si tratta realmente di un demone scacciato dall’Inferno. Si chiama Ash e il compito di Dylan Dog è esiliarlo in un luogo in cui non possa fare del male a nessuno

 

LA BELLEZZA DEL DEMONIO

Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Gustavo Trigo

Larry Varedo era il miglior killer sul mercato prima di quel lontano giorno del 1945, cinico e freddo come un orologio. Ma quando gli chiesero di uccidere Mala Behemoth, il suo ghiaccio si sciolse. Era così bella, così irraggiungibile, quasi fosse un fantasma o… un demone! Dylan Dog dovrà immergere le mani nelle polveri del passato e forse sprofondare fin nell’Inferno per trovarla, e riportarla da Larry.

 

ANGELI E DEMONI

Soggetto e sceneggiatura: Tiziano Sclavi

Disegni: Attilio Micheluzzi

Stanley Moore vende l’anima al diavolo per far cessare la sua balbuzie, ma qualcosa sembra non andare come dovrebbe.

 

Scheda tecnica

Tipologia: Brossurato

Formato: 16 x 21 cm, b/n

Pagine: 512

ISBN 978-88-6961-028-8

Prezzo: € 15,00

Dylan Dog 350 – Celebrare il fumetto popolare

Copertina

Numero celebrativo a colori per l’Indagatore dell’incubo con tanto di edizione variant per Lucca con copertina realizzata da una star come Lorenzo Mattotti. Non da meno è l’autore che realizza la storia: Carlo Ambrosini. Questo albo è uno dei pochi di Dylan realizzato da un solo autore, sia nei disegni che nel soggetto e nella sceneggiatura. Ambrosini è un vero veterano della serie (il suo debutto risale al numero 15 “Canale 666”, albo che da bimbo mi fece davvero impressione), oltre che essere ideatore di varie serie come “Napoleone” e “Jan Dix”: ovviamente solo uno della sua esperienza poteva avere la “piccola” responsabilità di un numero celebrativo multiplo di 50.

A livello grafico Carlo rimane una garanzia. Il suo tratto sporco e sognante è, secondo me, uno dei migliori, che si sposa al meglio con l’atmosfera onirica e assurda di Dylan (sfogliate il numero 46 “Inferni” e capirete cosa dico). Chi vorrebbe un’evoluzione o una rivoluzione dell’autore sarà deluso. A me sta bene così. L’autore di un fumetto POPOLARE deve saper mantenere un ottimo standard qualitativo, gli sperimentalismi meglio lasciarli ad altri. Infine, il colore, realizzato da Giovanna Niro, risulta funzionale per la carta che usa la Bonelli per i numeri celebrativi.

Ma passiamo alla storia cercando di non fare spoiler (o almeno non dare notizie che possano smorzare la sorpresa nella lettura della storia). L’autore catapulta subito il lettore in un’atmosfera funerea, con un silenzio iniziale fatto di vignette senza dialoghi o onomatopee. Spesso Ambrosini riutilizzerà questa soluzione per portarci da una vicenda all’altra. La presentazione della non vedente Crispille e dell’anziana Augustine, vere protagoniste della vicenda, è fulminea DyD 350-002e dirompente tanto da far…. lo scoprirete leggendo l’albo. Il soprannaturale, almeno nelle prime pagine, non appare ancora, ma il lettore capisce che è pronto ad arrivare, grazie soprattutto alla misteriosa storia di una statua che raffigura una santa. Nel frattempo elementi Hard boiled e situazioni horror/assurde (di cui Ambrosini è maestro, come scritto prima) si intrecciano molto bene, dosando il tutto con sapienza e lasciando intatto il timbro della storia, un’aurea oscura che stavolta neanche le battute di Groucho riescono a smorzare. Anche l’assurdo non riesce a sdrammatizzare le situazioni (vedere la visita che riceve Dylan nel suo studio). Ma basta scorrere qualche pagina più avanti e l’elemento fantastico arriva con il botto, con quello che sembrerebbe un flashback: la scena delle pecore è forse quella che mi è rimasta più impressa in questo nuovo ciclo di Dylan e scommetto che non sarò il solo a riviverla nella testa una volta chiuso l’albo. Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la capacità di sfruttare la cecità del DyD 350-001personaggio di Crispille per poterci far visualizzare le immagini che le sue dita le trasmettono, definite attraverso il tatto. Ambrosini coglie questa intuizione per caratterizzare l’interiorità della donna non vedente,  in modo molto più efficace di quando ci narra del suo passato, tanto da riuscire a far vivere Augustine quasi di riflesso. Il finale è uno di quelli aperti, a cui il caro Sclavi, venti e più anni fa, ci aveva abituato, solleticando le meningi un’intera generazione, senza spiegoni, lasciandoli eventualmente alla fantasia del lettore. Spero che anche le giovani meningi di oggi siano solleticate da questi finali.

Abbiamo davvero una storia oscura, non macabra o dark, ma dove il pessimismo la fa da padrone, con il suo autunno che pare essere perpetuo, con il suo sole sempre discreto che non illumina mai bene e lascia sempre ombre lunghe. Leggere un Dylan così ogni tanto, fa bene al cuore. Unica nota per me un po’ stonata di questa stupenda storia è forse Sherlock Bloch (dai che ormai lo posso scrivere tranquillamente, no?). Lo vedo troppo avventato, quasi irresponsabile in quello che fa. Che la pensione l’abbia fatto di colpo ringiovanire? Comunque storia straordinaria che merita di essere un numero celebrativo. Ad avercene di storie così per soli € 3,20.