steve ditko

Back to Basics – L’Uomo Ragno

Benvenuti a questa nuova rubrica aperiodica di Dimensione Fumetto, come se non bastassero le millemila già iniziate e dimenticate. Ma non preoccupatevi, in redazione conosciamo il valore del riciclo e vi promettiamo che prima o poi amatissime rubriche come i Fumetti dalla Dimensione X, oppure Ipse Dixit, torneranno ad ammorbare gli schermi dei vostri dispositivi. Nel frattempo, però, rieccoci pronti con Back to Basics!


In questa rubrica andremo a rileggere i primi albi di personaggi storici, per scoprire qual era il loro concept iniziale, e quanto siano cambiati nel tempo. E inizieremo, ovviamente, con i primi numeri del personaggio più figo del bigoncio, quell’Uomo Ragno che oggi viene impropriamente chiamato Spider-Man!

Attenzione, amanti dello spoiler: vi anticipiamo già la fine della nostra indagine. L’Uomo Ragno dei primi numeri era qualcosa di completamente diverso da quello che oggi ci saremmo aspettati.

Naturalmente non vi ammorberemo con l’ennesima rilettura delle sue origini segrete, che ormai conoscono anche i leghisti. L’unica cosa che ci interessa qui porre all’attenzione è che la celeberrima frase «da grandi poteri derivano grandi responsabilità» non viene assolutamente pronunciata dallo zio Ben, che dopotutto è solo il tipico vecchio zio capace al massimo di criticare le scelte tattiche della nazionale di calcio, come ce ne sono tanti. La frase compare invece nell’ultima vignetta:

Uomo Ragno

Tutte le immagini vengono da L’Uomo Ragno Classic, edizione Star Comics. Sì, siamo vecchi.

Come vedete, la frase è del narratore, e non è affatto detto che Peter Parker ci abbia mai pensato.

Anzi, a quel che sembra nei numeri successivi, probabilmente non gli passa neanche per l’anticamera del cervello!

Nel numero successivo (il primo, storico numero della collana Amazing Spider Man), il buon Peter riflette sui suoi guai recenti, e su quello più impellente di tutti: i soldi.

Uomo Ragno

Era zio Ben a tirare avanti la carretta di questa famiglia atipica, e ora che è dipartito le cose stanno per mettersi male. La prima cosa che viene in mente a Peter (e pure a noi, se fossimo nei suoi panni) è di rapinare qualche banca: ma se lo catturassero, cosa accadrebbe a zia May? La vecchia non vuole nemmeno che lui abbandoni gli studi per trovare un lavoro (grosso errore: se gliel’avesse lasciato fare, probabilmente ora Peter sarebbe, che so, Ministro dell’Istruzione). Non gli resta che una sola soluzione.

Uomo Ragno

Tornare a calcare le scene, esibendosi come Uomo Ragno, è la soluzione più semplice: la vecchia è fatta fessa, e in cambio di un paio d’ore di mossette sul trono della De Filippi Peter potrà continuare gli studi. Facile, no? Non proprio.

Le cose sembrano funzionare, ma a causa della kasta dei bankieri !1!!1 non è possibile ricevere assegni intestati a nomi inventati come Uomo Ragno, e quindi l’opzione America’s got Talent diventa impraticabile. E, come se non bastasse, ci si mette anche Jonah Jameson.

Uomo Ragno

Non è che il baffetto abbia tutti i torti, ma la cosa strana è che finora a Peter non è mai venuto in mente nemmeno per un secondo di fare il giustiziere mascherato. Non fa ronde, non combatte criminali, non si spenzola per la città vegliando sulla nostra tranquillità. No, Peter Parker indossa il costume solo per risolvere i suoi problemi finanziari.

Intanto Peter, in una scena degna di un film neorealista italiano, scopre la vecchia che impegna i suoi gioielli per pagare l’affitto: come potrete immaginare, non la prende bene.

Il taglio drammatico di questa scena fa venire i brividi. Peter vede la sua vita precipitare in un baratro e si sente completamente impotente. Il lettore dell’epoca doveva essere ancora più sconvolto, abituato com’era a supereroi sorridenti e dalle tasche piene.

Peter vuole continuare a essere l’Uomo Ragno non per fare del bene al mondo, ma per ricominciare a fare spettacoli e guadagnare, in qualche modo, dei soldi. L’obiettivo è ripulire la sua immagine dalle insinuazioni di Jameson, che gli impediscono di prendere nuove scritture.

Neanche a farlo apposta, il figlio di Jonah è un astronauta impegnato in un lancio che va male. L’unico che può salvarlo è l’Uomo Ragno, che si offre eroicamente e riesce nel suo intento. Verrebbe da pensare che Peter abbia finalmente scoperto il suo lato eroico, vero?

In realtà, in una delle ultime vignette, scopriamo qual è il motivo per cui si è convinto a salvare la vita a John Jameson.

Uomo Ragno

Riuscirà ora a ricominciare a lavorare? No, ovviamente. Jameson non ci casca e la sua campagna mediatica continua nonostante tutto.

Nell’ultima vignetta mostrata vediamo Peter sorridere, ed è la prima volta in quest’albo. Ecco una veloce carrellata delle sue espressioni facciali nel resto dell’albo.

Rabbia:

Preoccupazione:

Tristezza:

Fastidio:

E disperazione.

Uomo Ragno

Amazing Spider Man 1 si chiude così, con un Peter Parker sull’orlo della crisi di nervi, che si chiede se l’opzione migliore non sia quella di diventare un criminale.

Le cose non andranno meglio nel numero 2. Peter tenta inizialmente di entrare nei Fantastici Quattro, allettato dall’idea di guadagnare uno stipendio come supereroe: ma le cose non vanno come crede, e quando scopre che il quartetto non paga stipendi, li molla senza pensarci due volte.

Intanto, il Camaleonte ha dei piani e per realizzarli ha bisogno dell’Uomo Ragno.

Peter, appena sente parlare di soldi, scatta sull’attenti.

Fino a ora Peter Parker si è rimesso il costume all’unico scopo di guadagnare denaro. La trappola in cui lo getterà il Camaleonte porterà i due a scontrarsi, ma l’Uomo Ragno continuerà a esistere soltanto come mezzo per far soldi e uscire dalla povertà. Tant’è che, di fronte al fallimento, ecco come reagisce Peter:

Che se la prendano da soli, quella spia, ora!

La polizia riuscirà nell’intento di catturare il Camaleonte, senza che l’Uomo Ragno la aiuti più in alcun modo.

Passiamo rapidamente al numero 3, dove una splendida copertina ci rivela il nuovo criminale, l’Avvoltoio. Cosa porterà mai l’Uomo Ragno a scontrarsi con lui? E che, lo chiedete ancora?

I soldi, e che cavolo! Con i suoi poteri di Ragno, potrebbe avvicinarsi all’Avvoltoio e fotografarlo. E infatti è proprio per questo che si avvicina al vecchio Toomes.

Dopo un primo scontro, da cui, guarda un po’, esce sconfitto, Peter è comunque riuscito a fare le foto e a venderle. Tutto contento, paga un anno di affitto e inizia a prenderci gusto.

Potrà chiedere qualsiasi cifra!

Sarà soltanto nel numero 5, quando farà la sua apparizione il caro dottor Octopus, che vedremo per la prima volta l’Uomo Ragno alle prese con dei semplici rapinatori, senza alcuna prospettiva di guadagno personale.

Il Peter Parker dei primi numeri non era affatto un supereroe, ma un semplice ragazzo con enormi problemi di denaro che tenta di utilizzare i suoi poteri per risolverli. Così, come farebbe ognuno di noi. E forse è stata proprio questa la forza prorompente di questo personaggio, e la geniale intuizione di Stan Lee e Steve Ditko. Di quel personaggio oggi rimane davvero poco: Peter si è imborghesito, diremmo quasi, finendo per assomigliare a quella figura di supereroe che, all’epoca, aveva praticamente distrutto nel giro di una manciata di pagine.

Quando, decenni dopo, Brian Michael Bendis tentò di ricatturare in Ultimate Spider-Man la magia di questi primi numeri, riuscirà nel suo intento soltanto a metà. Per quanto la sua rilettura sarà rispettosa dell’originale, ben scritta e moderna, gli mancherà quella carica iconoclasta che, speriamo, la nostra rilettura ha saputo mostrare.

20 cose (di cui forse non vi importava niente) su Spider Man! – Parte 1, (1-5)

Benvenuti alla nuova rubrica, sfacciatamente copiata, 20 cose (di cui forse non vi importava niente) su… Esordiamo con l’eroe per eccellenza, che hanno provato a venderci come il ragazzo con cui tutti si potevano identificare, nonostante fosse capace di realizzare complicate e rivoluzionarie invenzioni nella sua stanzetta con 4 soldi, nonostante si fidanzasse con supermodelle e ladre statuarie, nonostante fosse un fotografo di fama…

Spider Man!

1595852-spiderman

Che chiameremo Spider-Man soltanto perché, nel documentarci per questi articoli, abbiamo letto un fracco di interviste, articoli e libri in lingua originale. Pronti a partire?

1- Sulla creazione di Spider-Man se ne sono sentite di tutti i colori: Stan Lee dice Stan Lee, Steve Ditko dice Steve Ditko, finché un giorno Jack Kirby ha detto Jack Kirby. La questione è difficilissima da dipanare perché Lee è arcinoto per essere un po’ rintontito dall’età, e in ogni intervista dice una cosa diversa; il secondo non rilascia interviste, vive da recluso e non gliene può fregare di meno; il terzo è morto. Quella che segue è la versione più probabile dopo un lavoro di documentazione che mi è costato quasi il divorzio.

Dopo la creazione di Fantastic Four alla Marvel ci si rese conto che i supereroi tiravano, e Stan Lee si mise sotto a crearne di nuovi. All’epoca la Marvel non poteva lanciare nuove serie a causa di un accordo distributivo fatto con i piedi, così si decise di prendere le tre testate antologiche Journey into Mistery, Amazing Fantasy e Tales to Astonish e metterci dentro un supereroe nuovo di zecca. Alla prima e alla terza toccarono Thor e Ant Man; per la seconda, invece, a Stan Lee venne in mente di creare qualcosa che riguardasse i ragni. Come era solito fare a quell’epoca, chiese a Kirby di occuparsi del lato grafico, e da lì lui avrebbe sviluppato un background adatto (era praticamente il modo di lavorare alla Marvel, e tale rimase per decenni).

Kirby aveva pronto un vecchio personaggio chiamato Spider-Man che aveva discusso nel 1959 con Joe Simon, con il quale aveva ideato Capitan America. Questo tizio era poi diventato un supereroe chiamato The Fly, che trovò scarsa fortuna nelle edicole.

Adventures_of_the_Fly_no_1

Così iniziò a buttare giù cinque pagine della storia delle origini. Secondo Ditko, la storia parlava di questo nerboruto giovanotto che viveva con una vecchia zia e uno zio poliziotto in pensione, “il tipo simile al generale Ross”. Il suo vicino di casa, invece, era uno scienziato che conduceva strani esperimenti. In una splash-page, si vedeva l’eroe in costume. Si sa che utilizzava una pistola spara-ragnatele. Ecco come Ditko ricorda la cosa:

17jcpbcc4cm21jpg

Effettivamente la cosa non piacque affatto a Stan Lee, che aveva chiesto un ragazzo mingherlino e timido. Così portò quelle cinque tavole a Ditko, dicendogli di lavorarci sopra: tutto quel che segue, compreso il costume, fu opera sua e di Lee. A Kirby quindi dobbiamo probabilmente zia May. Argh.

2- Epperò la copertina del numero quindici di Amazing Fantasy, cioè la prima copertina della storia a rappresentare Spiderman, è stata disegnata da Kirby in persona, e inchiostrata da Ditko.

Amazing_Fantasy_Vol_1_15

Il fatto è che Kirby non soltanto disegnava le sue serie, ma dava lezioni a tutti su come si doveva lavorare. Potevi essere anche John Buscema ma Stan Lee, non appena arrivavi, ti diceva “vai da Kirby e fatti dire come devi fare”. E se Kirby poco poco non c’era, allora Lee ti metteva in mano un albo del Re e ti diceva “copia”. Sulle copertine Lee poi era particolarmente sensibile. Infatti Ditko una copertina l’aveva disegnata, ma a Lee non era andata bene.

amazing-fantasy-15-cover

A me pare migliore quella di Ditko, ma probabilmente è colpa del mio occhio smaliziato del senno di poi. La copertina di Kirby, in effetti, riesce a suscitare di più una reazione del tipo “chi è quel giovanotto indisponente con la ragnatela scoppiettante che disturba la mia pubblica quiete!” In ogni caso bisogna dire che Kirby aveva dei grossi problemi a disegnare il costume di Spiderman, come si vede in quest’altra copertina.

d1de37ed13040ae7bb15c3324402115e

 

3- Quella di Steve Ditko è una figura avvolta nella leggenda. Taciturno e solitario, di lui si sa con certezza che è un fervente seguace di una filosofia molto particolare, l’Oggettivismo. Da conoscitore della materia posso affermare che si tratta di una sorta di ibrido mostruoso tra Nietsche, Carnap ed il Neopositivismo, e questo non è un complimento. L’etica di questo gruppo di pensatori, capitanato dalla fondatrice, la scrittrice russo-americana Any Rand, sfocia in uno spiccato individualismo, per cui ogni persona ha come unico scopo nella vita la persecuzione dei propri scopi, e l’unico vero dovere che un uomo ha verso l’umanità è il proprio lavoro. Ditko ancora oggi conduce una vita appartata e tutta dedita al proprio lavoro, senza scendere a compromessi.

Per l’Oggettivismo non importa se la tua vita diventa un inferno, tutto ciò che conta è fare la cosa che ritieni giusta.

Non vi ricorda qualcosa?

In effetti il primo Peter Parker, quello di Ditko, era un ragazzo che tentava di fare la cosa giusta nonostante ciò lo rendesse un paria della società. E quando diciamo paria, intendiamo quello che diciamo! Se si osservano bene i disegni di Ditko, vediamo un Parker quasi mai sorridente, sottile, quasi emaciato, non empatico. Lee stendeva sui disegni dei testi che smussavano molto questo aspetto del carattere di Peter.

amazingfspiderman7ditko547.jpg~320x480

Con i suoi testi Lee trasforma un Peter Parker pieno di disprezzo in uno preoccupato di non far del male agli altri.

 

steveditko-asm-05

Flash Thompson è in pericolo di vita e a Peter la cosa non sembra dispiacere affatto

 

Emblematica (e famosa) è la scena in cui Peter incontra dei manifestanti al campus e li tratta come se fosse stato morso da una Santanchè radioattiva.

politics-01

Notare la simpatica espressione del volto mentre Peter dice “Meglio che me ne vada, prima di dargli io qualcosa per cui protestare!”

Allora la domanda nasce spontanea: come è possibile che questo antipatico reazionario sia diventato l’idolo delle folle giovanili, in quello scorcio di fine anni ’60? La risposta è molto più semplice di quello che crediamo. Ed è: Stan Lee+Steve Ditko. La combinazione delle sensibilità artistiche di questi due personaggi e il loro metodo di collaborazione (in sostanza, Ditko disegnava le storie senza chiedere niente a nessuno, soprattutto nell’ultima fase, e Lee metteva i dialoghi) riuscì a creare un’alchimia unica. Peter Parker è ancora oggi quel personaggio unico nel suo genere proprio perché è sempre stato solo contro il mondo, funestato da tragedie personali che mai e poi mai però hanno intaccato il suo desiderio di fare il bene; e questo era il Peter Parker di Ditko.

Per Ditko Peter non avremme mai potuto essere davvero felice a causa dei suoi doveri come Spider Man

Per Ditko Peter non avrebbe mai potuto essere davvero felice a causa dei suoi doveri come Spider-Man

Ma poi lo amiamo perché, di fronte a queste tragedie, è sempre stato in grado di sparare battute, di regalarci un sorriso, di preoccuparsi per gli altri. E questo è il Peter Parker di Stan Lee.

4- Ma allora, perché diamine Ditko decise, di punto in bianco, di abbandonare la serie con il numero 38?

La vulgata vuole che la decisione nascesse dalla divergenza creativa sorta in seguito alla decisione di fare di Norman Osborn l’uomo che si celava dietro la maschera del Green Goblin. Oggi però questa teoria ha poco credito. Le divergenze sulla direzione che le storie avrebbero dovuto avere erano all’ordine del giorno: si dice che Ditko fosse contrario a far diplomare Peter, ad esempio.

Qualcuno ipotizza si trattasse di una questione di denaro. Se è vero che Martin Goodman, l’allora editore e proprietario della Marvel, era noto per essere un gran pitocco, al punto da far borbottare più di un autore, è anche vero che Ditko prendeva circa 30$ a pagina, il che, fatto un calcolo della serva, fa circa 10000$ l’anno. Al netto dell’inflazione, sono circa 82000$ attuali: non proprio uno stipendio da fame! Inoltre, passando alla Charlton di Dick Giordano, Ditko percepì uno stipendio più o meno simile.

Nel suo saggio A mini history: some background, Ditko scrive: «Io so perché ho lasciato la Marvel, ma nessun altro in questo universo lo sa. Potrebbe essere di moderato interesse sapere che Stan Lee scelse di non sapere, né di ascoltare, il perché lasciai». Il che ci lascia capire come la decisione avesse a che fare, in ogni caso, con Stan Lee.

La verità, probabilmente, è che i due non riuscissero più a lavorare insieme. La personalità di Lee era troppo strabordante e Ditko non era affatto un tipo semplice da accontentare.

Steve_Ditko

Per fare un esempio di che tipo è Ditko, vi racconterò di quando Jim Shooter, appena diventato EIC della Marvel, decise di riportarlo a casa.

Ditko mise le mani avanti rifiutandosi di occuparsi sia di Spider-Man che del Dr Strange. Si rifiutò anche di avere a che fare con supereroi “flawed”, dubbiosi, insicuri, in altre parole, Marvel. Si dimostrò disponibile a fare qualcosa per ROM the Spaceknight e i fumetti sul Wrestling! Fece quindi ROM, Machine Man e altra roba, finché Shooter non si armò di santa pazienza e gli propose un supereroe tutto suo, da creare ex-novo.

“Voleva un personaggio che non fosse stato morso da un qualcosa radioattivo, o da un altro pianeta, o cui fossero state iniettate sostanze chimiche. Qualsiasi cosa avesse fatto di speciale, voleva che fosse il risultato dei suoi propri sforzi, dei suoi pensieri. Se potenziato, potenziato in qualche modo nuovo, innovativo di cui lui stesso era autore. E perché doveva essere sempre un ragazzo? Perché no non uomo più anziano? Steve non voleva nemmeno un altro tipo nerboruto. Niente magione, niente Batmobile, niente costumi. E nemmeno un nome ufficiale da supereroe. Un nome reale, da persona vera- anche se avrebbe permesso che altri che non sapevano il suo nome civile lo chiamassero con qualche appellativo drammatico.”

Shooter ci pensò su e se ne uscì con Michael Alexander, un quarantacinquenne che ha speso una vita a superare i limiti umani. Ora può vedere il substrato quantico della realtà – il panorama dell’Id- che sta sotto al mondo reale. Combatte i poteri malvagi di questo mondo, che lo chiamano Glare o Glint. I buoni lo chiamano la Luce.

La reazione di Ditko? Non andava bene, troppo platonico, mentre lui era un aristotelico (cioè non credeva in alcun mondo oltre il nostro).

Fine. A questo punto non è tanto sorprendente che Ditko abbia lasciato Spider-Man, quanto piuttosto che sia durato 38 numeri!

4.1 Questo c’entra poco con Spiderman ma ve lo diciamo lo stesso. Shooter, che non era uno che buttava via niente, creò anni dopo un personaggio che, a parte le origini segrete, prendeva molto dalla richiesta iniziale di Ditko.

250px-Star_Brand_1

Starbrand tra l’altro era la serie di punta del progetto New Universe. Indovinate chi creò un personaggio che doveva far parte di questo universo? Steve Ditko. E guardate di chi stiamo parlando:

6dbb428a40270e30f2e1af2488e02fa3.jpg

Poi il New Universe chiuse prima che Ditko potesse ultimare il primo numero, e così divenne parte del Marvel Universe. La serie però durò soltanto 12 numeri.

5- Ecco come la Marvel annunciò la partenza di Ditko sulla pagina della posta di Amazing Spiderman 38:

spidey38-letters

“Jazzy Jhonny Romita” sarebbe diventato il nuovo disegnatore di Spider-Man, per portarlo in una nuova “Marcia Marvel verso la Grandezza!” Peccato che Jazzy John non volesse proprio saperne di Spider-Man!

Romita era da sette numeri disegnatore di Daredevil, serie che adorava particolarmente. D’altra parte, per Stan Lee, Romita era quello delle patate bollenti: quando Kirby mollò Capitan America, a chi credete che Lee avesse pensato per sostituirlo?

Non solo, ma a Romita Spider-Man non piaceva nemmeno. Come disse in un’intervista del 2002 a Comics Book Artist:

“La mia prima impressione di Spider-Man fu che era una sorta di Clark Kent con gli occhiali. Dissi a Stan: Questo sarebbe il tuo secondo albo per vendite? Non posso crederci!”

Che ci credesse o no, Stan aveva ormai deciso, ma prima di dargli l’incarico decise di tendergli un trappolone: così, nel numero 17 di Daredevil gli apparecchiò un’ospitata strategica.

Daredevil_Vol_1_17Appurato che sapeva disegnare il costume di Spider-Man (e non è facile, considerando che la cosa aveva creato fior di problemi pure a Kirby), il lavoro fu suo.

Romita lasciò Daredevil a malincuore ma sorretto dal pensiero che ci sarebbe tornato presto: era infatti convinto che l’addio di Ditko non sarebbe durato. Per questo voleva rendere il cambiamento più indolore possibile, e si mise a studiare gli albi di Amazing per essere più Ditkiano possibile. I primi albi non gli piacquero: trovò il tratto troppo scarno e i personaggi troppo semplicistici! Ma intorno al ventesimo numero cambiò idea, facendosi conquistare dal personaggio.

Lee, intanto, cambiò modo di lavorare, prendendo il controllo degli script oltre che dei dialoghi. Romita, dopo un paio di numeri, capì che Ditko non sarebbe tornato e quindi si appropriò dell’albo. I personaggi femminili esplosero, e Peter divenne molto meno scontroso. Basti guardare il confronto con queste due vignette, la prima presa dal n. 38 e la seconda dal 39, per capire il cambio di direzione!

ditko-after-ditko 1

Numero 38: Gwen Stacy vede Harry e Flash, i due membri del club “Odiamo Peter Parker”!

Numero 39:

Numero 39: “Ricorda Flash, abbiamo deciso tutti di comportarci in modo amichevole con lui!” Notate come Gwen sia vestita con lo stesso identico vestito da suora laica di Ditko

 

(1-continua)

Nota: le fonti da cui sono tratte le notizie per questi articoli sono troppe per essere elencate minuziosamente. Principalmente ho utilizzato svariate interviste pubblicate su riviste come The Comics Journal, Comic Collector, Back Issue; su siti come Comic Book Resources, Newsarama, BleedingCool; e svariati blog tra cui Dial B for Blog, The Ben Reilly Tribute, Spiderfan.org; e infine libri come Marvel, una storia di eroi e supereroi di Sean Howe e pubblicato in Italia da Panini.

Ci tengo inoltre a citare una fonte preziosissima per chiunque voglia scrivere articoli di approfondimento sui comics in Italia, ovvero l’archivio di ComicsBox.

Fumetti dalla Dimensione X: Albi dei Super Eroi Corno N. 4

Non tutti i lettori di fumetti sono maniaci dell’ordine che imbustano ogni albo e lo ripongono in ordine cronologico. No, tra di loro si celano coloro che, letto un fumetto, lo buttano nel mucchio, a casaccio.

E quando questi mucchi crescono, e inglobano armadi, stanze, librerie… quando la massa critica di fumetti sparpagliati viene superata, allora si apre una porta….

La porta verso la Dimensione X.

A volte dalla Dimensione X saltano fuori albi che pregano di essere riletti. In questa rubrica, noi ridaremo vita a quegli albi, gli daremo pace, così da rimandarli di nuovo nella…..

Dimensione X!

00c

Nel 1973 mancavano quattro anni al giorno della mia nascita, e la Corno dava via gli albi a 200 lire. 200 lire!

200_lire

Io con 200 lire al massimo facevo una partita al coin-op di Wonder Boy nel bar sotto casa, mentre quelli ci si compravano un albo intero, a colori, di 64 pagine. L’unica consolazione è che 200 lire equivalgono a 10 centesimi e oggi i miei figli non ci si comprano nemmeno una Goleador, tiè. Di questo passo i miei nipoti per comprarsi un albo di supereroi dovranno fare un mutuo!

La gloriosa serie degli Albi dei Super Eroi pubblicava un pout-pourri di serie che la Corno non riusciva a ficcare da nessun’altra parte: Warlock, Red Wolf, Tomb of Dracula, Luke Cage, Licantropus. In questo numero fa il suo esordio Ka-Zar, alias lord Kevin Plunder, alias il Tarzan della Marvel. C’era bisogno di un Tarzan della Marvel? A quanto pare sì.

Noi saltiamo la prima storia dell’albo semplicemente perché disegnata da George Tuska tenendo il pennello nella narice sinistra.

Ka Zar, per protestare contro i maltrattamenti di animali compiuti da alcuni cacciatori, pesta a sangue dei cani

Ka-Zar, per protestare contro i maltrattamenti di animali compiuti da alcuni cacciatori, PESTA A SANGUE I CANI

Prima di arrivare al succo dell’albo, però, dobbiamo soffermarci su due storie realizzate dal dinamico duo, Stan Lee e -squillo di trombe- Jack Kirby!

La storia si apre con il faccione di Kraven il Cacciatore prima di DeMatteis, quando era ancora un fesso qualunque. Il bruttone, tra una caccia e l’altra, compra le riviste di gossip per cercare le sue prossime prede. Belen Rodriguez? Scarlett Johansson? Macchè, a lui piacciono quelli pelosi.

Un tempo, per caratterizzare meglio i personaggi, i buoni erano belli e i cattivi brutti. (Questo spiega la carica innovativa di un personaggio come la Cosa). Ka Zar è l'eccezione, essendo un cesso pure lui.

Un tempo, per caratterizzare meglio i personaggi, i buoni erano belli e i cattivi brutti. (Questo spiega la carica innovativa di un personaggio come la Cosa). Ka-Zar è l’eccezione, essendo un cesso pure lui

 

Ma non è il biondone nudista l’oggetto dei suoi desideri, bensì Zabu il suo cucciolo dai denti a sciabola.

23-1

Nel suo appartamento sobriamente arredato, Kraven pontifica mentre fa l’aerosol con il suo Nebula 2000

Passato l’attacco d’asma, è venuto il momento di iniziare la caccia. Ka-Zar è lì che si fa i fatti suoi quando…

24-1

Notare la didascalia, opera di certo degli abilissimi traduttori della Corno. «In una vasta giungla inesplorata (tranne dalla rivista Live) circondata dai ghiacciai alla deriva dell’Antartico». Il numero di telefono del megadirettore Gagliardi a chi trova il non-sense.

Sia quel che sia, Ka-zar se la vede con i mammuth, quando qualcuno lo attacca alle spalle!

Vorrei che i giovini dessero un'occhiata alla potenza della muscolatura di Zabu nella prima vignetta. Solo Kirby riusciva a esprimere l'energia in questo modo

Vorrei che i giovini dessero un’occhiata alla potenza della muscolatura di Zabu nella prima vignetta. Solo Kirby riusciva a esprimere l’energia in questo modo

La battaglia è aspra e Kraven usa tutto il suo repertorio.

Il saluto nazista!

Il saluto nazista! Ora capisco dove John Romita Jr ha imparato a fare le sue mani a pala.

Grazie allo spruzzo tranquillante (non chiedete) Kraven ha ragione della tigre. E il povero Ka-zar? Curnuto e mazziato, non può far altro che inseguire la nave del suo avversario per liberare Zabu. Ma mentre ci prova Kraven dimostra la sua contrarietà a forza di mazzate.

28-1

La scelta stilistica è veramente da maestro. Kirby sceglie di non mostrare altro che le mani di Kraven e la testa di Ka-Zar e noi, come quest’ultimo, non ci capiamo più niente, se non che stiamo prendendo tante mazzate

Ma Ka-Zar non è certo l’ultimo degli sprovveduti!

Notate la simmetria con il trittico precedente. Ora è Kraven che non ci capisce più niente. Il piede di Ka-Zar avanza inesorabile per liberarsi della presa.

Notate la simmetria con il trittico precedente. Ora è Kraven che non ci capisce più niente. Il piede di Ka-Zar avanza inesorabile per liberarsi della presa. Sembrano i fotogrammi di un film, se non fosse che è meglio!

Ma Kraven è un grande infame e utilizza di nuovo lo spruzzo stordente, poi butta Ka-Zar nelle gelide acque dell’Oceano e se ne va tutto contento. Ka-Zar, in una botta di culo allucinante, viene trovato da aerei della Nato (sull’Antartico…) che gli buttano una zattera.

31-1

Ormai in salvo, Ka-Zar è così cazzuto da PERCORRERE MIGLIAIA DI CHILOMETRI SULLA ZATTERA FINO AD ARRIVARE A NEW YORK. Chissà quanto aveva Stan Lee in geografia.

Baldanzoso come non mai, Ka-Zar trova l’albergo dove alloggia Kraven e chiede alla reception come ogni selvaggio cresciuto nella giungla è stato educato a fare.

33-1Il receptionist gli fa lezioni di dress code. Il petto nudo è troppo per un albergo di classe.

Invece l’idiota vestito col panciotto di leone va bene, eh? Pecunia non olet!

34-1Lo spruzzo tranquillante è l’arma definitiva, altro che la bomba H pezzotta della Corea del Nord. Ma Ka-Zar ha trattenuto il respiro e lancia il suo urlo di richiamo, così scopriamo che non solo hanno fatto entrare Kraven nell’albergo col suo vestito da idiota…

Niente da fare, il corpo di Zabu disegnato da Kirby mi ipnotizza.

Niente da fare, il corpo di Zabu disegnato da Kirby mi ipnotizza.

 

…MA GLI HANNO FATTO ANCHE PORTARE UNA TIGRE DAI DENTI A SCIABOLA IN STANZA. Con le pantofole.

È New York, bellezza. Arrivi e in men che non si dica ti risvegli drogato in una stanza d’albergo e la scritta sullo specchio “Benvenuto nell’AIDS”. E un rene in meno.

Comunque, sia quel che sia, i due si menano alla grande finché Kraven scappa. Dopo tavole su tavole d’azione Kirbyana, noi non possiamo che tacere. Guardate qua.

37-1

Lasciando a malincuore Kirby e Ka-Zar, approdiamo all’ultima storia, davvero il clou dell’era Marvel, scritta da Lee e disegnata da Steve Ditko, e tratta nientepopodimenochè dal numero 83 di Journey into Mistery, che ospitava la prima storia di Thor (contro gli uomini di pietra di Saturno). Una storia a metà tra il ridicolo e il magnifico, in un modo che solo loro sapevano fare.43talesStan Lee, oltre ad andare male in geografia, doveva avere anche grossi problemi con la storia e la fisica. Dove infatti è risaputo che gli effetti di una bomba atomica sono più o meno questi:

Per Stan Lee erano invece un gran vantaggio. Se non ti davano superpoteri o, al limite, ti trasformavano in un bruto irascibile, poteva anche capitare che ti donassero un’intelligenza superiore alla norma.

45 - 1

Invece di ringraziare gli uomini e andare a prendersi una laurea triennale in Scienze della Comunicazione, il Leone nel suo piccolo s’incazza e giura vendetta.

46 - 1Con la sola forza dell’imposizione del pensiero raduna gli animali di cui è Re e li aizza contro i malvagi umani. Alla Zebra, che gli fa notare come il potere delle strisce bianconere può servire a poco contro un kalashnikov (a meno che il tuo ds non si chiami Moggi, s’intende), il Leone risponde così:

46 - 2Zoccolate! Mozzichi di topi! Graffi di unghie! Scimmie incendiarie! Proboscidate in testa! Le bombe atomiche, a loro, gli spicciano casa.

Per fortuna degli animali, però, la demenza atomica del Leone finisce proprio sul più bello.

47 - 1

Oggi come oggi una storia come questa sarebbe esposta al pubblico ludibrio, epperò… c’è qualcosa, forse nei freddi disegni di Ditko, forse nei testi didascalici di Lee, che lascia una certa inquietudine. Questa natura arrabbiata, decisa a sterminarci per autodifesa, colpisce nel segno. Ancora oggi non mi spiego come, ma solo Lee riusciva a cogliere nel segno così pur utilizzando stilemi, soluzioni e trovate al limite del ridicolo.

Cosa ci resta di questo albo? La sensazione che quelli fossero grandi tempi, in cui in edicola si poteva trovare un albo disegnato da Kirby e Ditko senza che nessuno ti rompesse su tutti i social network con il teaser, il teaser del trailer, il trailer del trailer e il trailer del teaser. Dove anche una storia piena di ingenuità poteva catturarti grazie ad un sense of wonder ancora intatto, a dei disegni stratosferici e umili insieme. Fumetti che oggi possiamo anche prendere un po’ in giro, ma che rileggeremo sempre con lo stesso animo allegro.

Nella scorsa puntata scrivevo che non riesco più ad essere indulgente con i fumetti della mia infanza. Beh, mi sbagliavo. Con gli Albi di supereroi n. 4, ci riesco ben volentieri, e lo guardo tornare nella Dimensione X con un certo dispiacere.

Ma il passaggio verso la Dimensione X è sempre aperto… e, prima o poi, quando ormai ci sentiremo al sicuro, un nuovo albo ne uscirà fuori, anelante…

…e solo dopo che lo avremo riletto, egli potrà tornare in pace nella…

DIMENSIONE X!