Super Sentai

Yamazaki 18 years: tokusatsu!

Quando si parla di tokusatsu, e soprattutto quando si spiega che si tratta di quel filone produttivo televisivo/cinematografico giapponese contraddistinto da mostri venuti da altre galassie e da super eroi che li combattono, vengono alla mente puntualmente i Power Rangers, famosissima serie televisiva andata in onda nei primissimi anni ’90.
Quello che non tutti sanno, però, è che i Power Rangers altri non erano che una famosa serie tokusatsu, dal sottogenere Super Sentai, Kyōryū sentai Juranger, da cui l’americana Saban Entertainment prese tutte le sezioni di combattimenti in costume della serie, rigirando con attori americani le scene che nell’originale erano interpretate da attori giapponesi. In sostanza americarizzarono il format per poterlo vendere in Occidente.
Il risultato fu un grandissimo successo di pubblico, che però relegò il genere solo e soltanto a “prodotto per bambini”, snaturando quello che in originale era il prodotto giapponese: oltre a cambiare location e nomi dei personaggi, la serie risultava molto frivola e infantile, perdendo tutto quel fascino forte che l’originale tokusatsu aveva, focalizzando poco l’attenzione su tutto quell’aspetto produttivo che in Giappone rappresentava, e tutt’ora rappresenta, una tradizione.

Quello che Yamazaki 18 years: tokusatsu!, terzo fumetto realizzato dallo studio Gentlemen KAIJU Club (David Messina, Valerio Schiti, Emanuel Simeoni, Paolo Villanelli) edito da ManFont, cerca di fare, invece, è di dare, andando contro-tendenza, voce e onore al genere tokusatsu, rispettando tutta quella tradizione tradita dalla trasposizione occidentale, omaggiandola in tutte le sue sfaccettature.

La storia di Yamazaki 18 years: tokusatsu! è molto semplice: da una frattura dimensionale nello spazio, mostri enormi, chiamati Kaiju, atterrano sulla terra distruggendo tutto. Il governo, per contrastarli, crea il “Progetto Tokusatsu” applicando la macrosomia accelerata reversibile a dei ragazzi scelti, che per costituzione fisica non sentono dolore, trasformandoli nei “Kyodai Defender”, ovvero dei giganteschi combattenti.
Già da queste prime righe si può notare come gli autori abbiamo fatto una grande ricerca dentro il grande calderone che è il genere tokusatsu, usando tutte le giuste terminologie del caso: i mostri vengono chiamati Kaiju (che significa appunto mostro in giapponese), termine ormai sdoganato da Del Toro nel film Pacific Rim; mentre con “Kyodai” si intende quel sottogenere del tokusatsu in cui i super eroi diventano dei giganti usando come ring da combattimento intere città: nel fumetto, infatti, i protagonisti diventano dei colossi come il termine “Kyodai Defender” suggerisce. Anche la professoressa Tsuburaya, personaggio presente nel fumetto, prende il nome da Eiji Tsuburaya, fondatore della Tsuburaya Productions, produttrice delle serie tokusatsu più famose in Giappone, Ultraman su tutti.


Anche la trama, e lo svolgersi di quest’ultima, rispetta la tradizione giapponese del tokusatsu: abbiamo la minaccia (i kaiju), una stazione operativa che gestisce e controlla da lontano lo scontro, un super eroe, il combattimento, il colpo di grazia inferto al nemico e la conclusione. Per quanto il tutto possa sembrare molto minimale e approssimato, c’è da dire, invece, che c’è una fortissima, e voluta, aderenza tra il fumetto e il genere televisivo: gli show tokusatsu (sia Super Sentai che Kyodai) avevano un grande impatto sul pubblico grazie proprio a quella formula per cui, in ogni puntata, veniva mostrata sempre la stessa dinamica di svolgimento della trama. Avevamo, così come anche nel fumetto del Gentlemen KAIJU Club che gli porta omaggio, i soliti elementi: un mostro da combattere, un eroe che lo contrasta, una base operativa che da lontano monitorava il combattimento, la scena del colpo di grazia inferto al nemico e la fine.

A rendere sempre fresche e innovative le puntate, negli show televisivi degli anni ’60-’70, ma anche di quelli odierni, giocava un ruolo importantissimo, probabilmente il più importante, il design, l’estetica, il “come erano concepiti realizzati i mostri e i costumi dei super eroi”.
Yamazaki 18 years: tokusatsu!, come da tradizione, punta quasi tutto sul design, soprattutto guardando alle serie di Ultraman, rivisitandone i costumi per i protagonisti principali: un mix di design giapponese rivisitato e reso più dettagliato da un’influenza americana. Infatti quello che salta all’occhio nel fumetto è come gli autori siano riusciti a piegare una cifra estetica come quella giapponese del tokusatsu a quella del fumetto occidentale, di stampo americano, restituendo un tokusatsu dal corpus e dall’impianto estetico americano, ma con un’anima e una freschezza totalmente giapponesi.
Per i Kaiju, invece, si è puntato su uno stile totalmente americano, ignorando completamente l’estetica degli show televisivi, riprendendo, invece, il design dei mostri visti in Pacific Rim di, come accennato sopra, Guillermo Del Toro, a sua volta ispirato al design delle creature di Mike Mignola, autore di Hellboy.
In conclusione Yamazaki 18 years: tokusatsu! è un ottimo prodotto indipendente, realizzato da autori mossi da una grande passione per il genere che, nonostante qualche scivolata in sceneggiatura (troppo marcati e forzati i dialoghi che poco si prendono sul serio), vuole presentarsi come un grande gesto d’amore verso la tradizione dell’entertainment televisivo giapponese.

Power Rangers: la verità che ignoravate

I Power Rangers: serie televisiva di cui tutti, bene o male, hanno almeno sentito parlare. Forse siete “vecchietti” della scorsa generazione, persone che sono cresciute proprio con la prima serie: Mighty Morphin Power Rangers. Oppure siete più giovani, e avete vissuto il periodo di Power Rangers Mystic Force o dei più recenti Samurai e Megaforce.

Di qualunque categoria facciate parte, nel 99% dei casi crescendo avete iniziato a vedere questa saga come roba da bambini, brutta, insensata, e molti altri simpatici aggettivi. Quello che forse non sapete, è che i Power Rangers sono in realtà la brutta copia americana di una serie giapponese che va in onda sin dal lontano 1975!
Ma andiamo con ordine, e parliamo di questo filone di serie giapponesi che si chiamano tokusatsu.

I Tokusatsu non sono altro che i film o telefilm giapponesi appartenenti al filone fantascientifico che, come indica la parola stessa tradotta, fonda tutto sugli “effetti speciali“. Il genere tokusatsu è praticamente sconosciuto fuori dal Giappone, anche se nel passato alcuni grandi sono arrivati fino a noi, come ad esempio il lucertolone gigante Godzilla (Gojira), nato nel 1954, che ha visto nell’ultimo periodo svariate rivisitazioni hollywoodiane. Un altro nome di spicco è sicuramente Ultraman, che agli inizi degli anni ’80 veniva trasmesso sulle nostre tv locali.
Ma chi senza dubbio ha fatto più strada in occidente, grazie appunto ai Power Rangers americani, che portano sempre più persone a scoprirli, sono i Super Sentai, e in misura molto minore i Kamen Rider.

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Le differenze tra Power Rangers e Super Sentai sono però sostanziali. Per creare i Power Rangers, gli autori non hanno fatto altro che comprare il materiale girato dai giapponesi e lo hanno riadattato sulle riprese degli americani mantenendo solo le parti in costume, spesso sovrapponendo riprese in loco sul girato originale. Naturalmente hanno distrutto completamente personaggi, storie, e dialoghi, per andarli a rimpiazzare con i soliti eroi USA fatti con lo stampino, in cui ogni due frasi ci sono tre battutine o giochi di parole. Lo sapevate che in Mighty Morphin Power Rangers (che nonostante sia la prima serie americana è in realtà la sedicesima serie giapponese) la ranger gialla è in realtà un maschio?

I Super Sentai, così come i Kamen Rider, sono serie estremamente divertenti e godibili anche per i più grandi, grazie a personaggi fortemente caratterizzati e storie più interessanti e mature rispetto alla loro controparte americana. È possibile oltretutto iniziare a vederle dalla serie che si preferisce: difatti esce una serie all’anno e ognuna è completamente slegata dalle altre, sia come personaggi che come storia, prive quindi di una qualsivoglia continuity (ad eccezione di alcuni film in cui si utilizzano i tanto amati crossover). Potrebbe lasciare un po’ perplessi la recitazione degli attori giapponesi, che si comportano e parlano proprio come se si trovassero dentro un anime. Ma è tutta questione di abitudine, e ben presto imparerete ad amare il loro particolarissimo modo di interpretare il proprio personaggio. Li adorerete soprattutto se siete fan di manga e anime.

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Quest’anno i Super Sentai festeggiano il loro quarantesimo anniversario dando vita appunto alla quarantesima serie. Tantissima strada fatta e tanta ancora da fare, ogni anno con un nuovo tema. Si è passato dai dinosauri ai ninja, dai samurai agli animali, dagli angeli ai treni. Per il trentacinquesimo anniversario fu addirittura creata una serie epica, con protagonisti dei pirati spaziali in grado di trasformarsi in tutti i Sentai delle 34 serie precedenti per usarne i poteri.
Presto faremo partire una rubrica nella quale parleremo periodicamente di una serie Super Sentai o Kamen Rider, svelandovi la trama, i personaggi, e recensendola per consigliarvene la visione.

Ma dove si possono guardare le serie Super Sentai e Kamen Rider sottotitolate in italiano? C’è un gruppo di fansubber che porta ormai in Italia queste serie da molti anni, il loro nome è Italian Sentai Subranger. Sul sito www.subranger.it la potrete godervi decine di serie sottotitolate in italiano per voi. Se volete essere aggiornati sulle release potete anche seguire la Pagina Facebook.

Appuntamento fra qualche tempo con il primo articolo sui Tokusatsu, quindi!

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