Superman

Back to Basics – Superman

In questa rubrica andiamo a rileggere i primi albi di personaggi storici, per scoprire qual era il loro concept iniziale, e quanto siano cambiati nel tempo. Dopo il primo articolo, che si è occupato dell’Uomo Ragno, saltiamo nel lontano 1938 a dare uno sguardo al capostipite del genere supereroistico, il Superman di Jerry Siegel e Simon Shuster!

Andare a leggere i primi 4 albi di Action Comics, la collana antologica che ospitò, nel lontanissimo 1938, le prime storie di Superman, è stato un vero e proprio viaggio nel tempo, e un’esperienza da fare. Certo, forse è più facile inventare su due piedi una macchina del tempo, piuttosto che reperire quegli albi in una forma decente!

Così, mentre le potenze Europee, a Monaco, si mettevano a novanta gradi davanti all’espansione territoriale di Adolf Hitler, negli Stati Uniti due giovani autori di origini ebree davano il via alla prima tessera di un domino che avrebbe portato miliardi di dollari nelle tasche di un sacco di gente, tranne che le loro. Scopriremo che furono capaci, in anni duri, di proporre storie coraggiose, rivoluzionarie e senza tempo; e che il Superman che ne esce fuori è un eroe molto diverso da quello che molti immaginerebbero.

Cominciamo da Action Comics #1, l’unico di questo periodo che sia mai stato tradotto in italiano: le immagini qui riportate sono tratte dal numero 14 dei Classici del Fumetto di Repubblica (ah, la vecchiaia!)

Le origini del personaggio differiscono da quelle che conosciamo per alcuni passaggi fondamentali.

Niente famiglia Kent: il piccolo Superman viene raccolto da un motociclista di passaggio, che lo smolla in un orfanotrofio. Lì dimostra subito la sua straordinarietà, che gli deriva da milioni di anni di evoluzione in più rispetto alla nostra: i suoi superpoteri sono molto più terra terra di quelli a cui siamo abituati.

Niente vista calorifera, soffi congelanti o volo. Superman è forte, veloce e dotato di una moderata invulnerabilità (ma guai a farsi beccare da un proiettile esplosivo!). Come che sia, Clark Kent (non ci viene data alcuna spiegazione del perché l’alieno abbia questo nome) decide di mettersi un costume.

Bisogna notare la scelta delle parole: Superman non è il difensore dell’umanità, o del pianeta Terra, ma il difensore degli oppressi (oppressed, in originale). Come direbbe Moretti, le parole sono importanti, e questa non è scelta a caso. Il temine oppresso non è neutrale né indica i deboli in generale: indica una categoria di persone che, secondo il dizionario Gabrielli, è «sottoposto ad angherie, chi è costretto a subire vessazioni, a sottostare al più forte: la liberazione degli oppressi». È un termine eminentemente politico e morale (il Catechismo cattolico parla della oppressione dei poveri come il secondo dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio). Sono oppressi i popoli, nella loro libertà e nella loro felicità.

Questi ragionamenti li facciamo a ragion veduta e con il vantaggio dello spoiler, visto che abbiamo già letto i numeri successivi: ma lasciamo che siano Siegel e Shuster a spiegarci cosa intendono.

In prima battuta, troviamo Superman animato da una furia di giustizia molto poco politicamente corretta. Il nostro arriva nei pressi di una lussuosa villa tenendo prigioniera una figura di cui non sappiamo ancora niente.

È la villa del governatore, con cui Superman ha fretta di parlare. Il maggiordomo gli intima di tornare il giorno dopo, ma Superman è categorico e irruento.

Sottolineiamo che stavolta il maggiordomo non è l’assassino: è un maggiordomo, e basta. Superman ha ben poco bonton, e pochissimo rispetto per la proprietà privata.

Alla fine scopriamo qual è il motivo di tanta fretta: da qualche parte un innocente sta per finire sulla sedia elettrica. La persona che Superman portava all’inizio della scena era il vero colpevole, e solo il governatore poteva fermare l’esecuzione in tempo. Il ritratto che ne emerge è quello di un eroe dai modi spicci, in qualche modo rude, per niente incline al sorriso. Le ombreggiature di Shuster danno un tono estremamente dark alle tavole, riempiendo le vignette di un’oscurità avvolgente.

Il caso di cui si occupa in seguito è ancora più emblematico dell’estrema modernità del pensiero di S&S. Al Daily Star, Kent riceve una segnalazione (sospendiamo l’incredulità, è pur sempre il 1938):

È un affare da Superman? Sicuramente, ma la cosa non è affatto scontata. La cultura maschilista negli Stati Uniti era, a quell’epoca, granitica, e molto più capillare di quella altrettanto detestabile del segregazionismo razziale.  Che picchiare la propria donna fosse un’azione sbagliata non era propriamente pacifico, negli Stati Uniti di quel tempo. S&S, fanno una vera e propria dichiarazione politica nelle seguenti vignette.

Le donne appartengono alla categoria degli oppressi: quanto è attuale questa considerazione?

D’altra parte il femminismo di S&S è evidente anche dal personaggio di Lois Lane, che nasce in questo stesso primo numero. Un personaggio che, per l’epoca, e per la concezione della donna, è davvero un pugno in faccia al sentire comune.

Già il fatto che Lois sia una donna che lavora in un giornale, piuttosto che una moglie e madre e casalinga, è una dichiarazione d’intenti. Pensate alla svenevole e irritante Sue Storm di vent’anni dopo di Stan Lee per capire la differenza: Lois è ironica e forte, e quando accetta l’invito di Clark lo dimostra con poche efficaci battute.

In seguito un paio di tipacci le mettono gli occhi addosso e Clark è costretto a fingersi debole per proteggere la sua identità segreta (il perché di questo comportamento ce lo racconta Bill in Kill Bill parte 2):

Lois si toglie dagli impicci da sola, mollando uno schiaffone e andandosene guidando la macchina (da donna emancipata qual è). I cattivoni se la prendono e la inseguono, e lì interverrà Superman sbatacchiandoli un po’.

Non so voi, ma io mi sono innamorato di Lois Lane.

Sempre nello stesso numero, Clark scopre un senatore che si fa corrompere da un individuo per votare una non precisata legge che riguarda una piccola guerra tra due paesi sudamericani.

I metodi di Superman sono molto meno diretti di quanto siamo abituati. Agisce nell’ombra, non disdegnando di utilizzare l’inganno e la coercizione. Scopre così che il corruttore è un fabbricante di munizioni che vuole vendere e guadagnare denaro. La soluzione che adotta quel Superman lì è sorprendente e assolutamente non aderente a quello che conosciamo oggi.

Le prossime vignette sono tratte da Action Comics #2, tratte dal volume celebrativo del 75 anniversario della nascita di Superman, gentilmente fornitomi dal Direttore. Tenteremo una traduzione amatoriale per i non anglofoni.

Vedi quella nave? È la Baronta. Domani parte per Santo Monte (il paese sudamericano in guerra). Se non ti trovo a bordo domani, giuro che ti troverò in qualsiasi buco ti andrai a nascondere e strapperò il tuo cuore crudele a mani nude!

Superman fa irruzione a casa del magnate delle armi e lo costringe a imbarcarsi per il paese in guerra, utilizzando un linguaggio crudo e minacce orrende. Che intenzioni ha?

Il miliardario si porta dei mercenari, con l’ordine di far fuori Superman. Non serve che vi dica che fine faranno. La nave approda a Santo Monte e Superman chiarisce finalmente il suo intento.

“Cosa mi farai?”
“Niente, se ti arruolerai nell’esercito di Santo Monte”

Superman costringe il miliardario ad arruolarsi, e per controllarlo si arruola a sua volta.

Superman: “Quello che non capisco è perchè fabbrichi munizioni quando questo comporta la morte di migliaia di persone”
“Le persone sono gratis… le munizioni hanno un prezzo!”

La risposta del miliardario è terribile. È la risposta di chi valuta il bene e il male in base al guadagno che ne ottiene. È una risposta così universale e così attuale da mettere i brividi; è un’idea di mondo abominevole ma dominante, e Superman sa bene che non si può abbattere a pugni. Egli escogita l’unico piano che può funzionare: la conoscenza. Porta il miliardario sotto le bombe, facendogli conoscere, vedere, e toccare ciò di cui è causa.

1 – Did. “La colonna di soldati si appiattisce a terra, per evitare i frammenti”
2 – “Questo non è un luogo per persone sane! MORIRÒ!”
3- “Capisco! Quando è la tua stessa vita in pericolo, il punto di vista cambia, eh?”

Superman si prende la briga di risolvere un altro paio di questioni (una delle quali, al solito, coinvolge il mio nuovo amore, Lois Lane) e poi torna a vedere cosa fa il nostro miliardario.

“Fammi tornare negli Stati Uniti! Ho imparato a odiare la guerra!”
“Ok, ma devi smettere di fabbricare munizioni”
“D’ora in poi, la cosa più pericolosa che fabbricherò sarà un fuoco d’artificio!”

Ebbene, Superman non ha reagito alle conseguenze di una guerra, ma, in sostanza, l’ha sventata. Egli ha individuato nei soldati, e nei civili innocenti, gli oppressi che ha giurato di liberare e, con metodi poco ortodossi che comprendono il sequestro di persona e la minaccia, ha ottenuto giustizia. Non la giustizia di un tribunale, ma una forma di giustizia ancora più alta.

Porca la miseriaccia, quando abbiamo intrapreso questo viaggio nel passato, credevamo di annoiarci a leggere storie datate e banali. Queste storie meriterebbero un’edizione di lusso. Purtroppo questa edizione non c’è, e il prossimo (e ultimo) albo che andremo a esaminare è tratto da delle scan di albi in pessime condizioni. Ci perdonerete, ma questa è, in tutti i sensi, archeofumettologia!

Nel numero in questione, al Daily Star arriva una nuova segnalazione: alcuni minatori sono rimasti intrappolati da un crollo della miniera. Il dispositivo di allarme non ha funzionato. Kent si reca sul posto.

Kent si reca sul posto “travestito da minatore”. La scelta di non presentarlo in costume non può essere casuale: al di là del desiderio di anonimato, sembra anche questa una scelta politica di S&S: Superman non aiuta i minatori, ma prende le loro parti: c’è una bella differenza, come vedremo.

Fingendo di scivolare nel buco, Clark raggiunge i minatori e scopre cosa non va. Salvati i minatori, si presenta da uno di loro all’ospedale nelle vesti di Clark Kent.

“Noi sapeva che miniera non sicura già mesi fa… ma quando noi diceva a uomini di boss loro diceva: Non piace lavoro, Stanislaw? allora va’ via!”

Il minatore è un immigrato dell’est di nome Stanislaw Kober che non parla bene inglese. Le sue rivendicazioni sulla sicurezza del suo luogo di lavoro si sono scontrate con il ricatto più vecchio del mondo: vuoi lavorare, Stanislaw? Allora zitto.

Non vi ricorda qualcosa?

Kent va a parlare con il padrone della miniera.

Clark: “Sicuramente ora riparerete i malfunzionamenti del sistema di sicurezza”
Boss: “Non ci sono pericoli per la sicurezza nella mia miniera. Ma anche se ci fossero… e quindi? Sono un uomo d’affari, non un operatore umanitario”

Siamo alle solite, a quanto pare. L’arcinemico di Superman? Altro che Lex Luthor. Dategli voi un nome, a noi ne vengono un paio, ma meglio tacerli.

Quello che accade dopo è degno di un film di Bunuel. Kent si ritraveste da minatore e, quella notte, fa irruzione a casa del miliardario, che sta tenendo una festa. Si fa beccare e, alla domanda sul perché sia entrato, risponde:

“Belle donne… tanta musica… ricca festa… ho letto di queste cose… stanotte voglio vederle con i miei occhi”

Sembra un lunatico, Clark, mentre interpreta il minatore che sogna di fare la vita dei ricchi, e che infrange la legge anche solo per vederla una volta nella vita. Qui il boss ha un’idea, per ravvivare la festa che iniziava a languire. Inizia un discorso che, per come è pronunciato, da chi, in che occasione, e perché, mette i brividi addosso.

“Alla vostra destra, gente, vedete un minatore arrivista che per poco non si fa pestare dopo aver tentato di vedere come vive l’altra metà del mondo. Sulla sinistra, mio ottuso amico, un gruppo di bellimbusti la cui sola attività nella vita è cercare nuovi modi per evitare la noia”

S&S non scrivono queste cose a caso: accentuare la divisione in classi, e mettere Superman nella metà dei poveri, dei derelitti, degli oppressi è il motivo per cui producono questo fumetto.

E per la gioia di tutti gli astanti, l’uomo propone di finire la serata tutti in miniera, e fare per divertimento quello che ad altri è costato la vita. Superman, ovviamente, accetta.

Dopodiché, indovinate un po’?

Fa crollare la galleria. Le scene di panico tra i debosciati ricconi si sprecano.

Non serve la traduzione, vero? Al miliardario viene in mente un’idea: il segnale d’allarme! Lo stesso che, ovviamente, non funziona a causa del fatto che lui è un uomo d’affari, non un operatore umanitario.

Cosa resta da fare?

Scavare, ovviamente. Ma è inutile, la roccia è troppa, anche se i minatori stessi, dall’altra parte, senza pensare a chi e perché, fanno quello che sanno fare: scavano per salvare vite (mi chiedo se S&S si siano ispirati a Germinal, di Emile Zola… e il fatto che questo fumetto mi faccia fare domande del genere è un sogno).

Se solo potessi tornare indietro” afferma il boss nell’ultima vignetta, quando ha capito che morirà, “non avevo mai capito-capito davvero-quello che questi uomini devono fronteggiare quaggiù!

Questo basta a Superman.

 

“È quello che aspettavo di sentire”

Superman libera tutti, e il boss, che ha davvero compreso, investe pesantemente sulla sicurezza, e gli stipendi, dei suoi minatori. Lo vediamo sorridere, alla fine, ed è un sorriso genuino, il sorriso di chi ha capito qual è la cosa giusta.

Qui concludiamo il nostro viaggio nel Superman delle origini. Action Comics tra qualche mese compirà l’invidiabile traguardo di 1000 albi: cosa resta oggi di questo Superman, difensore degli oppressi? Poco, purtroppo, troppo spesso occupato a combattere nemici immaginari come intelligenze artificiali, geni del male, alieni distruttori e bizzarri doppelganger, e troppo raramente con nemici reali come la disuguaglianza, la brama di denaro, l’ingiustizia. Oggi lo vediamo utilizzare mille poteri, raggi ottici e volo alla velocità della luce, e non più l’educazione all’empatia, per quanto un po’ violenta. Però comprendiamo perché allora fu un successo straordinario, oltre ogni possibile previsione; è quello che accade quando i fumetti sono stupendi e parlano di grandi ideali: persino nel 1938.

 

 

Superman: Alieno americano – La genesi del primo supereroe

Copertina di "Superman: Alieno americano" di Max Landis.Cosa sia Alieno americano potrebbe essere riassunto in poche parole; anzi, una per la precisione: “origini”.

Avete presente le origini di Superman, no? Krypton esplode… bimbo sul razzo… due terrestri lo trovano… Ecco, queste origini mettetele da parte. Max Landis ci parla di come un ragazzo diventa Superman, la genesi vera e propria di quello che è il primo dei supereroi.

Già dal titolo abbiamo qualche indizio sulle tematiche trattate. L’accostamento di “alieno” e “americano”. Quasi un ossimoro. E infatti tutta l’opera, composta da sette capitoli, si sviluppa su questa soltanto apparente dicotomia.

Clark è un ragazzino come ne esistono a milioni, ma ha dei superpoteri. Clark vola e i genitori non hanno idea di come crescere un ragazzetto così. Nessuno ce l’avrebbe. Clark è un adolescente che ha le sue cotte. È un giovane uomo che si trasferisce nella grande e sporca città, dopo aver vissuto nella (relativa) tranquillità di Smallville. Clark è prima di tutto un Eroe, che grazie ai consigli giusti diventa “Super”.  È una persona che commette degli errori, che si pente e che chiede scusa. È a tutti gli effetti la razza umana al suo meglio.

E allora, perché “alieno”? Perché lui non è umano, in fin dei conti. Finge di essere come noi, ma è molto di più. È un dio del Sole destinato a guidare una generazione di supereroi. E tutto il mondo lo teme. Può alzare facilmente un’automobile sopra la sua testa, scagliarla nello spazio. Potrebbe conquistare la Terra in una giornata, se volesse. Ma… lui è Superman. Anzi, Clark Kent.

Illustrazione di "Superman: Alieno americano" di Max Landis.Ecco, in questo volume leggerete prima di tutto dell’uomo e poi del superuomo sotto la grande “S” rossa. Leggerete di  come impara a controllare i suoi poteri, di come Smallville sia un nido accogliente e consapevole, di come Metropolis lo sia molto di meno. Leggerete delle prime amicizie, degli amori e delle persone che più in avanti entreranno nella vita del protagonista.

In più, come se tutto ciò che ho scritto sopra non bastasse, ci sono le (scontate) apparizioni di “colleghi” (o futuri tali) e cattivi. Un Batman pragmatico pronto a tutto per portare avanti la sua crociata, un Oliver Queen visto prima e dopo la tragedia che gli cambierà la vita, un Lex Luthor nella sua giovinezza, ma spietato come non mai.

E se in queste parole scritte sentite ci sia dell’amore (e spero di sì) è perché questo volume trasuda amore per questi personaggi  da ogni poro, dalla scrittura alla parte grafica, con disegnatori di livello assoluto che si danno il cambio numero per numero. Si parte da Nick Dragotta (che ho però preferito su East of West), passando per il tratto sporco di Tommy Lee Edwards, a quello “cool” di Joelle Jones con i colori vivissimi e caldi, all’ormai riconoscibilissimo Jae Lee e il suo Batman simil-demoniaco, al tratto altrettanto riconoscibile di Manapul , reso ancor più bello dalle tinte pastello degne di un sogno. Infine troviamo Case che disegna uno dei capitoli più densi dal punto di vista emozionale, e Jock, che però continuo a preferire nelle copertine, dove il suo tratto febbrile è più contenuto.

Insomma, Alieno americano una lettura da avere se siete fan dell’Azzurrone, ma anche se non avete mai letto nulla di questo splendido personaggio. Dopo averlo letto, crederete che un uomo può volare.

Illustrazione di "Superman: Alieno americano" di Max Landis.

Batman v Superman – 30 minuti per capirne il senso

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Il mio approccio a un Cinecomic è sempre diviso fra tre specifiche entità che cercano di coesistere nello spazio di un semplice corpo, che, seppur massiccio, fatica a contenerle tutte.

Queste tre personalità, che per praticità chiameremo “Il lettore (di fumetti)”, “Lo spettatore” e “L’appassionato (di cinema)” si scontrano in più maniere e vanno a generare la somma di quello che sarà il mio giudizio finale del film, che oscilla fra due valori ben precisi: “Figata pazzesca” o “Cagata pazzesca”.

Purtroppo all’uscita dalla sala dopo la visione di Batman v Superman propendevo per il secondo giudizio.

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“Dai, ci sono delle scene molto belle prese pari pari ai fumetti”, diceva Il lettore;

“Bhe, la battaglia finale, con la schitarrata di Wonder Woman non è malaccio, ma lo scontro titolatorio del film dura appena 5 minuti, e si risolve con quella roba di Martha”, rispondeva Lo spettatore;

“Ragazzi, è un film osceno. Può passare magari la prima parte, in cui si ha un minimo di costruzione dei personaggi, ma per il resto accadono cose completamente a caso senza motivo. Si sono dimenticati di scriverlo“, sanciva, lapidario, L’appassionato.

L’uscita di una fantomatica Ultimate edition, con 30 minuti aggiunti al film, sembrava semplicemente l’ennesima trovata commerciale, vòlta solamente a riproporre lo stesso prodotto, magari con qualche scena meno edulcorata dal PG-13 americano. Questo fino a che non hanno iniziato ad uscire giudizi positivi in merito a suddetta versione, in cui sembrava che il film fosse rinato a nuova vita. Insomma, siccome una seconda chance non si nega a nessuno, soprattutto se si tratta di Batman e Superman, mi sono fatto regalare il Blu-Ray e me lo sono guardato nel fine settimana.

Mi libero subito di questo peso. Il film cambia completamente prospettiva, diventa godibile e quasi bello. Il quasi è obbligatorio, perché alcune cose comunque continuano a far storcere il naso.

La prima cosa che si nota è una coesione maggiore di tutta la storia e di tutti gli eventi che portano allo scontro fra le due icone fumettistiche. Laddove la versione cinematografica aveva subìto, evidentemente in fase di montaggio, alcuni tagli piuttosto bruschi che ne minavano la fruibilità e la comprensione, con l’aggiunta di queste nuove scene si coglie finalmente il senso di una storia ben strutturata, in cui tutto ciò (o quasi) che si vede su schermo vanta una genesi ben specifica e non appare stabilito dal mero caso.

Batman V. Superman: Dawn Of Justice

Come notato al cinema, la prima parte, per quanto mi riguarda, è quella meglio riuscita, in cui si vedono i personaggi interagire fra loro, in cui si dispiega l’approccio agli avvenimenti che coinvolgono Clark e Bruce. Il primo è più ancorato alla sua umanità, e sembra sempre alla ricerca dell’estrema dimostrazione di quanto si senta uomo. Nonostante i suoi super poteri, che lo rendono più simile a un dio che a un semplice uomo, è Clark quello che cerca di informarsi sul Bat-vigilante di Gotham, non Superman. E proprio a queste scene, maltrattate nella versione da sala, è stato dato più spazio, ossia alle investigazioni del reporter del Daily Planet, che nonostante sappia già chi si celi dietro la maschera, vuole capire il suo modus operandi e vuole smascherarlo come farebbe una persona comune.

Dall’altra parte troviamo invece Bruce Wayne, praticamente un uomo che è diventato tutt’uno con la sua controparte supereoistica, che quasi si dimentica di essere un essere umano prima di tutto. Lo stesso Alfred è costretto a ricordargli che piuttosto che Batman è Bruce quello che ottiene le informazioni che gli servono. A onor del vero non vengono aggiunte scene particolari per questo personaggio, ma già quanto si poteva vedere va in perfetto contrasto con il suo “nemico” Superman/Clark, in questa versione più che in sala.

Viene aggiunto qualcosa anche per il machiavellico Lex Luthor, il cui piano risulta sempre molto macchinoso, ma comunque acquista un maggior senso, almeno per quanto riguarda i vari passi orchestrati, anch’essi troppo difficili da capire e seguire sul grande schermo. Luthor rimane sempre poco convincente nelle sue motivazioni, anche se possono trovare un maggiore riscontro nel complicato rapporto con il padre, nonostante questo sia appena accennato anche nella Ultimate edition.

lex

Chiariamoci bene: Jesse Eisenberg è davvero molto bravo. Ma il Lex che ha interpretato rimane sempre troppo sopra le righe, rischiando di sfociare nella facile macchietta. Volendo azzardare, si potrebbe dire che il suo Lex prende parecchio spunto dal Joker, ma dato che in questo universo cinematografico il Joker verrà introdotto con Suicide Squad non si capisce perché il personaggio di Luthor abbia subito questa deviazione.

Purtroppo quanto viene migliorato da questa edizione non basta per riparare alcune orribili macchie, su cui è impossibile chiudere un occhio: Lois Lane rimane sempre fastidiosa e protagonista di alcuni momenti “What the fuck?!” in cui sembra avere la stessa ubiquità e il super udito di Superman; Doomsday sembra ancora fatto con gli effetti speciali presi al discount de Il signore degli anelli; e poi Martha.

Martha rimane semplicemente assurda come la prima volta. Badate bene, una motivazione la si può sempre trovare, forse anche più di una:

  • Il riscatto di Bruce che finalmente può “salvare” i suoi genitori, salvando la mamma che per omonimia gli ricorda la propria;
  • Il ritorno all’umanità di Batman, che fino a quel momento ci viene presentato come una entità puramente vendicativa;
  • La presa di coscienza che nonostante la sua natura semi-divina Superman è più che altro un essere molto umano, e non un dio capriccioso, quindi meritevole di essere risparmiato.

Fatto sta che tutte le motivazioni purtroppo non bastano a giustificare quella immensa vaccata. E questo è un dato di fatto.

Probabilmente se siete fra i detrattori più accaniti di questo blockbuster non vi basterà quanto di buono si aggiunge in questa Ultimate edition, ma se come me eravate usciti dispiaciuti e innervositi per questa sprecata occasione, vi consiglio caldamente di recuperare la versione casalinga del film, perché sono sinceramente convinto che poi lo vedrete con occhi diversi.

Una nota a margine di demerito bisogna farla alla Warner Bros. che ha imposto evidentemente il taglio della versione cinematografica per stare entro le 2 ore e 30′, quando con appena 30 minuti in più (che non si avvertono minimamente) avrebbero portato al pubblico pagante un film sicuramente più rifinito e curato, di sicuro maggiormente apprezzato da pubblico e critica.

 

Il Dc Rebirth a luglio

Dopo l’appuntamento del mese scorso, torna la rubrica sulle nuove serie targate DC Rebirth.
Dopo un mese a che punto siamo?
Le trame per molte testate cominciano a dipanarsi e la scelta di avere diverse di queste a cadenza bisettimanale sembra stia pagando.
Il mese di giugno ha infatti portato i primi responsi per le vendite. Nella top ten troviamo ben sette serie DC, di cui una è Master Race (giunta al quinto numero) del sempreverde Frank Miller (coadiuvato da Azzarello), che pure con diversi ritardi macina vendite su vendite.
Oggi appunto vi parlerò delle mie impressioni sulle testate che tutti aspettiamo in Italia, dopo aver letto praticamente tutto quello che la DC ha pubblicato fino ad ora dal Rebirth.

ATTENZIONE, POSSIBILE PRESENZA DI PICCOLI SPOILER!

batman2Partiamo dal supereroe senza dubbio più amato e atteso: Batman.

Attualmente lo si trova in pianta stabile solo nella testata omonima, scritta da Tom King, disegnata da David Finch.
Le cose per lui non si mettono subito male però. Ci sono nuove figure cui potrebbe fare da maestro, e la stessa determinazione di sempre nel cercare di salvare la sua amata Gotham, anche a costo della vita.
Però, come è giusto che sia, questo stato di semi-pace termina ben presto, quando qualcuno di nostra conoscenza fa il suo ingresso in scena.
Di davvero interessante ci sono potenziali rapporti da instaurare con i suoi nuovi pupilli, molto lontani dalla classica figura di Robin, ma non per questo preparati ad affrontare il crimine.
I disegni sono di David Finch, non proprio il mio preferito, diciamolo pure, però il suo tratto è mitigato da Jordie Bellaire ai colori che rende il tutto più piacevole alla vista.
In definitiva: è una serie che desta curiosità. Si lascia leggere con piacere, anche se parte con calma. Per gli amanti del Cavaliere Oscuro, sarà comunque bello tornare ad atmosfere più classiche, anche se con una spruzzatina di supereroismo in più.

superman-3Scendendo nella classifica delle vendite USA di giugno, troviamo Superman.
Qui la premessa è d’obbligo: l’Azzurrone non viveva un buon momento editoriale, almeno fino all’avvento del Rebirth. Diversi autori si sono messi alla prova con Supes, uscendone “sconfitti”. Poi è toccato a Peter Tomasi.
Uno che si sente nominare sempre poco. Non di certo una star acclamata dai fan.
Eppure, utilizzando un’idea tutto sommato “vecchia” (quella della famiglia), sta tirando fuori delle trame e dei concetti che non possono lasciare indifferenti.
Clark si trova ad essere diviso tra i suoi doveri di salvatore dell’umanità e quelli (persino più pressanti) di genitore.
Del comparto grafico, inutile parlarne: Patrick Gleason è una garanzia, e anche Jimenez, che lo ha sostituito nel terzo numero, non lascia per nulla a desiderare, anzi.
Dopo soli tre numeri questa serie mi ha fatto re-innamorare del personaggio ed è la mia preferita, attualmente.
Un acquisto obbligato, insomma.

 

ww3Infine, al nono posto della Top ten nelle vendite di giugno troviamo Wonder Woman, scritta dal capace Greg Rucka.
Per questa testata tirare le somme è più difficile, perché i primi due numeri rappresentano, in pratica, due numeri uno.
Il primo parla di una Diana che vuole riprendere in mano le redini del proprio destino, come avevo accennato anche nel primo articolo riguardante il Rebirth.
La seconda, invece, rinarra (per l’ennesima volta) le origini dell’amazzone. In particolare, questo numero offre un interessante spaccato sulla vita di Steve Trevor. Esistenza che, dopo l’incontro con Diana sarà per forza di cose totalmente diversa.
Il terzo numero, uscito il 28 luglio, mostra la prosecuzione della prima storyline, con l’Amazzone che ha finalmente modo di parlare con la sua amica/nemica, prima che le cose irrimediabilmente precipitino.
Anche in questo caso, i disegni affidati a Liam Sharp e Nicola Scott sono di un ottimo livello e senza dubbio rendono più agevole digerire le parti già viste, ma necessarie per imbastire le trame.
In particolare, le parti disegnate da Sharp nella foresta rendono l’ambiente realmente vivo e profondo, facendo davvero immedesimare il lettore, anche con l’utilizzo di una gabbia fluida e perfettamente funzionale alla trama.
Il motivo per cui però Wonder Woman è salita nei giorni precedenti alla ribalta è stata la querelle tra Rucka e l’artista delle variant cover Frank Cho che, a detta dello scrittore, fornisce una rappresentazione stereotipata e sessista dell’eroina.
Alla fine, Cho ha fatto le valigie e andrà via dopo sole sei cover prodotte.
Il fatto che la dirigenza DC abbia preso implicitamente le parti di Rucka e non di Cho, restando a guardare quest’ultimo andare via, dovrebbe far riflettere su quanto il progetto è tenuto in considerazione, soprattutto in vista del film di prossima uscita.

Per concludere, la trinità DC in queste prime battute del rilancio è molto bene rappresentata e vale senza dubbio la pena dell’acquisto.

Per le altre serie in uscita, appuntamento al prossimo articolo, in cui faremo un viaggio nella Velocità e tra le Lanterne!

Stay tuned!

Anteprima di Superman #1 (Tomasi, Gleason)

Tra due giorni, mercoledì 15 Giugno, la DC Comics farà uscire il primo numero del Superman dell’era Rebirth ad opera del team composto da Peter Tomasi e Patrick Gleason che già aveva ben figurato su Batman & Robin negli scorsi anni.

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Tomasi ha già traghettato Superman dal New 52 alla nuova era con il crossover Superleague (poi rinominato The Final Days of Superman). Qui vediamo in azione il “nuovo” Superman in una serie di tavole in cinemascope.

RW-Lion al Napoli Comicon 2016 – La strada verso Rebirth

Comunicato Stampa

Di seguito le novità di RW-Lion, anticipate durante il panel Il Ruggito Del Multiverso che si è tenuto venerdì 22 aprile nella sala Cartoni Magici del Napoli Comicon.

Tema dell’incontro è stata “la strada verso rebirth” con un occhio di riguardo le novità che ci faranno compagnia nei mesi di transizione verso Rebirth, il rilancio editoriale targato DC Comics previsto in America a giugno e a fine anno per Lion.


RwlionLa strada per REBIRTH procede infatti con due crossover che stravolgeranno lo status-quo della Bat-family e di Superman.

Il primo è la ROBIN WAR che tra luglio e settembre vedrà coinvolte le due testate dedicate al Crociato Incappucciato, ovvero BATMAN e BATMAN IL CAVALIERE OSCURO, e il mensile GIOVANI TITANI/CAPPUCCIO ROSSO, dove troviamo le serie con protagonisti i Robin del presente e del passato, a partire da ROBIN FIGLIO DI BATMAN. La ROBIN WAR vede Damian Wayne, Tim Drake, Jason Todd, Dick Grayson e il movimento giovanile noto come We Are Robin alle prese con un complotto ordito da alcuni membri della Corte dei Gufi che li porterà a combattere l’uno contro l’altro fino a un esito finale che avrà gravi conseguenze sulla Bat-family, e avrà inizio a luglio su BATMAN IL CAVALIERE OSCURO 45 per proseguire su BATMAN 51, GIOVANI TITANI/CAPPUCCIO ROSSO 27, BATMAN 52, BATMAN IL CAVALIERE OSCURO 47, GIOVANI TITANI/CAPPUCCIO ROSSO 28 e BATMAN IL CAVALIERE OSCURO 48, con un’appendice/tie-in su uno dei prossimi volumi di GOTHAM ACADEMY.

Superman invece sta per scoprire chi ci sia dietro gli eventi che hanno stravolto la sua esistenza (la perdita della maggior parte dei poteri, la rivelazione della sua identità segreta) in un lungo crossover che coinvolgerà i due mensili SUPERMAN e SUPERMAN L’UOMO D’ACCIAIO a partire da agosto fino a novembre, quando tutto troverà risposta in SUPER-LEAGUE, l’ultimo story-arc del primo degli eroi, che cambierà totalmente lo status dell’Uomo d’Acciaio in vista di REBIRTH. E stavolta saranno veramente cambiamenti epocali e radicali. Il crossover di ALBA SELVAGGIA inizierà ad agosto su SUPERMAN 52 e SUPERMAN L’UOMO D’ACCIAIO 28, per proseguire a settembre su SUPERMAN 53 e SUPERMAN L’UOMO D’ACCIAIO 29 e nei numeri dei mesi successivi.

Anche Batman, Wonder Woman, Flash e tutti gli altri eroi DC sono e saranno alle prese con eventi che modificheranno la loro situazione in vista di REBIRTH, in particolare la Justice League, visto che la conclusione della DARKSEID WAR in corso sulla sua testata avrà ripercussioni direttamente sul REBIRTH SPECIAL in uscita a fine maggio negli USA, l’albo che tirerà le fila di tutto quanto è farà da apripista per una nuova era dell’Universo DC.

Ma l’evento che ci aspetta più da vicino nei prossimi mesi è l’uscita del film dedicato alla SUICIDE SQUAD, che ha tra i protagonisti quella che a tutti gli effetti è diventata uno dei personaggi più importanti dell’universo DC: Harley Quinn. Come appena successo per Batman V Superman, molte iniziative sono all’orizzonte in vista del film. Per far conoscere la versione a fumetti, originale, dei personaggi del film al pubblico dell’edicola che normalmente non legge fumetti di supereroi, a luglio lanceremo una “miniserie” in formato bonellide, quindi 96 pagine in bianco e nero, dedicata ai principali protagonisti della pellicola. Il primo numero sarà dedicato alla Suicide Squad e alle sue origini, il secondo a Joker, il terzo ad Harley Quinn e il quarto ed ultimo nuovamente alla Squadra Suicida.

Le storie sono state scelte in modo da dare a tutti i lettori una panoramica sui vari personaggi senza dover per forza conoscere a menadito anni di continuity, e saranno sicuramente delle letture interessanti anche per i DC-fan di lunga data.

Per il pubblico delle librerie e delle fumetterie stiamo preparando invece alcuni volumi con le storie più recenti o famose sia della Suicide Squad che dei suoi membri.

Le due serie dedicate al super gruppo, SUICIDE SQUAD e NEW SUICIDE SQUAD, vedranno pubblicati un volume ciascuna con i primi story-arc, mentre Deadshot sarà protagonista di due volumi, uno (SUICIDE SQUAD PRESENTA DEADSHOT) con uno degli story-arc più classici del personaggio, alle prese con una figlia di cui non sapeva nulla, e uno con la recentissima miniserie SUICIDE SQUAD MOST WANTED dove divide il “palco” con Katana. Harley Quinn sarà invece protagonista del primo volume che raccoglie le più recenti storie apparse sul nostro mensile, che avrá una speciale anteprima per Etna Comics, dove saranno ospiti Jimmy Palmiotti e Amanda Conner, gli autori che hanno portato il personaggio alle vette di successo degli ultimi anni.

L’universo DC comprende però molti altri personaggi di rilievo, e nei prossimi mesi avrete modo di continuare a leggere le avventure dei Giovani Titani pre-nuovi 52 con il secondo volume di TITANS HUNT, scoprire la recente serie degli OMEGA MEN, che negli USA ha raccolto un nutrito e agguerritissimo numero di fan, e la nuova miniserie dedicata a SWAMP THING, scritta dal creatore del personaggio, Len Wein, e disegnata dal maestro del macabro Kelley Jones.

I grossi calibri tornano invece all’attacco con le riedizioni di due classici come SUPERMAN RED SON e BATMAN ANNO DUE, oltre che con l’edizione in volume del SUPERMAN UNCHAINED di Scott Snyder e Jim Lee, e con l ‘edizione italiana del volume più atteso della linea Terra Uno, quel WONDER WOMAN TERRA UNO realizzato da Grant Morrison e Yanick Paquette, dove lo sceneggiatore scozzese ha recuperato i concetti alla base della creazione del personaggio negli anni ‘40, e li ha fatti cesellare dal segno di Paquette, che ha realizzato uno dei sui lavori migliori.

Passando alla Vertigo, nei prossimi mesi continueremo a presentare le più recenti serie e miniserie proposte dalla storica etichetta. Dopo THE TWILIGHT CHILDREN di Gilbert Hernandez e Darwyn Cooke ci attendono CLEAN ROOM, un thriller horror ambientato nel mondo dei guru dell’auto-aiuto e dei libri per conoscere se stessi; ART OPS, la nuova serie disegnata da Mike Allred, con protagonista un ragazzo costretto a scoprire che fine abbia fatto sua madre e l’organizzazione che dirigeva, dedicata a proteggere le opere d’arte da forze oscure e minacciose, aiutato nell’intento da un gruppo di folli personaggi, tra i quali un tizio con superpoteri che scrive sitcom, un’icona della musica pop anni Ottanta e un prete punk; SLASH & BURN, la nuova serie di Si Spencer, autore di THE BODIES, con protagonista una ragazza che lavora come pompiere ma ha impulsi da piromane; THE SHERIFF OF BABYLON, che vede Chris Henry, un addestratore militare, unirsi a uno degli ultimi poliziotti presenti a Baghdad durante la Seconda Guerra del Golfo per scoprire chi sia l’assassino di uno dei soldati addestrati da Chris.

Ma la vera chicca, che sta per uscire negli USA e che da noi arriverà in inverno, è DARK NIGHT: A TRUE BATMAN STORY, realizzata da Paul Dini ed Eduardo Risso. Dini, tra le altre cose co-creatore di Harley Quinn, ci racconta come abbia superato le ferite fisiche e psicologiche di un’aggressione subita negli anni Novanta mescolando la realtà con le sue riflessioni e gli stati d’animo contrastanti, rappresentati utilizzando i personaggi che gli hanno fatto compagnia per una vita, prima come lettore poi come autore: Batman, Joker, Catwoman. Una storia appassionante, che fa riflettere ed emoziona, e che mette i personaggi dei fumetti sotto una luce nuova, utilizzandoli in un modo diverso da quanto fatto finora.

DC Comics: Super-League è già Sold Out

Sono usciti appena tre degli otto albi dedicati al crossover Super-League ma sembra che la DC Comics, una volta tanto, possa brindare al successo economico. Sembra infatti che Superman #51, Batman/Superman #31 e Action Comics #51 siano già esauriti e anche Superman/Wonder Woman #28, in uscita la prossima settimana, sia già sold-out.

Superman 51

Merito, sicuramente del buon lavoro di Peter Tomasi ma anche del lavoro di marketing che ha recentemente rinominato il crossover in The Final Days of Superman e utilizzando lo stesso logo che venne usato nel 92 per Superman #75 (quello della morte di Superman).

Si rafforza quindi l’impressione, non confermata ufficialmente, relativa alla prossima morte del Superman del New 52 che dovrebbe essere rimpiazzato dal Superman proveniente dalla continuity pre-Flashpoint.

Superman 02

Gli albi esauriti verranno ristampati riportando in copertina la dicitura Final Days of Superman e usciranno il prossimo 11 Maggio

The Final Days of Superman continuerà con Batman/Superman #32, Action Comics #52, Superman/Wonder Woman #29 per finire con Superman #52.

Superman_blood

 

VS! Recensori contro: Batman vs Superman

[Batman vs Superman è un buon film? È brutto? La WB guadagnerà un botto di soldi oppure usciranno “co’ le pezze ar sedere”? Nelle passate settimane ognuno ha detto la sua, soprattutto contro Snyder e il suo film. Francesco non è da meno ed è per questo che abbiamo deciso di assegnare al film un “difensore d’ufficio”. Cioè io (N.d.A. Andrea Gagliardi). Senza che Francesco ne sapesse nulla ovviamente…]

Batman vs Superman non è un film di supereroi [questo è il titolo usato da Francesco per la sua recensione]

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La realtà degli ultimi quindici anni circa è una specie di Paradiso Terrestre per il lettore di supereroi quarantenne. Finalmente il mondo si è accorto di come le storie dei “giornaletti” che loro si vergognavano a leggere sull’autobus fossero belle; i bulli ora si tatuano sul braccio gli stessi eroi che erano oggetto del loro scherno, e le fanciulle si (s)vestono proprio come quelle eroine che un tempo erano il misogino simbolo della solitudine del nerd.

"No, non te la do lo stesso. PErò se vuoi possiamo stare abbracciati tutta la notta a prlare di fumetti, sarà bellissimo lo stesso"

No, non te la do. Però se vuoi possiamo stare abbracciati tutta la notte a parlare di fumetti, sarà bellissimo lo stesso…

Ognuno dei lettori quarantenni di comics prova però una indefinibile sensazione di precarietà. Questa manna potrebbe finire da un momento all’altro, come accade con tutte le mode che agitano Hollywood. Così, ogni volta che esce un film di supereroi sono lì che lo aspettano al varco, scossi dal terrore che arrivi the Big Flop, il film che costerà tantissimo e incasserà niente, spingendo i notoriamente schizofrenici e superstiziosi produttori di Hollywood ad abbandonare la baracca e a dedicarsi a qualche altro genere.

Batman vs Superman: Dawn of Justice è percepito dalla platea di spettatori ex-nerd come il fiasco annunciato. Dopo la nostra visione possiamo tranquillizzarli.

No, Batman vs Superman non sarà un flop. Forse non incasserà miliardi di dollari, ma al pareggio ci arriverà. Questo accadrà grazie al Teorema Minaccia Fantasma, secondo il quale l’incasso di un film non dipende dalla sua qualità, ma da quanto è atteso.

E no, Batman vs Superman non è un brutto film di supereroi. Perché non è affatto un film di supereroi, a dispetto del titolo, dei personaggi, dell’ambientazione. Già in Man of Steel era evidente che Snyder non avesse la minima idea di cosa significhi fare un film di supereroi; in BvS la cosa diventa ormai palese.

Basta guardare a come è trattato il materiale di partenza per rendersene conto.

bat vs sup

Il film finge di trarre ispirazione da Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, dove il duello tra Bat e Supes è la sublimazione del confronto tra due ideologie diverse. Nel fumetto Superman viene forzato da Miller nella figura del soldatino schiavo dell’autorità, che serve all’autore soltanto ad esaltare per contrasto la sua idea di Batman come simbolo della libertà individuale. Questa chiave di lettura viene però disinnescata dal contesto di un film che è comunque un film di Superman, dove quest’ultimo dovrebbe essere l’eroe e fare una bella figura.

Questa imamgine credo sia un fake

Questa immagine credo sia un fake

Se però prescindiamo dalla lettura milleriana, che è talmente pro-Batman da essere totalmente traditrice della caratterizzazione di Superman, allora la letteratura dei due non ci offre nessuna scusa per vederli combattere. E infatti il film, non avendo scuse, ne inventa due o tre diverse che si affastellano sovrapponendosi: il destino, i sogni, il piano del cattivo, la diversità ideologica.

Se vogliamo essere rispettosi del mito del supereroe, e del mito di Batman e Superman, dobbiamo serenamente ammettere che i due potranno non essere amici, ma non saranno mai nemici.

Questo, però, non solo non è un film di supereroi, ma non è nemmeno un film di Superman e Batman.

Snyder non li ha proprio capiti, i personaggi. Nella sua mente si accostano a delle divinità greche e come tali li caratterizza. Gli dèi greci sono degli esseri semi onnipotenti ma completamente in balìa della propria emotività, come dei bambini senza controllo: ed è così che Superman e Batman si comportano per l’intera durata del film. Il regista non tenta mai nemmeno di farci simpatizzare con loro.

Superman non è quasi mai mostrato come un eroe, ma sempre rappresentato come un super. Nelle prime scene sembra quasi una forza della natura stupida e disinteressata, che ci ha ricordato il Magog di Kingdom Come, ovvero come il personaggio che per Waid e Ross rappresentava la corruzione totale del concetto di supereroe. L’unica scena in cui compie qualcosa di eroico è il salvataggio di una bambina da un incendio, che non a caso si conclude con folle adoranti che cercano di toccarlo e lo fissano come una visione mistica. Per il resto Superman si limita a compiere azioni incredibili e super, come trascinare enormi pesi e volare. Se deve salvare qualcuno, salva Lois, la sua donna, che tra parentesi si caccia sempre nei guai da sola. Non solo: la sua emotività adolescenziale è tale che, in un mondo dove tutti lo adorano (ma perché?) non è in grado di reggere qualche voce di critica: offeso, decide di mollare. Chi è questo? Può essere uno Zeus, un Apollo volitivo, ma non certo il magnifico Superman di cui hanno scritto autori come Byrne, Morrison o Waid.

"Quando tornate a casa, date fuoco al vostro bambino e poi ditegli: questa è lavisita calorifica di Superman"

“Quando tornate a casa, date fuoco al vostro bambino e poi ditegli: questa è la visita calorifica di Superman”

E Batman? Che ne è del più grande detective del mondo? Un uomo che rimprovera a Superman l’incuranza per i danni collaterali e poi combatte per le strade di Gotham utilizzando mitragliate. Nell’unica scena in cui dovrebbe fare la funzione dell’eroe, quando cioè libera le schiave nello scantinato, si ritrova a combattere contro la polizia. Ruba la kryptonite, spara con il mitra e si lancia in un folle inseguimento per le strade della città (ma come, non era per l’incuranza dei danni collaterali che biasimava Superman?). Il movente di tutte le sue azioni, alla fine, è quello di fare a botte con Superman e di vincere.

"Ti spiezzo in due" "Provaci"

“Ti spiezzo in due”
“Provaci”

Tutto è costruito nell’antitesi del genere supereroistico, in questo film. La ridicola risoluzione del conflitto arriva a peggiorare la situazione quando ci mostra i due capaci di cambiare repentinamente il proprio atteggiamento reciproco all’improvviso, come un bambino passa dal pianto alla risata. Giungono a fare le battutine ammiccanti tra loro, fino alla completa fiducia reciproca.

Quello che resta da chiedersi è se davvero la Time Warner intenda proseguire per questa strada. Il cosmo DC ha sicuramente una sua specificità che non può e non deve sovrapporsi a quello Marvel, e quindi il tentativo di creare una via-Warner all’interpretazione del genere supereroistico al cinema è sicuramente opportuna. Ma il tempo corre e la Disney-Marvel sta occupando assieme alla Fox tutte le caselle possibili: dalle interpretazioni più adulte del parco personaggi mutante, allo slapstick semi-adulto degli Avengers, così che alla DC non resta che immaginarsi in un contesto dark che, se può sembrare congeniale a Batman (quello di Nolan, però) o alla Suicide Squad (che rischia davvero di essere buono), non ha nulla, davvero nulla, a che fare con la Justice League.

Mi vato di avere una specie di "senso di ciofeca". Ebbene, i trailer di Suicide Squad non lo hanno fatto pizzicare. Che sia la volta buona che la Warer ne azzecca una? (I Batman di Nolan non valgono: qui stiamo parlando di cinema di supereroi)

Mi vanto di avere una specie di “senso della ciofeca”. Ebbene, i trailer di Suicide Squad non lo hanno fatto pizzicare. Che sia la volta buona che la Warner ne azzecca una? (I Batman di Nolan non valgono: qui stiamo parlando di cinema di supereroi)

Finora abbiamo visto la versione Snyder dei supereroi DC, e la speranza è che dopo questo film la stessa decida di sbarazzarsi di un regista che ha una volta in più dimostrato di non avere la minima idea di come trattare il materiale supereroistico. Batman vs Superman non sarà la pietra tombale del genere al cinema, ma difficilmente sarà la prima pietra dell’Universo DC nelle sale.

[E qui intervengo io (sempre Andrea) a gamba tesa come manco Mark Lenders quando vedeva le caviglie di Holly]

Ma siamo proprio sicuri?

In questa mia difesa del film è necessario fare una premessa: BvS non è un bel film. Ci sono tanti problemi, errori e confusioni varie nella sceneggiatura e nel montaggio e le obiezioni che pone sopra Francesco sono largamente ragionevoli e condivisibili ma…

Ma…

Ma è un brutto film come ce ne sono stati altri. Tanti altri. Tantissimi altri. Adesso qui un DC Fan qualunque, in un’inspiegabile escalation di partigianeria nei confronti di questa o quell’altra corporazione multimiliardaria, vi elencherebbe i Marvel Movies che fanno rigettare l’anima. Avrebbe ragione: sono tanti. Diciamo quasi tutti. Ma non è questo il punto.

Il punto è che questi enormi carrozzoni hollywoodiani non sono pensati per essere belli o brutti ma per fare soldi, ed è questo l’unico modo sensato per giudicarli alla fine. La gente che fa cinema è altra.

Ora io non voglio passare per uno spocchioso cinefilo che guarda i film cecoslovacchi con i sottotitoli in tedesco ma è indiscutibile che, di fronte ai quasi 800 milioni di dollari incassati fino ad oggi, nessun produttore della Warner (o Sony, o Disney, o fate voi) nutra il benché minimo interesse nei confronti della qualità.

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Ma neanche gli incassi sono importanti: o meglio hanno un’importanza molto relativa. Il target della Warner era di circa 900 milioni di dollari ma anche raggiunta questa cifra i ricconi di Hollywood si spartiranno sì e no un pacchetto di bruscolini a testa.

Allora qual è il senso nel fare tutta questa fatica per non incassare nulla?

Conoscete l’aneddoto di George Lucas che cede alla Fox tutti gli incassi del primo Star Wars in cambio dei diritti sul merchandising? E di come poi questi dirigenti della Fox abbiano passato i successivi venti anni a prendersi a calci nel sedere a vicenda?

Il più brutto film che la Disney Pixar abbia mai prodotto, ovvero Cars, ha incassato “solamente” 460 milioni di dollari in tutto il mondo. Per qualche inspiegabile motivo però la Disney ha prodotto ben tre (se contiamo anche Planes) seguiti ancora più brutti del primo, per un incasso totale di poco più di un miliardo e quattrocento milioni di dollari. Una schifezza insomma.

Cars merchandise

Indovinate quali sono i due film che hanno incassato i maggiori introiti dal merchandising degli ultimi anni? Esatto. Star Wars e Cars con rispettivamente 12 e 10 miliardi di dollari incassati. Per darvi un’idea il terzo film in questo senso è stato quello che v’ha stracciato i cosiddetti con Let it Go per circa due anni della vostra vita: Frozen con la miseria di 5.3 miliardi di dollari.

Ora avete capito quanto glie ne frega a quelli di Hollywood dei film e della qualità dei medesimi? Il punto è che BvS serve alla Warner per vendere i gadget (ed è il motivo per cui la Disney s’è comprata la Pixar, la Marvel e la Lucasfilm): questi non fanno film belli o brutti. Fanno film che vendono merchandising. Come Mastrota insomma, ma con gli effetti speciali.

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“Sette cinecomics a casa vostra e vi regaliamo una batteria di pentole!”

Di quanto questa operazione sia più o meno riuscita lo spiega bene Dario Custagliola nel suo blog: Pium Pium Boom.

Ma a noi che andiamo al cinema questa cosa non interessa. Giustamente. Noi vogliamo un bel film e basta.

Ma se avete capito quanto detto sopra capirete anche perché ci siano dei problemi in BvS: come dice Francesco la DC Warner deve posizionarsi in un mercato inflazionato e deve sbrigarsi perché è in ritardo rispetto alla concorrenza. Per questo motivo Goyer e Terrio (gli sceneggiatori) hanno dovuto forzatamente inserire elementi su elementi che hanno reso di difficilissima comprensione il film. Per fare un esempio: nella sala in cui ero io sono stato l’unico a riconoscere Flash nella scena del sogno/visione di Batman. E così anche tanta gente che pure conosce e legge i fumetti DC, quindi non spettatori occasionali, non l’ha riconosciuto.

Rassegnati Ezra non t'ha visto nessuno

Rassegnati Ezra, non t’ha visto nessuno

Tanta, troppa roba. Nel mondo degli sceneggiatori del wrestling (che ormai lo sapete che è predeterminato no?) chiamano questa situazione “infilare cinque kg di me**a in un sacchetto da un kg”. In questo senso è inutile prendersela con Snyder, Goyer, Terrio o con gli attori (questi ultimi parecchio bravi e dediti ai propri personaggi).

Ultima considerazione sul “non è un film di supereroi”.

Qui Francesco cade nella trappola del lettore/spettatore Marvel. Se c’è una differenza tra Marvel e DC è proprio nella concezione dei personaggi.

Alla Marvel ci si trova sempre di fronte a dei personaggi coerenti con loro stessi e che affrontano ogni cambiamento sempre in virtù di questa coerenza, per merito di generazioni di validissimi editor che hanno mantenuto un ferreo controllo sugli sceneggiatori. Tant’è che quando questo o quello scrittore Marvel tradisce un determinato personaggio la rabbia dei lettori è comprensibile e a volte anche giustificata.

Al contrario, alla DC Comics questo controllo è sempre stato molto più “libero” (nei limiti in cui una multinazionale ti lascia libero con la sua macchina per far soldi). Senza dover per forza mettere in ballo il post-Crisis e Frank Miller o Alan Moore basti pensare al Batman di Bob Kane e Bill Finger che diventa quello di Dick Sprang (con le macchine da scrivere giganti) e poi quello di Dennis O’Neil e Neal Adams. E tutto senza nemmeno un reboot!

Il punto è che i personaggi DC sono icone, degli archetipi, che da sempre vengono usate dall’autore di turno come più gli aggrada. Per cui l’obiezione che “Batman e Superman di Snyder non corrispondono a quelli del fumetto” è abbastanza risibile. Quale fumetto? Di che autore?

Batman Uccide

Che “Batman non uccide” dovevamo andarlo a dire anche a Bob Kane e Bill Finger (creatori del personaggio) quando lo ritraevano nell’atto di spezzare i colli ai poveri criminali.

Inizia Superleague: il crossover con Superman, Batman e Wonder Woman

Come già annunciato comincia questo mese il crossover Superleague che vede coinvolti i tre supereroi principali della DC Comics. Il progetto vede ai testi il solo Peter Tomasi a cui è stato affidato il delicato compito di traghettare la “trinità” dal New 52  all’imminente .

Si comincia con Superman #51

Superman 51

Questa la sinossi:

Comincia un nuovo capitolo nella vita dell’Uomo d’Acciaio che cambierà qualunque cosa voi conosciate nell’epica “Super League” in otto parti scritta interamente da Peter J. Tomasi che coinvolgerà BATMAN/SUPERMAN, SUPERMAN/WONDER WOMAN e ACTION COMICS ad Aprile e Maggio!

Il suo periodo senza poteri ha portato Kal-El a realizzare che il mondo necessita di più protettori… più esseri superpotenti come lui. Ma dove troverà questi alleati?

Sul sito Comic Book Resources sono state pubblicate le prime 4 pagine in anteprima:

Le cover cliffhanger di Al Plastino

“Ogni mattina mi alzavo e guardavo ad un foglio bianco. Era una vera sfida” (Al Plastino)

Il 15 Dicembre 1921 nasceva Al Plastino, uno dei più illustri e prolifici rappresentanti della Silver Age of Comics.

Al Plastino

Alfred John Plastino (questo il suo nome per esteso, si occupò per tutta la sua carriera quasi esclusivamente delle testate dedicate a Superman e soci (Superboy, Lois Lane, Jimmy Olsen ecc…) di cui fu anche copertinista.

Nella galleria di seguito ci siamo divertiti a raccogliere tutte le copertine in cui sembra che venga svelata la vera identità di Clark Kent.