Teresa Radice

Non Stancarti di Andare – Il valore di una testimonianza

Una premessa di metodo

Se volessimo affrontare Non stancarti di andare parlando del racconto di Iris e Ismail, della gravidanza di lei, del rocambolesco ritorno di lui dalla Siria durante i tumulti del 2013, delle ansie e delle paure, delle peripezie tra jihadisti e scafisti, parleremmo di un bel fumetto, disegnato superbamente, ma fin troppo prolisso e forse eccessivamente sentimentale.
Il punto però è che l’ultima opera di Teresa Radice e Stefano Turconi non è solo la storia di Iris e Ismail e parlare di questo volume come fosse una cronaca di eventi farebbe un enorme torto al lavoro dei due autori. Non si possono recensire i fumetti (o nessun’altra opera se è per questo) utilizzando sempre lo stesso metodo, affidandosi a un modello esterno al testo, immutabile e applicato da chi scrive e legge. Si deve affrontare il testo per quello che è e non per quello che noi pensiamo dovrebbe essere: il metodo è imposto dall’oggetto.
Detto questo è palese che, in senso stretto, non sono io il destinatario dell’opera, e non lo è nessuna delle persone che hanno acquistato o acquisteranno il volume. Il destinatario è uno solo, come succedeva con le opere d’arte nei secoli passati qui c’è un unico committente, e Teresa e Stefano ce lo dicono subito: “Questa storia è per Mickey Cuorcontento”.
La dedica iniziale è ben più del classico ringraziamento che si trova in apertura di un libro ma una vera e propria dichiarazione di intenti. Non stancarti di andare è un lascito al proprio figlio. Un’eredità.
Questo, ovviamente, non vuol dire che il volume non possa essere apprezzato da chiunque non sia Mickey Cuorcontento, tutt’altro.

Una questione di stile

Si nota subito che in Iris, Ismail e in tutti i personaggi risuona una parte degli autori stessi, c’è il desiderio di mettere sé stessi dentro l’opera e per farlo i due hanno operato una considerevole ricerca formale e stilistica. Tutto è calibrato in funzione di un’educazione al bello.
Stefano Turconi sfoggia, e forse approfondisce, tutto il suo bagaglio tecnico: ci sono i toni seppia per la sequenza silente iniziale, c’è l’uso teatrale delle luci, c’è il pastello a grana grossa per i ricordi e lo sketch confuso per descrivere il caos generato dall’arrivo dei jihadisti. Ogni vignetta è pregna di narrazione, persino le campiture nere hanno una consistenza materiale. Lo stile “cartoon” di scuola disneyana non snatura il realismo della vicenda ma la sublima in un racconto credibile fatto di personaggi in cui riconosciamo una parte di noi o di qualcuno che conosciamo intimamente e la recitazione dei suddetti è talmente efficace da ridurre ogni distanza tra il lettore e la storia. Chi legge si trova all’interno di un racconto vissuto quasi in prima persona.

Una testimonianza

In maniera polifonicamente complementare, Teresa Radice intesse un arazzo fatto di parole studiate con cura ed espresse con forme diverse: racconti, dialoghi, lettere, litigi, documentari, libri e diari; mille storie come mille trame che si incrociano e si legano tra di loro fino a mostrarci una visione del mondo unica, inclusiva, ecumenica e assolutamente interessante. Questa è una “storia che è più di una storia”: conosciamo la figura di Padre Saul, sempre raccontata da terzi e mai mostrata, e la sua influenza nelle vite di tutti gli attori in gioco, leggiamo le lettere di Iris indirizzate al nascituro, scopriamo lentamente le storie di Maite, Tiz, Lucio e di tutti quei personaggi che incrociano più o meno brevemente le strade dei nostri protagonisti. Ogni personaggio è raccontato a partire dalla sua maschera, quella che tutti indossiamo e utilizziamo per dare la prima impressione, per poi scavare meticolosamente e mostrare gradualmente le sfaccettature che compongono la personalità di ogni singolo individuo. Un processo conoscitivo simile a quello che affrontiamo ogni volta che ci facciamo un nuovo amico.
Il senso di familiarità che si instaura con questi nuovi amici fa sì che il sermone di Radice e Turconi non scada nel predicozzo moraleggiante ma sia di fatto una testimonianza ed è in queste occasioni che il racconto si trasforma in esperienza.
È per questo motivo che, sebbene la storia non sia scritta per noi, Non stancarti di andare è una storia adatta e consigliabile a tutti.

Angoulême 2016 – parla Tunué

Comunicato Stampa

Ogni anno è sempre una grande emozione, si parte con molte aspettative, desideri, proposte e progetti. Il Festival Internazionale di Angoulême 2016, la più importante manifestazione d’Europa dedicata al mondo del fumetto, è ricco di soddisfazioni per la Tunué. I motivi sono diversi, primo fra tutti la candidatura del graphic novel Viola giramondo di Stefano Turconi e Teresa Radice alla Sélection Jeunesse, a cui corrisponde il Premio come Miglior fumetto per ragazzi! Il graphic novel è stato tradotto in Francia dalla Dargaud con il titolo di Violette autour du monde, in tre volumi cartonati.


Candidato anch’esso alla Sélection Jeunesse Jeremie Moreau, disegnatore del graphic novel La scimmia di Hartlepool (premio  speciale della Giuria ai Gran Guinigi 2015 di Lucca Comics), con il nuovo Tempête au haras, scritto da Chris Donnerper. Per la manifestazione francese, l’enfant prodige del fumetto ha realizzato addirittura la clip animata, trasmessa da tutti i canali televisivi transalpini.

Anche Nob con Dad #1 è in lizza ad Angoulême nella medesima categoria. Avete imparato a conoscere l’autore francese grazie ai graphic novel Tipitondi che narrano le agresti vicissitudini di Mamette ( volume 1 Vita di campagna; volume 2 La strada più lunga).

 

La Tunué sarà presente al festival ospite della Regione Lazio, all’interno di uno spazio espositivo istituzionale presente nell’area “diritti internazionali”. Con una produzione ormai attestata  oltre la soglia dei 30 titoli l’anno, e potete scommetterci che il nostro obiettivo sarà far conoscere le Storie di Tunué agli editori europei, soprattutto quelle firmate da autori italiani!

Sembra ieri quando nel lontano gennaio 2005, zaino in spalla, Emanuele Di Giorgi, Concetta Pianura e Massimiliano Clemente partirono da Latina alla volta della Francia, novelli editori  a caccia di autori internazionali da pubblicare. Ma è proprio ad Angoulême che scoprirono Paco Roca e ne rimasero folgorati. Tutto  iniziò da lì.

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A distanza di undici anni Tunué è diventata una casa editrice con un catalogo straordinariamente variegato, una scuola di fumetto, un enorme contenitore di eventi e iniziative culturali, collane eccellenti quali Tipitondi, Romanzi, Mirari.

Per tutti coloro che avranno il piacere di visitare la manifestazione ecco dove trovarci: dal 28 al 31 gennaio, Area diritti internazionali, stand RL05, 71 Rue Hergé 16000 Angoulême – Francia

Viola Giramondo – un piccolo capolavoro

Inizio dell’estate a Parigi, mancano pochi giorni in verità, e la giovane Viola Vermeer si sente molto, molto a disagio a dover frequentare la scuola in questi giorni di luce e calore, con tante cose da vedere e da conoscere. Non vorrebbe davvero essere seduta in quel banco, in quella classe di ragazzine per bene, con quell’insegnante con la puzza sotto il naso: sa di essere diversa da loro e ne soffre un po’, ma allo stesso tempo è orgogliosa di far parte de Le Cirque de La Lune, di essere figlia di un distratto entomologo e della Donna Cannone, di avere una famiglia numerosa, formata dagli artisti del Circo, che parlano lingue diverse, ma che si vogliono bene e che si aiutano a vicenda. Dovrebbe resistere e frequentare le lezioni regolari, come vorrebbe il suo papà, ma curiosando tra le strade parigine si fanno tante scoperte eccitanti, e tanti incontri, come quello con Henri de Toulouse-Lautrec!

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Ecco la premessa a una delle recensioni più difficili che mi sono trovata a scrivere a finora. Colpa mia, comunque, perché innamorata della copertina ho richiesto accoratamente di affidarmela e mi sono trovata di fronte a una delle opere a fumetti più belle che ho letto da tanto. E quando una cosa ti piace, diventa complicatissimo parlarne obiettivamente. E se poi l’opera stessa è solo fintamente semplice, diventa impossibile. Dovrei scrivere almeno tre pagine. Non si può. Perciò cerchiamo di fare ordine.

Viola Giramondo è un’edizione Tipitondi della Tunué, sceneggiata da Teresa Radice e disegnata da Stefano Turconi, coppia nella vita e nel lavoro, che i lettori di Topolino conosceranno già bene. Infatti i disegni hanno la marcata impronta della scuola disneyana, con fisionomie caricaturali, tratti arrotondati ed estremamente piacevoli, caratterizzati con maestria: dopo qualche pagina letta, ti accorgi che non potevano essere diversi da così, qualsiasi altro stile non si sarebbe adattato alla storia, non l’avrebbe completata come fanno questi. Quindi sono perfetti. Lo stile della colorazione è correlata al disegno, dal tono al tratteggio che ricorda il pastello, quella che verrebbe definita una colorazione da bambini, ma solo in apparenza, naturalmente, ma che io definirei vivace, evocativa, estremamente vitale.

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La storia è delicata e complessa allo stesso tempo: sono tre racconti, collegati a tre stagioni, estate, autunno e inverno, e ogni storia vede la piccola protagonista Viola alle prese con qualcosa da imparare e con qualcuno da conoscere, in una città e una realtà differenti. Come dicevo, a Parigi Viola incontra Toulouse-Lautrec e capisce cos’è la pittura e l’arte delle immagini; lungo il tragitto sulla costa est degli Stati Uniti Viola incontra Antonin Dvořák e tutto il racconto è impregnato di musica e melodie; infine nel lungo viaggio verso il Tibet Viola conosce i libri e la letteratura, la meraviglia della parola che fa sognare e trasporta in mondi inimmaginati. Mentre la ragazzina impara qualcosa dai suoi incontri, anche gli altri imparano tanto da lei a dal Circo, in un equo rapporto di scambio esperienziale. È dunque un racconto sulla crescita, sulla formazione di una giovane anima a contatto con il mondo, con la fortuna di averne già una parte come famiglia. Il Circo è pieno di buoni sentimenti, di vitalità, di altruismo, ma fuori ci sono anche cose tristi, come il sentirsi esclusi, il dover dire addio a qualcuno, perché deve vivere la sua vita o perché la sua vita è conclusa (ma chiediamoci anche perché manca proprio il racconto sulla primavera…).

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E non pensate di trovarvi solo questo: ogni pagina è colma di elementi, rimandi, parole, citazioni (pensate a quante strade si aprono davanti al nome di Viola), pensieri e tanto altro, in uno scenario sempre bellissimo, divertito, divertente, leggero e incredibilmente colmo, con una scrittura sapida, ricca di contenuto, che rivela tante delle sue fonti nei ringraziamenti a fine volume. Leggendolo non ci identifichiamo tanto con Viola quanto con le sue esperienze, che sicuramente hanno toccato anche noi: quello che questo volume rappresenta, secondo me, è la speranza, non quel concetto lacrimevole associato alla religiosità, ma la speranza del mondo, la convinzione cioè che ancora ci possiamo stupire, esaltare, dispiacere, piangere e amare la vita, su questo mondo, e sentirlo come qualcosa di bello.

Vedete, è troppo difficile parlarne senza poter commentare pagina per pagina, ci sono così tante cose da dire che non si riesce a soddisfarle. Facciamo così: compratelo e leggetelo, mi capirete.

E sicuramente mi capiscono le eminenze grigie del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême che lo hanno appena candidato nella Sélection Jeunesse!